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domenica 17 novembre 2013

LA SECONDA MEZZANOTTE


La seconda mezzanotte

Antonio Scurati

Bompiani

€ 19

Antonio Scurati (1969) è ricercatore allo Iulm di Milano. Con "Il sopravvissuto" ha vinto il Premio Campiello. "Il bambino che sognava la fine del mondo" si è classificato secondo al Premio Strega 2009. Ha scritto anche diversi saggi, fra cui "Guerra" e il recente "Gli anni che stiamo vivendo".
Antonio Scurati
Il titolo romantico nasconde una storia che di romantico ha poco, semmai molto barocca e decadente nel suo svolgersi. Antonio Scurati cambia completamente genere, buttandosi sulla fantascienza e restituendo un'opera, che val la pena leggere: una riflessione, deprimente e ansiogena, ma lucida nell'anticipare - talora esagerando, credo volutamente - tendenze che già oggi, spesso senza accorgerci, stiamo introiettando o subendo, senza tuttavia ribellarci.
Anno 2092, Nova Venezia ovvero ciò che rimane della grande Venezia dopo una straordinaria ondata alluvionale viene acquistata dalla multinazionale cinene TNC, la quale l'ha consacrata a propria zona d'influenza e capitale dell'edonismo, del vizio e della violenza: piazza San Marco, diventata il Superdome, coperta da una cupola rassomigliante il cielo e pressurizzata dall'aria condizionata, è diventata un'arena, nella quale si tengono spettacoli di gladiatori, come se fossimo nel Colosseo dell'antica Roma, senza risparmiare crudeltà. I Veneziani sopravvissuti sono stati resi schiavi e confinati in un ghetto, con due assolute proibizioni (valide per tutti gli abitanti di Nova Venezia): quella di utilizzare armi da fuoco e quella di non potersi riprodurre (a tal proposito, esistono dispenser anticoncezionali posizionati sottocute): nell'arco di qualche tempo, di loro non rimarrà traccia, Nova Venezia diventerà un avamposto cinese offerto ai turisti, pronti a spendere per soddisfare desideri inconfessabili. L'orgia senza limiti va avanti coi suoi tempi e i suoi modi, senza che nulla cambi. Un giorno, però, accadranno due fatti capaci di scalfire la rassegnazione degli abitanti. Il primo riguarda il Maestro, colui che prepara e allena i gladiatori sull'isola di San Giorgio Maggiore: gli è nata una figlia, proprio il 25 dicembre, sfuggendo al divieto di procreazione e proprio questa figlia gli permetterà di meditare su un modo diverso di vivere e di ribellarsi. L'altro fatto riguarda Spartaco, il più forte dei gladiatori, pure lui deciso alla ribellione, scappando da Nova Venezia per cercare un altro luogo in cui vivere dopo che la donna amata subisce una tremenda violenza.
Canal Grande a Venezia
La scrittura di Scurati, nota per la sua raffinatezza, contribuisce ad acuire la sensazione di angoscia che aumenta di pagina in pagina, spesso gonfiata da descrizioni raccapriccianti di aspetti della vita quotidiana. Toccanti le pagine riguardanti la fuga di Spartaco da Nova Venezia, che toccano il punto più alto quando il guerriero sarà condotto da un bambino in una chiesa in cui si sta celebrando un battesimo. Il tema della vita torna frequentemente in vari modi, proponendosi come una dichiarazione di guerra alla morte, a partire dall'onda lunga che ha sepolto Venezia. Il mondo distopico raffigurato da Scurati a tratti affascina, a tratti incute timore: esalta alcuni aspetti della società odierna - come, per esempio, l'invasione cinese incontrollata - conducendoli fino all'eccesso, raccogliendo i sentimenti di oggi e adattandoli a quelle situazioni estreme: il quadro che ne possiamo trarre è quello di una società che, avviatasi da lungo tempo sulla via della decadenza, tocca il fondo per rinascere dominata da una cultura che coltiva le ceneri della decadenza per rinfocolarle, consacrando la sua società a piaceri effimeri, al vuoto e all'estinzione.

sabato 2 novembre 2013

LA NONNA DELLA PATRIA

Anna Maria Cancellieri
La "nonna della Patria" - come la definisce Gramellini - ricorda le sagge parole della mamma: "Male non fare, paura non avere". Il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri tira dritto e dribbla l'assedio mediatico seguito alla notizia del suo interessamento per la scarcerazione di Giulia Ligresti, figlia di Salvatore. In attesa dei suoi chiarimenti in Parlamento, previsti a metà settimana, la Cancellieri tiene a spiegare che non c'è nulla di anomalo nel suo interessamento riguardo le scadenti condizioni della Ligresti nel carcere di Vercelli: si è comportata così anche per altri detenuti, le cui situazioni sono state segnalate al suo Ministero (sei casi solo ad agosto). Ciò che crea scandalo è principalmente la pesantezza del nome, certamente delicato in questo periodo: Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, e la Cancellieri si conoscono da quarant'anni e così la segnalazione è stata più facile - pare si voglia far intendere. Tuttavia, la Procura di Torino ha ribadito ieri che non c'è stato nessun occhio di riguardo per la Ligresti, così come confermato dal medico legale Roberto Testi, sulla cui perizia la Procura di Torino ha fondato il parere positivo alla scarcerazione.
Io credo alla buona fede del ministro; tuttavia, mi vengono in mente due cose. La prima: è necessario accertare  che l'intervento della Cancellieri sia stato veramente uguale a quello per un qualsiasi altro Pinco Pallino ovvero che il nome della famiglia Ligresti e la conoscenza intima di Gabriella Fragni non abbiano inciso nel rendere più sollecito l'interessamento: questo lo potrà confermare il ministro nei prossimi giorni, quando riferirà in Parlamento. La seconda: forse, come mi suggerisce qualcuno, all'inizio di un mandato in un pubblico ufficio, un politico deve fare l'elenco delle amicizie "scomode" che si prevede possano in un futuro, più o meno prossimo, creare equivoci o casi mediatici: fa strano, non siamo abituati, ma probabilmente potrebbe aiutare. O forse dobbiamo cambiare la nostra testa e finire di inquadrare qualsiasi vicenda riguardante qualsiasi politico nella categoria dell'inciucio e del magna magna? 

giovedì 4 luglio 2013

LA LUCINA


La lucina

Antonio Moresco

Mondadori (collana Libellule)

€ 10
Sono venuto qui per sparire, in questo borgo antico abbandonato e deserto di cui sono l’unico abitante. (...) Guardo il mondo che sta per essere inghiottito dal buio.

