martedì 5 luglio 2011

LA NOTTE DELLA RETE





Online video chat by Ustream


Oggi, 5 luglio 2011, dalle 17,30 alle 21,00, si terrà La notte della Rete. Si tratta di una manifestazione di protesta contro il bavaglio che l'Autorità delle Comunicazioni vuole mettere ad Internet. Quasi ventimila persone hanno preannunciato di aderire alla manifestazione che si terrà a Roma alla Domus Talenti e che sarà possibile seguire in streaming attraverso il video pubblicato sopra.
Il nodo della questione sta in un provvedimento dell'AgCom in materia di diritto d'autore, che potrebbe essere approvato domani e in base al quale lo stesso organismo potrebbe oscurare, anche in via cautelare, con un semplice procedimento amministrativo e senza le necessarie garanzie, l'accesso a siti e servizi web per presunte violazioni del diritto d'autore.

Il giurista Stefano Rodotà, su la Repubblica di oggi, ricorda:

Bisogna dire subito che il modello tradizionale del diritto d'autore sta strettissimo alla rete, ne ignora le caratteristiche. Un legislatore consapevole dovrebbe in primo luogo prendere atto di questo dato di realtà, partire dalla premessa che la Rete è un luogo di condivisione del sapere, che il diritto di manifestazione del pensiero ha trovato strade nuove, sì che provvedimenti puramente repressivi legati ai vecchi schemi concretamente possono diventare uno strumento che, con il pretesto della tutela del diritto d'autore, introducono una nuova e inammissibile forma di censura.
Non si nega la necessità di dare tutele alla creazione artistica, di perseguire i comportamenti illegali. Ma non si può entrare nel futuro con la testa rivolta al passato.

Come a dire: va bene regolamentare, ma tenendo i piedi per terra e gli occhi sulla realtà.




Per fare un esempio concreto, basta che sul proprio blog o sito si faccia un copia-e-incolla di qualche riga di un articolo di giornale per vedersi eliminato il post o semplicemente chiuso il blog o il sito, se questa viene riconosciuta come violazione del copyright, senza nemmeno la possibilità di spiegare né difendersi; lo stesso vale se si carica un video di YouTube oppure uno spezzone di una trasmissione tv, peggio ancora se si inseriscono le note di una canzone o la scena di un film.
Tutto questo appare mostruoso: innanzitutto perché consente una censura del tutto arbitraria e in secondo luogo perché "costituisce un precedente di violazione del principio della separazione dei poteri: a decidere se un sito ha violato o meno il copyright non sarà infatti un giudice - con un confronto tra accusa e difesa - ma un'autorità amministrativa oltre tutto di nomina politica", come ha notato il giurista Guido Scorza. Come si è arrivati fin qui è lungo da dire e ce lo spiega pazientemente Claudio Messora, curatore del blog Byoblu, in un video molto dettagliato, che vi consiglio di guardare con pazienza. Su l'Espresso Alessandro Longo, invece, ha intervistato Luca Nicotra, di Agorà Digitale: "l'associazione che prima e più di tutti ha iniziato la battaglia civile in corso. Si tratta, alla fine, di una convergenza di interessi diversi, in cui si mescolano le lobby dell'audiovisivo, Mediaset e un potere politico che da molto tempo tenta di mettere un qualche tipo di bavaglio alla Rete italiana."

Qui sotto voglio proporvi per intero l'articolo di Guido Scorza, docente universitario e giurista ed esperto di Rete, presidente dell'Istituto per le politiche dell'Innovazione, tratto dal sito de l'Espresso e datato 29 giugno 2011.

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il prossimo 6 luglio varerà le nuove regole per la tutela del diritto d'autore in Rete autoattribuendosi il potere assoluto di vita e di morte su ogni contenuto pubblicato dagli utenti on line attraverso servizi resi disponibili da soggetti italiani o stranieri.

Secondo la nuova disciplina toccherà, infatti, agli uffici dell'Autorità, su segnalazione dei titolari dei diritti, ordinare, all'esito di un procedimento sommario destinato a concludersi in cinque giorni e senza contraddittorio con l'autore e/o l'utente che ha caricato on line il video, ordinarne ai provider l'immediata rimozione o, qualora il contenuto risultasse ospitato da fornitori di servizi stabiliti all'estero, un filtraggio che valga a renderlo inaccessibile ai naviganti italiani.

