11 settembre 2001 - 11 settembre 2011
Dieci anni: un tempo relativamente breve, diventato un'era, un periodo storico. Dopo due lustri, celebriamo oggi il decennale di quella data tragica che ha cambiato le vite di tutti noi, che ha modificato le nostre abitudini, il nostro vocabolario, gli equilibri economici, il nostro modo di vivere, di viaggiare, di relazionarci con gli altri, in una sola parola il nostro modo di essere.
Da quel giorno, abbiamo cominciato a familiarizzare con termini come terrorismo, islamismo, mujaheddin, jihad, kamikaze, talebani, al Quaeda, Afghanistan, Osama bin Laden. A partire da quel fatidico 11 settembre, l'economia ha subito un arresto ed è cominciata una guerra contro il terrorismo in Afghanistan, laddove si presumeva si nascondesse lo sceicco del terrore, Osama bin Laden, catturato non più tardi di qualche mese fa. In quell'occasione, abbiamo visto la forza degli Stati Uniti, pronti a stringersi fin dal primo momento in un unico, grande abbraccio, capace di dare conforto e aiuto: dinanzi a quella magnifica prova di umanità, ci siamo sentiti tutti americani, abbiamo provato gli stessi sentimenti di paura e di rabbia che ha provato il popolo americano, abbiamo compreso la grandissima forza d'animo e l'infaticabile lavoro dei vigili del fuoco, che hanno lavorato senza sosta, giorno e notte, per riportare alla luce le vittime e fornire aiuto e sostegno alle vittime tirate fuori dalle macerie. Le facce stanche e impolverate di quei giganti buoni sono uno dei simboli di questa tragedia. “Quel giorno”, ha detto Bruce Springsteen, “ho scoperto la grande nobiltà delle persone. Non il tipo di nobiltà di cui si legge nei libri, ma quella che porta la gente ogni giorno al lavoro”.
Ricordo bene quel giorno, un pomeriggio di settembre, con un sole ancora caldo che penetra dal balcone e mi colpisce mentre mi rilasso sul divano dopo il pranzo, con il pensiero agli ultimi compiti per la scuola, che sarebbe cominciata di lì a qualche giorno. La televisione è sintonizzata su una rete Rai, non ricordo quale, a basso volume. Sto parlando con mia mamma, quando all'improvviso il programma si blocca e compare la sigla del tg, un'edizione straordinaria. Sguardi interrogativi tra noi due, sguardi che si domandano cosa possa essere successo da interrompere così repentinamente un programma e, soprattutto, da mandare in onda un'edizione straordinaria del tg, terminato da poco.

Dieci anni dopo, qualcosa è cambiato: l'America, ansiosa fin da subito di rialzarsi e ripartire, ce l'ha quasi fatta. New York, "la città delle mille luci, il motore degli Stati Uniti, poetica e solida, la città dove l’America inizia e dove l’America finisce", ha dimostrato al mondo di sapercela fare: là dove dieci anni fa c'era il World Trade Center, torneranno a sorgere nuovi grattacieli e le vite cadute saranno ricordate in un memoriale. L’America, che da sempre ha mostrato spunti e frenate improvvise (Pearl Harbor, l’omicidio di JFK, la guerra del Vietnam, la strage di Oklahoma City), quell'11 settembre ha visto la guerra entrare nelle proprie case per la prima volta, tra i grattacieli del World Trade Center e le palazzine dell’Upper West Side, e ingoiare in un sol boccone i suoi figli. Oggi possiamo veramente dire, come qualcuno aveva azzardato subito dopo l'attacco terroristico, ignorando seriamente cosa poteva succedere, che "niente sarà come prima". Infatti, la crisi economica che ha attanagliato e ancor oggi preme sull'Occidente, è figlia anche e soprattutto di quel giorno; l’esplosiva crescita del mercato cinese è stata nettamente senza controllo e ha sconquassato ogni previsione; infine, l’Occidente ha speso moltissime energie e fior di miliardi per combattere il terrore. Tuttavia, nonostante gli entusiasmi e l'intraprendenza mostrata fin da subito dall'America, essa solo oggi può dire di aver portato a casa qualche risultato, ma la strada è maledettamente difficile e lunga. Questo par di capire, anche sentendo il presidente Barack Obama: "Volevano diffondere il terrore, ma da americani rifiutiamo di vivere nella paura. Volevano trascinarci in una guerra senza fine, minare la forza e la fiducia della nostra nazione. Riflettiamo su un duro decennio di conflitti, ma ora dobbiamo guardare avanti, è tempo di costruire".
We never forget.
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