martedì 27 settembre 2011

IL SOPRAVVISSUTO


Il sopravvissuto

Antonio Scurati

Tascabili Bompiani

€ 10

18 giugno 2001. Tempo di maturità. Nella palestra del liceo di Casalegno, paese della remota pianura settentrionale, una stanca commissione d'esame attende per la prova orale Vitaliano Caccia, ventenne bello e dannato, esuberante e aggressivo, nonché ripetente. La sua seconda bocciatura è già stata decisa: un accordo tra i docenti gli ha assegnato, dopo le prove scritte, un punteggio troppo basso per essere recuperato. Sebbene in ritardo, l'alunno si presenta alla prova orale, si accomoda dinanzi alla commissione, ma, invece di limitarsi a rispondere alle domande, tira fuori la pistola e, in un arco temporale di sette minuti, uccide l'intera commissione, risparmiando solo il professore di storia e filosofia, Andrea Marescalchi, contro il quale egli non punta l’arma, ma solo il dito teso, prima di voltar le spalle e lasciare il luogo del massacro.

Da quel momento, il docente assume un'aura del tutto speciale, viene connotato dalla società come il "sopravvissuto", secondo la definizione di una giornalista televisiva che cerca di intercettarlo per un'intervista. Il professor Marescalchi, profondamente turbato dall'atrocità della strage, si mette alla ricerca delle cause che hanno dato luogo al massacro, cerca un significato ad un gesto così assurdo, tenta di riannodare i fili di una vicenda inaspettata e al tempo stesso tremenda. Non lo convincono le ipotesi e le teorie formulate da psicologi, sociologi, criminologi, giornalisti; sebbene senza slanci, desideri e ambizioni, Marescalchi ha sempre mantenuto il dialogo coi suoi alunni, cercando di interessarli alla storia e di avvicinarli al mondo della filosofia. In particolare, Vitaliano era il suo allievo prediletto, pur non incarnando l'alunno modello, diligente e costante nello studio. Di famiglia umile, bello e desiderato dalle coetanee, inseparabile dalla sua moto, sregolato eppure dotato di una sua sensibilità, condannato dalla scuola di cui si sente prigioniero, Vitaliano ha da sempre avuto un rapporto speciale col professor Marescalchi: insieme si erano divertiti a progettare un viaggio in Messico, avevano intavolato lunghe e costruttive discussioni, insomma, era lampante l'intesa; tuttavia, l'opinione di Marescalchi al suo riguardo non era quasi mai condivisa dai colleghi ai consigli di classe, che condannavano i comportamenti fuori dalle righe del ragazzo. Il travaglio interiore di Marescalchi si snoda, tra le pagine del libro, attraverso i ricordi dell'anno scolastico appena passato che riaffiorano dal diario personale, nel quale sono registrati i momenti più significativi della vita di classe e dei faccia a faccia con Vitaliano. Da quelle stesse pagine traspaiono spaccati di quotidiana vita scolastica, analisi sullo stato della scuola, difficoltà tra insegnanti e alunni, analisi personali sulle proprie capacità di insegnante: con acume e incisività, Marescalchi mette a fuoco i buchi neri della scuola e della società e sottolinea l'ordinario cinismo delle istituzioni nel distruggere il talento e la creatività: tutto ciò ha il fine ultimo di ricercare quella colpa metafisica, che è in lui e forse in tutti noi, alla base del massacro di Vitaliano. 

Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto, la strage di Columbine, il romanzo di Scurati colpisce subito per il ricco linguaggio forbito e le corpose costruzioni narrative che lo inframezzano e presenta vari livelli di narrazione: si passa dal serrato racconto delle vicende accadute a spezzoni saggistici, per lo più racchiusi nelle pagine del diario personale di Marescalchi, che fanno ricorso ad un linguaggio tecnico che attinge alle scienze sociali.  Il romanzo, vincitore della XLIII edizione del premio Campiello, è ricco di passaggi molto originali e anticonformisti e tutto pervaso dalle inquietudini, dalle angosce e dai tormenti della nostra epoca, che, grazie alla sapiente e acuta scrittura di Scurati, si legge con attenzione e partecipazione, oltre che con grande piacere.

[...] del suo grande avvenire alla scuola era rimasto soltanto il compito servile di fungere da improprio ammortizzatore sociale. Adesso doveva fare da parcheggio temporaneo per milioni di ragazzi, in modo da ritardare il loro ingresso nelle liste di disoccupazione. Di quell'enorme tempio laico, custodito dalla vestale della conoscenza, non rimaneva oramai niente di più che una tettoia, una sottile lamiera ondulata. A questo si era ridotta la culla dell'umanità futura: una pensilina, destinata a riparare dalla pioggia d'inverno e dal sole d'estate, in attesa che passi la navetta aziendale diretta al posto di lavoro.

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