Visualizzazione post con etichetta rifiuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rifiuti. Mostra tutti i post

sabato 10 maggio 2008

LA VERITA' SUL DISASTRO RIFIUTI

Paolo Chiariello

MONNEZZOPOLI LA GRANDE TRUFFA

Tullio Pironti editore

€ 12


Paolo Chiariello è un giornalista di Sky Tg24, napoletano di origine (è nato a Sant'Antimo), il quale ha cercato di andare a fondo alla triste vicenda dei rifiuti, che ormai da mesi occupa regolarmente telegiornali e pagine dei quotidiani.
Il risultato è stato una profonda analisi dei fatti, a partire dal 1994 fino ad oggi e la conclusione che è facile leggere tra le righe, alla fine del libro, è la seguente: tutto ciò che abbiamo visto in tv era il frutto naturale di una malagestione lunga quattordici anni, malagestione che, ahinoi, è gravata anche sulle nostre povere spalle di contribuenti.
Non a caso il primo capitolo ha un titolo emblematico: "La grande truffa della monnezza", in cui si racconta, appunto, della clamorosa truffa della Impregilo, finita sotto la lente degli inquirenti per comportamenti non leciti, responsabile anche delle migliaia di ecoballe - poco eco e molte balle - che non possono essere bruciate negli inceneritori.
Quindi Chiariello passa a raccontarci del "processo ad ostacoli", nel quale è indagato anche e soprattutto il governatore della Campania, nonchè ex commissario straordinario per l'emergenza rifiuti Antonio Bassolino: sembra di capire che è proprio la sua presenza che rende "a ostacoli" questo processo, con giudici che proprio quando devono analizzare il dossier riguardante Bassolino devono essere trasferiti e cose simili, grazie alle quali si cerca di insabbiare responsabilità precise.
Non parliamo del terzo e dell'ottavo capitolo, rispettivamente riguardo gli sprechi, tanti, e il "tesoro dei Casalesi e i camorristi ambientalisti". Per quanto riguarda gli sprechi, basti pensare alle innumerevoli consulenze del Commissariato, alle spese che lo stesso sosteneva per corsi di aggiornamento non solo per chi frequentava il corso, ma anche per i suoi familiari (a Rimini, in uno dei migliori hotel, camere prenotate per cinque persone) e via così, lascio a voi scoprire le altre. Mentre il capitolo sulle infiltrazioni della camorra nell'emergenza rifiuti fa seriamente rabbrividire: è la camorra che fin dagli anni '80 aveva visto il business e portava rifiuti tossici dal nord al sud in discariche abusive, il tutto a prezzi molto competitivi e perciò ecco che il business è durato. Lo stesso Commissariato, poi, ha avuto al suo interno personaggi direttamente collusi con la camorra o indirettamente attraverso imprenditori molto vicini alla camorra. E perciò non meravigliamoci di nulla dopo la lettura di questi due capitoli: c'è stata una certa accondiscendenza della politica, è innegabile...
Ma l'emergenza rifiuti vuol dire anche emergenza sanità perchè è ormai pacifico che diossina e quant'altro hanno aumentato l'incidenza di tumori, in particolare linfomi, nella zona del Napoletano e del Casertano, come hanno dimostrato più e più ricerche, i cui dati sono stati raccolti in un capitolo, il quinto.
Il libro si chiude lodando l'azione del prefetto Pansa, la cui missione è "chiudere il commissariato rifiuti": chiaramente la missione principale, perchè c'è tanto altro da fare, come è facile intuire.
Infine l'ultimo capitolo è dedicato al presidente Napolitano, napoletano di origini, che fin da subito ha mostrato sconcerto e dispiacere per le condizioni in cui la sua città è stata ridotta dai rifiuti e che a più riprese ha auspicato che la situazione si normalizzi al più presto.
Insomma un libro agile e al contempo completo per chiarirsi un po' le idee su un'emergenza divenuta ormai ordinaria.
BUONA LETTURA!
Vi lascio con un video, tanto per correlare il racconto a immagini e immergersi meglio nella situazione.




sabato 12 aprile 2008

LA BATTAGLIA DEL VETRO RICICLATO IN LOMBARDIA

Qui di seguito vi propongo il contenuto di un articolo a firma di Laura Guardini, apparso su Corriere della Sera Milano il 9 aprile 2008.

