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domenica 17 novembre 2013

LA SECONDA MEZZANOTTE


La seconda mezzanotte

Antonio Scurati

Bompiani

€ 19

Antonio Scurati (1969) è ricercatore allo Iulm di Milano. Con "Il sopravvissuto" ha vinto il Premio Campiello. "Il bambino che sognava la fine del mondo" si è classificato secondo al Premio Strega 2009. Ha scritto anche diversi saggi, fra cui "Guerra" e il recente "Gli anni che stiamo vivendo".
Antonio Scurati
Il titolo romantico nasconde una storia che di romantico ha poco, semmai molto barocca e decadente nel suo svolgersi. Antonio Scurati cambia completamente genere, buttandosi sulla fantascienza e restituendo un'opera, che val la pena leggere: una riflessione, deprimente e ansiogena, ma lucida nell'anticipare - talora esagerando, credo volutamente - tendenze che già oggi, spesso senza accorgerci, stiamo introiettando o subendo, senza tuttavia ribellarci.
Anno 2092, Nova Venezia ovvero ciò che rimane della grande Venezia dopo una straordinaria ondata alluvionale viene acquistata dalla multinazionale cinene TNC, la quale l'ha consacrata a propria zona d'influenza e capitale dell'edonismo, del vizio e della violenza: piazza San Marco, diventata il Superdome, coperta da una cupola rassomigliante il cielo e pressurizzata dall'aria condizionata, è diventata un'arena, nella quale si tengono spettacoli di gladiatori, come se fossimo nel Colosseo dell'antica Roma, senza risparmiare crudeltà. I Veneziani sopravvissuti sono stati resi schiavi e confinati in un ghetto, con due assolute proibizioni (valide per tutti gli abitanti di Nova Venezia): quella di utilizzare armi da fuoco e quella di non potersi riprodurre (a tal proposito, esistono dispenser anticoncezionali posizionati sottocute): nell'arco di qualche tempo, di loro non rimarrà traccia, Nova Venezia diventerà un avamposto cinese offerto ai turisti, pronti a spendere per soddisfare desideri inconfessabili. L'orgia senza limiti va avanti coi suoi tempi e i suoi modi, senza che nulla cambi. Un giorno, però, accadranno due fatti capaci di scalfire la rassegnazione degli abitanti. Il primo riguarda il Maestro, colui che prepara e allena i gladiatori sull'isola di San Giorgio Maggiore: gli è nata una figlia, proprio il 25 dicembre, sfuggendo al divieto di procreazione e proprio questa figlia gli permetterà di meditare su un modo diverso di vivere e di ribellarsi. L'altro fatto riguarda Spartaco, il più forte dei gladiatori, pure lui deciso alla ribellione, scappando da Nova Venezia per cercare un altro luogo in cui vivere dopo che la donna amata subisce una tremenda violenza.
Canal Grande a Venezia
La scrittura di Scurati, nota per la sua raffinatezza, contribuisce ad acuire la sensazione di angoscia che aumenta di pagina in pagina, spesso gonfiata da descrizioni raccapriccianti di aspetti della vita quotidiana. Toccanti le pagine riguardanti la fuga di Spartaco da Nova Venezia, che toccano il punto più alto quando il guerriero sarà condotto da un bambino in una chiesa in cui si sta celebrando un battesimo. Il tema della vita torna frequentemente in vari modi, proponendosi come una dichiarazione di guerra alla morte, a partire dall'onda lunga che ha sepolto Venezia. Il mondo distopico raffigurato da Scurati a tratti affascina, a tratti incute timore: esalta alcuni aspetti della società odierna - come, per esempio, l'invasione cinese incontrollata - conducendoli fino all'eccesso, raccogliendo i sentimenti di oggi e adattandoli a quelle situazioni estreme: il quadro che ne possiamo trarre è quello di una società che, avviatasi da lungo tempo sulla via della decadenza, tocca il fondo per rinascere dominata da una cultura che coltiva le ceneri della decadenza per rinfocolarle, consacrando la sua società a piaceri effimeri, al vuoto e all'estinzione.

giovedì 4 luglio 2013

LA LUCINA


La lucina

Antonio Moresco

Mondadori (collana Libellule)

€ 10
Sono venuto qui per sparire, in questo borgo antico abbandonato e deserto di cui sono l’unico abitante. (...) Guardo il mondo che sta per essere inghiottito dal buio.

Lo ammetto senza vergogna: non conoscevo Antonio Moresco prima di leggere l'ultimo suo libro, La lucina. Devo, quindi, ringraziare di cuore Luisella, cui ho "rubato" il libro nella libreria Il Parnaso che gestisce a Ponteranica (BG): il passaggio in libreria è stata l'occasione per riabbracciare una splendida persona, persa di vista quasi quindici anni fa, ed immergermi in quell'atmosfera libresca che tanto mi piace.
La lucina è, per stessa ammissione dell'autore, un testamento, una scatola nera "scaturita da una zona molto profonda della mia vita": tale appare anche ai miei occhi, che riescono a cogliere tra le righe tracce autobiografiche del racconto di una vita difficile, che porta continuamente a meditare e a confrontarsi con la natura circostante. Il romanzo è costruito intorno alla figura di un uomo, che vive in un vecchio borgo disabitato, in totale solitudine; tutte le sere, ad incuriosirlo, c'è una lucina, che compare puntualmente sulla collina dinanzi alla casa di pietra che ospita la voce narrante. Cos'è questa lucina? Un lampione? Un corto circuito elettrico? Un UFO? Niente di tutto questo: quella lucina proviene da una piccola casa, abitata da un bambino, che vive anch'egli solo, badando completamente a se stesso e alla propria esistenza. Proprio a questo punto, la mente dell'uomo è affollata da nuove domande sull'identità del bambino e sul rapporto che li lega. Questo è il nucleo del romanzo, che nasconde una storia terribile e al tempo stesso stupefacente, metafora della vita. La solitudine costringe l'uomo a misurarsi con la natura, non sempre amica dell'uomo, e tale impresa è simbolizzata al meglio dalla salita perigliosa dell'uomo sul crinale per raggiungere la casa del bambino, da cui brilla la lucina. Il rapporto di tacita comprensione che si stabilisce tra i due è raccontato lentamente, proprio così come lentamente cresce e matura. Non c'è bisogno di tante parole, probabilmente la condivisione del silenzio basta a riempire il vuoto di un’esistenza, profondo come il burrone che separa le due montagne su cui abitano.
Il mistero non è del tutto svelato; lo si comprende davvero solo alla fine, con non poca amarezza nel cuore, come una fiaba senza lieto fine. Moresco, in fin dei conti, esplora, pur con un'abile poeticità e un fine romanticismo di fondo, il mondo della morte, ma lo fa in maniera delicata e commovente: così come s'addentra nella casa del bambino in punta di piedi, ne esce con una verità sconcertante. Anziché ricorrere a figure truculente, lo scrittore decide di soffermarsi sulla morte utilizzando lo strumento dell'introspezione: attraverso il bambino, l'uomo ripercorre il dolore e l'angoscia di chi è già andato, condividendo con lui il senso d'impotenza che il triste passaggio della morte porta con sé.

