domenica 26 ottobre 2008

DERBY DELLA MOLE ALLA VECCHIA SIGNORA

E anche il derby è andato: dopo l'ottima prova con il Real Madrid, lo Stadio Olimpico ci aiuta ancora ad uscire dal periodo difficile, regalandoci una vittoria importante non solo per la classifica in sé, ma anche per il significato speciale: il derby è sempre il derby, è un'emozione così particolare, è indescrivibile, è una partita a cui si tiene tantissimo.


Grazie ad Amauri, al 48' siamo passati in vantaggio: si libera di Di Loreto sulla trequarti e scatta verso la porta, facendo partire un sinistro da dentro l'area su cui Calderoni certo non è stato impeccabile. E' stata una partita brutta dal punto di vista dello spettacolo (ad eccezione dei primi dieci minuti, che promettevano bene), in cui le squadre spesso sbagliavano tocchi semplici ed erano incapaci di dare una logica al gioco. L'importante è stato portare a casa i tre punti, i quali ci permettono di respirare un po', dopo la fatica di Champions. E mercoledì si gioca di nuovo: Bologna-Juventus.

sabato 25 ottobre 2008

MANIFESTAZIONE FINE A SE STESSA

Soprattutto per curiosità, oggi pomeriggio ho seguito il comizio di Veltroni al Circo Massimo, riguardo al quale ho molte perplessità.
Innanzitutto, tanto per non smentirsi, il leader Pd spende quasi dieci minuti del suo discorso a rivangare ancora la Resistenza e l'antifascismo (con annesso ringraziamento all'ANPI, presente in piazza), confermando che la sinistra proprio non riesce a fare i conti col passato. E questo è certamente grave, come viene ricorda nell'editoriale odierno di Ernesto Galli Della Loggia, che estende le sue considerazioni all'Italia intera.

E’ un disturbo il Parlamento, perché vorrebbe e dovrebbe discutere le proposte di legge o i decreti del governo, prima di approvarli.
E’ un disturbo la magistratura, perché esercita un controllo di legalità che non può e non deve risparmiare chi governa la cosa pubblica in nome e per conto della collettività.
E’ un disturbo la Corte costituzionale, perché deve verificare la costituzionalità dei provvedimenti voluti dal governo e approvati dalla maggioranza in parlamento.
E’ un disturbo l’opposizione. Perché spezza l’incantesimo del plebiscitario consenso al governo. Perché dimostra che c’è un altro modo di pensare, che potrebbe domani diventare maggioritario. Perché vuole, come noi vogliamo, una grande innovazione istituzionale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, una sola Camera con funzioni legislative, una legge elettorale che restituisca lo scettro ai cittadini. A cominciare dalla battaglia parlamentare che faremo nei prossimi giorni per mantenere il voto di preferenza alle prossime europee.
Qui sopra ho riportato un frammento del discorso di Walter Veltroni, il cui tenore per tutta l'ora rimane il medesimo. Ma il segretario del Pd forse vede un'altra realtà: nessuno ha mai detto o mai pensato che il Parlamento, la magistratura, la Corte Costituzionale o l'opposizione siano un elemento di disturbo, tant'è che tutti stanno esercitando con serenità le loro funzioni. Ciò che si può contestare è al massimo che le loro funzioni vengano esercitate nei limiti della libertà loro concessa, senza eccedere oltre, senza sconfinare in campi diversi da quelli che competono. E per quanto concerne il passaggio sull'opposizione, è bene ricordare che non siamo dinanzi all'"incantesimo del plebiscitario consenso": se il Governo gode del favore dei due terzi degli Italiani, è bene che Veltroni e il Pd si interroghino su cosa non ha funzionato per loro, anzichè continuare ad esorcizzare la sconfitta, sostenendo che si tratta di una "luna di miele" destinata a finire. Forse il consenso potrà calare in parte nei prossimi mesi, ma se la linea governativa continuerà ad essere la medesima, stiano pure tranquilli i signori della sinistra che il consenso degli Italiani per Berlusconi e la sua compagine di Governo non scenderà clamorosamente. E poi val la pena ricordare a Veltroni che tutte le proposte che enuncia - "una grande innovazione istituzionale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, una sola Camera con funzioni legislative" - erano contenute nella riforma varata dal centrodestra nel 2006, sottoposta a referendum, nel quale la sinistra ha lottato per il no.

