venerdì 17 ottobre 2014

DISASTRI

Il disastro del Vajont: prima e dopo
Per caso stavo leggendo il libro di Tina Merlin sul Vajont, stimolato dal documentario magnifico di Marco Paolini, un campione in questo genere. 
Quel libro è scritto bene: è scritto da una giornalista che, a vent'anni di distanza, ricostruisce i fatti che hanno portato alla tragedia con una freschezza che fa rituffare tristemente il lettore tra la sequela di errori che hanno scientemente portato a un disastro annunciato a più riprese. Da quelle pagine traspare rabbia, indignazione, tristezza: proseguire l'opera nonostante le criticità, simulare verifiche fittizie, eludere la legge con la colpevole connivenza dello Stato, tutto questo non può che adirare e incubare sentimenti di disistima verso lo Stato, che è l'unico garante del cittadino. A fronte di queste pagine ben scritte, Paolini ha sapientemente mescolato le molte testimonianze a disposizione per confezionare un documentario molto preciso e mai noioso, coinvolgente e sconvolgente, nel contesto migliore che si poteva trovare: il Vajont stesso, la diga incriminata che quel 9 ottobre 1963 si mangiò Longarone in un sol boccone.

Genova sott'acqua
Quella data - 9 ottobre - è tristemente ricorsa pochi giorni fa. È coincisa con l'alluvione  di Genova, la seconda dopo quella del 2011 con la quale pensavamo di aver imparato la lezione. Parlo al plurale perché anche chi abita a Ivrea o a Cefalù fa parte di questo disastro, visto che disastri simili hanno colpito tutta l'Italia, in lungo e in largo. Il dissesto idrogeologico nel nostro Paese è uno dei temi - uno dei tanti - da cavalcare durante la catastrofe e rimane uno dei tanti da accantonare, cui dare meno importanza nei momenti di quiete. Anziché sfruttare la tranquillità per sfuggire di soppiatto alla tragedia, ci perdiamo nel mare dei ricorsi, dei codicilli e delle stupide beghe. Allora i 35 milioni disponibili per la copertura del Bisagno sono bloccati perché le ditte escluse ricorrono; si spera che con la nuova legge questo intoppo si possa saltare. Ma io spero anche che lo Stato possa evitare di buttare il doppio dei soldi: metà per l'opera, metà per risarcire l'impresa se ingiustamente esclusa dalla gara. Perché, in fondo, la questione è quanto è forte lo Stato, quanto lo Stato è solido in tutti i suoi apparati, dal Parlamento fino ai tribunali. Se le leggi sono scritte con criterio, sarà più difficile che ne vengano date mille interpretazioni e conseguentemente che ci siano 999 ricorsi per via di tutte le altre possibili interpretazioni. Tutelare il cittadino è anche questo: fornirgli una legge giusta, che lo guidi e lo protegga, non che lo ostacoli e possibilmente gli si ritorca contro. Ben capisco che queste affermazioni appaiano semplicistiche, teoriche, spero non utopistiche; ma forse è perché siamo prigionieri di preconcetti e non riusciamo a uscire dallo schema di leggi adatte solo per gli Azzeccagarbugli di turno.

Volontari al lavoro contro il fango
Al di là di questo, ho apprezzato lo spirito di sacrificio di una città, che non ha esitato un attimo a mettersi a disposizione di se stessa. Segno che la gente è molto spesso superiore alla politica, più pratica e più incline al sacrificio.
Qualcosa comincia a muoversi. Speriamo bene.
Leggendo del Vajont, la casualità ha voluto che coincidesse con l'alluvione a Genova: chissà se è un segno del destino. Temo ci sia anche altro.

3 commenti:

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