domenica 17 marzo 2013

IN QUESTA ITALIA CHE NON CAPISCO


In questa Italia che non capisco

Mark Twain

Mattioli 1885

€ 15,90
Per quel che capisco, l'Italia per millecinquecento anni ha concentrato tutte le sue energie, tutte le sue finanze e tutta la sua operosità nella costruzione di una vasta gamma di meravigliosi edifici ecclesiastici, affamando metà dei suoi cittadini pur di riuscirvi. Al giorno d'oggi, è un grande museo di magnificenza e miseria. (...) È il paese più disgraziato e principesco della terra.

All'alba del 1866, Mark Twain decide di intraprendere una crociera per l'Europa con il piroscafo Quaker City che lo porterà per sei mesi tra Francia, Italia e vicino Oriente: a poco più di trent'anni, Twain non è ancora il celebre scrittore che narra le Avventure di Tom Sawyer, ma un (semplice?) letterato e un giornalista affermato. In questa Italia che non capisco è un testo editoriale composto dall'editore Mattioli 1885 (con la traduzione di Sebastiano Pezzani) che raccoglie gli estratti riguardanti la sua permanenza in Italia, i quali, insieme ad altri concernenti le successive tappe del viaggio, sono stati pubblicati a puntate verso la fine dell’Ottocento con il titolo The Innocents Abroad.
Lo scrittore Mark Twain
Il viaggio parte da Genova, tappa obbligata per chi arriva dal mare: portici signorili e antichi palazzi in marmo ora disabitati sono l'emblema di una città in decadenza, che ha visto passare troppo velocemente il tempo dello splendore durante l'egemonia marinara. Di positivo, a Genova, ci sono le donne, la cui bellezza rimane impressa nella mente di Twain mentre il treno corre già in direzione di Milano. Nel tragitto tra Genova e Milano, ricordo bene le parole che Twain tributa ai territori nei quali sono nato e cresciuto: una "regione montuosa i cui picchi erano illuminati dai raggi del sole, i cui pendii erano punteggiati di ville graziose", le "gallerie fresche" e poi, una volta passato l'Appennino, si arriva in pianura. "Superata Alessandria, siamo passati accanto al campo di battaglia di Marengo". Milano si presenta tra le sue consuete luci ed ombre: la ricchezza artistica e museale attrae molto lo scrittore, che visita i principali monumenti cittadini, senza dimenticare il Duomo, cui dedica molte pagine e un'attenzione da appassionato, declamandone le dimensioni e perdendosi in una descrizione particolareggiata. Tuttavia, ad irritare non poco Twain, è il fatto che a Milano è impossibile rintracciare un solo pezzo di sapone. Lasciata alle spalle la Madunina, la carovana di Twain procede spedita verso le bellezze del lago di Como e poi in direzione di Venezia, tagliando per Bergamo e Padova. La città lagunare, secondo lo scrittore, è "finita preda della povertà, della trascuratezza e di una triste decadenza", sebbene, al chiaro di luna, appaia "ancora una volta la più sontuosa tra tutte le nazioni della terra". Il viaggio prosegue verso Firenze, nella quale è infastidito dai chilometri di dipinti che attraversano la città e dove tutto, gli vien detto, è opera di Michelangelo. Quindi prosegue per Roma, dalla quale rimane attratto, ma non troppo: l'anticlericalismo del suo spirito puritano, che lo rende felice per la confisca dei beni della Chiesa e in nome del quale non risparmia la sua indignazione verso la folla di preti che incontra ovunque, è feroce e motivato dal fasto delle chiese e dei conventi e, ovviamente a Roma, raggiunge l' acme; a lato di queste considerazione, dedica pagine dissacranti al culto dell'antico e non risparmia racconti esilaranti di sua produzione sul Colosseo e i giochi gladiatori.

lunedì 4 marzo 2013

PIETRO BEMBO E L'INVENZIONE DEL RINASCIMENTO

Ritratto di Navagero e Beazzano di Raffaello (da Wikipedia.org)

