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giovedì 5 maggio 2011

SILVIA AVALLONE A PAVIA


Il Collegio Nuovo di Pavia ha ospitato ieri sera Silvia Avallone, pluripremiata autrice di Acciaio, che si è confrontata con Anna Modena, docente di Letteratura Italiana contemporanea dell’Università di Pavia. Premio Campiello Opera Prima e finalista allo Strega (seconda classificata), la scrittrice biellese, vissuta anche a Piombino, teatro di Acciaio, ha tenuto incollato l'uditorio in una piacevole conversazione sul libro, sulla sua genesi e sui temi affrontati. Nata a Biella nel 1984, la Avallone si è laureata in Filosofia a Bologna e vorrebbe fare l’insegnante; tuttavia, scrittrice non si è trovata per caso: il suo vero esordio, oltre a racconti per la rivista Nuovi Argomenti, è stato nella poesia, con il suo II libro dei vent’anni (Edizioni della Meridiana, 2007, con la prefazione di Giuseppe Conte), in cui una poesia è dedicata anche agli operai delle acciaierie di Piombino narrate nel romanzo. A proposito di poesia, è la stessa autrice a sottolinearne l'importanza: come "apprendistato", come palestra per imparare a scrivere, l'esperienza della poesia è quanto di più utile per imparare a gestire le parole e confrontarsi con la scrittura. Lei che, comunque, non ha frequentato scuole di scritture, su cui ha mostrato scarso apprezzamento. Nonostante la rapidità del consenso acquisito, la Avallone ha tenuto a sottolineare come abbia vissuto il successo "senza patemi", senza timori, mantenendo i piedi per terra, prendendo i numerosi premi "come un gioco".
Il centro di Acciaio, il cui nucleo è costituito dalla storia di un'"amicizia del cuore", raccontata con emozionante intensità, tra le quattordicenni Anna e Francesca, è l'età "potenziale" dell'adolescenza, in cui la nascita e l’affermazione del desiderio giocano un ruolo propulsivo. Ma Acciaio racconta anche "la storia dei vinti, di chi non ce l'ha fatta", di "un'Italia che stenta a guardare al futuro": gli operai della Lucchini, costretti a turni sfiancanti e condannati ad una vita grama, sono lo sfondo del romanzo, la parete su cui si stagliano le altre figure e le altre storie. Proprio perché la figura dell'operaio è rimasta "emarginata dalla vita culturale", la scrittrice ha voluto prendere su di sé la responsabilità di raccontarla, di renderla nella sua interezza, prestando attenzione all'"estetica", che per lei è stata "un'operazione sociale". Il mondo operaio viene raccontato in maniera partigiana e la scrittrice, con il suo racconto, ne prende manifestamente le parti: avendolo visto da vicino, l'ha interiorizzato e lo racconta con eccezionale realismo.
I personaggi, non avendo a disposizione altri media al di fuori della televisione, sono cresciuti e sono stati plasmati da essa. Da qui deriva il mito della bellezza, del corpo giovane e perfetto cui ambiscono le due protagoniste: emblematico, a tal proposito, lo spogliarello improvvisato nel bagno di casa, dal quale emerge la totale innocenza e la somma levità di queste tredicenni che si confrontano con il proprio corpo e la propria età di transizione. Per quanto riguarda i personaggi maschili in particolare, la Avallone tiene a sottolineare quanto essi siano personaggi reali, a cui manca esclusivamente il cognome, ma effettivamente esistenti, con esperienze di vita reali (ad esempio il furto di rame o la gara con i Caterpillar). Nonostante la pesantezza e la durezza del lavoro che li segna non poco, e per la cui sopportazione non esitano ad aiutarsi con stupefacenti, essi mostrano "la dignità e la nobiltà del lavoro" che svolgono e che li rendono personaggi molto positivi e che la scrittrice tiene a "difendere a spada tratta". E, a proposito di personaggi, mi è parsa quanto mai originale la sottolineatura sulla loro genesi: la Avallone ha voluto costruire "personaggi vivi e autonomi", le cui storie dovevano nascere direttamente da sé, in base alla loro storia personale, senza alcun elemento narcisista, sapientemente eliminato dalla lettura "censoria" della madre: "nessun elemento autobiografico è stato inserito nel libro", conferma la Avallone e di questo "devo ringraziare una lettrice d'eccezione, mia mamma: nei punti in cui si annoiava, mi diceva quello che dovevo togliere". Insomma, un libro denso per i temi trattati, con una scrittura capace di astrarre il lettore e trasportarlo nelle atmosfere del libro, capace di far leggere il libro d'un fiato; le storie dei personaggi sono sicuramente difficili e pesanti, ma la bravura della Avallone sta proprio in questo, cioè nel far scendere chi legge al livello dei personaggi, proponendo quasi al lettore stesso di misurarsi con essi e riflettere. Il libro è totalmente figlio del suo pensiero: anche ieri sera ha confermato, come era già capitato in molte interviste, che è una ragazza profonda, critica, battagliera, tosta, che crede profondamente in alcuni valori e li difende.

martedì 14 dicembre 2010

IO E TE: UN NUOVO, GRANDE AMMANITI

Io e te

Niccolò Ammaniti


Einaudi Stile libero Big


€ 10


Una settimana bianca alle porte, sci sotto le braccia e zaino in spalla, le raccomandazioni di una madre: dietro l'angolo, è tutto pronto per partire. E poi una cantina, stracolma di oggetti vecchi e mobili abbandonati, appartenuti ai precedenti proprietari, nella quale trascorrere una settimana in totale solitudine, con una buona scorta di viveri, la Playstation e un po' di romanzi horror. Quest'ultima è l'idea di Lorenzo, fino a quando in questo quadro tranquillo non irrompe Olivia, la sorellastra, che cerca un posto per dormire, cerca denaro, cerca un aiuto da un mostro più grande di lei che piano piano la inghiotte.
Lorenzo, quattordici anni, ragazzo introverso, a tratti nevrotico, poco incline alla compagnia - cosa di cui la madre si preoccupa molto - , una settimana bianca in compagnia degli amici del tutto inventata: l'unico desiderio è vivere per una settimana solo in compagnia da se stesso, lontano da genitori, amici, conflitti, per gustarsi la propria felicità. Olivia, ventitre anni, una bellezza sfiorita lentamente negli anni, un corpo scheletrico mangiato dal mostro, una vitalità intermittente che si fa sempre più fioca e silenziosa. Un'alchimia particolare, creata dall'ambiente e dalla situazione, fa riscoprire alla ragazza il rapporto col fratellastro al punto che arriva a fare la grande promessa, non si drogherà più. Dieci anni dopo, un nuovo triste incontro tra Lorenzo e Olivia: l'ultimo incontro, quello definitivo, un lenzuolo bianco che copre quel volto etereo che non è mutato, il corpo magro come nella cantina, "sembra che stia dormendo". A trentatre un'overdose ha messo fine al grande sogno della vita.
Un grande Ammaniti, con questo racconto di formazione, riesce ad immortalare uno spaccato di vita adolescenziale in maniera nitida, con passaggi altamente commuoventi e dialoghi vibranti e carichi di sentimenti. Una storia tragica, che si palesa a poco a poco, che crolla addosso a Lorenzo, che, inizialmente chiuso in sé, scorge pian piano in Olivia una presenza amica e a lei si apre, aiutandola. Una piccola storia di vita, tra i travagli dell'adolescenza e i guai della vita.
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