Questa manifestazione è un grande momento di democrazia, sereno e pacifico.
E guai, davvero guai, a chi pensa di ridurre solo minimamente la libertà di avanzare critiche, la libertà di dissentire, la libertà di protestare civilmente contro decisioni e scelte che non condivide.
La democrazia non è un consiglio d’amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire “attraverso le forze dell’ordine” dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le Università, è stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima.

Anche queste parole dimostrano come la sinistra abbia un'altra visione della realtà; nessuno vuole e mai ha voluto negare la libertà di espressione a patto che si mantenga nei limiti del rispetto. E occupare le università, attività tanto cara a Veltroni e compagni, non è una manifestazione di libertà, ma il contrario: si nega a coloro che vogliono studiare e frequentare le lezioni di poterlo fare, si nega un diritto così importante come quello all'istruzione, si passa sopra la libertà del singolo individuo di decidere cosa fare. Anche perché - parliamoci chiaro - la gran parte di coloro che manifestano non sanno perchè lo fanno (e se viene loro chiesto perchè occupano, le risposte sono tra le più disperate), semplicemente è bello non fare nulla o fare un po' di baccano tutti insieme.

Il resto dell'intervento di Veltroni è un amarcord di argomenti cari alla sinistra: il precariato, il Governo che ruba ai poveri per dare ai ricchi, il Governo che difende le banche e non pensa ai cittadini (forse si dimentica che sono state varate misure per mettere al sicuro i soldi dei risparmiatori), l'evasione fiscale ("Il governo sta riproponendo la vecchia ricetta: aliquote alte, pochi controlli, evada chi può"), la destra che non propone cultura ("Questa cultura l’ha creata la destra. L’avete costruita voi. Non vi interessa la scuola perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile degli italiani rimbalza fin dentro le scuole."), la destra che semina razzismo e xenofobia ("Fa rabbrividire la mozione della Lega sulle classi differenziate per i bambini stranieri. Famiglia cristiana l’ha definita «la prima mozione razziale approvata dal Parlamento italiano»"). Il tutto mescolato a un populismo, che forse servirà a far recuperare un po' di consenso o di interesse, ma niente di più.
Veltroni oggi si è limitato a declamare, con tante belle parole e con tanta enfasi, le buone intenzioni, così come aveva fatto al Lingotto, ma non ha portato proposte concrete sui grandi temi, non ha spiegato la linea del partito nei vari ambiti della vita. E allora, a cosa è servito andare in piazza? A far vedere che si è riuscito a portare al Circo Massimo circa duecentomila persone (come afferma la questura, e non due milioni e mezzo, come afferma il Pd)? Oppure è servito a Veltroni solo per far capire che è lui che comanda nel partito? Me lo chiedo perchè, dopo aver ascoltato il comizio con attenzione, non sono riuscito a cavarne nulla di buono...

mercoledì 22 ottobre 2008

CAPITANO IMMENSO


Era da un bel pezzo che a guardare certe magie calcistiche non mi incantavo. E' successo ieri sera, dopo lo splendido (e non saprei in che altro modo definirlo) gol di Alex Del Piero, che al quinto minuto del primo tempo ha portato in vantaggio la Juventus. Solo dopo cinque minuti: pazzesco. E pensare che alla vigilia il principale pensiero che facevo era: "Speriamo di non prenderne tanti, vista l'attuale situazione della squadra..." Invece, dopo soli cinque minuti, che bello essere in vantaggio contro il Real Madrid, sostenuti da uno Stadio Olimpico in tripudio per la rete del suo capitano!
Grazie anche ad Amauri, siamo riusciti a portare a casa un ottimo risultato, un 2-1 sofferto, soprattutto nell'ultima parte della partita, con i continui assalti dei Madrileni.

Tuttavia, il ringraziamento speciale va al capitano: Alessandro Del Piero, la bandiera di questa squadra che, a 33 anni e dopo 41 gol in Champions League, si dimostra elemento prezioso, oltre che di valore tecnico elevato. Serata da "operaio e artista", come dice La Gazzetta dello Sport. Perchè i grandi campioni sono capaci di fare entrambe le cose, mettersi a disposizione della squadra nel momento di difficoltà e tirare fuori dal cilindro colpi di genio che appartengono a pochi.

sabato 18 ottobre 2008

GIOVANNI BIANCONI PRESENTA "ESEGUENDO LA SENTENZA"