I capelli di Lucrezia Borgia
Seriamente imperdibile: la mostra padovana che espone i gioielli della collezione di Pietro Bembo è Rinascimento ha regalato all'Italia e al mondo. Pietro Bembo è un uomo dalle mille facce: è un linguista, visto che le sue Prose della volgar lingua sono un trattato sulla lingua italiana che parliamo ancor oggi; un cardinale, dal momento che nell'ultima parte della sua vita veste la porpora dopo la nomina di Paolo III Farnese tesa a dare prestigio e splendore ad una Chiesa corrotta; è un amante, capace di flirtare con Lucrezia Borgia, moglie del duca di Ferrara Alfonso d'Este, cui dedica gli Asolani e di cui si è conservata "la bella treccia simile a oro", che la tradizione vuole esser stata ritrovata nel carteggio fra i due amanti; è un collezionista d'arte, in grado di radunare nello studio della sua abitazione padovana, dove si ritira negli ultimi anni di vita, una quantità di dipinti, libri, sculture antiche e moderne, monete, gemme, astrolabi e mappamondi tale da creare un vero e proprio musaeum, un vero tempio delle Muse; è un consulente d'arte, al quale si rivolge, tra gli altri, la marchesa di Mantova Isabella d'Este quando deve acquistare opere d'arte sul mercato veneziano; è un innovatore, se pensiamo che, insieme ad Aldo Manuzio (il maggior tipografo del suo tempo nonché il primo editore in senso moderno), concepisce l'idea del libro tascabile ovvero un'opera facilmente fruibile perché composta dal puro testo, senza commento alcuno; è un uomo di potere, poiché diventa segretario ai brevi di papa Leone X affinché la Curia si esprima in un latino impeccabile. Pietro Bembo è un uomo dal carisma ineguagliabile e dalle multiformi abilità, un personaggio di culto per la sua epoca, una figura di amante dell'arte nel senso più lato del termine che oggi - forse - fatichiamo a comprendere.
un piccolo gioiello, capace di far respirare nelle sue stanze quell'aria di nuovo e bello che il
Ritratto del cardinale Pietro Bembo di Tiziano
Vi posso, tuttavia, assicurare che, fin dalla prima delle undici sale, si respira un afflato del tutto particolare: anche da oggetti apparentemente - e, badate bene, solo apparentemente - di poco valore, si coglie il gusto per il bello e la "sensualità" per gli oggetti. Tanto per fare alcuni esempi, nel percorso d'esposizione, è possibile ammirare il Giovane con il libro verde di Giorgione (a proposito di libro tascabile, è interessante cogliere il particolare del libro verde nella mano del soggetto), l'arazzo mozzafiato e di un lusso inaudito (seta e fili d'oro) raffigurante la Conversione di San Paolo, realizzato su disegno di Raffaello ed esposto nella Cappella Sistina durante le occasioni solenni, il Ritratto di Navagero e Beazzano, amici intimi di Bembo e ritratti da Raffaello di tre quarti, in una posa altamente realistica, come se disturbati dal visitatore nel corso della loro conversazione, il Ritratto del cardinale Pietro Bembo mirabilmente eseguito da Tiziano, che si poteva considerare il ritrattista migliore in circolazione. Insomma, avrete capito lo spessore del personaggio: Bembo è qualcosa di più d’un semplice uomo di corte, è - probabilmente sa di essere - un protagonista del suo tempo,  un preciso termometro della sua epoca, di cui sa cogliere il "punto evolutivo d'equilibrio", "qualcosa di più di un taste-maker e qualcosa di meno d’un genio innovatore".

Tutte le informazioni sulla mostra Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento, allestita a Padova presso il Palazzo del Monte di Pietà,  sono disponibili sul sito ufficiale della mostra: www.mostrabembo.it.

martedì 26 febbraio 2013

LA COLLINA DEL VENTO


La collina del vento

Carmine Abate

Mondadori 

€ 17,50

La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come degli amanti gelosi: se li abbandoni, prima o poi si fanno vivi per ricattarti con la storia segreta che ti lega a loro; se li tradisci, la liberano nel vento, sicuri che ti raggiungerà ovunque, anche in capo al mondo.

Carmine Abate con il Premio Campiello
Il Rossarco, una collina non lontana dal mar Jonio, racchiude tutta la storia della famiglia Arcuri, una storia lunga un secolo e tre generazioni fino a Rino, che ne tira le fila: la collina non esce per un secondo dal racconto, il vento che, a volte la accarezza, a volte la spazza, fa circolare un'enorme quantità di profumi, tra olivi secolari e lecci, mentre le sulle la colorano di rosso. Da qui, probabilmente il nome, Rossarco, altura altrimenti enigmatica, densa di storia e molto fertile, come testimoniato dal caparbio patriarca Alberto, che lì si stabilisce e trascorre tutta la sua vita. Quando il professor Paolo Orsi, un celebre archeologo, la raggiunge, intenzionato a cercare i resti della mitica città di Krimisa ormai sepolta, la vita degli Arcuri viene sconvolta: la prepotenza del potere e di chi non ha rispetto e memoria è fermamente combattuta dalla famiglia, per la quale la collina è un simbolo inalienabile e insostituibile, dalla quale non ci si può staccare, mai. 

mercoledì 23 gennaio 2013

IL BEL LIBRO CHE RESISTE

Le belle notizie fanno sempre piacere. Ad esempio, leggere la ricerca commissionata al Censis dalla Fondazione Marilena Ferrari e presentata oggi a Roma dal beneaugurante titolo Il valore del bel libro riempie di felicità in un periodo nel quale si grida alla fuga dei lettori e al declino della carta stampata a favore del libro elettronico - o e-book che dir si voglia.
Pagine da sfogliare: fascino senza tempo
La ricerca ricorda che l'e-book mantiene la sua quota di lettori affezionati, aumentati dell'1%: secondo gli ultimi dati dell’Associazione Italiana Editori, il fatturato si attesta all'incirca sui tredici milioni di euro con più quarantremila titoli. Se è vero che i lettori di libri sono in netto calo e gli Italiani che leggono almeno un libro l'anno sono passati dal 59,4% del 2007 al 49,7% del 2012, la voglia di sfogliare e conservare volumi cartacei resta forte e - cosa che sorprende maggiormente - più tra i giovani che tra gli anziani, soprattutto tra gli insospettabili "nativi digitali" ovvero i giovani nella fascia d’età tra i diciotto e i ventiquattro anni: sono quelli che più desiderano avere in casa un libro "da esibire e da sfogliare". Insomma, il vecchio resiste strenuamente tra i giovani, come capita spesso anche in altri ambiti: il fascino della carta, il suo profumo inconfondibile, la sua fisicità non tramontano. Anche perché, in oltre la metà delle famiglie italiane, sono conservati libri appartenuti a genitori e nonni, custoditi come preziosa eredità e quasi sempre nelle edizioni originali. In questo caso, non si registrano differenze d'età: l'anziano, come il giovane, conserva quel tesoro al pari di quadri o argenteria come "il segno più tangibile del patrimonio culturale della sua famiglia". 

