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giovedì 7 luglio 2011

DIRITTI D'AUTORE: L'AGCOM RITRATTA


La levata di scudi di due giorni fa ha sortito gli effetti sperati: la delibera sul diritto d'autore da parte dell'AgCom che aveva dato vita a La notte della rete è stata ammorbidita. Tra le principali modifiche la più importante è quella riguardante la chiusura dei siti web, atto che può essere messo in essere solo dalla magistratura; inoltre, i giorni di tempo per il contradditorio sono passati da cinque a quindici. Così si è espresso ufficialmente Corrado Calabrò, presidente dell'AgCom, che ha approvato la delibera con sette voti a favore, uno contrario e uno astenuto.


Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell’Autorità e sul rapporto tra l’intervento amministrativo e i preminenti poteri dell’Autorità giudiziaria. L’articolato verrà ora sottoposto a una nuova consultazione pubblica che prevede un ampio termine per far pervenire osservazioni e suggerimenti. E’ nostra intenzione stimolare un dibattito approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della società civile, del mondo web e di quello produttivo, della cultura e del lavoro. In questo spirito ho anche dato la mia disponibilità a un’audizione presso le competenti Commissioni parlamentari sullo schema di regolamento qualora il Parlamento lo ritenga opportuno.




martedì 5 luglio 2011

LA NOTTE DELLA RETE





Online video chat by Ustream


Oggi, 5 luglio 2011, dalle 17,30 alle 21,00, si terrà La notte della Rete. Si tratta di una manifestazione di protesta contro il bavaglio che l'Autorità delle Comunicazioni vuole mettere ad Internet. Quasi ventimila persone hanno preannunciato di aderire alla manifestazione che si terrà a Roma alla Domus Talenti e che sarà possibile seguire in streaming attraverso il video pubblicato sopra.
Il nodo della questione sta in un provvedimento dell'AgCom in materia di diritto d'autore, che potrebbe essere approvato domani e in base al quale lo stesso organismo potrebbe oscurare, anche in via cautelare, con un semplice procedimento amministrativo e senza le necessarie garanzie, l'accesso a siti e servizi web per presunte violazioni del diritto d'autore.

Il giurista Stefano Rodotà, su la Repubblica di oggi, ricorda:

Bisogna dire subito che il modello tradizionale del diritto d'autore sta strettissimo alla rete, ne ignora le caratteristiche. Un legislatore consapevole dovrebbe in primo luogo prendere atto di questo dato di realtà, partire dalla premessa che la Rete è un luogo di condivisione del sapere, che il diritto di manifestazione del pensiero ha trovato strade nuove, sì che provvedimenti puramente repressivi legati ai vecchi schemi concretamente possono diventare uno strumento che, con il pretesto della tutela del diritto d'autore, introducono una nuova e inammissibile forma di censura.
Non si nega la necessità di dare tutele alla creazione artistica, di perseguire i comportamenti illegali. Ma non si può entrare nel futuro con la testa rivolta al passato.

Come a dire: va bene regolamentare, ma tenendo i piedi per terra e gli occhi sulla realtà.


lunedì 13 giugno 2011

LA BEFFA DI AMINA: CHI ABBIAMO DAVANTI SUL WEB?



La blogger Amina Araf, la ragazza gay di Damasco simbolo della rivolta in Siria e di cui ho dato notizia in un post precedente, è in realtà un uomo statunitense di 40 anni, originario della Georgia. Nel mentre giornalisti e blogger di tutto il mondo credevano che Amina fosse stata effettivamente rapita e lanciavano una campagna per la sua liberazione, l’uomo, che per quattro mesi ha finto di essere una coraggiosa dissidente siriana, se ne stava in vacanza con la moglie in Turchia, come ha confessato lui stesso con un post dal titolo Scuse ai lettori, firmato Tom MacMaster, Istanbul, Turchia, 12 giugno 2011. Inoltre, il titolo del blog, A gay girl in Damascus, è stato cambiato così: A Hoax. A Hoax that got way out of hand. I never meant to hurt anyone.
I never expected this level of attention. While the narrative voıce may have been fictional, the facts on thıs blog are true and not mısleading as to the situation on the ground. I do not believe that I have harmed anyone -- I feel that I have created an important voice for issues that I feel strongly about. I only hope that people pay as much attention to the people of the Middle East and their struggles in thıs year of revolutions. The events there are beıng shaped by the people living them on a daily basis. I have only tried to illuminate them for a western audience. This experience has sadly only confirmed my feelings regarding the often superficial coverage of the Middle East and the pervasiveness of new forms of liberal Orientalism. However, I have been deeply touched by the reactions of readers.

Best,

Tom MacMaster,

Istanbul, Turkey
June 12, 2011.

The sole author of all posts on this blog.

"Non mi aspettavo un livello di attenzione del genere. Mentre il personaggio era di fantasia, i fatti raccontati su questo blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul campo." Così scrive Tom MacMaster, "il solo autore di tutti i posts di questo blog", convinto di "non aver danneggiato nessuno." Con il blog, egli ha solo tentato di gettare l'attenzione del pubblico occidentale su quanto accade in Siria. "Questa esperienza ha tristemente confermato il mio modo di sentire riguardo alla copertura spesso superficiale del Medio Oriente e la presenza pervasiva di forme di Orientalismo liberale."

Alla luce di quanto successo in questa vicenda, torna alla mente quando, nel 1993, Peter Steiner sul New Yorker aveva disegnato la famosa vignetta che ritrae un cane davanti al computer. La didascalia recita: "Su Internet, nessuno sa che sei un cane." Una frase diventata simbolo dell'anonimità sulla rete, che oggi dobbiamo correggere così: "On the Internet, everyone knows you’re a dog" ovvero che "Su Internet, tutti sanno che sei un cane." Tutto ciò alla luce dei passi da gigante delle tecnologie: il web diventato più accessibile, la velocità della connessione in continuo aumento che permette di condividere video e foto, i social network entrati prepotentemente nelle nostre vite, le diverse attività che compiamo sul web (ad esempio gli acquisti) e che ci costringono a lasciare tracce di noi.
La vicenda di Amina ha fornito l'occasione attraverso la quale interrogarci su una questione più grande e più generale: il nostro rapporto con i media, la nostra vita frequentemente esposta sul web, amicizie o conoscenze nate e cresciute solo nel web, senza mai chiederci effettivamente chi c'è dall'altra parte, chi si nasconde dietro una foto o un nome di fantasia, arrivando così a snaturare un concetto tanto nobile quanto difficile da reperire quale è quello dell'amicizia. A tal proposito, Viviana Mazza, su La 27esima ora, dà notizia di uno studio del 2007, il quale ammoniva che non è possibile creare rapporti di vera amicizia e fiducia online secondo quanto spiegato dallo psicologo Will Reader: "Per sviluppare una vera amicizia dobbiamo sapere che l’altra persona è degna di fiducia, dobbiamo essere assolutamente certi che sia pronta ad investire nel rapporto con noi, che sia davvero lì quando ne abbiamo bisogno… E’ molto facile ingannare gli altri su Internet." Siamo sicuri sia sempre così?

giovedì 9 giugno 2011

DOMENICA SI VOTA PER QUATTRO REFERENDUM


Domenica 12 giugno, dalle ore 8,00 alle ore 22,00, e lunedì 13 giugno, dalle ore 7,00 alle ore 15,00, si svolgeranno le operazioni di votazione per quattro referendum popolari, il cui oggetto è elencato qui sotto.
Referendum popolare n. 1 (scheda rossa)

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica


Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall'art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?