Lo ammetto senza vergogna: non conoscevo Antonio Moresco prima di leggere l'ultimo suo libro, La lucina. Devo, quindi, ringraziare di cuore Luisella, cui ho "rubato" il libro nella libreria Il Parnaso che gestisce a Ponteranica (BG): il passaggio in libreria è stata l'occasione per riabbracciare una splendida persona, persa di vista quasi quindici anni fa, ed immergermi in quell'atmosfera libresca che tanto mi piace.
La lucina è, per stessa ammissione dell'autore, un testamento, una scatola nera "scaturita da una zona molto profonda della mia vita": tale appare anche ai miei occhi, che riescono a cogliere tra le righe tracce autobiografiche del racconto di una vita difficile, che porta continuamente a meditare e a confrontarsi con la natura circostante. Il romanzo è costruito intorno alla figura di un uomo, che vive in un vecchio borgo disabitato, in totale solitudine; tutte le sere, ad incuriosirlo, c'è una lucina, che compare puntualmente sulla collina dinanzi alla casa di pietra che ospita la voce narrante. Cos'è questa lucina? Un lampione? Un corto circuito elettrico? Un UFO? Niente di tutto questo: quella lucina proviene da una piccola casa, abitata da un bambino, che vive anch'egli solo, badando completamente a se stesso e alla propria esistenza. Proprio a questo punto, la mente dell'uomo è affollata da nuove domande sull'identità del bambino e sul rapporto che li lega. Questo è il nucleo del romanzo, che nasconde una storia terribile e al tempo stesso stupefacente, metafora della vita. La solitudine costringe l'uomo a misurarsi con la natura, non sempre amica dell'uomo, e tale impresa è simbolizzata al meglio dalla salita perigliosa dell'uomo sul crinale per raggiungere la casa del bambino, da cui brilla la lucina. Il rapporto di tacita comprensione che si stabilisce tra i due è raccontato lentamente, proprio così come lentamente cresce e matura. Non c'è bisogno di tante parole, probabilmente la condivisione del silenzio basta a riempire il vuoto di un’esistenza, profondo come il burrone che separa le due montagne su cui abitano.
Il mistero non è del tutto svelato; lo si comprende davvero solo alla fine, con non poca amarezza nel cuore, come una fiaba senza lieto fine. Moresco, in fin dei conti, esplora, pur con un'abile poeticità e un fine romanticismo di fondo, il mondo della morte, ma lo fa in maniera delicata e commovente: così come s'addentra nella casa del bambino in punta di piedi, ne esce con una verità sconcertante. Anziché ricorrere a figure truculente, lo scrittore decide di soffermarsi sulla morte utilizzando lo strumento dell'introspezione: attraverso il bambino, l'uomo ripercorre il dolore e l'angoscia di chi è già andato, condividendo con lui il senso d'impotenza che il triste passaggio della morte porta con sé.

martedì 25 giugno 2013

UN BEL GESTO (GIUSTO)

L'ex ministro e campionessa olimpica Josefa Idem

Josefa Idem si è dimessa da Ministro per le Pari Opportunità, lo Sport e le Politiche giovanili. Un piccolo gesto denso di significato: se si vuole far tornare gli Italiani ad avere fiducia nella politica, bisogna procedere in tale direzione. Pur essendo le accuse tutte da dimostrare , la Idem, dimettendosi, aiuta a far chiarezza e a sgombrare il campo da equivoci. 
Unica nota di leggero demerito? Per dare maggiore incisività al giusto gesto, si sarebbe potuta dimettere non appena uscita la notizia anziché aspettare il colloquio con Letta, che avrà avuto un ruolo influente, come traspariva dalle parole dello stesso Primo ministro domenica scorsa a In 1/2 ora.
Ricordo che comportamenti simili altrove sono normali e non destano stupore: in Germania un ministro si è dimesso per aver copiato la tesi di laurea, tanto per dirne una. Il politico non deve avere scheletri nell'armadio, deve essere impeccabile sotto tutti i punti di vista, non può permettersi di predicare bene e razzolare male. 
Se poi si parla di IMU non pagata, allora il discorso si fa ancora più delicato. 