lunedì 7 gennaio 2013

DANTE. IL ROMANZO DELLA SUA VITA


Dante. Il romanzo della sua vita

Marco Santagata

Mondadori

€ 22


Marco Santagata
Immergersi nell'atmosfera di fine Duecento non è facile: ci si può provare con un bello sforzo di immaginazione, magari attingendo ai ricordi scolastici e a qualche lettura di genere. Ma perché ritornare al Duecento - vi starete chiedendo? Forse per giocare a Ritorno al futuro? No, tutt'altro; la considerazione nasce dalla lettura della vita di Dante, nella versione romanzata proposta da Marco Santagata, studioso di letteratura italiana che insegna a Pisa. 
La forza di questo interessante libri risiede nella dovizia di particolari che circondano il racconto della vita del poeta fiorentino, che non viene raccontata in maniera scolastica e pedante come semplice sequenza di eventi, spesso slegati tra loro, bensì come storia inserita nel contesto socio-politico e culturale della sua epoca. Probabilmente Santagata vuole avvicinare il tenore della sua narrazione ad un aspetto peculiare della Commedia, che, pur essendo opera di finzione, è in grado di raccontare, come nessun'altra opera ha fatto in età medievale, in maniera precisa e particolare, fatti storici, cronaca politica e avvenimenti culturali, senza tra l'altro temere  di inserire nel discorso retroscena noti solo per sentito dire, o quello che oggi chiamiamo gossip: è Santagata stesso a sottolineare come la Commedia, per molti aspetti, assomiglia agli instant-book moderni; sempre lui, nel tratteggiare la figura di uno dei più grandi poeti italiani, non rinuncia ad inserire avvenimenti riportati anche in un solo documento o tramandati da più voci prima di essere segnalati in un documento scritto. Possiamo dire che il libro di Santagata è un raffinato collage di documenti, grazie ai quali egli segue anno per anno - o quasi - Dante Alighieri nei suoi spostamenti, nei suoi ripensamenti, nei suoi contrastanti pensieri e nei suoi scritti.
Dante Alighieri
Ciò che rende nuovo e affascinante il libro è, innanzitutto, la forma: la scelta del romanzo evidenzia la passione che spinge lo studioso a raccontare per filo e per segno la tormentata - e per molti tratti poco conosciuta - storia di un uomo dall'io spropositato, con un forte disagio interiore, che, proprio per vincerlo, gonfia il proprio io a dismisura al punto di sentirsi "diverso e predestinato" tanto che in ogni suo gesto, in ogni suo scritto, in ogni evento avverso - l'esilio su tutti - rintraccia "un segno del destino, l'ombra di una fatalità ineludibile, la traccia di una volontà superiore". Il Dante che ci restituisce Marco Santagata è anche un uomo, che, dopo un'iniziale ritrosia, impara per convenienza personale a calarsi nella vita pubblica di Firenze, a sporcarsi - ma non troppo - le mani con la politica, a cercare uno spazio di rilievo nella vita culturale di una città in forte fermento, sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista intellettuale. Lo scrittore è abile ad intrecciare per tutto il libro le vicende storiche, che nascondono non poche sorprese, e quelle private per dipingere il quadro perfetto della vita di Dante: un uomo che è stato padre di famiglia, molto amato dai figli; filosofo dedito allo studio rigoroso, per il quale ha anche viaggiato e ricercato l'ambiente confacente; uomo di partito cooptato nell'agone politico sapendo raggiungere la posizione di priore, pur tuttavia mostrando sempre un certo disagio verso questo ambiente; un poeta restio ad accogliere le novità intellettuali che si affacciano all'orizzonte, il quale lascia come eredità la riscoperta del genere dell'egloga che tanto successo avrà durante il Rinascimento; un uomo di corte che sa farsi ben volere e apprezzare per le sue doti poetiche e oratorie al punto che più volte viene inviato come ambasciatore. Un uomo a tutto tondo, più complesso di quello studiato sui banchi di scuola, pienamente figlio del suo tempo, nel quale fatica a vivere, specie dopo l'esilio e la condanna a morte, che segnano per Dante un'importantissima svolta: questi lo portano a gesti di ritrattazione, talora umilianti, pur di rientrare a Firenze e fungono da fonte di ispirazione per opere come il Convivio o il De vulgari eloquentia.
Segnalo, infine, per quanti sono interessati, anche il sito lavitadidante.it, all'interno del quale è possibile leggere la biografia di Dante divisa per punti, oltre che scaricare in pdf o in ebook una sintesi di quanto raccontato nel libro Dante. Il romanzo della sua vita.


lunedì 17 settembre 2012

FAI BEI SOGNI


Fai bei sogni

Massimo Gramellini

Longanesi

€ 14,90


L’ho vista armeggiare con chiavi da gnomo intorno ai cassetti del comò. Fra le sue belle mani piene di nodi è spuntata una busta marrone.
Me l’ha consegnata con un tremolio nella voce.
«Dopo quarant’anni sarebbe ora che qualcuno ti dicesse la verità».