Referendum popolare n. 2 (scheda gialla)

Determinazione della Tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata renumerazione del capitale investito

Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?


Referendum popolare n. 3 (scheda grigia)

Nuove centrali per la produzione di energia nucleare

Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?


Referendum popolare n. 4 (scheda verde)

Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, qualora risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte costituzionale

Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l'articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante "disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?

Come si vota
All’elettore saranno consegnate quattro schede di colore diverso, su ognuna delle quali sono riportati il numero del referendum nonché la rispettiva denominazione e il quesito così come approvato dall’Ufficio Centrale per il referendum presso la Corte Suprema di Cassazione (come presentato sopra). 
Ciascun elettore ha diritto di esprimere il voto, con la matita copiativa, tracciando un segno sul riquadro corrispondente alla risposta da lui prescelta ("sì" o "no"). E' importante non sovrapporre le schede durante l'espressione del voto per evitare che compaiano più segni sulla stessa scheda, il che potrebbe portare all'annullamento del voto. 
Votando "sì", il cittadino esprime la volontà di abrogare le norme sottoposte a referendum; votando "no" esprime la volontà di mantenere in vigore le norme sottoposte a referendum. 
È possibile ritirare, e quindi votare, anche solamente la scheda per uno o per alcuni dei quesiti referendari. 
Affinché il referendum sia valido, deve recarsi alle urne il 50% più uno degli aventi diritti al voto. 

Le operazioni di scrutinio avranno inizio lunedì 13 giugno subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti per ciascun referendum.

Tessera elettorale personale
Il Ministero dell’interno ricorda che gli elettori residenti in Italia, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire un documento di riconoscimento e la tessera elettorale personale. 
Chi avesse smarrito la propria tessera elettorale personale, potrà chiederne un duplicato agli uffici comunali nei cinque giorni antecedenti quello di inizio della votazione (cioè da martedì 7 giugno sino a sabato 11 giugno) dalle ore 9 alle ore 19 nonché nei giorni della votazione (domenica 12 giugno e lunedì 13 giugno) per tutta la durata delle operazioni di voto.

Tutti i risultati elettorali e i dati relativi all’affluenza alle urne saranno consultabili in tempo reale sul sito: www.interno.it.

mercoledì 8 giugno 2011

LIBERATE AMINA ARAF!


Da uomo, prima, e da blogger, poi, non posso non riportarvi la notizia del rapimento di Amina Arraf, figlia di un'americana e di un siriano, che ha vissuto a lungo negli Stati Uniti fino a quando, circa un anno fa, nell'estate 2010, decide di tornare in Siria. Nella blogosfera è certamente uno dei nomi più famosi della rivolta civile dei siriani nei confronti di un regime asfissiante grazie al suo personale blog, divenuto popolarissimo con aggiornamenti frequenti sulla rivolta e soprattutto con la confessione riguardante la propria omosessualità: un grandissimo coraggio, per una giovane donna araba, quello di raccontare la vita di una ragazza omossessule, dal momento che in Siria, come in molti altri Paesi arabi, l'omossessualità è considerata un reato. Il titolo del blog è per l'appunto A gay girl in Damascus, spazio virtuale in cui raccoglieva appunti, notizie e commenti di natura politica. Da quando sono scoppiate le proteste contro il regime, nel marzo scorso, e a seguito dell'espulsione di gran parte dei giornalisti stanieri dalla Siria, il blog di Amina è diventata una delle fonti di notizie per la stampa internazionale.


mercoledì 6 aprile 2011

BRUNO SERATO E I MOTEL KIDS


Italiani che hanno preso la strada dell'estero ve ne sono tanti, la maggior parte di questi ha avuto fortuna nel campo in cui si è applicata e porta alto l'onore del nostro Paese: l'italiano medio è persona capace di abnegazione e costanza, dedito al lavoro, preciso, scrupoloso e, in fondo, orgoglioso.
E' per questo motivo che voglio raccontarvi la storia di Bruno Serato. Originario del Veneto, di San Bonifacio, circa trent'anni ha deciso di fare armi e bagagli e di varcare l'oceano per cercare fortuna negli States, avendo con sé nient'altro che un sogno e 200 dollari in tasca. Gli anni di duro lavoro hanno fruttato alla grande al punto che ora possiede uno dei più importanti ristoranti della California, l'Anaheim White House Restaurant, nella contea di Orange, un ristorante frequentato da star come Gwen Stefani, David Beckham, Madonna, Jimmy Carter, George W. Bush e Danny De Vito, per fare alcuni esempi. Ma la notizia non è questa, per lo meno non è solo questa: fin qui - viene spontaneo dirlo - non è stata raccontata nient'altro che la storia di un italiano, che ha fatto fortuna fuori dal suo Paese, applicandosi duramente e con regolarità. La vera notizia è che Bruno Serato è stato inserito nella Cnn Top 20 Heroes 2011, la classifica che la Cnn stila annualmente inserendovi coloro che, con il loro impegno, cambiano il mondo, una sorta di classifica dei personaggi più altruisti.
Il motivo di un così importante riconoscimento, che è costato a Bruno Serato un articolo su People, risiede nel fatto che, giornalmente, Bruno serve venti chili di pasta a trecento motel kids, ovvero bambini figli di quell'America che non sogna, non riesce a pagarsi un affitto ed è costretta a vivere in una camera di pochi metri quadrati senza bagno e spesso senza cucina, bambini costretti a crescere a due passi da prostitute, drogati, alcolizzati e tutta la gente che popola i motel da quattro soldi, bambini che senza l'aiuto di Bruno rischiano di andare a letto senza cena.
Racconta Serato che solo ad Anaheim ci sono più di mille famiglie che vivono in motel, dove non è possibile cucinare; quando la madre Caterina lo ha scoperto, subito gli ha detto: "Non possono cenare? Bruno, preparagli tu una pastasciutta!" E così, da sei anni, con pochi clamori, alle cinque del pomeriggio accompagna in autobus i piccoli in un centro di solidarietà per minori, dove serve i suoi spaghetti al pomodoro. Finora ha servito più o meno 250 mila piatti di pasta, spendendo di tasca propria duemila dollari al mese e non l'ha frenato neanche la bolla finanziaria; seppure i clienti del ristorante si sono ridotti del 30-40%, Bruno ha acceso un mutuo per tenere in piedi la White House e, al contempo, aiutare i bambini.
Una storia curiosa riguarda Armando, il quale, a quindici anni, si è intascato il biglietto da visita del ristorante di Serato e al contempo una promessa dal proprietario. Dato che voleva lavorare, Bruno l'ha invitato a tornare una volta compiuti i diciotto anni: puntualmente, dopo tre anni, Armando ha bussato alla porta del ristorante col bigliettino ed è stato assunto in sala. Ma, oltre a ciò, è bene ricordare come Bruno sia attento al loro sviluppo e se ne occupi con una sollecitudine da nonno, servendo pasta al salmone, al tacchino o con ingredienti ricchi di omega-3, viste le note dimensioni del problema dell'obesità infantile negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la crescita spirituale, Serato ha una ricetta: "Ogni tanto li porto con me al ristorante, perché capiscano che la vita non è solo un motel o un centro d' accoglienza. Quando vedono quegli atleti (delle squadre olimpiche di pallavolo e hockey, clienti abituali di Bruno, ndr) rimangono strabiliati, allora io dico: vedete ragazzi, crescete in fretta, anche voi potete diventare campioni!" E qualcuno ce l'ha fatta, visto che è diventato un ricercatore di fama alla Oxford University.
Bruno Serato ha così mostrato - e lo dico con orgoglio, visto che si tratta di un italiano - di quanto il nostro popolo sia grande e gentile, lavoratore e altruista e di come nella vita sia sempre necessario prefiggersi, sempre e comunque, degli obiettivi ché prima o poi i risultati arrivano. E la storia di Bruno e di Armando ne sono degli esempi.