Ad Antegnate (Bg), Eugenio Coti Zelati e sua moglie Maria Mariani lavorano il vetro da due generazioni, così come la terza, con i loro figli, è già in campo. Qui e in altre sette aziende lombarde si prepara il pronto forno, vale a dire i contenitori, prodotti dalle vetrerie, a partire dai cocci. Si tratta tuttavia solo della prima tappa di un viaggio che si può ripetere per molte volte, dal momento che un chilo di vetro si recupera più e più volte, risparmiando. L'unico disguido è il reperimento, tra i tanti cocci, di pezzettini di ceramica, incorporati nella pasta di vetro, che costringono a buttare i pezzi così danneggiati; gli addetti ai lavori ricordano che succede così con circa un 4 % della produzione.
Per la gran parte dei lombardi, a organizzarsi del trasporto del vetro dalla campana o dal cassonetto condominiale allo stabilimento è il Co.Re.Ve., consorzio senza fini di lucro, che riunisce 75 aziende in tutta Italia, nato nel '97 con la legge Ronchi (che poneva come obiettivo della differenziata il 35% dei rifiuti. Attraverso convenzioni con i Comuni o le ex municipalizzate, raccoglie qualcosa come 300 mila tonnellate di vetro da riciclare ogni anno.
E' interessante notare il beneficio che ne traggono i lombardi; la giornalista ricorda che "se, a livello nazionale, le 2800 tonnellate di vetro rimesso a nuovo ogni anno permettono di risparmiare oltre un milione di metri cubi (...) di sabbia, carbonato e soda (le materie prime necessarie a produrre il vetro ex novo), in Lombardia, riusando, è evitato il consumo di tanta energia elettrica quanta ne basta a far funzionare per un anno 810 mila frigoriferi". Tutto questo perchè sono necessarie temperature più basse per produrre vetro riciclato rispetto a quello nuovo. Inoltre così si evitano 150 mila tonnellate di anidride carbonica in un anno.

mercoledì 19 marzo 2008

IL BELL'ESEMPIO DI CASALMAGGIORE


Come ci documenta l'articolo tratto dal Corriere della Sera - Lombardia, a Casalmaggiore (CR), per risparmiare sulla plastica, il Comune si farà carico della spesa dei distributori automatici di detersivi, per un costo di 6 mila euro. Secondo le previsioni, il risparmio dovrebbe aggirarsi intorno a meno 80 mila bottiglie di plastica (pari a circa 5 tonnellate di materiale), il che vuol dire, a livello di smaltimento, una diminuzione di circa 14 tonnellate di anidride carbonica. "Gli impianti self-service, che verranno totalmente finanziati per il primo mese dal Comune e poi costeranno 300 euro al mese ai commercianti, verranno piazzati all'interno dei principali supermercati, garantendo al consumatore sia la qualità del prodotto, sia un risparmio di oltre il 20%".
Tra le altre cose da segnalare, "Casalmaggiore si trova tra i primi 10 Comuni italiani per il tasso di raccolta differenziata e al terzo posto nella classifica dei centri lombardi con più di 10 000 abitanti": si è passati dal 31% di rifiuti interessati dal differenziamento nel 2000 al 71% nel 2006, con la previsione di arrivare all'80% a fine 2008.

Questo a dimostrazione, per l'ennesima volta, che i rifiuti sono sì un problema, ma ampiamente controllabile, se si vuole.

LA DIFFERENZIATA IN LOMBARDIA

Da: Corriere della Sera – Lombardia del 18/03/2008; Laura Guardini

"LA PATTUMIERA? NE AVREMO 24 DIVERSE. GIA' DIFFERENZIATA QUASI META' DEI RIFIUTI"

All’inizio “erano solo carta e vetro. Oggi sono ben 24”. I rifiuti in Lombardia superano “i 4 milioni di tonnellate all’anno, circa 1,4 chilogrammi a testa per abitante. (…) il 35% di raccolta differenziata che nel 1997 la legge Ronchi aveva fissato come traguardo ora in Lombardia è ampiamente superato: la media regionale, nel 2006, si è assestata al 43,6%, mentre nei Comuni, in media, sono 12,7 le diverse raccolte.”
“Oltre il 70% dei 1.546 Comuni monitorati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha attivato più di 10 raccolte differenziate: oltre carta e cartone (nel 98% dei Comuni lombardi), vetro (93%), i cosiddetti “raee” (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, 93%), plastica (92%), farmaci (92%), ci sono batterie e pile, siringhe, verde, organico, alluminio, materiali ferrosi, accumulatori, oli esausti, pneumatici, ingombranti, stracci.”
Non si è ai livelli della Svizzera, ma “il riciclaggio consente comunque di avere una bottiglia nuova da 350 grammi usando altrettanto vetro recuperato che va fatto fondere a 1.400 gradi.”
“Del resto, nella classifica «verde» dei capoluoghi di provincia che Legambiente e Ambiente Italia stilano ogni anno dal 1994, i lombardi «virtuosi» non mancano: Lecco, Varese e Bergamo occupano i posti dal 7° al 9°; Mantova e Cremona al 13° e 14°; Sondrio e Brescia al 20° e 21°.”