giovedì 28 marzo 2013

DIFFICILE FAR PEGGIO

Il segretario Pd, Pierluigi Bersani
Penoso spettacolo. D'altronde cos'altro potevamo aspettarci? L'onorevole Bersani ha tirato in lungo per un'altra settimana nascondendosi come un bambino dietro consultazioni, il cui esito era noto già prima di cominciare. Il risultato finale è lo stallo totale, che danneggia tutto il Paese. Bersani si presenta ai giornalisti dicendo che l'esito delle consultazioni non è stato risolutivo - grazie, ma l'avevamo capito ancor prima che cominciassero - e lo fa con quel disappunto e quell'insoddisfazione che investono colui che è deluso per il pessimo risultato personale e non con quell'arrabbiatura e quella preoccupazione di aver lasciato il proprio Paese, tanto amato e decantato in campagna elettorale, in mezzo al guado, preda dei mercati finanziari e dei pericoli che offre l'assenza di un governo. Questo mi indigna, questo mi fa profonda rabbia, questo mi preoccupa: il Pd, per non dare contro il proprio segretario, nonostante egli sia stato incapace di formare un governo, specifica in una nota che che Bersani non ha rinunciato all'incarico. E cosa aspetta? Non ha rinunciato al mandato esplorativo pur sapendo sarebbe finito in un nulla di fatto. Ma ora, che cosa deve ancora valutare? Cos'altro deve succedere? Vuole proprio un calcio nel deretano per andarsene?
Un segretario senza carisma, proveniente dal vecchio PCI (nonostante le evoluzioni successive, è nato e cresciuto dentro il vecchio Partito comunista), sedicente riformista - ma dove?-, capace di parlare ad un'assemblea di partito o in conferenza stampa come parlerebbero i vecchi del Bar Sport della partita della domenica o dei fatti di politica attingendo dal giornale - con tutto il rispetto dei vecchi del Bar Sport che spesso superano il segretario Pd almeno in originalità -, che ha cercato l'acclamazione personale attraverso primarie sapientemente e manifestamente pilotate, abile nel disperdere milioni di voto durante la campagna elettorale, rianimatore di un Berlusconi dato per morto e attualmente risorto e tornato a nuova vita; insomma, un soggetto del genere non meritava l'incarico di Napolitano. E se fosse stato più saggio, manco lo avrebbe accettato, viste le impraticabili condizioni. Tanto più che, all'indomani delle elezioni, ha avuto il becco di dire che non aveva perso - perché non prende lezioni da Renzi ascoltando la conferenza stampa di fine primarie? - e in tutti questi giorni non ha avuto il minimo dubbio di dimettersi da segretario del partito, non essendo riuscito a raggiungere l'obiettivo prefissato, che appariva molto facile. Dimettersi non è frequente in Italia, figurarsi ammettere una sconfitta: sforzandomi per ricordare un gesto del genere, devo ritornare a Walter Veltroni, che, vituperato per i suoi difetti, ha avuto il pregio di dimettersi nel febbraio 2009 (un anno dopo aver perso le elezioni politiche) in seguito alla clamorosa sconfitta elettorale delle regionali della Sardegna. Bersani, purtroppo per lui e per il partito, non ha questa classe e, profondamente piccato dalla sconfitta inaspettata, tiene calda la sedia conquistata e non vuole proprio lasciarla. 
Questo è il politico che tiene all'Italia e che ha a cuore gli interessi degli Italiani?

mercoledì 27 febbraio 2013

NIENTE DA CAPIRE

Chissà cosa ci riserverà il prossimo Parlamento...
Non capisco perché Bersani si è autoconfermato al suo posto. Non capisco perché, con responsabilità, non ha preso atto della pessima figura - perdere quattro milioni non è una pessima figura quando si parte col favore dei pronostici? - e ha annunciato le sue dimissioni, ammettendo chiaramente di non essere stato in grado di polarizzare voti intorno alla sua proposta - quale? - e pertanto che, sentendosi sconfitto, non può continuare ad essere segretario del Pd. Non capisco perché c'è chi è ancora sorpreso dall'affermazione elettorale di Beppe Grillo: quando la politica offre di sé l'immagine più becera e ina, l'antipolitica ovvero il populismo sono i frutti avvelenati che tocca raccogliere: forse che ci siamo dimenticati degli esempi che il Novecento ci ha fornito? Non capisco perché molti non credono al successo di Berlusconi, che, pur perdendo, ha dimostrato di essere un'araba fenice: inizialmente destinato all'oblio, è sceso in campo sparigliando le carte e regalando al Pdl un risultato al di sotto delle più rosee aspettative. Perché sorprendersi? In Italia, i politici di matrice comunista non hanno mai avuto fortuna alle elezioni: D'Alema e Bersani lo evidenziano pienamente e fanno rimpiangere quel Romano Prodi, che detiene il primato, unico, di aver battuto due volte Berlusconi. Non capisco perché non comprendiamo lo stallo che ci hanno consegnato queste elezioni: i vecchi partiti, rinnovatisi solo con cambiamenti cosmetici e per nulla strutturali, hanno attentato seriamente alla pazienza degli Italiani e, pertanto, Grillo ha raccolto questi malumori perché, checché se ne pensi, rappresenta un elemento di novità. Non capisco perché adesso, con la coda tra le gambe, si invoca, soprattutto a sinistra, la mancata discesa in campo di Matteo Renzi, sbeffeggiato da primarie-fantoccio costruite su misura per il segretario Bersani alla ricerca di una legittimazione che neanche le primarie gli hanno veramente dato e capace, comunque, di raccogliere un prezioso 40% prontamente annichilito nelle stanze romane del Pd: non uno dei dirigenti vicini al segretario ha ammesso l'errore di strategia, nessuno di loro ha ventilato l'ipotesi che la sconfitta è figlia di quella mancata voglia di cambiamento, al quale sono state tarpate le ali durante le primarie. Non capisco il perché tutto ciò. Provo a meditare, forse non c'è niente da capire.