mercoledì 23 marzo 2011

LA MORATORIA PER SALUTARE IL NUCLEARE

Nucleare sì, nucleare no: alla fine è un nì che ha tutto il sapore di un no. Proprio oggi, il Governo ha approvato, in Consiglio dei ministri, la moratoria di dodici mesi sul programma nucleare. All'indomani del tragico tsunami in Giappone, il ministro Romani aveva parlato di una "pausa di riflessione" riguardo il nucleare, riprendendo l'opinione generale di altri colleghi europei. Nel volgere di alcuni giorni, la sindrome giapponese ha contagiato il ministro, per il quale qualche giorno fa era "inimmaginabile tornare indietro", e tutto il governo al punto da arrivare a meditare e - oggi - ad approvare lo stop di un anno al nucleare. In un precedente post, avevo ricordato come coloro che sostenevano con entusiasmo il ritorno al nucleare erano costretti ad un "difficile bagno d'impopolarità", sia per quanto verificatosi in Giappone, sia per la vicinanza della consultazione elettorale e del referendum. Sarebbe stata necessaria una dura prova di forza per continuare a restare convinti nuclearisti e sfidare l'elettorato alle amministrative e al referendum, forza che evidentemente il Governo ha smarrito per strada. A testimonianza della paura di affrontare un siffatto tema in una campagna elettorale decisiva, basti ricordare la colorita opinione del ministro dell'Ambiente Prestigiacomo - che, insieme al sottosegretario Letta e al ministro Romani, ha curato la regia della moratoria - pronunciata giovedì dinanzi a Bonaiuti e Tremonti al termine del discorso di Napolitano alle Camere riunite: "È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese".
Gli effetti della moratoria sul nucleare sono tanti e forse non tutti noti. Il primo e più grande effetto è quello di bloccare la joint venture tra Enel e Edf, Sviluppo nucleare Italia, già saltata nel 1987 dopo l'incidente di Chernobyl, così come oggi è l'incidente a Fukushima a farla arenare. E pensare che l'accordo tra Italia e Francia era stato firmato nel 2009 in pompa magna tra Berlusconi e Sarkozy con la previsione di realizzare quattro centrali. L'opzione più rosea è che la società venga congelata, quella peggiore è che venga addirittura sciolta. E lo scioglimento vorrebbe dire rassegnarsi quasi definitivamente al nucleare in Italia, sarebbe il colpo di grazia ad una macchina che ha stentato a camminare e che ora potrebbe farsi in mille pezzi. E che fine farà l'Agenzia per la sicurezza nucleare presieduta da Umberto Veronesi, che ad oggi - per la verità - non è ancora operativa? Con lo stop al nucleare di questa mattina, viene archiviato anche il decreto legislativo sui siti di costruzione degli impianti atomici, che minacciava di essere un nuovo terreno di scontro tra Governo e regioni e che il primo si è guardato bene dal tenere vivo; sono state escluse, invece, dal provvedimento le procedure relative all'individuazione del sito di stoccaggio per le scorie. Lo stop, come ricordato prima, permette di rasserenare gli animi sul referendum di giugno: la paura più grande per il premier è che, in caso di forte propaganda a partecipare al referendum sull'onda dell'emotività, il quorum possa essere raggiunto facilmente andando ad inficiare l'esito degli altri due quesiti referendari, quello sulla privatizzazione dell'acqua e, soprattutto, quello sul legittimo impedimento, tanto caro al presidente Berlusconi.
Ma che cosa succederà tra un anno? Non si sa, nessuno è in grado di dirlo. Se tutto procederà come ora e il governo sarà quello attuale, ci troveremo ad entrare in un nuovo "ciclo elettorale" e quindi questo vuol dire non avventurarsi a parlare di nucleare per evitare qualsiasi riflesso negativo nelle urne. L'unica cosa che non sarà possibile fermare è il decommissioning, ovvero la disattivazione delle scorie nucleari, in parole povere le scorie ereditate dalle centrali atomiche chiuse dopo il referendum del 1987. Rizzo la definisce "una operazione titanica", considerando che il termine, precedentemente fissato al 2020, può slittare fino al 2026-2027 e che si parla di qualcosa come quattro o cinque miliardi di euro. "Somma che sarebbe stata sufficiente a costruire un paio di centrali atomiche", tanto per capirci.

