La collina del vento
Carmine Abate
Mondadori
€ 17,50
La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come degli amanti gelosi: se li abbandoni, prima o poi si fanno vivi per ricattarti con la storia segreta che ti lega a loro; se li tradisci, la liberano nel vento, sicuri che ti raggiungerà ovunque, anche in capo al mondo.
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Carmine Abate con il Premio Campiello |
Il Rossarco, una collina non lontana dal mar Jonio, racchiude tutta la storia della famiglia Arcuri, una storia lunga un secolo e tre generazioni fino a Rino, che ne tira le fila: la collina non esce per un secondo dal racconto, il vento che, a volte la accarezza, a volte la spazza, fa circolare un'enorme quantità di profumi, tra olivi secolari e lecci, mentre le sulle la colorano di rosso. Da qui, probabilmente il nome, Rossarco, altura altrimenti enigmatica, densa di storia e molto fertile, come testimoniato dal caparbio patriarca Alberto, che lì si stabilisce e trascorre tutta la sua vita. Quando il professor Paolo Orsi, un celebre archeologo, la raggiunge, intenzionato a cercare i resti della mitica città di Krimisa ormai sepolta, la vita degli Arcuri viene sconvolta: la prepotenza del potere e di chi non ha rispetto e memoria è fermamente combattuta dalla famiglia, per la quale la collina è un simbolo inalienabile e insostituibile, dalla quale non ci si può staccare, mai.
Con uno stile essenziale, chiaro (ha evitato la trappola dei dialettismi, cara al quasi conterraneo Camilleri, cedendo solo ad alcune deviazioni dialettali) e mai banale, Abate ha vinto la 50^ edizione del Premio Campiello: il romanzo trova la sua forza nel racconto verace di una terra calda, accogliente e florida, sintetizzata pienamente nella collina del Rossarco; intorno ad esso, l'autore costruisce una storia, nella quale si rintracciano note di vita vera e ormai passata, di un tempo che non torna più, di una terra produttiva e profumata. Nell'opera, invece, non si rintracciano elementi di nostalgia, denuncia, sociologismo, storia, ideologismo, risentimento o - questa è una qualità non indifferente - idealizzazione o lirismo: quest'ultimo, a mio personale avviso, è la grande vittoria di Abate ovvero non dipingere un quadro bucolico con personaggi ideali - che sarebbe apparso sicuramente più facile pur sapendo di già visto - ma contribuire con la narrazione a "salvare la memoria, che è una grande luce che illumina il presente" ricordando l'epico passato, mai domato da nessun vento, per proiettarsi sull'ignoto futuro.
Bellissimo libro! E ottimo commento! CiaoAldo! :)
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