Ci sono giorni capaci di regalare gioie o dolori, a seconda dei punti di vista, se solo uno ha la pazienza di prestare grande attenzione ad ogni particolare. E' quello che, per esempio, è capitato oggi quando, buttando un occhio sulla rete, mi sono imbattuto in almeno tre notizie dai risvolti interessanti.
La prima riguarda il parlamentare dei Responsabili Domenico Scilipoti: ufficialmente ginecologo e agopuntore, prestato alla politica perché "credo nella patria", ha saputo distinguersi in questi mesi anche - e direi, soprattutto - come urlatore. Per uscire dall'anonimato, ha dapprima abbandonato il partito di Di Pietro per correre in soccorso del governo Berlusconi - quello sì, un governo attento all'agopuntura - e poi ha dato sfoggio delle sue migliori abilità comiche in vari programmi televisivi e radiofonici. Nel dicembre dell'anno scorso, entra in scena il "clown Scilipoti", come egli stesso si è autodefinito, a Un giorno da pecora in onda su Radio2: uno show nel quale parla in terza persona per descrivere la pessima immagine che danno di lui i quotidiani; preso dalla foga del suo comizio, si alza in piedi e si infervora sbraitando: "Diranno che è un mafioso, un delinquente, che ha abbattuto le Torri Gemelle". Ascoltate per credere, signori.
L'appuntamento successivo è nel marzo di quest'anno, ospite di Agorà: qui il deputato siciliano inizia un discorso riguardante personaggi condannati che occupano posti di potere e poco dopo si scatena un alterco con il deputato di Fli Fabio Granata, mentre il conduttore Vianello cerca di mettere pace tra i due litiganti.
Un altro show ad effetto va in onda in maggio, quando Scilipoti è ospite di Mi manda Raitre, invitato a parlare di cure oncologiche alternative, dal momento che - non dimentichiamolo - egli è agopuntore, argomento a cui tiene così tanto al punto che è stato costretto ad uscire dall'Idv, un partito in cui ci si disinteressa di questa disciplina. L'onorevole si infuria col conduttore Edoardo Camurri, reo di non farlo parlare: "Lei è un mascalzone'' e, poi, inarrestabile urla a ripetizione: "Lei si deve vergognare! Lei si deve vergognare!" fino a quando Camurri è costretto a chiudere il microfono.