mercoledì 2 marzo 2011

DOLORE E MEDIA

Dolore, sgomento e rabbia sono i sentimenti comuni che ci animano in questo momento, nel quale continuiamo a interrogarci sul come e sul perché sia potuto succedere e facciamo ipotesi più o meno fantasiose. Il triste dato di fatto è che Yara Gambirasio non c'è più, l'adolescente ginnasta di Brembate di Sopra, nella Bergamasca, che si affacciava alla vita ha dovuto dire addio al mondo, soccombendo sotto le grinfie di un mostro che ha agito senza alcun ragionevole fine. Le ipotesi degli investigatori si rincorrono, hanno bisogno di essere ancora provate in maniera precisa: ma, in fin dei conti, cosa ci interessa delle ipotesi? Noi vogliamo solo la verità e la sua famiglia prima di tutto, verità alla quale si arriva passando necessariamente attraverso le ipotesi - non c'è dubbio; ma, dato che questa incombenza non ci compete, quale senso ha dedicare intere trasmissioni televisive al caso Yara? Non voglio fare la predica - che, peraltro, ho già fatto in altre occasioni - su come si comporta la televisione di fronte ai fatti di cronaca: è noto a tutti che la curiosità morbosa che pervade il grande pubblico della televisione fa sì che alcuni programmi possano continuare ad esistere e ad essere trasmessi. Dinanzi al "dolorismo a puntate" segnalato con veemenza dal presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli, mi sento di dire che la caccia mediatica al colpevole è senza pace, anche questa volta, appesa ai pareri di avvocati, criminologi, giornalisti, scrittori, soubrette e chi più ne ha, più ne metta. Le ipotesi di reato e le agenzie fioccano durante queste trasmissioni, talora in contrasto le une con le altre, ma l'importante è fare gli ascolti, abbeverare i curiosi di particolari truculenti ed ipotesi fantasiose.
In netto contrasto con questo atteggiamento, i familiari di Yara hanno sempre mantenuto uno stretto riserbo su tutto quanto riguardava la giovane figlia: hanno preferito tenere il dolore tra le mura domestiche, non darlo in pasto ai mass media, consolarsi in famiglia per quanto possibile, evitare la spettacolarizzazione della tragedia. I precedenti - Novi Ligure, Cogne, Avetrana - non potevano che far rabbrividire, l'angoscia e la desolazione per un fatto tanto triste sono state travolte dall'insaziabile voglia di scoop e di condivisione della tragedia che attanagliano i mezzi di informazione. Ma per Yara è stato diverso, il dolore è apparso dolore vero perché mantenuto nascosto da occhi indiscreti, il dispiacere è apparso dispiacere vero per la scomparsa di una figlia così giovane e così brava, lo struggimento è apparso struggimento vero di fronte alla mancanza di notizie della propria figlia per tre mesi.
La Bergamasca non attraversa un periodo troppo felice: a distanza di pochi giorni dal ritrovamento del corpo di Yara, viene ritrovato anche il corpo di Daniel Busetti in provincia di Torino, precisamente a Baldissero Canavese. Un incidente stradale con tre feriti, un sms ad un'amica o alla sua ragazza ("Ho fatto un incidente megagalattico. Ti amo. Addio"), la fuga verso Milano e da lì, in treno, verso Ivrea, un veloce ricovero in ospedale e il mattino successivo l'ultima tappa, Baldissero Canavese per raggiungere Damanhur, "un'eco-società basata su valori etici e spirituali". I motivi del gesto sono difficili da ipotizzare e capire: la paura dell'arresto?, il timore di cosa avrebbero potuto dire i genitori? e... cos'altro? La vergogna per il gesto avventato finito poi non troppo tragicamente? Resta un mistero, per ora, la motivazione che ha spinto il giovane Daniel ad allontanarsi da casa, fuga che si è conclusa drammaticamente: il primo responso del medico legale dice "assideramento". Non eravamo nella sua testa, non possiamo dire quali pensieri lo hanno portato al folle gesto, possiamo ipotizzarli sebbene a fatica. Resta soprattutto il grande dispiacere per un'altra vita, l'ennesima, terminata troppo prematuramente.
Tuttavia, non posso concludere non meditando su questi due fatti di cronache: riguardo Yara, il dispiacere per la sua morte si mischia a profonda rabbia nei confronti dell'orco che l'ha uccisa, segno di una società impazzita e ormai alle corde, capace di uccidere una bambina come si ammazza una mosca. E, sull'altro versante, lo sgomento è tanto: l'aver causato un incidente non può spiegare la fuga, dovevano esserci problemi - per Daniel - ignoti a chi gli stava intorno, che, dopo l'incidente, lo hanno convinto a scappare e a sottrarsi alle sue responsabilità.

giovedì 24 febbraio 2011

GOMORRA CONTINUA



Mi accingo a terminare la lettura di Gomorra, sebbene lo abbia già letto in tempi diversi a spezzoni, piccoli bocconi di una storia difficile da digerire, flash chiari su un mondo ignorato fino all'uscita del libro. Il quadro che emerge è a dir poco raccapricciante: Gomorra rappresenta un mondo parallelo, dove si vive un'altra vita, con altre regole, altri tempi, altri ruoli, altre gerarchie, dove il tempo ha un andamento diverso con rapide accelerazioni e repentini arresti, tra una fuga dalle forze dell'ordine o un colpo di pistola esploso a bruciapelo. Gomorra è una pianta tenace e corroborata da un ambiente compiacente, dove lo stato delle cose deve rimanere tale per non sovvertire l'equilibrio illecito, costruito negli anni attraverso il mancato rispetto di ogni regola, calpestando le più banali norme fino a sfidare lo Stato ai più alti livelli. Le radici di Gomorra, come quelle di una pianta infestante, hanno pervaso l'economia, raggiungendo alcuni punti nevralgici come l'industria della moda o quella edilizia, due settori nei quali la camorra recita una parte di primo piano, dettando in molte zone tempi e modi dell'economia.

Proprio a tal proposito, Antonio Crispino su Corrieretv, ha confezionato uno splendido servizio realizzato nell'hinterland napoletano, che documenta in maniera terribilmente vera come il mercato del falso made in Italy sia alquanto fiorente, un mercato di prodotti ricercati e rinomati della nostra moda, che sfuggono "a qualsiasi tipo di catalogazione, associazione di categoria, import/export", un mercato organizzato in sottoscala, cantine o retrobottega di anonime abitazioni. Per cercare di capire il meccanismo di questo mercato perverso, l'inviato si è finto interessato a confezionare alcuni capi delle case di moda più importanti, ovviamente in nero: le parole udite dagli "imprenditori" fanno rabbrividire, considerando che si spende quattordici euro per un completo da donna rivenduto a cinquanta volte tanto oppure sette euro per una confezione da uomo che costerà almeno settanta euro. Curioso l'incontro con Kabir, "imprenditore" pachistano, partito tredici anni fa come apprendista sarto e ora proprietario di alcune fabbriche di falsi, il quale non vuole Italiani a lavorare presso di lui; per far capire il concetto, infatti, mette letteralmente alla porta l'inviato di Corrieretv.
Qui sotto è possibile vedere il filmato per intero.