mercoledì 20 febbraio 2013

FERMIAMO IL DECLINO

Oscar Giannino, ex presidente di Fare per fermare il declino
È la principale notizia di giornata: Oscar Giannino si è dimesso irrevocabilmente dalla presidenza di Fare per fermare il declino, il movimento fattosi partito di cui è stato promotore. Il motivo? "Balle inoffensive ma gravi".
Luigi Zingales, a sinistra, e Oscar Giannino, a destra
Così, anche il candidato che più di tutti poteva rappresentare la novità - più di Beppe Grillo e più di Ingroia - cade su un terreno che ha minato egli stesso con alcune balle, non so se "inoffensive" - se si mente a qualcuno, lo si offende? - ma certamente "gravi". A spiegarlo sembra poca roba: Giannino - o chi per lui - ha truccato il proprio curriculum vitae ovvero ha millantato due lauree, una in Economia e una in Giurisprudenza, e un master in Corporate Finance e Public Finance alla Chicago Booth School of Business. Ma nessuno dei suddetti titoli accademici è mai stato conseguito: "ho fatto giusto qualche esame a legge. Quello che so l'ho imparato per i fatti miei. D'altra parte, sono da decenni giornalista, non ho mai usato presunti titoli accademici, che non ho, per carriere che non mi competono". E chi è stato il "delatore"?

lunedì 11 febbraio 2013

L'ITALIA S'È RIDESTA


L'Italia s'è ridesta
Viaggio nel paese che resiste e rinasce

Aldo Cazzullo

Mondadori

€ 15,90

L’Italia oggi è spaventata, di cattivo umore, impaurita dal futuro. Invece sono convinto che l’Italia abbia davanti a sé una grande occasione di ripresa e di sviluppo. Una chance di rinascita, una nuova stagione.


Alla sua maniera, Aldo Cazzullo torna a parlare del Belpaese. E lo fa con un viaggio in alcune città - per lui emblematiche in questo periodo storico - accompagnato dal taccuino e dalle telecamere di CorriereTv. Il risultato è l'affresco di un Paese alle prese con la crisi - e di questo ci siamo resi ben conto - capace di tirare fuori il meglio di sé per rispondere alle avversità e rilanciarsi in un mondo in costante accelerazione. Non che le nostre città non abbiano difetti o cose da cambiare o punti da migliorare: questi ci sono, Cazzullo li mette in luce - dagli sprechi del comune di Palermo alla questione mal gestita dell'alluvione a Genova, dalle difficoltà d'insediamento del sindaco Pizzarotti a Parma alla tragedia del Monte dei Paschi di Siena - e da qui partono molte riflessioni su come cambiare, evolversi, riscattarsi. Cazzullo dipinge un quadro in parte già noto, che vede l'Italia come una terra piena di enormi risorse e di indicibili ricchezze, che tuttavia rimangono sottoutilizzate quando non ignorate.
Aldo Cazzullo
Già dopo i primi capitoli, si scopre che il giornalista sta guidando il lettore in un viaggio per l'Italia ai tempi della crisi, al termine del quale si può uscire più ottimisti. Per chi conosce Cazzullo, questo è noto: invidiabile l'ottimismo che prorompe dai suoi racconti di inviato, un ottimismo quasi mai retorico e utopistico, un ottimismo che fa i conti con fortune e difficoltà raccontate dalla gente, un ottimismo che esce rafforzato dalle conversazioni con gli Italiani pronti a dannarsi per il loro traguardo, resistendo e rinascendo. Perché - a ben pensarci - il mondo globale, che molti considerano una sciagura, è una grande opportunità per un Paese come l'Italia, cui si chiede di esportare le fortune che non si possono imitare: la bellezza, l’arte, il design, la creatività, la qualità della vita, la cultura del progetto e del prodotto. Il mondo di domani, nel quale dobbiamo cominciare a considerare la Cina (terzo partner commerciale dell'Italia), l’India e il Brasile, è pieno di consumatori che vogliono comprare i nostri prodotti, vestirsi come noi, vivere come noi. 
Non pensiamo a questo libro come un'opera consolatoria, un trattato di autocommiserazione con il quale piangerci addosso e aspettare la manna dal cielo per rinascere. Cazzullo regala pagine graffianti, nelle quali denuncia scandali, critica cattive abitudini e ritrae discutibili personaggi. Ovunque, però, scopre storie di successo, rintraccia motivi di speranza e scorge segnali di un grande potenziale di sviluppo: a cominciare dall’Emilia e dall’Aquila colpite dal terremoto. Con il suo giornalismo d'inchiesta, Cazzullo racconta fatti veri e vivi, che sgorgano dal dialogo con le persone, dal confronto vero con le piccole realtà dei campanili che costituiscono l'Italia. Dopo il racconto, il giornalista conclude con il catalogo delle cose da fare, iniziando dalla più importante, l'unica che ancora ci manca: la fiducia in noi stessi ci serve per il salto di qualità, dobbiamo essere consapevoli di chi siamo e di quel che possiamo fare, credere profondamente in noi stessi e nel nostro Paese.

giovedì 31 gennaio 2013

BALOTELLI OVVERO LA TRISTEZZA ITALIANA

Proprio mentre ho iniziato a leggere l'ultima produzione letteraria di Aldo Cazzullo - un regalo di compleanno del fratello - dalle cui prime pagine si può percepire il racconto di un Paese vivo e capace di sperare oltre la crisi, piomba la notizia del passaggio di Mario Balotelli al Milan. Penserete che non vi sia nesso tra i due fatti; invece, per me, il nesso c'è.
Mario Balotelli, ex giocatore del Manchester City
Se pensiamo per un attimo alla figura di Balotelli, le prime immagini che ci sovvengono non sono certamente quelle di un calciatore irresistibile, ma più facilmente le cronache dei suoi disastri. Ne cito alcune per rinfrescare la memoria. Sebbene il 17 agosto 2010 si sia presentato a Manchester così: "Non sono un bad boy, ma un ragazzo normale", solo dieci giorni dopo è protagonista di un incidente automobilistico con la sua Audi A8, da cui esce illeso superando senza problemi i test alcolemici. Nell'ottobre 2011, alla vigilia del derby di Manchester, Balotelli decide di far esplodere dei fuochi pirotecnici nel bagno della sua casa di Mottram St. Andrew, nei pressi di Macclesfield: la conseguenza inevitabile, un incendio, costringe i pompieri a correre sul luogo per domare le fiamme; alla fine si dirà sia stata colpa di un amico e per "festeggiare" la fama di esplosivo, viene designato come ambasciatore di una campagna sull'uso sicuro dei fuochi d'artificio. A settembre 2012, il calciatore rimane coinvolto in un'incidente con la sua Bentley con un'altra auto a Manchester, nella zona di Deansgate Locks, senza aver responsabilità. All'inizio di quest'anno, a Carrington, all'allenamento del Manchester City, Balotelli è protagonista di una violenta discussione con il tecnico Mancini, che lo aveva redarguito per un tackle troppo violento nei confronti di Scott Sinclair. Queste sono le principali situazioni che hanno mostrato l'immaturità del ragazzo nato a Palermo e cresciuto nella provincia bresciana, senza contare le - talora pesanti - espulsioni sul campo.

