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mercoledì 11 maggio 2011

CICLISTI IN PERICOLO

Un mezzo all'apparenza tanto innocuo come la bicicletta ci consegna, nell'arco di due soli giorni, due terribili notizie, di quelle che fanno meditare e portano tanto sconforto.
La prima riguarda il corridore belga Wouter Weylandt, 25 anni, che due giorni fa ha perso la vita in una tremenda caduta nella discesa del passo del Bocco, a una ventina di chilometri da Rapallo, arrivo della 3^ tappa del Giro d'Italia, partita da Reggio Emilia; traumi cranico e facciale per il giovane ciclista della Leopard-Trek, che in settembre sarebbe diventato papà e per il quale fin da subito le condizioni sono parse gravissime: nonostante i 40 minuti di rianimazione, non c'è stato nulla da fare, Wouter non ce l'ha fatta. Ieri la carovana del Giro gli ha reso omaggio, correndo unita per tutta la tappa: commuovente la scena di Livorno, quando tutti i corridori della Leopard-Trek hanno superato abbracciati il traguardo, con il gruppo a breve distanza: nessun festeggiamento ieri, niente musica e niente intrattenimento alla fine della tappa, non c'era proprio la voglia né lo spirito. Non è bastato il sostegno del gruppo a permettere alla squadra di Weylandt di continuare la corsa rosa: Tyler Farrar, grande amico nonché suo compagno di squadra, e tutta la Leopard-Trek hanno salutato il Giro d'Italia, vinti dal dolore profondo ed evidentemente insuperabile per la scomparsa di un compagno di squadra molto amato.
La seconda notizia riguarda una ragazza di 27 anni e dalle belle speranze, Pamela Vidale, ricercatrice presso il Dipartimento di Genetica dell'Università di Pavia, che lunedì ha trovato la morte sul pavé di Piazza della Minerva, a Pavia, investita da un autobus. Enorme lo sgomento per il tragico fatto, tutto il Dipartimento è sotto shock, la notizia è piovuta come un masso. Perché era ben voluta, stimata, "speciale, gentile, educata come adesso ce ne sono pochi", ricorda Elena Giulotto, che l'aveva seguita fin dalla laurea triennale ed ora era la sua responsabile per il dottorato di ricerca. Dai colleghi viene descritta come "modesta, attenta al suo lavoro, un percorso costruito con impegno, sorridente con i suoi 27 anni", lei che lavorava sui telomeri e sull'organizzazione dei cromosomi. A breve, a partire dal primo giugno, sarebbe cominciata una nuova avventura: una borsa di studio dal Cnr per lavorare in un ambito in parte diverso, ma comunque di suo interesse. Eppure, anche Pamela come Wouter, ha trovato la morte in sella alla sua bicicletta: per Pamela non è stato un muretto in discesa a farle perdere il controllo del mezzo, bensì la disattenzione di un autista.


venerdì 24 luglio 2009

UN PO' DI ARIA NUOVA

Oggi il ministro Gelmini, oggetto da mesi di critiche, ha firmato un provvedimento importante che prevede un nuovo sistema di valutazione delle università italiane, in base al quale viene stanziata una parte dei fondi: precisamente il 7% del fondo di finanziamento ordinario pari a 525 milioni di euro è stato assegnato sulla base della qualità della ricerca e della didattica. E, di riflesso, gli atenei meno virtuosi avranno un taglio dei fondi: in particolare sono 27 le università che vedranno ridotti i denari in quanto «non hanno gli standard qualitativi previsti».
Cliccando qui, potrete trovare la graduatoria delle università virtuose e di quelle meno virtuose. Tra le prime tre ci sono Trento, il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino. La prima, nonostante la dimensione contenuta, si è distinta per la capacità di intercettare al meglio i fondi europei; gli altri due, certamente più blasonati, si sono distinti per didattica, ricerca, capacità di autofinanziarsi, processi formativi positivi (numero di docenti adeguato in rapporto al numero degli studenti), presenza di molti progetti assegnati dal Programma Nazionale di Ricerca.

Tutto questo si inserisce in quel quadro di riqualificazione delle università italiane, che, passo dopo passo, comincia a prendere forma. Accanto a chi esulta, c'è sicuramente chi si lamenta perchè ritiene ingiusti i tagli. Ma è veramente giunta l'ora di rilanciare l'università italiana, di riconsegnarci gli strumenti per conseguire una formazione utile effettivamente nell'inserimento nel mondo del lavoro, di evitare che l'università somigli a un parcheggio.

Concludo sottolineando, per correttezza, che, affinchè queste classifiche siano affidabili, è bene che ricorrano sempre a una gamma di parametri standardizzati per evitare disomogeneità nelle valutazioni. Come ha sottolineato un docente di Macerata, il quale ha sostenuto che la sua università, in una recente classifica, si classificava tra le migliori, a differenza di quella girata oggi sui giornali, in cui è all'ultimo posto.
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