mercoledì 26 gennaio 2011

LA TOMBA VIOLATA

Un vile gesto, di una bassezza indicibile, quello verificatosi a Dagnente, in provincia di Novara: le spoglie del presentatore Mike Bongiorno sono state rubate nella giornata di lunedì, senza che nessuno abbia visto nulla e senza alcuna richiesta di riscatto pervenuta finora alla famiglia. La scoperta è stata fatta da un pensionato recatosi nel cimitero per onorare la tomba della moglie, il quale si è trovato dinanzi il loculo forzato e vuoto. Tanto sgomento e tanta incredulità ha destato il fatto nel paesino sulle rive del lago Maggiore, a pochi chilometri dalla villa di famiglia.
Non si può spiegare in maniera logica e razionale cosa spinge a rubare la salma di una persona: certamente, rubare i resti di Bongiorno permette di salire agli altari della cronaca e di avere popolarità, oltre che denaro in caso di un ricco riscatto. Tuttavia, il gesto è esecrabile: allontanare le spoglie di un caro è una violenza tanto grave quanto gratuita nei confronti dei suoi cari, una privazione del contatto tra la famiglia e il defunto, un distacco ancora peggiore della morte. La sacralità delle spoglie, la loro ordinata e precisa custodia, la venerazione tributata loro sono valori così forti e così sentiti dalla famiglia di ogni defunto al punto che qualsiasi gesto capace di intaccare la salma viene vissuto come un'aggressione, come un oltraggio reso ancor più grave proprio dal fatto che è perpetrato nei confronti di un morto.
Purtroppo, i casi di salme trafugate sono numerosi nella storia: le spoglie di Charlie Chaplin sono state rubate nel 1978 nel cimitero di Corsier sur Vevey, Svizzera, e ritrovate pochi giorni dopo; quelle dell'ex presidente argentino Peron nel 1987 nel cimitero di Chacarita a Buenos Aires. In Italia, nel 1977, è stata trafugata, a Bari, la salma di Salvatore Matarrese, padre del deputato della Dc Antonio; nel 1987 a Ravenna quella di Serafino Ferruzzi, fondatore dell'azienda omonima e suocero di Raul Gardini; nel 1992, a Mesagne (Brindisi), viene trafugata dalla cappella di famiglia la salma di un imprenditore agricolo, Guido Vece; sempre nel 1992, dal cimitero di Cesenatico, viene trafugata la salma di Raffaele Bagni, figlio dell'ex calciatore Salvatore, morto un mese prima all'età di 3 anni in un incidente stradale sull'auto guidata dalla madre. Gran clamore desta, il 17 marzo 2001, la scomparsa della salma di Enrico Cuccia, presidente onorario di Mediobanca, dal cimitero di Meina, sul lago Maggiore (a pochissima distanza dal cimitero di Dagnente dove era seppellito Bongiorno), salma ritrovata il 31 marzo in un fienile di un paese della Val di Susa: ad incastrare la banda di dilettanti, composta da Giampaolo Pesce detto "Pes" e Franco Bruno Rapelli detto "Crodino", che aveva messo in atto il trafugamento sono le telefonate fatte a Mediobanca in cerca di riscatto; proprio riguardo a tale vicenda, è stato dedicato il film L'ultimo crodino (nella foto, una scena del film), con Ricky Tognazzi, Serena Autieri ed Enzo Iacchetti.

lunedì 27 dicembre 2010

FABBRICA CHIUSA


"E ora basta!" Non è l'esclamazione di una moglie arrabbiata col suo marito, né quella di un genero con sua suocera, né quella di una sorella con suo fratello. Questa potrebbe essere l'esclamazione che ha fatto Ronaldo nel momento in cui ha deciso di evitare altri figli nati in circostanze non sempre del tutto chiare.
Ronaldo Luís Nazário de Lima, meglio conosciuto come Ronaldo o il Fenomeno, ha affermato al quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo: "Ho chiuso la fabbrica di figli." Dichiarazione rilasciata non certo a caso, ma figlia di alcuni dati di fatto, o meglio dei figli di cui è padre. Ronaldo è infatti genitore di Ronald, 10 anni, avuto da Milene Domingues, calciatrice brasiliana che ha giocato anche con la Nazionale del suo Paese nonché moglie del Fenomeno dal 1999 al 2003; di Alex, 5 anni, nato nel 2004 da un rapporto occasionale con Michelle Umezu, brasiliana di origine giapponese, quando si trovava in Giappone per un'amichevole con il Real Madrid; di Maria Sophia, di 2 anni, e di Maria Alice, di soli nove mesi, avute dall'attuale moglie Bia Anthony.
Ma Ronaldo non è stato il primo a prendere la decisione di "chiudere la fabbrica" ovvero di sottoporsi alla vasectomia. Un altro grande del calcio, Pelé, a seguito di qualche paternità imprevista, decise di sottoporsi all'intervento, salvo poi pentirsene e ricorrere all'inseminazione artificiale per ingravidare la seconda moglie, da cui ebbe due gemelli.
Ma cos'è la vasectomia? Nulla di così traumatico, come rappresentato nella vignetta in basso. E' un intervento chirurgico col quale, nell'uomo, si ha la resezione, dopo legatura, dei dotti deferenti, canali nei quali sono contenuti spermatozoi e una piccola quantità di liquido molto ricco di proteine che ne assicura la sopravvivenza. L'uomo, perciò, continua ad eiaculare ad ogni orgasmo, con una piccola riduzione della quantità di sperma emesso: nessuna modifica nel colore, nell'aspetto e nella viscosità può essere apprezzata, se non con il microscopio con cui si evidenzia, per l'appunto, l'assenza di spermatozoi. Dopo la vasectomia, tutte le sensazioni locali sonno immutate, l'erezione non cambia assolutamente, il processo di eiaculazione non cambia; molti maschi riferiscono addirittura un miglioramento dell'erezione dopo vasectomia. E', senza dubbio, un intervento sicuro e poco traumatico, ma non consente ripensamenti: gli interventi di ricongiungimento dei deferenti sono possibili grazie alla microchirurgia, ma solo nel 30% dei casi si è ottenuto un figlio.
Un bel regalo di Natale, molto originale, quello che si è regalato Ronaldo.

martedì 21 dicembre 2010

CIAO ENZO!



Si è spento oggi a Roma Enzo Bearzot, l'ex ct azzurro campione del mondo nel 1982. La notizia è stata data poco fa da Sky e la triste ricorrenza ricorre con l'anniversario della morte di Vittorio Pozzo, l'altro grande tecnico bicampione del mondo.
Nato ad Aiello del Friuli 83 anni fa, è stato un buon mediano negli anni '50, quando giocò con le maglie di Inter e Torino. Ma è senz'altro come ct della Nazionale che ha raggiunto i maggiori risultati ed è entrato nell'immaginario collettivo: il fotogramma che tutti abbiamo in mente, anche chi - come me - ha rivisto quelle immagini a distanza di tempo e non le ha potute vivere, è quella della Coppa del Mondo in primo piano, con il presidente della Repubblica Sandro Pertini alla sua destra, Dino Zoff di fronte e Franco Causio opposto.
Enzo Bearzot arriva nel 1975 alla guida dell'Italia e vi resta fino al 1983, conquistando il quarto posto ai Mondiali del 1978 e il primato mondiale nel 1982. Inevitabilmente, Bearzot rimarrà sinonimo di Mondiale, anzi di Mundial, Spagna 1982. Il Mondiale delle polemiche e delle derisioni, del silenzio stampa, di Gentile che marca Maradona, dell'eliminazione di Argentina e Brasile, di Paolo Rossi e di Pertini che esulta in tribuna durante la finale al Bernabeu di Madrid vinta per 3-1 con la Germania. Il Mondiale di Enzo Bearzot: un capolavoro di un uomo che riuscì a riportare l’Italia sul tetto del mondo dopo ben 44 anni, lui che di anni non aveva ancora compiuti 55, il Vecio. Con il suo orgoglio, la sua straordinaria umanità e il suo stile, aveva compiuto il miracolo, proprio nel momento in cui il Paese aveva bisogno di qualcosa che sollevasse il morale.