Gramellini ci consegna un gran bel romanzo, costruito su una storia autobiografica molto toccante, una storia sotterrata per quarant'anni, la storia di un bambino che cresce e che diventa adulto, la storia di una mamma che non c'è più e di un mostro che lo assale incutendogli paura di vivere.

giovedì 30 agosto 2012

STEM CELL


Stem Cell

Paolo Gaetani

Sperling & Kupfer

€ 18,90


Paolo Gaetani, neurochirurgo
Un neurochirurgo si risveglia legato ad un tavolo operatorio, con un casco stereotassico saldato al cranio. Dietro di lui uno sconosciuto, certamente folle, che ha sete di vendetta. Inizia così Stem Cell, raro esempio di medical thriller italiano scritto da uno che di bisturi e cervelli se ne intende: Paolo Gaetani si cimenta con il suo primo romanzo, scegliendo di raccontare una storia avvincente, nel corso della quale non mancano macabri particolari. 
Lo scenario che accoglie questa inquietante storia è il nuovo Policlinico di Milano, struttura sulla quale tutti, la Regione in primis, fanno grande affidamento in quanto perla della sanità lombarda. Il reparto di Neurochirurgia, che si è distinto per le sue eccellenze, è stato di recente accorpato al Dipartimento di Traumatologia d'urgenza e il dottor Zorzoli è il primario in pectore.

sabato 30 giugno 2012

IL RE DEI GIOCHI



Il re dei giochi

Marco Malvaldi

Sellerio editore Palermo

€ 13

Nulla da fare: Ampelio, il Del Tacca, il Rimediotti ed Aldo sono sempre loro, sempre gli stessi animatori del BarLume di Pineta, immancabilmente interessati a ciò che succede in paese, costantemente pronti ad occupare il bar a qualsiasi ora del giorno, eleggendolo a quartier generale di indagini. Certo, è pur vero che Pineta, al di là del turismo e delle elezioni supplettive per il Senato, rimane un posto infaustamente colpito da fatti di cronaca, da ultimo la morte di un ragazzo e, poco dopo, di sua mamma, sui quali qualcuno - a caso - sfoga la propria curiosità.

giovedì 29 dicembre 2011

LA VITA DAVANTI A SÈ


La vita davanti a sé

Romain Gary

Biblioteca Neri Pozza

€ 11,50

Non mi sembra vero di riprendere la cara e vecchia abitudine di scrivere sul blog... 
Gli ultimi mesi sono stati densi di lavoro al punto da arrivare a scrivere senza ispirazione ovvero scrivere non più di due parole e cestinare tutto. Ho provato a trovare linfa vitale dalla lettura e - lo ammetto - sono soddisfatto del volume di libri, che comunque sono riuscito a leggere, e della qualità degli stessi. Poi, per Natale, mi piomba in mano da una carissima persona questo romanzo di Romain Gary (nella foto), La vita davanti a sé: non appena terminato il libro che stavo leggendo - non riesco proprio a leggere due libri a tempo, a tenere i piedi in due storie diverse, a ragionare con due teste diverse - l'ho cominciato subito, voglioso di scoprire dove mi portava la faccia rotonda del bambino in copertina.


martedì 27 settembre 2011

IL SOPRAVVISSUTO


Il sopravvissuto

Antonio Scurati

Tascabili Bompiani

€ 10

18 giugno 2001. Tempo di maturità. Nella palestra del liceo di Casalegno, paese della remota pianura settentrionale, una stanca commissione d'esame attende per la prova orale Vitaliano Caccia, ventenne bello e dannato, esuberante e aggressivo, nonché ripetente. La sua seconda bocciatura è già stata decisa: un accordo tra i docenti gli ha assegnato, dopo le prove scritte, un punteggio troppo basso per essere recuperato. Sebbene in ritardo, l'alunno si presenta alla prova orale, si accomoda dinanzi alla commissione, ma, invece di limitarsi a rispondere alle domande, tira fuori la pistola e, in un arco temporale di sette minuti, uccide l'intera commissione, risparmiando solo il professore di storia e filosofia, Andrea Marescalchi, contro il quale egli non punta l’arma, ma solo il dito teso, prima di voltar le spalle e lasciare il luogo del massacro.

domenica 4 settembre 2011

IL GIOCO DELLE TRE CARTE



Il gioco delle tre carte

Marco Malvaldi

Sellerio editore Palermo

€ 12


Marco Malvaldi torna a regalare ai lettori un altro scorcio della vita paesana di Pineta, quella che si vede dal BarLume gestito dal barrista Massimo insieme a Tiziana, bella e comprensiva aiutante dietro il bancone: quel bar, snodo della vita tranquilla di Pineta, altrimenti definito "asilo senile" e immancabilmente popolato da Aldo, il gestore dell'Osteria Boccaccio, Ampelio, il nonno di Massimo, Pilade, il Del Tacca del Comune (per distinguerlo da altri tre Del Tacca) e il Rimediotti. La loro principale attività è, dietro la scusa di una partita a carte, filtrare ogni più piccolo avvenimento che si svolge in paese e analizzarlo in profondità, in una conversazione accesa e colorata dal vernacolo toscano. Talora, nelle interminabili discussioni che possono occupare pomeriggi interi, può finirci un fatto criminale: è così che il BarLume diventa il luogo dal quale si dipana un'indagine parallela, gestita da Massimo che, grazie alla sua intuizione, finisce per investigare e dal gruppo di vecchi, ansiosi aggiornamenti in tempo reale sulle indagini. 
Un congresso, il XIV International Workshop on Macromolecular and Biomacromolecural Chemistry, anima la vita di Pineta, con grandi nomi della chimica provenienti dal Giappone e ricercatori universitari in cerca di fortuna. Un professore giapponese, l'autorevole Kiminobu Asahara, è colto da un malore subito dopo la cena e muore. È stato avvelenato? E, soprattutto, perché è stato ucciso? Massimo, che insieme ad Aldo si è occupato del catering per i break del congresso, si sente in ansia e si ritrova coinvolto nell’inchiesta perché in paese è fra i pochi a conoscere l’inglese, qualità in virtù della quale viene assoldato dal commissario Fusco come interprete. Bloccati nella cittadina a causa delle indagini, i congressisti fanno spesso tappa al BarLume e inevitabilmente cadono nella rete degli anziani, svelando faide interne, invidie scientifiche e contese universitarie. Sarà, tuttavia, Massimo che, con un'intuizione derivantegli dai passati studi in matematica, svolgerà il nodo del caso, contribuendo alla sua soluzione. 
Per Malvaldi, quindi, un nuovo giallo la cui soluzione è affidata al ragionamento e alla fortuna del caso, condita dai continui pungoli della cricca degli anziani del BarLume, pronti a non perdersi una virgola delle indagini. Proprio come nel gioco delle tre carte, l'esercizio di abilità e di elusione regala lo schema generico per risolvere la misteriosa uccisione consistente nel nascondere ostentando.

