
Parto dal presupposto che andare a votare è un dovere: è un dovere perché permette di esprimere chiaramente la propria opinione e di rispondere in maniera diretta a quanto ci viene chiesto. Ecco perché domenica mi recherò a votare; su come voterò, invece, vi aggiorno ora. Mi recherò alle urne anche perché sono rimasto impressionato da quanto affermato dal professor Cuocolo, docente di Diritto costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano sul sito Il Ricostituente. "L’ultima volta che si raggiunse il quorum fu nel 1995. Da allora abbiamo collezionato ben ventiquattro quesiti referendari sotto-quorum. Il perché risiede, da un lato, nell’eccessivo ricorso allo strumento referendario, anche su temi estremamente tecnici e di scarso impatto sociale. Dall’altro lato, sui quesiti più sentiti (si pensi ai recenti referendum sulla procreazione assistita o a quelli sulla legge elettorale), le forze politiche hanno utilizzato l’arma propagandistica del non-voto, determinando il fallimento anche di consultazioni di tutto rilievo." L’arma del non-voto, per l’appunto, è proprio quella che condanno: è necessario parlare a voce alta quando si viene interpellati, esprimere la propria opinione, decidere e non rimanere in silenzio, che talora può comunque risultare rumoroso.