mercoledì 23 gennaio 2013

IL BEL LIBRO CHE RESISTE

Le belle notizie fanno sempre piacere. Ad esempio, leggere la ricerca commissionata al Censis dalla Fondazione Marilena Ferrari e presentata oggi a Roma dal beneaugurante titolo Il valore del bel libro riempie di felicità in un periodo nel quale si grida alla fuga dei lettori e al declino della carta stampata a favore del libro elettronico - o e-book che dir si voglia.
Pagine da sfogliare: fascino senza tempo
La ricerca ricorda che l'e-book mantiene la sua quota di lettori affezionati, aumentati dell'1%: secondo gli ultimi dati dell’Associazione Italiana Editori, il fatturato si attesta all'incirca sui tredici milioni di euro con più quarantremila titoli. Se è vero che i lettori di libri sono in netto calo e gli Italiani che leggono almeno un libro l'anno sono passati dal 59,4% del 2007 al 49,7% del 2012, la voglia di sfogliare e conservare volumi cartacei resta forte e - cosa che sorprende maggiormente - più tra i giovani che tra gli anziani, soprattutto tra gli insospettabili "nativi digitali" ovvero i giovani nella fascia d’età tra i diciotto e i ventiquattro anni: sono quelli che più desiderano avere in casa un libro "da esibire e da sfogliare". Insomma, il vecchio resiste strenuamente tra i giovani, come capita spesso anche in altri ambiti: il fascino della carta, il suo profumo inconfondibile, la sua fisicità non tramontano. Anche perché, in oltre la metà delle famiglie italiane, sono conservati libri appartenuti a genitori e nonni, custoditi come preziosa eredità e quasi sempre nelle edizioni originali. In questo caso, non si registrano differenze d'età: l'anziano, come il giovane, conserva quel tesoro al pari di quadri o argenteria come "il segno più tangibile del patrimonio culturale della sua famiglia". 

lunedì 21 gennaio 2013

ALCUNI PENSIERI (TRISTI) PRE-ELETTORALI

Strano questo 2013, che inizia subito con le elezioni in febbraio, le quale si svolgono in un'atmosfera di inverosimile déjà-vu dopo un periodo di buio della politica. I controsensi di queste consultazioni sono tanti e tutti evidenti - talora troppo, quasi stridenti - in questa campagna elettorale in cui si respira un gusto per niente nuovo e particolarmente triste.
184: sono i contrassegni ammessi.
Da dove vogliamo partire? Partiamo dai simboli. Lasciando da parte la querelle sull'ammissione dei simboli - i simboli delle liste civetta hanno rubato la scena per alcuni giorni, facendo calare il panico tra i cosiddetti big -, il primo dato sconvolgente è il numero di simboli ammessi alle elezioni: 184. È un numero che fa girare la testa, un'assurdità, sebbene sia niente in confronto a 234, il numero iniziale di contrassegni presentati. Qualcuno può obiettare che non è un'assurdità la democrazia ovvero la possibilità concessa ad un singolo cittadino di presentarsi alle elezioni. E su questo si può pure essere d'accordo. Però, conoscendo il Paese che abitiamo, l'affollamento di simboli e liste non è pura dedizione alla cosa pubblica trainata da forte senso civico: possiamo dire che, laddove presente, questa preziosa attitudine viene spesso sopraffatta da un interesse più basso, quello economico. È così improbabile pensare che molti partiti dai nomi più disparati e composti da pochi elementi siano interessati solo ai rimborsi elettorali, che assicurano al partito che supera il quorum dell'1% di assicurarsi per cinque anni un'entrata fissa di non poco conto, e non tanto ad impegnarsi in Parlamento per cambiare l'Italia?

mercoledì 29 agosto 2012

BUFERA SULLA SALUTE

Le notizie degli ultimi giorni mostrano un ministero, quello della Salute, insolitamente sotto attacco.
Dapprima il dl sulla sanità, preparato dal ministro Balduzzi, che, sebbene non ancora approvato, ha sollevato non poche polemiche per le tasse sulle bibite zuccherate e i superalcolici. Era immaginabile che si scatenasse una crociata contro il governo etico, contro il governo del salutismo, chiedendo di lasciarci liberi di mangiare e bere quanto e come che ci pare. Lo stesso refrain l'avevamo sentito all'epoca del casco obbligatorio da chi rivendicava di voler sfrecciare sulla moto sentendo l'aria nei capelli, libero di sfracellarsi a suo piacimento; e l'abbiamo sentito pure quando la legge Sirchia ha proibito il fumo nei locali pubblici da parte di chi temeva che, senza fumo, i locali si sarebbero svuotati e che si sottraeva ai patiti della sigaretta il gusto di fumarsene una a metà pasto o dopo il caffè o in entrambi i momenti. Insomma, qualsiasi restrizione al nostro personale piacere in nome della tutela della salute viene subito tacciata di repressione, protezionismo, stato etico o negazione della libertà individuale.