LA NATIVITA' DIGITALE


Dopo più di 2000 anni, anche la Natività si aggiorna e la sua storia non può non essere raccontata attraverso i mezzi più moderni e alla moda.
Se si vogliono avere tutte le notizie, basta una rapida ricerca su Google, che nell'arco di pochi decimi di secondo ci fornisce un'immensa quantità di informazioni. E se non sappiamo o non ci ricordiamo precisamente dove stanno Nazareth o Betlemme, basta una ricerca su Google Maps. Per una storia precisa della Natività, il punto di riferimento è Wikipedia, l'enciclopedia costruita dagli utenti. E poi, come tralasciare di annunciare il grande evento attraverso Facebook, Twitter o Foursquare (una via di mezzo tra un social network e un gioco, basato sulla cybermappatura dei luoghi che ciascuno frequenta) oppure con una e-mail tramite GMail oppure con un sms attraverso l'iPhone? E' possibile, infine, immortalare l'evento e caricare il filmato su YouTube.
In fondo, "I tempi cambiano, i sentimenti restano gli stessi": questo è il messaggio finale del video.

lunedì 20 dicembre 2010

DIFENDERE L'INDIFENDIBILE

14 dicembre 2010: una data che ci ricorderemo per un po'. Non tanto e non solo per l'aspetto politico, con il Governo che ottiene la fiducia sebbene con un margine molto stretto. La ricorderemo anche per gli importanti scontri avvenuti nel centro di Roma, che hanno portato tanta distruzione ordita dai violenti che hanno trasformato una manifestazione di protesta in guerriglia urbana. Le immagini televisive hanno documentato gli scontri da più parti, con il solito refrain: un gruppo di facinorosi, se non proprio di criminali, che tenta di accedere alla zona rossa (quella dei palazzi) con mazze e bombe carta e le forze dell'ordine che tentano di arginare la protesta. Il risultato, nelle vie degli scontri, a fine pomeriggio, è indicibile: devastazione, un'auto civile e un furgoncino della Guardia di Finanza incendiati, vetrine rotte, merce bruciata e non più vendibile, con danni stimati per circa 20 milioni di euro. 23 i fermati, con il tribunale di Roma che li scarcera tutti: "le direttissime hanno portato alla convalida degli arresti e solo per uno dei fermati, il figlio di Vincenzo Miliucci, leader dell'autonomia operaio romana negli anni '70, si è deciso per gli arresti domiciliari. Resistenza aggravata, danneggiamento e, in alcuni casi, lesioni aggravate: questi i capi di imputazione nei confronti dei 23".
Il tema degli scontri di martedì è stato al centro della trasmissione Anno zero, in onda lo scorso giovedì sera, nel corso di una puntata dai toni piuttosto alti per via degli scontri verbali sia tra gli ospiti sia nei confronti del pubblico, con il ministro La Russa gran protagonista. Per alcuni minuti il dibattito in studio è stato incadescente e il motivo del contendere è stato il seguente: alla domanda di Santoro ad uno studente della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza sulla condanna o meno degli scontri, il ragazzo si è inizialmente sottratto nonostante il pressing di Casini, di Porro e di La Russa, con quest'ultimo che lo incalzava con veemenza; successivamente, in maniera non del tutto chiara, ha avallato i comportamenti violenti per le strade di Roma. "Questa è la grande novità", ha affermato Santoro sorpreso e carico di meraviglie. Che bella novità!, verrebbe da dire, c'è da gioire...
A questo punto ho scosso la testa e ho cercato di capire le argomentazioni dello studente che in sintesi sono: la motivazione degli scontri è di tipo politico, la zona rossa non aveva motivo di essere presente, la risposta alle proteste degli studenti negli scorsi mesi è stata solo battute e facilonerie, senza contare le sterili e inconsistenti proposte per un miglioramento della situazione, che vengono cassate ad una ad una da Nicola Porro. Ciò che più mi ha sconvolto e più mi ha irritato è stato il modo con cui lo studente ha parlato degli scontri. Dalle sue parole è venuta una giustificazione agli scontri, cioè agli attacchi violenti e reiterati a colpi di manganelli, mazze, bombe carta, sedie e quant'altro fosse disponibile nei confronti delle forze dell'ordine, che cercavano di evitarli solo a mezzo di scudo e che solo successivamente si sono visti costretti a caricare e ad utilizzare in qualche occasione il manganello. La castroneria sulla zona rossa che non doveva esserci è stato il massimo: le forze dell'ordine stavano difendendo Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, e Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, vale a dire due centri nevralgici della nostra democrazia, "la culla della nostra democrazia" come ha detto Porro. Credo che chi parla in questo modo ha alcuni deficit di valori: non considera l'autorità dello Stato come requisito fondamentale per vivere in democrazia, un prerequisito da difendere a tutti i costi, sempre e comunque.
Per questa settimana sono previste altre manifestazioni studentesche in tutta Italia. Se da una parte il presidente Napolitano invita ad ascoltare il malessere dei giovani in quanto concreto, il senatore Gasparri non aiuta per nulla a rasserenare il clima suggerendo arresti preventivi. Ciò che auspico è una protesta civile, senza disordini. Nessuno vieta di manifestare - è un diritto sancito dalla Costituzione - ma non si possono tollerare coloro che mettono a ferro e fuoco la città strumentalizzando la protesta e tantomeno coloro che li giustificano.


giovedì 16 dicembre 2010

IL MOMENTO DI GLORIA

A giudicare da quanto si sente in tv, Domenico Scilipoti è l'uomo del momento. Al pari suo, anche personaggi come Bruno Cesario o Maurizio Grassano o Antonio Razzi, in virtù del recente sommovimento politico in Parlamento, hanno avuto quel momento di gloria che altrimenti non avrebbero avuto. Tutti pronti a giurare che si immolavano per un giudizio mutato dalle condizioni politiche, tutti pronti a giurare che nessuna offerta era stata loro fatta al fine di un cambio di casacca. Tra l'altro Scilipoti ha dato mostra delle sue grandi oratorie a Una giornata da pecora su Radio2, dove ha svuotato il sacco da tante dicerie rivolte nei suoi confronti.