domenica 20 gennaio 2008

QUANDO I RIFIUTI SONO UN BUSINESS/ 2

Dai rifiuti si può anche ricavare energia: lo spiega Marco Negri, agronomo, a Pierangela Fiorani su La Provincia Pavese (16-01-2008)

“(…) Il termoutilizzatore di Corteolona è uno degli impianti per la trasformazione e il riutilizzo dei rifiuti creato dall'ingegnere Giuseppe Natta (Ecodeco) che dagli anni Settanta del secolo scorso lavora e fa ricerca su tutto ciò che noi buttiamo.

Oggi Ecodeco e Fertilvita sono passati a A2A ma i mutamenti societari non cambiano, pare, la vita ai 50 che operano nel centro di Corteolona e agli altrettanti lavoratori che, senza essere dipendenti, ruotano attorno al sito attraverso cooperative o imprese esterne.

Qui entrano o escono ogni anno venticinquemila camion (fanno 7-8 all'ora per 12 ore al giorno). Si scaricano 150mila tonnellate di fanghi che arrivano dai depuratori e di rifiuti che provengono da aziende agroalimentari e 120mila tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti da mezza provincia (220mila abitanti o giù di lì). Rifiuti che diventano energia. Lo spiega Marco Negri: «Nel 2007 abbiamo prodotto centomila megawattora, 60mila dai rifiuti solidi, 40mila da biogas. In pratica energia per far funzionare i contatori di 3800 famiglie, un paese grande tre volte Corteolona».

Dalla montagna di rifiuti stipata dentro un contenitore ben chiuso viene prima di tutto fatta evaporare l'acqua. Rimane il materiale secco a più alto contenuto energetico e calorifico.
«A quel punto - spiega Negri - c'è il processo di raffinazione che elimina metalli e altre scorie che non brucerebbero». Sul fuoco (in realtà un letto fluido di sabbia bollente) passa solo materiale leggero e galleggiante.

Ciò che finirà in discarica non è inutilizzato. Anche da quello che sembra cenere indistinta, ingegneri e tecnici tirano fuori altra energia: è il biogas.

Di tutti quei procedimenti nulla si vede all'esterno se non l'andirivieni di camion sul grande spiazzo che occupa, insieme alla zona discarica di materiali ormai modificati, una quindicina di ettari dei 79 dell'intera proprietà.

(…) Angelo Dossena, 62 anni, residenza a Belgioioso, ma al quinto mandato da sindaco di Corteolona (già Dc, ora lista civica che nel 2006 ha preso quasi il 70% dei consensi), ricorda che Fertilvita arrivò lì nel 1973. Allora - dice - era stata data l'autorizzazione solo per il trattamento dei fanghi e dei sottoprodotti industriali da trasformare in fertilizzanti. «Nel 1994-95 ecco i rifiuti solidi urbani da far diventare biocubi». Dossena cita con dimestichezza leggi regionali e decreti del governo e descrive dettagliatamente i passaggi e le tecniche utilizzate negli anni. Fino al termovalorizzatore. «Parona aveva in quel momento solo l'inceneritore. Si trasformò in seguito». Le paure? «Facemmo molte riunioni non solo a Corteolona, ma con tutti i comuni del Basso Pavese. Bisognava capire, spiegare le problematiche. Assumemmo anche un consulente tecnico di parte comunale. Per avere rassicurazioni che non ci fossero pericoli, danni per le persone e per l'ambiente». E' tranquillo il sindaco. «C'è una centralina sempre attiva su quel camino - dice -. Alla minima avvisaglia di problemi, ben sotto la soglia di allarme, l'impianto si bloccherebbe. E l'alt sarebbe immediato, non come nei vecchi inceneritori dove ci volevano due giorni per bloccare il ciclo». Non è mai successo niente di anomalo, assicura Angelo Dossena che, grazie alla presenza di Fertilvita, riesce a dare un bel contributo a un bilancio di tre milioni per il Comune: 500mila euro all'anno.