Giovedì 16 ottobre, alle ore 21, presso l'Almo Collegio Borromeo di Pavia, ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro di Giovanni Bianconi Eseguendo la sentenza. Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro. Alla presentazione erano presenti, oltre all'autore, Mino Martinazzoli (allora Presidente della Commissione inquirente per i procedimenti d'accusa), Virginio Rognoni (allora vicepresidente della Camera dei Deputati; subito dopo il ritrovamento del corpo di Moro, subentra a Cossiga al Ministero degli Interni) e Corrado Belci (allora deputato e direttore de Il Popolo, il giornale della Dc).
Belci, il primo ad intervenire, elogia l'opera di Bianconi per aver "riconnotato come tragedia" quel triste evento, mentre nei primi anni seguenti l'uccisione del presidente della Dc vi era un eccessivo "sensazionalismo nella pubblicistica", una "sovrabbondanza di tossine della dietrologia", che aveva tirato in ballo la teoria del "Grande Vecchio". Egli ricorda come Cabras, segreteria Dc, sosteneva con forza che il sequestro si inscriveva nel periodo storico particolare che stava vivendo l'Italia intera: lo stesso Belci, ora più lucido, appoggia questa tesi, affermando che "non si può estrapolare il sequestro Moro dall'Italia di allora, con i morti che ci sono stati prima di Moro, nei 55 giorni del sequestro e dopo Moro, fino a Ruffilli, Biagi e D'Antona".
Apprezzamento per il libro giunge anche da Martinazzoli, il quale parla di una "ricostruzione corale", cioè una ricostruzione reale e veritiera di cosa accadeva in quei giorni, nella vita di tutte le persone normali, oltre che dei politici, degli intellettuali, ecc. Interessante l'interrogativo posto dall'ex segretario Dc: egli si chiede quanto e come ha contato il "modo di essere italiani" nell'affrontare la tragica vicenda, ricordando come molto spesso, per noi, "l'immaginazione va oltre la realtà". Viene inoltre ricordato come il modo di comportarsi di Moro racchiude tutto il suo modo di fare politica, un uomo grande anche nel momento difficile. Martinazzoli conclude dicendo che si può ricavare qualcosa dal sequestro Moro "non archiviando il caso" (come hanno sostenuto Fassino e Ingrao), ma tenendo aperta la questione.
Rognoni, infine, si limita a ricordare quei giorni, certamente tremendi e angoscianti, oltre che quelli ancora più difficili da Ministro degli Interni in un momento in cui non poteva sicuramente delicato; sottolinea, inoltre, come dal libro traspare l'atteggiamento di "immobilismo dello Stato", la linea "nè con lo Stato, nè con le Br", ossia la linea dura che la Dc aveva deciso di portare avanti, che Bianconi contesta non essere sempre stata tenuta.





ESEGUENDO LA SENTENZA.
Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro

Giovanni Bianconi

Einaudi Stile libero

€ 17,00


Cronaca del sequestro Moro (da www.wikipedia.org)

sabato 11 ottobre 2008

GITA A PARMA

Siete mai stati a Parma? Vi consiglio caldamente di visitarla: una cittadina veramente incantevole, che ti cattura fin dai primi passi che si compiono sulle sue strade.
L'occasione per cui ho visitato Parma è stata la mostra di Correggio (anche questa è imperdibile, avete tempo fino al 25 gennaio 2009): è articolata in quattro sezioni rappresentate da Galleria Nazionale, Camera di S. Paolo, Chiesa di S. Giovanni Evangelista e Cattedrale. Sicuramente i due pezzi forti sono rappresentati dalla visita alle cupole della Cattedrale, dove si può ammirare L'Assunzione della Vergine, e della Chiesa di S. Giovanni, con la celebrazione dell'Evangelista.
Nell'Assunzione della Vergine, sono raffigurati gli apostoli appoggiati ad una balaustra ottagonale, sopra la quale si trovano dei fanciulli che bruciano incenso per il funerale della Vergine. Al centro della cupola si assiste all'evento dell’Assunzione della Vergine, ormai giunta ai limiti del Paradiso, quasi spinta da una moltitudine di angeli, Santi e figure appartenenti al Vecchio Testamento. Al centro delle nubi celesti l’Arcangelo Gabriele, o Cristo, aspetta Maria per segnare il suo volo verso il cielo. Sotto al vano della cupola si trovano pennacchi affrescati con i quattro protettori di Parma: San Bernardo, Sant'Ilario, San Giuseppe, che da molti è indicato come San Tommaso, e San Giovanni Evangelista, mentre negli estremi inferiori dei sottarchi vi sono sei figure giovanili affrescate in chiaroscuro, che portano festoni semplici e sottili da appendere al tempio per festeggiare il grande avvenimento.