venerdì 8 giugno 2012

STORIA DI UNA (CASUALE) CRASI

Chi mai l'avrebbe pensato che da una cena nascesse una crasi? Chi mai avrebbe immaginato che dalle briciole di un pasto potesse sorgere un nuovo vocabolo, che da una casuale crasi, dallo scontro di due innocenti parole, delicato come la caduta delle briciole in un lavandino, si potesse generare una nuova creatura?
Tutto parte quel lunedì sera, epilogo di una lunga ed impegnativa giornata lavorativa e/o di studio - a seconda dei punti di vista - come spesso capita ad inizio settimana quando si hanno da sistemare gli arretrati o i guai del fine settimana. Dopo i convenevoli, sopraffatti dalla fame, ci mettiamo a preparare la cena, non propriamente luculliana, ma dietetica e, comunque, gustosa: filetti di platessa, dapprima fatta sguazzare nella farina e successivamente adagiata nella padella con olio caldo e spolverata da una pioggerella di salvia, e, come contorno, spinaci surgelati. Prima di iniziare il suddetto pasto, affetto alcune fette di pane, elemento sì buono e fondamentale che non manca mai nei miei pasti e che son lieto di offrire ai miei ospiti (il pane in questione è, per capirci, il filone di grano duro dell'Esselunga: una goduria quando mangiato ancora caldo, appena sfornato, un lusso che, purtroppo, mi son concesso al più una volta); nel compiere il gesto a mezzo del coltello adatto ovvero quello a sega, capace di un taglio netto e rapido, spargo inevitabilmente delle briciole sulla tavola. Cui faranno compagnia, nella seconda parte della cena, quelle di altre fette di pane, usate per accompagnare il companatico - nel caso specifico lo speck, il mio salume preferito (inutile ricordarvi che quello che ho mangiato ad Ortisei, un paio d'anni fa, era divino e ancora lo ricordo con nostalgia). 
Il risultato finale è presto immaginabile: una volta liberata la tavola a fine pasto, su di essa rimangono isole di briciole nei pressi del posto occupato da me durante la cena. Lesta nel gesto, g. prende la tovaglia e si appropinqua al lavandino della cucina, stringendola bene al suo petto, attenta a non perdere nessuna parte del suo contenuto. E lì giunta, come fa l'autocarro col cassone quando deve sversare il suo contenuto, g. lascia andare i lembi della tovaglia cosicché le briciole, con piccoli "tic", battono sul fondo d'acciaio del lavandino. Un lavoro che si può sbrigare nell'arco di tre, quattro secondi. Ma g. ci stava mettendo di più, rallentando il lavoro di pulizia dei fornelli e del lavandino, che non vedevo l'ora di finire. E il commento m'è venuto spontaneo, senza pensarci, anzi, è nato dall'indecisione tra gli aggettivi da usare: "Sei proprio scrupolina!"

Dalla casuale e confusa crasi di SCRUPOLOSO e CERTOSINO, è nato SCRUPOLINO.  Aggettivo dal suono piccolo, rotondo e dolce. A ripeterlo, ancora sorrido e un po' mi compiaccio dell'"invenzione".

giovedì 8 settembre 2011

SE IL CICLISMO SI MISCHIA ALLA POLITICA


È inutile negarlo: il Giro della Padania, alla sua prima edizione quest'anno, è innegabilmente la corsa della Lega Nord, la quale ha scelto il ciclismo come mezzo per diffondere il suo storico messaggio; è quindi naturale che non la si possa considerare solo una gara ciclistica. Tanto per capirci, l'organizzatore è Michelino Davico, sottosegretario agli Interni e uomo della Lega, sotto le cui insegne ha svolto incarichi di consigliere comunale e assessore nel comune di Bra prima di essere eletto senatore nel 2006 e riconfermato nel 2008. Lo stesso Davico, in compagnia di Renzo Bossi, il Trota ovvero il figlio del Senatùr, e della presidentessa leghista della provincia di Cuneo Gianna Gancia, hanno dato il via alla corsa martedì 6 settembre a Paesana. Anche il paese scelto come partenza della gara è simbolico: Paesana, in provincia di Cuneo, è caro alla Lega Nord, visto che qui ogni anno, a metà settembre, si riunisce lo stato maggiore del Carroccio subito dopo il prelievo dell'acqua con l'ampolla alle sorgenti del Po per tenere il comizio che apre la Festa dei popoli padani. Infine, la maglia di leader non potrà che avere il colore verde. Tutto s'incastra perfettamente a giustificare, al di là di qualsivoglia ipocrisia, il risvolto politico di questo evento sportivo, in particolare a determinarne il ben preciso colore: il verde leghista.

venerdì 13 maggio 2011

DONNE E LETTURA: QUEL BINOMIO CHE...

Visto che a Torino è in corso il Salone Internazionale del Libro, apertosi giovedì scorso e che si concluderà il prossimo lunedì, mi pare del tutto in tema riportare i risultati, relativi al 2010, di una ricerca Istat sullo stato della lettura in Italia. Secondo il famoso istituto di statistica, nel 2010 il 46,8% della popolazione di 6 anni e più ha dichiarato di aver letto, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali, almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista. Nello stesso anno si è registrata una crescita della quota di lettori di libri: dal 45,1% del 2009 si è passati al 46,8%. Rispetto al 2009, inoltre, sono aumentate sia le differenze territoriali sia quelle sociali: la quota di lettori cresce nel Nord-ovest e nel Centro e, soprattutto, tra i dirigenti, gli imprenditori e i liberi professionisti. Il dato che fa sorridere riguarda la fascia di età: la quota più alta di lettori si registra tra gli 11 e i 17 anni, con un picco tra gli 11 e i 14 anni. Questo andamento tende a decrescere all’aumentare dell’età: infatti, già a partire dai 35 anni, la quota di lettori si colloca intorno al 50% per diminuire in maniera drastica dopo i 65 anni.