venerdì 26 agosto 2011

L'OMBRA DEL VENTO: UN SUPERBO ZAFÓN



L'ombra del vento

Carlos Ruiz Zafón

Oscar Mondadori

€ 13




Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell'estate del 1945 e noi camminavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Mónica in una ghirlanda di rame liquido.

«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neppure alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, trincerandosi dietro il sorriso dolente che lo seguiva come un'ombra nella vita. «Ma certo» rispose a capo chino. «Per lei non abbiamo segreti. A lei puoi raccontare tutto.»

Non capita spesso di rimanere rapiti da un libro fin dalla prima pagina, di desiderarne la lettura come l'ossigeno per respirare, di scoprirne lentamente il delicato linguaggio in un crescendo di emozioni di cui godere pagina dopo pagina. 
Eppure, come poche volte mi è capitato nella mia carriera di lettore, Carlos Ruiz Zafón mi ha letteralmente conquistato dopo la prima pagina de L'ombra del vento: la sua scrittura, fluida e ricercata, si muove con una levità capace di instillare progressivamente, in chi legge, curiosità e godimento. Le atmosfere della Barcellona di metà Novecento restituiscono il fascino e il mistero di una città costretta a soccombere sotto i fuochi della Guerra civile spagnola, prima, e della Seconda guerra mondiale, poi: gli scorci fotografati da Zafón, che vengono riproposti a più riprese, ogni volta si arricchiscono di un particolare visivo, olfattivo od uditivo, che definisce meglio il milieu in cui si muovono i protagonisti. I suoi personaggi sono accompagnati da minuziose descrizioni, per nulla noiose e, anzi, in grado di costruire plasticamente il personaggio stesso sulla pagina del libro. Ma il particolare che maggiormente mi ha impressionato è la loro voce: ognuno di essi è un'entità a sé stante, capace con lo scorrere delle pagine di incastrarsi perfettamente con gli altri e con la storia; ciascun personaggio vive, in un certo senso, di vita propria, mostra enormi capacità intellettive e spesso, attraverso monologhi più o meno lunghi, tratteggia egli stesso la propria personalità, scavando nel proprio passato o attingendo al proprio presente. Ritengo tutto questo quanto mai meraviglioso, una qualità che mostra, senza alcuna ombra di dubbio, quanto lo scrittore tenga a far uscire i personaggi dal libro affinché vivano e diventino "amici" del lettore. Nei giorni in cui leggevo L'ombra del vento, ho avuto l'impressione che Daniel, Fermín, Nuria, Julián e gli altri personaggi mi facessero compagnia, vivessero con me ed io con loro al punto che il desiderio nel proseguire la lettura è diventato morboso: ero seriamente interessato alle loro azioni, a cosa avrebbero fatto o pensato, a come si sarebbero comportati, dove avrebbero condotto la mia immaginazione. A dimostrazione dell'attenzione di Zafón per i personaggi, nelle pagine finali del libro, un intero capitolo, Dramatis personae, è dedicato a raccontare le loro vite negli anni successivi alla storia che costituisce il nucleo centrale del libro. 

sabato 20 agosto 2011

DESTRA E SINISTRA. LA LEZIONE DI BOBBIO




Destra e sinistra
Ragioni e significati di una distinzione politica

Norberto Bobbio

Saggine Donzelli Editore Roma

€ 13


Se vi è un elemento caratterizzante delle dottrine e dei movimenti che si sono chiamati e sono stati riconosciuti universalmente come sinistra, questo è l'egualitarismo, inteso, ancora una volta, non come l'utopia di una società in cui tutti gli individui sono uguali in tutto, ma come tendenza a rendere eguali i diseguali.

Forse non è la tipica lettura estiva, di quelle spensierate e rilassanti da spiaggia, ma era da moltissimo tempo che volevo leggere questa grande opera di Norberto Bobbio e alla fine ci sono riuscito.