In S. Giovanni, invece, Correggio esegue l'affresco della cupola come sua prima opera nello stesso edificio. Lo schema iconografico pare alludere a un'Ascensione del Redentore, ma a ben guardar il moto di Cristo, reso evidente dallo svolazzo dei panneggi, è discendente e non ascensionale, mentre la figura di San Giovanni è quasi nascosta, stesa sul cornicione della cupola, al di sotto del cerchio degli apostoli. Nei pennacchi sono rappresentati i Padri della Chiesa accoppiati agli Evangelisti. Nei sottarchi Correggio dipinse figure monocrome di eroi biblici, mentre decorò a grottesche i semipilastri sottostanti.

Nella Galleria Nazionale sicuramente degno di nota è il "Compianto sul Cristo morto", sempre del Correggio, opera di somma perizia, in cui traspare tutta la sofferenza del momento raffigurato: il dolore del supplizio, lo svenimento, l'urlo, la disperazione.

Al termine della visita, un bel giro nel centro di Parma: da Piazza Duomo a Piazza Garibaldi, passando per Piazza della Steccata con la splendida chiesa di S. Maria della Steccata. Per non parlare delle quattro vie principali che si incontrano nella piazza Garibaldi: strada Cavour, strada Farini, Strada della Repubblica e Via Mazzini.
Un'amenità è rappresentata dal Palazzo Ducale, immerso nel Parco Ducale: una grande area verde, dove si può passeggiare o contemplare la natura del parco, potendo estraniarsi dalla realtà cittadina.

Accanto al profilo artistico, Parma vanta una tradizione enogastronomica: basti pensare al Parmigiano Reggiano, al Prosciutto di Parma, al Culatello di Zibello, ai tortelli alle erbe, alla torta fritta e via dicendo...Specialità da leccarsi i baffi!


Per info:




lunedì 29 settembre 2008

CHE DOMENICA SPORTIVA!


Ragazzi, che domenica sportiva! Veramente speciale, anzi straordinaria.
In un sol giorno due campioni mondiali:

VALENTINO ROSSI, campione del mondo di motociclismo in classe 500 a Motegi (Giappone)

e

ALESSANDRO BALLAN, campione del mondo di ciclismo a Varese.

Altro che Spagna...stavolta gli spagnoli hanno rosicato!!!