Che diventano? «Che consentono - spiega il sindaco - di non applicare l'addizionale Irpef, di tenere l'Ici al 5 per mille, di dimezzare le bollette della Tarsu, di tenere basse con contributi adeguati le rette per i cento bambini che frequentano l'asilo parrocchiale e di dare buoni mensa gratis a chi ne ha bisogno tra i cento ragazzi delle scuole elementari». E poi? «Di costruire una piscina coperta, che ora abbiamo ceduto a privati per la gestione; di azzerare i debiti del Comune e di costruire quest'anno una casa di riposo di 40-60 posti che daremo poi in gestione».

E la salute? «Una commissione permanente con esperti scelti dal Comune - dice Dossena - valuta continuamente i dati che arrivano dai monitoraggi. Non solo qui ma anche nei paesi intorno. Le patologie riscontrate nei vari controlli a cui tantissimi si sono sottoposti? Nella media delle statistiche». (…)”

da La Provincia Pavese – Pierangela Fiorani

QUANDO I RIFIUTI SONO UN BUSINESS/ 1

Questo articolo, tratto da La Provincia Pavese del 16-01-2008, documenta come i rifiuti, ben gestiti, possono essere un business.

"(…) Parona è in primo piano. Con i due forni in funzione nel paesino della Lomellina che possono bruciare fino a 380mila tonnellate di rifiuti, garantire un incasso di 36 milioni di euro all'anno a Lomellina Energia (metà degli incassi arrivano dalla vendita dell'energia elettrica prodotta bruciando rifiuti) e fruttare due milioni tondi al Comune di Parona e circa mezzo milione di Ici. Un bel gruzzolo che ha consentito al piccolo comune che non arriva a duemila abitanti di ridurre l'Ici ai suoi residenti, raddoppiare la casa di riposo, costruire una piscina grandiosa e ridurre, naturalmente, la tassa sui rifiuti.

L'impianto di Lomellina Energia, da solo, potrebbe soddisfare di gran lunga le esigenze del territorio. Lo fa già per la zona occidentale della provincia e accoglie molto dal sud Milano, Magenta e Corsico in particolare, e poi dal Bresciano e dal Piemonte inviando poi le ceneri a Piacenza, a Brescia e anche in Germania.

Un altro impianto per bruciare rifiuti è a Corteolona, gestito da Fertilvita (al 94% di proprietà di A2A, società nata dalla fusione di Aem Milano e Asm Brescia): tratta 75mila tonnellate e accoglie materiali da Pavia e dalla zona est della provincia.

Fertilvita ha, sempre a Corteolona (dove l'intero complesso occupa 79 ettari dell'antica cascina Manzola a ridosso di Genzone), un impianto per la preparazione di 160mila tonnellate l'anno di materiale da avviare poi al forno e un impianto con le stesse caratteristiche possiede a Giussago (qui si trattano 80mila tonnellate all'anno).
(…) A Zinasco ecco un impianto di compostaggio di materiale organico e verde da 25mila tonnellate l'anno (società Alan).
Altri due impianti di compostaggio del verde si trovano a Ferrera Erbognone (20mila tonnellate l'anno), gestiti dalla società Azienda Agricola Allevi. Ancora a Corteolona sempre Fertilvita lavora 15mila tonnellate l'anno dello stesso tipo di rifiuto di Zinasco e Ferrera.
Ed è sempre Corteolona, che in questo modo risulta essere l'altro grande polo di trattamento rispetto a Parona, che ospita una discarica per rifiuti cosiddetti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani (390mila metri cubi).
Il complesso di Corteolona con quello di Giussago frutta ai Comuni in convenzione (c'è anche Genzone) circa 700mila euro all'anno.
Altri impianti per i trattamento del verde sono già autorizzati ma non ancora aperti a Voghera e Ferrera, mentre Giussago aspetta il sì a una discarica per rifiuti pretrattati.

Nuovi impianti di smaltimento? Il territorio, soprattutto in Lomellina, è molto appetito ma per un Comune pronto a dire sì c'è quello accanto che pone resistenze. Alt a nuove discariche o impianti arrivano da Legambiente che segnala semmai la necessità di potenziare il compostaggio e lascia aperta la porta per la valutazione di eventuali lavorazioni con alto tasso di innovazione.
(…) Vige invece il libero mercato sui rifiuti speciali. Sono moltissimi i siti, molti piccoli e piccolissimi, che li accolgono da ogni dove. Non c'è invece - assicurano in amministrazione provinciale - nessun sito autorizzato ad accogliere amianto. Proliferano gli impianti per biocombustibili o che utilizzano biomasse che non arrivano solo dalla provincia. Molti sono anche i nuovi impianti pronti ad essere avviati. (…)

(…) E la salute dei cittadini? Ecco che in ogni impianto viene sottolineato con cura quanti sono e come avvengono i controlli dell'Arpa. E a Parona in particolare, è stato lo stesso sindaco Giovanna Ganzi a volere che un monitoraggio della popolazione fosse affidato all'istituto di Igiene dell'università di Pavia. Risultato: poco o nulla da segnalare rispetto ad altri luoghi della provincia. (…)"

da La Provincia Pavese – Pierangela Fiorani

Qui sotto, in un servizio del Tg5, vi è una presentazione dell'impianto di Parona, in provincia di Pavia.