Una notizia certamente degna di nota riguardo il deputato siciliano viene appresa da una relazione finale prefettizia che nel 2005 chiede e ottiene lo scioglimento del Comune di Terme Vigliatore (ME) per infiltrazioni mafiose; quando è stato redatto il documento, Scilipoti è consigliere comunale, precedentemente è stato anche assessore al Bilancio. Ecco il giudizio della la commissione presieduta dal viceprefetto Nino Contarino, dal comandante dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, Domenico Cristaldi, dal dirigente del commissariato di polizia di Barcellona, Fabio Ettaro e dal comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Messina, Domenico Rotella: "Collegamenti intercorsi tra Scilipoti Domenico, classe ’57, il quale ricopriva nel 2002, seppur per breve tempo, anche l’incarico di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò, con personaggi appartenenti ad una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria”.
Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, nel 1993 viene costruita nel comune siciliano una palazzina, in via Stabilimento, di Scilipoti, ma anche di Annunziato Stelitano, Lorenzo Stelitano e Giovanni Minnici, tutti medici e incensurati e imparentati con il clan Zavatteri. Un report dei Carabinieri affermava: "I tre hanno rapporti di parentela con una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria". I carabinieri annotano che la comproprietà evidenzia "i collegamenti tra Domenico Scilipoti con personaggi appertenenti alle cosche reggine". Circostanza che non porterà a nessuna incriminazione, mai un avviso di garanzia per il deputato. Tuttavia, il documento redatto dai Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto e ripreso dalla relazione prefettizia parla chiaro: "Per anni il comune di Terme Vigliatore è stato amministrato da un gruppo di persone che si associano stabilmente al fine di procurare a se stessi, parenti e soci ingiusti vantaggi patrimoniali in danno alla Pubblica amministrazione".
Secondo quanto riporta Wikipedia alla pagina dedicata a Domenico Scilipoti, "nel Luglio del 2010 Scilipoti viene indagato per calunnia e produzione di documenti falsi sempre in merito ai debiti contratti e a novembre 2010 riceve un avviso di garanzia. Condannato (in secondo grado) al pagamento di 200.000 euro, subisce il pignoramento dell'abitazione e di sette immobili di sua proprietà."
Un personaggio dalla vita non certo noiosa, piena di diversivi. Un cultore dell'agopuntura al punto che "non posso rimanere in un partito che non fa niente per l'agopuntura": assolutamente no, è una mancanza troppo grave. Un uomo singolare che, come mostra Repubblica.it in un video, ha pagato un gruppo di immigrati per inscenare una protesta a suo favore in piazza San Silvestro a Roma. "Questo per noi è un lavoro" e lo striscione recita: "Martedì 14 dicembre 2010 Onorevole Scilipoti-libertà" e poi sotto, a pennarello: "Libertà dallo strapotere delle banche. Associazione antiracket e antiusura. Lotta contro tutte le mafie. Brescia".

sabato 4 dicembre 2010

METASTASI, LA 'NDRANGHETA AL NORD


Presso il Circolo della Stampa di Milano, in una sala Bracco piena in ogni ordine di posto, il pubblico intervenuto ha salutato con entusiasmo l'ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli dal titolo Metastasi. Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud. La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito (giunto alla terza edizione in appena quarantott'ore). Un titolo terribile per raccontare una storia incredibile e capace di far rabbrividire.
Ad arricchire la presentazione, oltre ai due autori, sono intervenuti Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano, Gad Lerner, giornalista, Maurizio Belpietro, direttore di Libero, e Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto presso la DDA di Roma. Proprio a Capaldo, visti i nuovi e preziosi risvolti emersi dalle confessioni del pentito, è stata consegnata la prima copia del libro al fine di valutare la presenza di elementi meritevoli di indagine.


Per Livia Pomodoro, la presentazione del libro è "un'occasione preziosa" per accendere i riflettori su ciò che conosciamo ma che spesso rimane in ombra: la 'ndrangheta, nonostante la chiusura di alcuni cicli grazie ad arresti negli anni passati, continua a proliferare al punto che "a Milano si continuano a celebrare processi per 'ndrangheta", dal momento che l'attività di tale organizzazione criminale sul territorio lombardo è "di grandissima forza e di grandissimo interesse". Per porre un argine a questo fenomeno, d'intesa con ministero dell'Interno e associazioni industriali e sindacali, a partire dal prossimo anno sarà messo in opera un "cantiere" in cui tutti concorreranno con i propri mezzi alla lotta contro la criminalità organizzata.


martedì 19 ottobre 2010

STACCHIAMO LA SPINA

Non pensate sia ora di finirla? Non credete sia giunto il momento di spegnere le telecamere, staccare le penne dai taccuini, smettere con i talk show e lasciare in pace una povera e giovane vittima e dare tregua ad una famiglia uccisa dal dolore? No, mi sembra di no, mi sembra proprio non siate dello stesso avviso, voi "teleguardoni da obitorio" che avete trasformato Avetrana nel set cinematografico di un film giallo, al punto che si è creata la folla di curiosi intorno alla casa del delitto. Capisco che il lavoro del giornalista e lo ammiro; quello che non riesco a comprendere è la pervasività dei reportage, dei retroscena e tutte le congetture che, senza quasi nulla di certo in mano, che vorrebbero prendere il posto della verità e spiegare agli Italiani come si è consumato il triste episodio. E poi, io continuo a domandarmi perché la gente è così tanto incuriosità da tali efferatezze, da cosa nasce questa curiosità morbosa e inutile, per quale motivo si perde tempo ad inseguire ipotesi e supposizioni basate su sentito-dire e null'altro.
Ricordo il tragico delitto di Novi Ligure del 2001 ed anche allora l'eco mediatica è stata enorme: per tanti giorni, Novi Ligure è stato trasformato in uno studio televisivo, dal quale tutte le trasmissioni di approfondimento hanno trasmesso, cercando persone disposte a parlare, dispensando informazioni più o meno vere, lanciandosi in fantasiose ricostruzioni. Novi Ligure come Avetrana o come Cogne, solo per fare alcuni esempi: sempre il medesimo comportamento, sempre la stessa mania di voyeurismo, sempre gli occhi aguzzati per cogliere un particolare da lanciare in esclusiva. Tanto per renderci conto del degrado in cui siamo inesorabilmente caduti, basti pensare che la cugina di Sarah, dopo ore di silenzio trascorse in Procura, avrebbe chiesto se alla tv avessero parlato male di lei. Può bastare questo ad inquietarsi?
Pensateci, potrebbe essere una buona idea staccare per un attimo la spina e rispettare il dolore di una famiglia spezzata da un fatto così tragico.

A tal proposito vi consiglio anche la lettura di questo articolo su DavideMaggio.it: Caso Scazzi, ora il vero orrore sono i teleguardoni e i giornalisti da obitorio.

lunedì 11 ottobre 2010

IL FEDERALISMO FISCALE E IL SUD




Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno


Piercamillo Falasca, Carlo Lottieri

Rubbettino

€ 14

Se qualcuno di voi ha seguito la trasmissione Otto e mezzo su La7 i cui ospiti erano Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, e Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte, forse riuscirà a capire la rabbia che m'è presa nel momento in cui il governatore Cota, in maniera del tutto propagandistica, celebrava l'approvazione del federalismo fiscale in Parlamento e riteneva che lo stesso federalismo potesse essere la panacea a tutti i mali.
Le cose, purtroppo, stanno in termini diversi e in un precedente post ho cercato di spiegarlo. Oggi si parla di federalismo fiscale come se si parlasse di pere dal fruttivendolo o di rosette dal panettiere: non si può ridurre un argomento di così grande portata e di enorme complessità ad un totem elettorale, buono per condurre una campagna elettorale permanente. E' giunta l'ora di capire cos'è il federalismo fiscale, come funziona e come passare dalla teoria alla pratica: come far sì che la parola non rimanga tale ma si traduca in quel beneficio per il cittadino che viene tanto propagandato. Intendiamoci bene, sono indubbi gli effetti positivi di tale misura nel lungo periodo - e sottolineo lungo -, su questo non ci piove; tuttavia, è bene che esso sia applicato con criteri razionali e al pieno delle sue potenzialità per sfruttarne i benefici.


martedì 28 settembre 2010

E SE LA CASA NON CE L'HAI?