domenica 28 settembre 2008

CRIMINI BIANCHI: FICTION POCO VERITIERA

In una serata senza svaghi, mercoledì ho colto l’occasione per vedere qualcosa in tv; casualmente mi sono soffermato su Canale 5, dove è in onda la serie “Crimini bianchi”, di cui peraltro avevo sentito parlare nei giorni precedenti al Tg5 e su alcuni giornali. Fin da subito, a pelle – come si suol dire – non ne ero rimasto per niente attratto, non avrei mai pensato di vederla.
Poi, complice anche un palinsesto televisivo non certo esaltante, ho deciso di provare a guardare la prima puntata della serie, sperando di cambiare il giudizio. E invece niente: tutto come pensavo, tutto come previsto.
La puntata inizia fissandosi subito sui tre protagonisti principali: il cardiochirurgo, un suo assistente e un avvocato, tutti e tre amici. Poi la scena si sposta sui due medici che, al termine del turno, in giro per la campagna romana per provare la nuova vettura del cardiochirurgo, rimangono vittime di un incidente (provocato dalla disattenzione del conducente), da cui escono piuttosto malconci. Portati in ospedale, ricevono le cure del caso; tuttavia il cardiochirurgo riesce a salvarsi, anche se perderà l’uso della mano destra e non potrà più operare, mentre il suo assistente, a causa di una sutura dell’arteria femorale erroneamente effettuata (come si scoprirà in seguito), perderà la vita. Da questo episodio comincia la vera storia della serie: il cardiochirurgo è convinto che il suo amico non sia morto per l’incidente, ma per una negligenza medica e comincia ad investigare alla ricerca dell’errore, coinvolgendo l’amico avvocato e una collega, compagna del collega deceduto. Insieme fondano un’associazione per la difesa dei diritti del malato, il cui compito è quello di indagare su casi di malasanità ed ottenere risarcimenti per i familiari.
Fin qui il racconto sommario della trama della prima puntata e, praticamente, delle seguenti puntate, che immagino si muoveranno sulla stessa falsariga. Ma ora ciò che più mi preme è mettere in luce il messaggio sbagliato che questo sceneggiato dà a tutti i telespettatori, potenzialmente vittime della malasanità.
Purtroppo per noi, tardi o tosto, ci tocca rimetterci nelle mani di un medico, cui affidiamo totalmente la nostra salute, sicuri che egli riuscirà a trovare la soluzione alla nostra malattia; il paziente ripone la massima fiducia nel medico perché sa che solo lui può aiutarlo. Può capitare, talvolta, che il medico, essendo umano, commetta un errore. È bene sottolineare come questo sia un evento talora possibile, cui però il medico può rimediare, riconoscendo onestamente l’errore. Forse il paziente prenderà male l’ammissione dell’errore del medico e rimetterà in discussione la fiducia che in lui aveva riposto; ma così facendo anche il paziente sbaglia, in quanto ignora che il medico è prima di tutto un uomo. Probabilmente per questa serie di fatti, molto spesso il medico cerca di nascondere l’errore per non innescare il circolo vizioso di cui sopra.
Dopo questa digressione sul rapporto medico-paziente, non posso non notare come la serie “Crimini bianchi” sia foriera di ambiguità e false credenze. Non si può insistere per varie puntate a mostrare una serie di errori medici sui quali ricamare tante belle frasi retoriche, non si rende un buon servizio né ai pazienti né ai medici. A guardare la serie, pare che in quell’ospedale ci siano solo medici incompetenti, per di più molti di questi sono anche professori e perciò si alimenta nella pubblica opinione il pensiero che essi siano arrivati a ricoprire cariche così importanti solo per via di raccomandazioni politiche o chissà quali altre strade. Mentre dall’altra parte c’è il cardiochirurgo, osannato da tutti come il miglior medico, che fa il maestro nei confronti di colleghi spesso più anziani di lui, come se egli fosse infallibile: non c’è nulla di più sbagliato e pericoloso in medicina che proclamare la propria infallibilità. Un’altra cosa che mi ha molto colpito è il modo di far notare gli errori ai medici: succede sempre quando questi sono a colloquio con i parenti del malato, mettendoli così in una posizione imbarazzante e umiliante. Ma questo è ingeneroso, mostra un’immagine di viltà e di bieco opportunismo invece che di eroismo, come può e come si tenta di far apparire.
Badate bene che, con queste parole, non ho la minima intenzione di assolvere nessuno: chiunque sbagli deve pagare, funziona così in tutti i campi lavorativi e così deve funzionare soprattutto in campo medico, dove si ha a che fare con la vita delle persone e non si gioca mai. Però – converrete con me – che è certamente sbagliato mostrare questa immagine dei medici, persone che per tutta una vita si spendono per tante ore al giorno per garantire ai propri malati di tornare nuovamente in salute. Perché la professione medica è prima di tutto un’arte, alla quale ci si dà per passione, per spirito di abnegazione, per amore nei confronti delle persone meno fortunate di noi. E non certo per i soldi: i soldi non hanno mai fatto felice nessuno, tanto meno un medico che sa di averli intascati compiendo un errore madornale sulla pelle di un paziente. Perché il rimorso che ci si porta dentro è indicibile.
Confido quindi che tante delle persone che hanno visto e continueranno a vedere la fiction non si facciano influenzare più di tanto dai messaggi che essa trasmette e che invece li valutino con le dovute precauzioni.

domenica 21 settembre 2008

OKTOBERFEST A MONACO DI BAVIERA


Se vi dico "Oktoberfest", cosa vi viene in mente? Certo, la festa della rinomata birra bavarese. Ma dietro questa famosissima festa si nasconde anche una lunga tradizione folcloristica, che fa dell'Oktoberfest, con i suoi 6 milioni di visitatori l'anno, la festa popolare più grande al mondo. L'atmosfera festosa, le orchestrine, la buona cucina bavarese, le giostre variopinte e le caratteristiche bancarelle regalano un evento indimenticabile a grandi e piccini. Quest’anno la festa si svolge dal 20 settembre al 5 ottobre.

ALCUNE CURIOSITÀ

« O'Zapft is! » - È la tipica frase con cui si apre la festa: il sindaco di Monaco in persona è chiamato a spillare la prima birra. Per farlo deve inserire, a forza di potenti colpi di martello, il rubinetto nella botte inaugurale. Una volta fatto pronuncia la celebre frase “O'Zapft is!” (in dialetto bavarese, traducibile come "È stappata!") e la festa ha ufficialmente inizio.