mercoledì 11 maggio 2011

CICLISTI IN PERICOLO

Un mezzo all'apparenza tanto innocuo come la bicicletta ci consegna, nell'arco di due soli giorni, due terribili notizie, di quelle che fanno meditare e portano tanto sconforto.
La prima riguarda il corridore belga Wouter Weylandt, 25 anni, che due giorni fa ha perso la vita in una tremenda caduta nella discesa del passo del Bocco, a una ventina di chilometri da Rapallo, arrivo della 3^ tappa del Giro d'Italia, partita da Reggio Emilia; traumi cranico e facciale per il giovane ciclista della Leopard-Trek, che in settembre sarebbe diventato papà e per il quale fin da subito le condizioni sono parse gravissime: nonostante i 40 minuti di rianimazione, non c'è stato nulla da fare, Wouter non ce l'ha fatta. Ieri la carovana del Giro gli ha reso omaggio, correndo unita per tutta la tappa: commuovente la scena di Livorno, quando tutti i corridori della Leopard-Trek hanno superato abbracciati il traguardo, con il gruppo a breve distanza: nessun festeggiamento ieri, niente musica e niente intrattenimento alla fine della tappa, non c'era proprio la voglia né lo spirito. Non è bastato il sostegno del gruppo a permettere alla squadra di Weylandt di continuare la corsa rosa: Tyler Farrar, grande amico nonché suo compagno di squadra, e tutta la Leopard-Trek hanno salutato il Giro d'Italia, vinti dal dolore profondo ed evidentemente insuperabile per la scomparsa di un compagno di squadra molto amato.
La seconda notizia riguarda una ragazza di 27 anni e dalle belle speranze, Pamela Vidale, ricercatrice presso il Dipartimento di Genetica dell'Università di Pavia, che lunedì ha trovato la morte sul pavé di Piazza della Minerva, a Pavia, investita da un autobus. Enorme lo sgomento per il tragico fatto, tutto il Dipartimento è sotto shock, la notizia è piovuta come un masso. Perché era ben voluta, stimata, "speciale, gentile, educata come adesso ce ne sono pochi", ricorda Elena Giulotto, che l'aveva seguita fin dalla laurea triennale ed ora era la sua responsabile per il dottorato di ricerca. Dai colleghi viene descritta come "modesta, attenta al suo lavoro, un percorso costruito con impegno, sorridente con i suoi 27 anni", lei che lavorava sui telomeri e sull'organizzazione dei cromosomi. A breve, a partire dal primo giugno, sarebbe cominciata una nuova avventura: una borsa di studio dal Cnr per lavorare in un ambito in parte diverso, ma comunque di suo interesse. Eppure, anche Pamela come Wouter, ha trovato la morte in sella alla sua bicicletta: per Pamela non è stato un muretto in discesa a farle perdere il controllo del mezzo, bensì la disattenzione di un autista.


martedì 10 maggio 2011

TANTO CLAMORE PER NULLA

Ricevo e pubblico con piacere un articolato e quanto mai interessante commento dell'amica Gaia Bonasio al post Osama Bin Laden è stato ucciso.

Caro Aldo, il tuo resoconto della vicenda mi sollecita una lunga serie di considerazioni, che cerco qui di ridurre a pochi e sintetici punti.
"Finalmente è stato ucciso", dici: tralasciando valutazioni morali e umanitarie sulla brutalità di un'affermazione simile, c'è da soffermarsi tanto sul finalmente quanto sull'uccisione.


giovedì 21 aprile 2011

COSTITUZIONE ALLA MERCE'


L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale.

Leggendo quanto sopra, molti strabuzzeranno gli occhi: somiglia al primo articolo della nostra Costituzione, a cui è stata apposta qualche variazione. Ebbene sì, si tratta proprio di questo: il deputato Pdl Remigio Ceroni, marchigiano di 56 anni, è l'unico firmatario della proposta di legge per modificare l'articolo 1 della Carta. Il motivo che ha mosso il parlamentare è il seguente: "Ristabilire la gerarchia tra i poteri dello Stato: governo e Parlamento sono tenuti sotto scacco dai giudici e dalla Corte costituzionale", "per ora ribadiamo la centralità del Parlamento troppo spesso mortificata, quando fa una legge, o dal presidente della Repubblica che non la firma o dalla Corte costituzionale che la abroga. Occorre ristabilire la gerarchia tra i poteri dello Stato. Se c'è un conflitto, occorre specificare quale potere è superiore." Quanto già espresso nel primo articolo, evidentemente non è sufficiente per Ceroni a ribadire la "superiorità gerarchica" delle Camere rispetto agli altri organi e poteri.
Il parlamentare precisa che l'iniziativa è del tutto autonoma e che è frutto di personali riflessioni riguardanti l'attuale momento politico; tuttavia, se il presidente Berlusconi dovesse chiedergli di ritirarla, ritirerebbe subito il progetto. Al di là delle reazioni tiepide all'interno della maggioranza di governo e di quelle più veementi delle opposizioni ("attentato alla Costituzione" per Di Pietro, "un diversivo" per Bersani) e del presidente emerito della Corte costituzionale Baldassarri ("una vergogna, una barbarie"), Ceroni ammette che il progetto "piace quasi a tutti, mi scrivono di nascosto, anche da sinistra. (...) Se la mettessimo al voto segreto la mia proposta, passerebbe subito."