Non appena le nuove norme entreranno in vigore, dunque, potremo dire addio – ad esempio - ai capolavori di creatività satirica che, negli ultimi anni hanno portato una ventata d'aria fresca e fatto circolare idee ed opinioni contrarie al "pensiero unico televisivo" nella Rete italiana (vi ricordate ad esempio "The Arcore night's"?), salutare le centinaia di migliaia di pillole di informazione prodotte da altrettanti videoblogger e semplici utenti della Rete allo scopo di raccontare fatti e misfatti del loro territorio, spesso trascurati dalle grandi Tv o, peggio ancora, censurati e, soprattutto, rinunciare al sogno che presto, persino nel Paese del telecomando, Internet potesse offrirci un'informazione libera, pluralista e indipendente dai poteri politici ed economici.

Con l'alibi della tutela del diritto d'autore, nei prossimi mesi, un'Autorità amministrativa semi-indipendente, anche perché di diretta emanazione politica, assumerà il controllo esclusivo di ogni contenuto in circolazione nello spazio pubblico telematico.

In termini di diritto internazionale e se si considerasse come romanticamente talvolta ancora si fa, Internet come un territorio - il cyberspazio - saremmo di fronte ad un autentico golpe.

Un Sovrano che si auto-proclama tale, scrive le leggi - o piuttosto un Codice di guerra - e si autoarroga il potere di applicarle e farle eseguire, esautorando il potere giudiziario (Allo stato i poteri che Agcom sta per attribuirsi sono regolarmente esercitati dalle sezioni specializzate di proprietà intellettuale istituite presso i nostri Tribunali e composte da giudici ordinari).

Un sovrano, dunque, che come avviene nei più comuni ordinamenti anti-democratici riassume in sé tutti e tre i poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. Questi i fatti.

Il resto, ovvero la pretesa opportunità di correre ai ripari rispetto alla dilagante pirateria audiovisiva che rischierebbe di mettere in ginocchio l'industria italiana della musica, del cinema, dei giornali e della creatività sono solo la giustificazione in nome della quale si sta per aprire nel nostro Ordinamento una ferita profonda e difficilmente rimarginabile.

Il rischio, infatti, non è solo - e sarebbe già abbastanza - che Internet venga trasformata in una grande televisione le cui trasmissioni sono decise da un pugno di politici manager e da un manipolo di manager politici ma è che si affermi il principio perverso e pericoloso, nemico dei più elementari principi democratici secondo il quale l'esigenza di garantire un surrogato della giustizia, in tempi rapidi ed ad uso e consumo di pochi, giustifica l'attribuzione ad un'Autorità amministrativa di poteri eccezionali da Stato di polizia con conseguente esautorazione della magistratura.

Stanno violentando, sotto i nostri occhi, il principio della separazione dei poteri, il diritto alla difesa e quello ad un giusto processo.

Se si applicassero le stesse regole a materie diverse dal diritto d'autore, ne avremmo che il proprietario di una casa che ritenga inadempiente il proprio inquilino anziché rivolgersi ad un giudice potrebbe chiedere ad un'Autorità amministrativa, magari composta da proprietari di altre case, di sbatterlo fuori in cinque giorni senza neppure consentirgli di spiegare le sue ragioni o, piuttosto, che il creditore di una somma di denaro potrebbe chiedere direttamente alla polizia di entrare dentro casa del suo debitore ed aiutarlo ad impossessarsi di beni sufficienti a saldare il suo credito.

E' questo il Paese che vogliamo? Se si, aboliamo l'ordine giudiziario, smettiamola di perder tempo ad inseguire il sogno di un giusto processo, veloce, equo ed imparziale ed affidiamo al governo ed alle autorità che da esso dipendono il compito di fare giustizia o quella che riterranno essere giustizia.

Sarà quel che sarà, assisteremo alla macellazione dei diritti fondamentali degli uomini e dei cittadini ma saremo veloci ed efficaci.

1 commento:

  1. L'anonimato salverà la libertà di Internet?
    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/07/un-quarto-dora-di-anonimato.html

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