Un po’ di storia – Tutto comincia il 12 ottobre 1810 quando il principe ereditario Luigi, il futuro Re Luigi I, festeggia le sue nozze con la Principessa Therese di Sachsen-Hildburghausen. I festeggiamenti si sono svolti su un prato (Wiese) che da allora si chiama "Theresienwiese" in onore della sposa. Concluse le feste nuziali, si è tenuta una corsa di cavalli alla quale ha assistito anche la famiglia reale; poiché si è deciso di ripetere la corsa anche l’anno successivo, nacque la tradizione dell’"Oktober"-Fest. Nel 1811, oltre alla corsa di cavalli, all’Oktoberfest c’è stata anche la prima festa agricola, con i fine di promuovere l’agricoltura bavarese. La corsa di cavalli, che oltre ad essere la manifestazione più antica era anche quella più popolare, oggi non c’è più, mentre la “Festa centrale dell’agricoltura” si svolge ogni tre anni durante l’Oktoberfest, nell’area meridionale della Theresienwiese. Nei primi decenni l’offerta di divertimenti fu modesta. Nel 1818 ci sono stati la prima giostra e due altalene. In piccole baracche, il cui numero è cresciuto rapidamente per la popolarità acquisita dalla festa, i visitatori potevano bere la birra. A partire dal 1896, osti intraprendenti, in collaborazione con i produttori di birra, hanno fatto montare i primi grandi capannoni al posto delle baracche. Oggi sono denominati Bierzelte, ossia “i tendoni della birra”. L’altra parte dell’area dedicata all’Oktoberfest era occupata dal Luna Park.

Wiener Schnitzel - È il piatto più tipico e conosciuto di Vienna. Consiste in una fetta di vitello impanata e fritta nel grasso di maiale o nel burro, il quale alla fine – secondo la ricetta originale – dovrebbe esserci versato pure sopra. Le versioni moderne della ricetta tendono a evitare di aggiungere il burro crudo anche sulla fetta e questo passaggio può essere sostituito dall'aggiunta di fettine di limone che vengono spremute dal commensale una volta che il piatto è stato servito, di solito con contorno di insalata di patate.



sabato 20 settembre 2008

L'ENIGMA DEL NUCLEARE

Tornare al nucleare?
L'Italia, l'energia, l'ambiente


Chicco Testa

Gli struzzi Einaudi

€ 13,50



Non più tardi di qualche mese fa, il dibattito politico si è soffermato per al
cuni giorni sul tema del ritorno al nucleare, seguito a breve da approfondimenti in televisione e sui giornali. In libreria è apparso, in primavera, un piccolo volume scritto da Chicco Testa, intitolato: "Tornare al nucleare? L'Italia, l'energia, l'ambiente."
Chicco Testa non ha certo bisogno di grandi presentazioni: è stato tra i fondatori di Legambiente, membro del Parlamento italiano dal 1987 al 1994; attualmente è Managing Director di Rothschild Italia e presidente di Roma Metropolitane e Telit.

