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giovedì 17 marzo 2011

NUCLEARE: LA RAGIONE PRIMA DI TUTTO


Una tragedia immane, di quelle destinate a restare nella storia. Il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone hanno fatto tremare i polsi, hanno lasciato una devastazione che è difficile descrivere, hanno colpito in maniera inaspettata un Paese che è abituato a fare i conti con simili eventi, ma che non era preparato a tanto. Il numero dei morti è indicativo, forse diecimila, ma può cambiare in ogni momento, è ancora difficile una stima precisa e questo non può che rattristire ancor di più. Eppure, di fronte a questo cataclisma, il popolo giapponese ha mostrato una compostezza e un ordine invidiabili, anche grazie al grande impegno del primo ministro Naoto Kan, uno per il quale la parola "tsunami", fino a venerdì, era una metafora buona per definire l'onda di impopolarità che lo stava sommergendo, il mare di cattive notizie riguardanti l'economia fino all'accusa di aver intascato contributi elettorali, accusa che proprio nella mattina di venerdì ha confermato lui stesso insieme alla decisione di non volersi dimettere, ma di procedere col mandato governativo. Dopo venerdì, Kan ha mostrato un piglio decisionista che lo fa paragonare a Rudy Giuliani: il suo 11 settembre è rappresentato dal terremoto e dallo tsunami, uniti al pericolo più grande: quello nucleare. Andando in tv e commuovendosi, mandando il suo braccio destro ad affrontare i media, forzando le opposizioni a stringersi in una grande coalizione, il primo ministro Kan ha mostrato un impegno deciso e senza fronzoli, un grande amore per il Giappone per il quale ha promesso di essere pronto a morire.


sabato 25 aprile 2009

UN 25 APRILE SERENO

Credo di poter dire, senza temere smentite, che quest'anno la festività del 25 aprile è stata festeggiata in un clima tutto sommato sereno, venato solo qua e là da qualche dichiarazione polemica, come ho già ricordato nei giorni scorsi.

La scena mediatica è stata occupata dal presidente Berlusconi, che, ad Onna - uno dei centri abruzzesi più colpiti dal terremoto, dove 64 anni fa ci fu una strage di civili da parte della Wermacht in ritirata - ha voluto pronunciare il suo discorso. Nel quale ha ricordato che "la Resistenza è un valore fondante" dell'Italia. Importante l'invito, a distanza da più di 60 anni dalla liberazione e a vent'anni dalla caduta del Muro, a "costruire finalmente un sentimento nazionale unitario", facendolo "tutti insieme, quale che sia l'appartenenza politica". E' giunto perciò il tempo "perché la festa della liberazione possa diventare festa di libertà", senza più distinguo e polemiche, "festa di tutti gli italiani che amano la libertà e che vogliono restare liberi".
Mi sembra giusto sottolineare l'esortazione a "ricordare con rispetto tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ad una causa già perduta", nell'ottica di poter fare del 25 aprile una festa condivisa da tutti, base su cui poter affermare i valori democratici e repubblicani.

Anche il segretario del Pd, Franceschini, e il leader dell'Udc, Casini, hanno festeggiato il 25 aprile in Abruzzo.

Conciliante la dichiarazione del leader Cgil, Epifani: "Non importa quando si arriva a condividerla, l'importante è arrivarci per sempre e per intero".

Il sindaco di Roma, Alemanno, non ha potuto partecipare, invece, alla manifestazione a Porta San Paolo, dopo la segnalazione della Questura della mobilitazione dei centri sociali contro la sua presenza; "se avessi potuto partecipare avrei testimoniato tutto questo e reso omaggio a tutti coloro che hanno scelto la strada dura della lotta. Volevo esserci per sgomberare il campo da equivoci".

Da Mignano Montelungo (CE), il capo dello Stato, Napolitano, ha invitato all'unità, affinchè rispetto e pietà siano patrimonio comune.