UN PO' DI NUMERI SUI RIFIUTI

  • 8 miliardi di euro spesi in 14 anni (provenienti sia dallo Stato sia dall'Unione europea), secondo quanto stimato dalla Commissione d’inchiesta sui rifiuti;
  • in Lombardia ci sono:
            • 13 termovalorizzatori
            • 50 siti di compostaggio
            • 8 discariche controllate
            • 10 siti di separazione meccanica dei rifiuti;
  • in Lombardia meno del 10% dei rifiuti va in discarica, oltre il 50% viene recuperato, il resto finisce in siti di compostaggio o termovalorizzatori (dopo essere stato selezionato);
  • la raccolta differenziata in Campania non ha mai superato il 10% del totale dei rifiuti raccolti quando la soglia fissata dalla Finanziaria 2006 per i Comuni italiani è del 40%;
  • la Campania ha un addetto alla raccolta differenziata ogni 2200 abitanti (in Italia è uno ogni 12000 abitanti), mentre per tutti gli altri rifiuti e il conseguente percorso è presente un addetto ogni 400 abitanti (in Italia uno ogni 400 abitanti).

TANTI PERCHE'

Ormai da due settimane, tutte le televisioni e tutti i giornali sono pieni di servizi per documentare la squallida situazione dei rifiuti a Napoli, che ha raggiunto livelli più che infimi. Ma ciò che più avvilisce è notare che anche le principali televisioni internazionali e i siti internet dei più importanti giornali stranieri hanno mostrato lo scempio cui siamo giunti dopo una scellerata gestione dell'emergenza rifiuti che dura da quattordici anni.
Che dire, perciò? E' stato già tutto scritto e detto, esperti e politici si sono pronunciati al riguardo, anzi i politici hanno anche preso l'impegno di risolvere il problema in ventiquattr'ore e, invece, come tutte le promesse ambiziose siamo ancora qui a discutere della soluzione del problema.
Tuttavia ciò che personalmente mi ha dato fastidio è stato notare l'atteggiamento giustificazionista che emergeva dai reportages giornalistici, quasi che la colpa fosse di altri e non di chi ha governato o di chi non ha voluto ribellarsi a tanti di malagestione della cosa pubblica. E' difficile trovare indignazione nella gente, pronta solo a protestare acchè la discarica non stia "nel suo cortile" (la famosa sindrome NIMBY), a dire che ci sono altri siti in cui è più appropriato spostare la "monnezza" e via discorrendo. E poi si è sempre pronti a tirare in ballo la camorra come causa di tutti i mali: non voglio negare che la camorra sia un problema (perchè lo è), ma la politica che doveva combatterla dov'era? Sappiamo tutti che dalle attività legate allo smaltimento dei rifiuti questa organizzazione criminale trae grandi vantaggi in termini economici: sarebbe bastato vigilare attentamente sugli appalti con i quali si delegavano le varie società per smaltire i rifiuti.
Infine, come ha ricordato Vittorio Feltri a Matrix, in tanti anni a Napoli le manette (che a Milano durante Tangentopoli hanno mietuto tante vittime) non hanno tintinnato per nulla: ricordate il procuratore di Napoli Agostino Cordova? Si tratta di un magistrato che prima di arrivare a Napoli si era distinto in Calabria per la lotta alla 'ndrangheta e, giunto nel capoluogo campano, si era dato da fare aprendo due inchieste sulla corruzione nell'amministrazione Bassolino: cattiva mossa, che gli è valsa il trasferimento, mettendo così a tacere tutto il marcio che stava scoprendo.
Ecco cosa servirebbe a Napoli: se scattassero un po' di manette e si togliessero di mezzo tutti i responsabili dello scempio che ci sta esponendo al pubblico ludibrio in tutto il mondo, forse potremmo vedere qualche risultato o perlomeno si potrebbe compiere qualche passo verso la normalità.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...