Testa comincia il libro con un capitolo emblematico: "Riaprire l'opzione nucleare", in cui spiega come fosse a favore del referendum del 1987, in seguito al quale c'è stata la chiusura e lo smantellamento delle centrali in funzione. Sebbene il fronte antinucleare fosse ampio, l'autore si chiede se si era convinti della bontà delle ragioni che ostacolavano il nucleare; e risponde dicendo che allora era difficile essere a favore del nucleare e anche chi era meno convinto si allineava alla maggioranza. A distanza di vent'anni, egli si trova dall'altra parte della barricata e prende in considerazione l'opzione nucleare per tre motivi. Innanzitutto "il mondo ha bisogno di energia, di tanta energia" e, vista la mostruosa avanzata dei Paesi asiatici, perchè si deve rinunciare ad una "fonte di energia che già oggi contribuisce ai consumi energetici totali per circa il 7% e a quelli elettrici per il 15%?" In secondo luogo, "non ci sono modi nuovi per produrre energia in quantità rilevanti e in modo continuo", tenendo conto che carbone, gas e petrolio comportano problemi "di scarsità relativa, di costo e ambientali". In ultimo, considerati i due motivi precedenti, bisogna sottolineare come le battaglie antinucleari hanno favorito il maggior ricorso ai combustibili fossili, aumentando il problema che si voleva risolvere: l'aumento della temperatura a causa dell'effetto serra. E quindi la domanda è: "Possiamo (...) permetterci di fare a meno dell'unica "grande" fonte di energia praticamente priva di emissioni di gas serra?"
Continuando la sua argomentazione, Testa esamina le possibili alternative: le fonti rinnovab
ili, quelle che usano combustibile liberamente disponibile e continuamente presente in natura . Ma - conclude - su queste considerazioni era basata la "speranza tecnologica" degli anni Settanta, quando si è dovuta affrontare la relativa scarsità e l'elevato prezzo dei combustibili. Questa speranza non ha, però, trovato conferma: o meglio "in parte sì, alcune fonti rinnovabili hanno dimostrato una forte crescita, ma complessivamente no", in quanto la quantità di energia prodotta in questo modo è molto limitata. Ed ecco perchè il futuro dell'energia deve andare verso il nucleare: per il suo sviluppo, ammette Testa, serve un maggior impegno nella ricerca - guardando anche ad altri Paesi, come la Francia, che sono all'avanguardia in questo settore - e un aumento del costo dei combustibili fossili - in tutti i periodi in cui i combustili fossili avevano prezzi elevati, si è assistito ad un maggior sviluppo della tecnologia nucleare.
Poi un intero capitolo viene dedicato a sfatare il mito della pericolosità degli impianti nucleari:
Chernobyl (in Ucraina) e Three Mile Island (in Pennsylvania, USA). Nel primo caso, errori erano presenti fin dalla nascita dell'impianto, data l'"arroganza tecnologica" e "l'assoluta mancanza di trasparenza" della società sovietica: la costruzione, mastodontica, era stata realizzata con una spesa minima, per di più senza un involucro di contenimento. Oltre alla "povertà delle tecnologie e dei sistemi di sicurezza", vi è anche stata "una serie incredibile di errori umani, dovuti fondamentalmente alla completa mancanza di procedure di sicurezza codificate". A Three Mile Island vi è stato un malfunzionamento dei circuiti di raffreddamento e "una serie di errori umani impedì l'entrata in funzione dei circuiti di emergenza". In entrambi i casi è sempre stato il fattore umano quello che ha causato le peggiori conseguenze, non certo la tecnologia nucleare in sè: "ma certamente il "combinato disposto" dei due incidenti (...) ha influenzato l'opinione pubblica in modo decisivo". L'autore dedica inoltre il capitolo "Ne uccide più l'aratro che la spada" per sottolineare come la morte per un disastro nucleare ha probabilità molto inferiori a quella legata a terremoti, incidenti stradali o guerre.
Un discorso simile riguarda i rifiuti radioattivi. Il principale problema riguarda le scorie altamente radioattive, le quali devono essere seppellite in modo definitivo in un sito "geologicamente stabile" (procedura in atto in tutti i maggiori Paesi produttori di energia nucleare). In Italia, per il solito terrorismo mediatico e la sindrome NIMBY, ogni volta che viene individuato un sito adeguato (vedesi Scanzano Jonico), parte la protesta della cittadinanza per vietare qualsiasi intervento, pur se corredato da tutte le sicurezze del caso in seguito a studi approfonditi. Non a caso, Testa conclude il volume affermando che "il problema non è il nucleare, il problema è l'Italia": la nostra nazione è incapace di prendere scelte importanti, che possono segnarne positivamente il futuro perchè affetta da troppa pigrizia, troppa voglia di voler continuare a curare solo il proprio orticello, senza guardare un po' più in là, senza pensare cosa ci può riservare il futuro.

Consiglio caldamente a quanti sono appassionati al tema e anche ai neofiti la lettura di questo libro, nel corso del quale, anche con l'ausilio di esempi, si ha un quadro d'insieme dettagliato e serio dello stato del nucleare in Italia. Testa non vuol convincere nessuno ad appoggiare il nucleare, vuole solo evidenziare la forza di questa tecnologia e la debolezza delle altre fonti di energia, rapportate agli attuali consumi. E la necessità di guardare ad altre tecnologie per la produzione di energia.

domenica 14 settembre 2008

VELTRONI SENZA BUSSOLA

Walter Veltroni sembra veramente in preda ai bollenti spiriti, a giudicare dalle esternazioni delle ultime due settimane.

"La destra sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l'Italia", "genocidio dei valori", "deserto storico e culturale", società "egoista e spietata" in cui "tutto è indistinto e tutto è lecito".
Queste sono solo alcune delle frasi pronunciate oggi nella conferenza di chiusura alla scuola estiva di politica del Pd (viene da pensare che, se questi sono i pensieri dominanti, siamo messi male): parole molto pesanti, eccessive, che non corrispondono alla realtà. E si tratta solo di alcuni estratti. Sebbene il livello generale della conferenza sia questo: Veltroni ha dipinto un Paese immerso nel buio, tetro, governato dalle peggiori persone. Ci vuole tanto coraggio per parlare così, veramente tanto, perché si ignora totalmente qual è la realtà. Veltroni ha poco da arrabbiarsi se il sondaggio della Stampa dava qualche giorno fa il Pd al 30%: continuando con questo copione, il Pd potrà solo scendere nei consensi.