Pubblico qui sotto l'articolo scritto per UAU di settembre, in cui racconto le peripezie degli studenti che cercano casa... e non sempre la trovano.

Chi ha una casa ha un tesoro, verrebbe da dire, a giudicare dal dato largamente noto, secondo cui i due terzi degli italiani ne possiede una di proprietà: l'italiano medio, nel momento in cui ha del denaro da investire, non ha esitazioni e lo fa fruttare nel mattone, mettendolo al sicuro nell'acquisto di un immobile. Accanto a questo genere di italiano, non possiamo dimenticarci di coloro che annualmente cercano un tetto per motivi di studio e sono tanti. Come dimenticarsi poi della marea di studenti che ogni anno arrivano a Pavia, cittadina universitaria per antonomasia, e si trovano disorientati alla ricerca di una camera dove poter dormire, provenendo spesso da lontano? La sensazione di spaesamento può essere fotografata alla perfezione con il colpo d'occhio che in settembre si ha dinanzi alla bacheca per gli annunci all'ingresso dell'università: assiepati in piccoli gruppi, i ragazzi sollevano fogli e prendono appunti riguardo possibili soluzioni d'alloggio, prestando attenzione alle richieste dei locatari, non solo in termini di prezzi, ma anche di composizione degli inquilini; nel mentre, ragionano sulle possibili soluzioni di sistemazione e tengono dinanzi una cartina di Pavia spiegazzata per capire se la nuova abitazione potrà essere funzionale o meno. Poi arriva il momento di contattare i proprietari delle case per visionarle e qui viene il bello: si possono trascorrere dei pomeriggi veramente avventurosi, passando dalla visita di seminterrati in cui la luce arriva solo da piccole finestre come in un carcere, a quella di appartamenti un po' scalcinati, ma comunque accettabili, fino a case che somigliano a piccole regge e che ci si meraviglia vengano concesse a studenti; la cosa più curiosa e che più fa discutere sono spesso i prezzi in relazione al tipo di casa, considerati in alcuni casi molto vantaggiosi, in altri spropositati e del tutto ingiustificati. A questo punto, la decisione dovrà essere vagliata in presenza degli altri coinquilini, se si decide di stare in gruppo, o in compagnia dei propri genitori, se si sceglie il monolocale, per poi poter comunicare la scelta. Dopo la (più o meno) difficile decisione, viene la fase in cui si deve stipulare il contratto, talora con non pochi problemi: è capitato a tutti di ricevere l'offerta di pagare un canone d'affitto più basso rispetto al prezzo ufficiale, a patto di non stendere alcun contratto; se la tentazione in un primo tempo è quella di accettare l'invitante proposta, vale sempre la pena di meditare su un gesto simile per evitarsi problemi nel futuro. Terminata la burocrazia, finalmente si entra in casa, ma le pratiche non sono ancora finite: tocca allacciare le utenze di elettricità e gas per evitare di restare al buio e al freddo durante l'inverno o di privarsi di una bella doccia calda nel gelato inverno pavese; si inizia così una “Babele” che sfianca, fa accorgere come funzioni male il settore pubblico in questione e quanto la legge sia foriera di inutili perdite di tempo. E poi, finalmente, comincia una nuova avventura, si devono fare i conti con la vita in solitaria, dove le comodità assicurate da mamma vengono meno o perlomeno sono ridotte al minimo: si ha uno scrollone di una certa intensità, uno schiaffone in pieno volto che ti fa risvegliare e che in fondo, a distanza di anni e col senno di poi, ringrazi di aver preso ché forse ti è servito ad uscire dal guscio e crescere. Ah, com'è difficile e quant'è bella la vita da studente!

lunedì 16 agosto 2010

IL QUAD CHE NON VA OLTRE ROMA

Oggi non sono usciti i quotidiani per la canonica festa di Ferragosto. Eppure mi sono trovato a sfogliare i principali quotidiani sul web e sono incappato in un sensazionale articolo su Corriere.it nel quale si parlava di Renzo Bossi detto il Trota. Sì, proprio il figlio del Senatùr, balzato alle cronache per le dubbie qualità scolastiche che gli sono costate tre flop all'esame di maturità prima di vedere la promozione con 69/100, celebrata come evento eccezionale dal padre nel corso di un comizio a Paderno Dugnano. E l'amore per lo studio non si è esaurito perché Renzo è iscritto a Economia, anche se non dice in quale università: "Se no mi ritrovo quelli di Striscia in facoltà a rompere le scatole". Se è vero che per far politica non ci vuole il diploma, il ragazzo si è impegnato e alla fine è riuscito: non solo si è diplomato, ma ha conquistato anche lo scranno del Consiglio regionale della Lombardia a suon di voti, 12000 preferenze, numeri da far impallidire tecnici del mestiere che bazzicano in politica da una vita. E comunque, se non ci fosse stato papà a propiziare l'elezione, magari avrebbe fatto l'imprenditore. Certo, la stoffa ce l'ha tutta, è stata per pura sfortuna che ha dovuto accontentarsi del corposo stipendio elargito dalla Regione Lombardia, di cui dice di non sapere l'ammontare: "Non so neanche quanto guadagno, non guardo mai il conto in banca". Antonio Castaldo, su Corriere.it, raccoglie gli umori del rampollo del Carroccio, il delfino designato dal padre il quale tuttavia affettuosamente gli ha affibbiato il soprannome di "Trota"; è lo stesso Umberto che, a Ponte di Legno, lo ha incoronato suo erede, sebbene poi dinanzi alle telecamere si sia lasciato andare ad una dichiarazione certamente meno esplicita: "Sono i congressi che designano gli eredi". Renzo Bossi ha fatto sentire la sua presenza in Val Camonica in questi giorni turbando la quiete della montagna con il suo quad, dal momento che "ha ormai preso confidenza col mezzo scorrazzando per mulattiere e sentieri di montagna". La perla che impreziosisce la conversazione è questa: ha dichiarato di non essere mai stato più a sud di Roma, solo perché "non ne ho mai avuto l'occasione". Certo, sappiamo tutti la vita di stenti che conduce e i tanti impegni che riempiono la giornata e pure il weekend; è difficile trovare uno ritaglio di tempo per visitare le meraviglie del Salento oppure incantarsi davanti alla Valle dei Templi o respirare la storia di Pompei, non è per niente facile, come lo capiamo...
Sempre più senza parole, ogni volta che leggo una notizia su Renzo Bossi sorrido sarcasticamente e medito.
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