Contestazioni in piazza Duomo per il presidente della regione Lombardia, Formigoni: "la Resistenza non è stata opera di una parte sola e sbagliano quelli che hanno voluto mostrare una Resistenza figlia di una sola parte perché questo ha portato divisione".

sabato 11 aprile 2009

QUANDO LA DISINFORMAZIONE GIOCA CON LA TRAGEDIA

Chi ha guardato Anno Zero giovedì sera e ha un minimo di cuore, immagino sia rimasto basito come me. La premiata ditta Santoro&Travaglio è riuscita a fare disinformazione anche su un dramma come quello del terremoto. Sono veramente senza parole!
Santoro (colui che ritiene di essere il detentore dell'informazione e che deve lottare per farla uscire allo scoperto) è riuscito ad intervistare, con l'aiuto dei suoi inviati, "una signora che si lamentava di un ritardo di un paio d’ore dei soccorsi, un signore che diceva di aver freddo, un altro ancora che cercava riparo in tende non ancora montate, una studentessa che preoccupata aveva lasciato l’Abruzzo per tempo, un medico che denunciava la mancanza di bottigliette d’acqua nel suo reparto". E' facile intuire che se uno sente queste dichiarazioni pensi che la macchina organizzativa dei soccorsi sia stata fallimentare, abbia impiegato troppo tempo ad organizzarsi e ad arrivare sul luogo del terremoto. E che, quindi, tanto per cambiare, la colpa sia del Governo, incapace di gestire le emergenze.
Ma tutti noi sappiamo - perchè giornali e televisione lo hanno documentato - che fin dall'inizio il Governo si è speso in prima persona per coordinare gli aiuti, grazie alla Protezione civile che anche stavolta è stata impeccabile.

Penso che dinanzi alla tragedia, se non si ha null'altro da aggiungere, sia meglio tacere - anche per rispetto delle vittime - piuttosto che blaterare fandonie. E' proprio vero che non c'è mai fine al peggio: e Santoro è riuscito a dimostrarlo.

venerdì 10 aprile 2009

LA GIORNATA DEL RICORDO


10 aprile 2009: una di quelle date che, purtroppo, rimarrà scolpita nelle nostre menti per i prossimi anni; una data triste, che ricorderemo con tanta tristezza e tanto dolore.


Stamani alle 11 sono stati celebrati i funerali delle vittime del terremoto (al momento, alle 19, le vittime sono 289) nel cortile della caserma della Guardia di Finanza di Coppito. Migliaia di persone hanno partecipato alle esequie, alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dei principali leader politici. Toccante è stato l'arrivo del Presidente del Consiglio, apparso fortemente commosso, sedutosi poi tra i parenti, con smorfie di dolore sul viso. Una cerimonia cui mai avremmo voluto assistere: straziante la vista delle bare bianche, di povere vite strappate alla vita prematuramente.


A latere vi segnalo il reportage di Attilio Bolzoni e Carlo Bonini di Repubblica: il cemento delle case riempito di sabbia di mare, piena di cloruro di sodio (cioè sale), che ha consumato via via le strutture di ferro delle fondamenta. A tale riguardo "Alfredo Rossini, procuratore generale dell'Aquila ha deciso di aprire un'inchiesta".


giovedì 9 aprile 2009

UNA TRAGEDIA IN EVOLUZIONE


Stamani, appena apprese le ultime notizie provenienti dall'Abruzzo, mi si è gelato un'altra volta il sangue: il conto delle vittime è arrivato a 278 alle 8,30 e sono stati recuperati i corpi degli altri due giovani che figuravano tra i dispersi nel crollo della Casa dello studente all'Aquila, un ragazzo e una ragazza, gli ultimi che mancavano all'appello.


Come se non bastasse, questa notte la terra ha tremato ancora: "tre le scosse più forti, avvertite anche, oltre che in tutto l'Abruzzo, in gran parte del centro Italia, da Roma a Napoli. Alle 0,55 la prima, di magnitudo 4.3; alle 2,52 quella più forte, di 5.2; alle 5.14 la terza, di magnitudo 4.6" (da Repubblica.it). Scosse quasi paragonabili alla prima, quella che ha seminato panico e distruzione domenica notte!

Ieri sera, guardando il reportage di "Porta a Porta", mi sono venuti i brividi: grazie alle riprese in volo, si potevano vedere dall'alto i Comuni colpiti dal sisma e quello che ne rimane: praticamente poco, o nulla, quasi completamente distrutti gli edifici, quelli ancora in piedi con numerose crepe. Sembrava, come è stato già più volte detto, di sorvolare paesi colpiti da un bombardamento, tanta era la desolazione. Ma qui non c'è stata nessuna guerra, soltanto un terribile cataclisma, capace comunque di mietere morti e distruzione.