"L'Italia si renderà conto a breve che sette anni di governo della destra l'hanno ridotta nella condizione drammatica in cui si trova oggi". "Stanno alzando le tasse e finiti i fuochi artificiali rimarranno solo le macerie" (frase pronunciata alla festa del Pd).
Per la situazione "drammatica" in cui ci troviamo oggi, é bene che Veltroni chieda a Prodi e compagni: sono bastati due anni per aumentare la pressione fiscale in maniera pesante e far sprofondare il Paese molto in basso. Perciò, prima di parlare degli altri vale la pena fare un'analisi della propria parte politica. E le "macerie" le ha lasciate la sinistra, nel 2006, quando in un periodo di crescita in Europa noi non siamo cresciuti: quelle sono le vere "macerie"...

Veltroni sottolinea l'idea dell'"io separato dal noi", "un virus che può fare solo male a una comunità". Ed è la destra "responsabile di questo clima di una società senza valori, in cui tutti coltivano solo il proprio desiderio individuale e si considera la missione e l'impegno collettivo e solidale come una favola per buoni sentimenti". E così, di fronte agli immigrati o a chi ha un orientamento sessuale diverso, "bisogna solo proteggersi, tirar su muri e costruire fortezze".
Il segretario del Pd forse ignora che la destra ha sempre avuto rispetto per chi aveva orientamento sessuale diverso, purché questo non venisse eletto a icona da seguire o a icona di normalità. E per di più i ministri Brunetta e Rotondi hanno espresso l'intenzione di preparare una loro legge sulla falsariga dei Dico o Pacs che dir si voglia. Riguardo gli immigrati, non si tratta certo di "tirar su muri" a priori: é importante che lo Stato dimostri di essere presente e che perciò coloro che sono clandestini vengano espulsi in quanto fuorilegge. E' un concetto semplice, che però è difficile recepire per il Pd e la sinistra in genere, abituata per vocazione ad accogliere chiunque all'insegna del buonismo. Grazie a questo atteggiamento, siamo uno dei Paesi in cui arriva la maggior parte di immigrati regolari (la questione geografica ha un'importanza relativa).

"Per il pensiero democratico la scuola è il centro di tutto, per la destra è un costo da tagliare. Per Berlusconi la scuola è la sua televisione, è così che vuole che vengano formati gli italiani". Parole offensive e ingiustificate: perché si dimenticano i recenti provvedimenti della Gelmini? Il ritorno della divisa e dei voti a scuola, l'introduzione dell'educazione civica e stradale, il maestro unico: in un periodo in cui non si naviga nell'oro, é necessario tagliare il superfluo in tutti i settori, impegnandosi in una migliore razionalizzazione delle risorse disponibili.
La frase sulla formazione degli Italiani è proprio di cattivo gusto, oltreché fala: non siamo più nel Ventennio o nella Russia stalinista, sotto un dittatore che comanda ciò che gli alunni devono studiare. E' molto più facile che sia la sinistra che formi i ragazzi: tra cinema, giornali, televisione e, soprattutto, la scuola ha tentacoli ovunque e ben sappiamo come sia in grado di plasmare le opinioni.

"Chi sfrutta i privilegi ma non si mescola fra la gente, a chi ha capito che, per andare sui giornali, bisogna sparare bordate senza preoccuparsi dei danni inferti al partito, a chi ci lavora, a chi ci crede"
E' una frase pronunciata da Veltroni alla festa del Pd a Firenze nei confronti di Parisi, reo di aver affermato che il Pd ha avuto "una falsa partenza" e definito Berlusconi "grande leader": invece di far partire strali nei confronti di Parisi, che ha solo definito i contorni di una realtà sotto gli occhi di tutti, era molto più importante dar peso a quelle parole, usarle per un'analisi nel partito sperando di trovare i motivi della sconfitta e nuove armi per raccogliere consenso nel futuro. E invece no, chi non è d'accordo col segretario e con la maggioranza del partito non ha diritto di esprimere la propria opinione: meno male che si definiscono "democratici"!

Credo, quindi, che, viste le parole che girano nel Pd, Veltroni & co. siano un po' in crisi, per lo meno sembra che abbiano perso la bussola e navighino a fatica, lanciando urli e rantoli.


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