Nonostante siano passati diciassette anni dalla sua prima comparsa in libreria, la sua attualità sembra aumentare piuttosto che diminuire. A dimostrazione di ciò, il volume ha conosciuto un successo continuo: dopo le diecimila copie vendute in tre giorni e le centomila in due mesi, dopo un anno se n'erano vendute più di trecentomila e, negli anni seguenti, l'opera è stata tradotta in oltre venti lingue straniere, consacrandosi anche a livello internazionale. Il successo così repentino e imprevisto ha colto di sorpresa sia l'editore sia l'autore stesso, i quali, come ci dice Carmine Donzelli nella sua prefazione, si sono interrogati al proposito con risposte varie e parzialmente esaustive: la formula editoriale, l'efficacia della ricezione tra i media, l'apparente facilità dell'argomentazione. Ma soprattutto - non si può dimenticarlo - un ruolo importante è stato giocato dalla congiuntura politica: il libro è uscito il 26 febbraio 1994, proprio poche settimane prima di quelle elezioni che hanno fatto irrompere nella scena politica un semisconosciuto imprenditore milanese, Silvio Berlusconi, e il suo partito, Forza Italia. Tuttavia, il libro ha mostrato di saper andare oltre, di superare altri momenti politici e di resistere e funzionare, connotandosi non più solo come best-seller, ma anche come long-seller.

giovedì 11 agosto 2011

OPUS DEI SEGRETA



Opus Dei segreta

Ferruccio Pinotti

Bur Futuropassato

€ 11,50


Cosa c'è di più vero e genuino per capire un mondo segreto se non le testimonianze di chi lo ha vissuto in prima persona? E' proprio attraverso i racconti di ex numerari ed ex numerarie che Ferruccio Pinotti (nella foto) vuole raccontarci il mondo dell'Opus Dei, la potente organizzazione fondata dal prete spagnolo Josemaría Escrivá de Balaguer nel 1928.
Il simbolo dell'Opus Dei

Intorno ad essa, regna da sempre un alone di mistero e di segretezza, che, grazie ai racconti di Emanuela Provera, Mariagrazia Zecchinelli e Amina Mazzali e tanti altri di Paesi diversi, viene parzialmente scoperto, mettendo in luce gli aspetti deteriori di quella che originariamente doveva essere un'organizzazione religiosa e che invece progressivamente ha assunto le caratteristiche di una setta. Leggere i racconti degli ex numerari richiede un grande sforzo di comprensione: molto spesso capita di entrare nel vortice opusiano da adolescenti con una vacanza in un centro gestito - ad insaputa dell'adolescente - dall'Opera e da lì inizia l'opera di convincimento e proselitismo. Da quel momento comincia un'esperienza capace di segnare una mente in evoluzione come può essere quella di una quindicenne: sebbene non ancora numerario, lo stile di vita è il medesimo di un numerario a pieno titolo, soffocante e opprimente, che non lascia spazio alla crescita personale e che impone una totale devozione all'Opera. Tale e tanta è la devozione che al di là delle preghiere da recitare durante il giorno, per due ore alla giornata è obbligatorio l'uso del cilicio e almeno una volta alla settimana, solitamente il sabato, quello della disciplina, cioè una frusta, pratiche che fanno strabuzzare gli occhi non solo per l'anacronismo, ma per la loro stessa brutalità, anche perché non è concepibile che il "laico" (questo è lo status ribadito dall'Opera relativamente ai numerari) sia costretto a pratiche ascetiche di tale durezza al pari di un religioso, per il quale sono altrettanto inconcepibili. Una pratica di vita fatta di rinunce, penitenza, autoflagellazione.

venerdì 22 luglio 2011

GIORNI CONTATI


Giorni contati.
Scena del delitto: il Porto Antico

Maria Masella

Fratelli Frilli Editori

€ 4,90


Genova: il mare, i carrugi, la Sopraelevata, Via Venti, Piazza De Ferrari. Nell'immaginario comune, vediamo così una delle Repubbliche marinare, quella che ci accoglie una volta superato l'Appennino, la città dell'Acquario e del Porto Antico.
Mai ho pensato a Genova come luogo per ambientare un giallo: eppure, a ben pensarci, non serve una particolare situazione per una storia gialla, quella viene fuori da sola, determinata dal movimento dei personaggi che vi prendono parte. Ecco, allora, che la sapiente penna di Maria Masella ci mette sulle tracce del commissario Antonio Mariani, il quale, a un mese dal Natale, si trova ad indagare su una serie di omicidi, che avvengono a distanza di pochi giorni gli uni dagli altri, tutti accomunati dalla stessa arma del delitto: una dose letale di digossina, un farmaco di origine vegetale capace di aumentare la forza di contrazione del cuore, che, a dosi elevate, risulta tossico.
Una siringa con cui è stata somministrata la dose letale, alcuni cartoncini strappati da un calendario dell'Avvento, numeri impressi sulla fronte delle vittime: tutti questi elementi conducono il commissario Mariani e i suoi collaboratori, Bareto e Iachino, a pensare che si tratti di un serial killer, ma ben presto gli stessi dovranno ricredersi; ad aumentare la pressione sulle indagini è il vice-questore Serra, che richiede di chiudere nel più breve tempo possibile il caso. Gli investigatori, tuttavia, devono fare i conti anche con la loro vita privata: in particolar modo, il commissario Mariani non riesce a dimenticare Francesca e al contempo deve dedicarsi, non senza difficoltà, a Manu e Ludo. Sarà proprio una delle figlie, Manu, che alla fine suggerirà al padre un elemento-chiave in grado di dare la svolta alle indagini di una storia che ha come movente il denaro, una storia che costringe Mariani ad immergersi nelle storie delle vittime, dei testimoni e dei possibili colpevoli pur di non pensare alla sua: "lavorare e non pensare alla mia vita. Almeno in quelle degli altri devo trovare un senso."
La Masella costruisce una trama interessante, dando luogo ad una storia amabile con un finale a sorpresa, che fa tenere il fiato sospeso fino all'ultimo. Seguire i ragionamenti incalzanti del commissario Mariani e della sua squadra, stare dietro ai loro spostamenti dentro Genova per ascoltare testimoni, ricostruire le scene del delitto nelle differenti zone della città: tutto è ben articolato, tutto fila via liscio, con un ritmo vibrante e con attenzione ai particolari. Un giallo gradevole in un'atmosfera insolita.