Capisco bene che non è il momento delle polemiche, come ho già ricordato, ma una considerazione mi viene ora spontanea. Ritengo molto strano che in un Paese come l'Italia, nel 2009, in una zona notoriamente a rischio sismico, si possa assistere a tale immane tragedia: tantissimi morti e paesi completamente rasi al suolo. Perchè, come è già stato ricordato, la scossa è stata sì forte, ma in Giappone o in California essa non avrebbe provocato ciò che è successo in Abruzzo. Perchè evidentemente in quei Paesi altra è la concezione delle costruzioni. E vorrei così rifarmi all'appello di Bersani a "Ballarò": dobbiamo assolutamente recuperare il "civismo", quell'insieme di importantissime regole assolutamente necessarie per il vivere civile; c'è necessità di una maggiore tensione alla legalità, al rispetto del corredo di leggi imposte. E, nel caso specifico, è quindi opportuno che vengano seguite regole stringenti nella costruzione di tutti gli edifici, in grado di resistere a scosse di terremoto di magnitudo medie, evitando tante vittime e tanta devastazione.


Un'ultima considerazione riguarda la politica. Innanzitutto un grande merito al Presidente del Consiglio che, fin da lunedì (annullando un viaggio di lavoro a Mosca), si è recato quotidianamente sui luoghi della tragedia per seguire e coordinare i lavori assieme a Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. Grandissimo merito anche a Pierferdinando Casini, il quale, con grandissima lealtà e sensibilità istituzionale, ha detto che "noi carta bianca al governo abbiamo detto che la davamo e la diamo. In un momento come questo fare le pulci al governo è una inutile polemica del tutto impropria. Il governo faccia le cose giuste: noi daremo una mano a vigilare che effettivamente le facciano". Anche il Pd, in realtà, ha dato la sua disponibilità al Governo, sebbene negli ultimi giorni si sia lasciato andare a qualche sterile polemica, come quella riguardo l'accettazione dei finanziamenti esteri. Ritengo che in questo momento nessuno più del Governo abbia il polso della situazione per coordinare al meglio le varie operazioni e pertanto qualsiasi polemica risulti di poco aiuto, oltre che inopportuna. Infine, inviterei tutti i vari politici, comprese le alte cariche dello Stato, a limitare le visite in Abruzzo: credo sia un gesto di sobrietà e contemporaneamente di vicinanza e solidarietà quello di tenere un basso profilo, dando comunque la propria massima disponibilità per qualsiasi evenienza.

martedì 7 aprile 2009

IL TERREMOTO IN ABRUZZO


Sommo è il dispiacere per le conseguenze del terribile terremoto in Abruzzo. Qualsiasi immagine che passi in televisione o su Internet per documentare i danni è una pugnalata al cuore, uno strazio grandissimo; tanto da rimanere senza parole e tacere attoniti.

Il primo e più importante pensiero va ai bambini morti sotto le macerie, innocenti vittime di un cataclisma di enormi dimensioni, incapaci di mettersi in salvo e prede senza scampo dei calcinacci crollati sulle loro teste.


Un altro pensiero, anche questo triste, è ai ragazzi della Casa dello Studente: spezzano il cuore le riprese di quello che rimane di quell'edificio, che si è accovacciato su se stesso, mietendo vittime.

Non è il momento delle polemiche, è vero: ora bisogna rimboccarsi le maniche e aiutarsi. Però non si può non prestare attenzione a quella sollecitazione del sismologo Giuliani, il quale aveva invitato a non sottovalutare lo sciame sismico presente da più di un mese in Abruzzo.


Tuttavia, concludo queste mie considerazioni rallegrandomi del clima di solidarietà e generosità, subito scaturite dopo aver appreso del dramma dei terremotati: tutta Italia, senza divisione alcuna, si è impegnata per prestare aiuto e soccorsi agli abruzzesi. E questo perchè tutti abbiamo immaginato che una tragedia simile poteva succedere a noi e la stiamo condividendo, sempre col fiato sospeso, insieme a loro: soffrendo quando si viene a conoscenza di un altro morto, avendo paura quando una nuova scossa torna a far muovere tutto, rallegrandoci quando i soccorritori ritrovano un corpo vivo sotto le macerie.

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