martedì 19 aprile 2011

(LEGITTIMO) IMPEDIMENTO AL NUCLEARE

Lo stop del Governo alle centrali nucleari corona quella moratoria che non più tardi di alcune settimane fa era stata varata per rispondere alla sindrome giapponese che aveva attanagliato buona parte del Paese e della maggioranza di governo. Il testo dell'emendamento inserito nel decreto legge omnibus, all'esame del Senato, recita così:
Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

Al di là di affidarsi con tanta certezza all'Agenzia per la sicurezza nucleare, che ancor oggi non è operativa, vale la pena ricordare come il provvedimento di cui si sta parlando è stato uno dei primi varati dal Governo nel giugno 2008, ossia decreto legge 112, "convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133" per la "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare". L'enfasi con cui si era celebrata questa accelerazione aveva persino portato l'ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ad annunciare che il governo posato la pietra di una nuova centrale entro la fine della legislatura. Mancano due anni al termine della legislatura, a patto che il Governo duri, e di quelle pietre non si è vista l'ombra: ora - possiamo starne certi - non varrà neanche più la pena di aspettare né di sperare.
Nonostante la gravità della scelta, pur tenendo conto di quanto successo in Giappone, il ministro Prestigiacomo cerca di limitare i danni di questa brusca retromarcia soffermandosi sulla ricerca che "deve andare avanti". Ma qual è il senso di investire risorse su un'energia che non verrà utilizzata? Dov'è l'utilità di essere perfettamente a conoscenza delle ultime tecnologie in tema di nucleare senza aver la possibilità di metterle in pratica? Non ci ha pensato molto su il ministro Romani quando ha deciso di stroncare in maniera assoluta il nucleare - per il quale inizialmente aveva proposto una "pausa di riflessione" - invitando a rivolgersi ad altre fonti di energia: "E' adesso importante andare avanti e guardare al futuro, impiegando le migliori tecnologie disponibili sul mercato per la produzione di energia pulita, in particolar modo per quanto riguarda il comparto delle rinnovabili e dell'energia verde."
Da sinistra Bersani esulta rivendicando i meriti della mossa del Governo, affermando che "è una vittoria nostra di chi, ben prima del Giappone, ha messo in luce l'assurdità del piano del governo" e richiamando l'attenzione a destinare risorse alle energie rinnovabili.
Il nocciolo di tutta la questione è purtroppo, come sempre più spesso capita, politico: il Governo, in chiara difficoltà, tra numeri precari alle Camere e problemi di tenuta della maggioranza, ritiene cruciali - e lo stesso presidente Berlusconi lo ha annunciato sabato scorso a Milano - le prossime elezioni amministrative, che serviranno da cartina di tornasole dello stato del Pdl in primis e della maggioranza in genere. La sindrome giapponese già ampiamente citata minacciava di creare non pochi problemi al momento delle consultazioni, ma qualche problema in più lo creerà, a mio avviso tra gli stessi elettori di centrodestra, il dietrofront così repentino ed emozionale su un punto nodale del programma di governo: l'energia nucleare, come già ricordato sopra, è stata posta come una delle priorità al punto che Scajola si era impegnato in un fitto programma di scadenze.
Adesso, all'indomani del disastro giapponese, ci troviamo a fare i conti con uno stop al nucleare. Ciò che più fa rabbia è che si tratta di uno stop sine die in attesa che venga superato il famigerato referendum. E perché dico "famigerato"? Siamo sicuri sia tutto qui? Che l'unico motivo sia solo e semplicemente quello di rispondere alle paure? Non si vuole fare dietrologia, né inventarsi nulla, ma tutt'al più allargare lo sguardo e provare a ragionare. Il quesito che il presidente Berlusconi teme più di tutti non è né quello sulla privatizzazione dell'acqua né quello che riguarda il nucleare; l'unico a cui è morbosamente interessato è quello che concerne il legittimo impedimento. E quindi la scomparsa del quesito sul nucleare può produrre una smobilitazione capace di portare a non ottenere il quorum, con il conseguente fallimento dei tre quesiti e pertanto anche - e soprattutto - di quello sul legittimo impedimento. La questione sembra tanto facile quanto contorta e cinica: ritirare l'impegno dal nucleare per evitare la bocciatura della legge sul legittimo impedimento e magari riproporre la via al nucleare tra qualche mese, una volta passata la marea del referendum.
Mi chiedo se tutto questo è serio e soprattutto leale dinanzi ad un Paese che chiede risposte ad un presidente del Consiglio ora più che mai interessato a risolvere i suoi personali affari sfruttando la sua posizione. Forse varrebbe la pena di seguire l'invito di Stefania Craxi a farsi da parte...

venerdì 15 aprile 2011

LA CASTITA' OVVERO COLORO CHE SI FERMANO AI BACI

Da quando il fenomeno del bunga bunga ha fatto il suo ingresso nel circo mediatico, il termine viene utilizzato molto frequentemente per indicare assembramenti di gente dediti alla dolce arte dell'amore in tutte le sue varie declinazioni. Tuttavia, sarebbe sbagliato attribuire al berlusconiano fenomeno la colpa di tutti i nostri recenti mali e la responsabilità per un'immagine che nel mondo appare più annebbiata.
E perché sarebbe sbagliato? E' presto detto: da anni, ormai (almeno una decina), il sesso nudo e crudo, quello più volgare e meno nobile, ci viene proposto in qualsiasi prospettiva da giornali e televisioni, in qualunque ora del giorno e in maniera spesso intensiva al punto che può apparire difficile non inciamparvi. Tutto ciò - è chiaro - non può essere una scusa per giustificare nessuno e tanto meno per continuare a subire passivamente questo eccessivo carico di sesso, che - mi piace sottolinearlo con vigore - snatura un atto fisiologico e naturale degradandolo a mera attività di piacere, nonché a pratica bassa e volgare.


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