lunedì 11 luglio 2011

I SEGRETI DEL VATICANO



I segreti del Vaticano

Storie, luoghi, personaggi di un potere millenario

Corrado Augias

Mondadori

€ 19,50

Con la pacatezza, la competenza e l'incisività che mostra nelle sue trasmissioni televisive, Corrado Augias ha affrontato in questo libro un tema imponente con la capacità di renderlo amabile e di stuzzicare la curiosità del lettore. Le vicende raccolte in quasi quattrocento pagine sono in gran parte note, raccontate con maestria e arricchite da elementi storici e leggendari che si mescolano, volutamente senza filtro. Il libro, precisa l'autore, non riguarda la Chiesa, bensì il Vaticano ovvero uno Stato sovrano di pieno diritto internazionale con un suo territorio (quarantaquattro ettari cui si sommano le proprietà esterne che godono, secondo i Patti lateranensi del 1929, del privilegio di extraterritorialità), un esercito simbolico, una forza di polizia particolarmente attiva, un governo (curia) il cui Presidente del Consiglio assume il nome di Segretario di Stato, ruolo attualmente ricoperto dal cardinale Tarcisio Bertone: dunque, si tratta di uno Stato a tutti gli effetti. Molto importante, come viene rimarcato nell'ultimo capitolo, è la distinzione tra i termini Vaticano, Santa Sede e Chiesa cattolica. Il primo, più correttamente Stato della Città del Vaticano (la cui sigla automobilistica è SCV), rappresenta "un'entità sovrana titolare di 'soggettività internazionale'"; la Santa Sede è, invece, una "persona morale di diritto pubblico che esercità la sovranità sul Vaticano attraverso la figura del pontefice e che può infatti essere definita come la giurisdizione del papa"; infine, quando si parla di Chiesa cattolica, si fa riferimento alla confessione cristiana che si riconosce nell’autorità del papa di Roma e nel suo insegnamento. Partendo da questi dati di fatto, il libro si chiede implicitamente, attraverso la ricca galleria di fatti e personaggi raccontati, come uno Stato che si dice ispirato direttamente dalla divinità possa avere comportamenti che si discostano da quelli degli altri Stati. Uno Stato si muove secondo i canoni propri della politica, che, tuttavia, possono confliggere con quelli della religione. Cosa succede, quindi, "quando una Chiesa si fa Stato"?

venerdì 8 luglio 2011

UN TRISTE SPETTACOLO

Ci sono giorni capaci di regalare gioie o dolori, a seconda dei punti di vista, se solo uno ha la pazienza di prestare grande attenzione ad ogni particolare. E' quello che, per esempio, è capitato oggi quando, buttando un occhio sulla rete, mi sono imbattuto in almeno tre notizie dai risvolti interessanti.

La prima riguarda il parlamentare dei Responsabili Domenico Scilipoti: ufficialmente ginecologo e agopuntore, prestato alla politica perché "credo nella patria", ha saputo distinguersi in questi mesi anche - e direi, soprattutto - come urlatore. Per uscire dall'anonimato, ha dapprima abbandonato il partito di Di Pietro per correre in soccorso del governo Berlusconi - quello sì, un governo attento all'agopuntura - e poi ha dato sfoggio delle sue migliori abilità comiche in vari programmi televisivi e radiofonici. Nel dicembre dell'anno scorso, entra in scena il "clown Scilipoti", come egli stesso si è autodefinito, a Un giorno da pecora in onda su Radio2: uno show nel quale parla in terza persona per descrivere la pessima immagine che danno di lui i quotidiani; preso dalla foga del suo comizio, si alza in piedi e si infervora sbraitando: "Diranno che è un mafioso, un delinquente, che ha abbattuto le Torri Gemelle". Ascoltate per credere, signori.




L'appuntamento successivo è nel marzo di quest'anno, ospite di Agorà: qui il deputato siciliano inizia un discorso riguardante personaggi condannati che occupano posti di potere e poco dopo si scatena un alterco con il deputato di Fli Fabio Granata, mentre il conduttore Vianello cerca di mettere pace tra i due litiganti.
Un altro show ad effetto va in onda in maggio, quando Scilipoti è ospite di Mi manda Raitre, invitato a parlare di cure oncologiche alternative, dal momento che - non dimentichiamolo - egli è agopuntore, argomento a cui tiene così tanto al punto che è stato costretto ad uscire dall'Idv, un partito in cui ci si disinteressa di questa disciplina. L'onorevole si infuria col conduttore Edoardo Camurri, reo di non farlo parlare: "Lei è un mascalzone'' e, poi, inarrestabile urla a ripetizione: "Lei si deve vergognare! Lei si deve vergognare!" fino a quando Camurri è costretto a chiudere il microfono.

venerdì 13 maggio 2011

DONNE E LETTURA: QUEL BINOMIO CHE...

Visto che a Torino è in corso il Salone Internazionale del Libro, apertosi giovedì scorso e che si concluderà il prossimo lunedì, mi pare del tutto in tema riportare i risultati, relativi al 2010, di una ricerca Istat sullo stato della lettura in Italia. Secondo il famoso istituto di statistica, nel 2010 il 46,8% della popolazione di 6 anni e più ha dichiarato di aver letto, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali, almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista. Nello stesso anno si è registrata una crescita della quota di lettori di libri: dal 45,1% del 2009 si è passati al 46,8%. Rispetto al 2009, inoltre, sono aumentate sia le differenze territoriali sia quelle sociali: la quota di lettori cresce nel Nord-ovest e nel Centro e, soprattutto, tra i dirigenti, gli imprenditori e i liberi professionisti. Il dato che fa sorridere riguarda la fascia di età: la quota più alta di lettori si registra tra gli 11 e i 17 anni, con un picco tra gli 11 e i 14 anni. Questo andamento tende a decrescere all’aumentare dell’età: infatti, già a partire dai 35 anni, la quota di lettori si colloca intorno al 50% per diminuire in maniera drastica dopo i 65 anni.


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