lunedì 13 giugno 2011

LA BEFFA DI AMINA: CHI ABBIAMO DAVANTI SUL WEB?



La blogger Amina Araf, la ragazza gay di Damasco simbolo della rivolta in Siria e di cui ho dato notizia in un post precedente, è in realtà un uomo statunitense di 40 anni, originario della Georgia. Nel mentre giornalisti e blogger di tutto il mondo credevano che Amina fosse stata effettivamente rapita e lanciavano una campagna per la sua liberazione, l’uomo, che per quattro mesi ha finto di essere una coraggiosa dissidente siriana, se ne stava in vacanza con la moglie in Turchia, come ha confessato lui stesso con un post dal titolo Scuse ai lettori, firmato Tom MacMaster, Istanbul, Turchia, 12 giugno 2011. Inoltre, il titolo del blog, A gay girl in Damascus, è stato cambiato così: A Hoax. A Hoax that got way out of hand. I never meant to hurt anyone.
I never expected this level of attention. While the narrative voıce may have been fictional, the facts on thıs blog are true and not mısleading as to the situation on the ground. I do not believe that I have harmed anyone -- I feel that I have created an important voice for issues that I feel strongly about. I only hope that people pay as much attention to the people of the Middle East and their struggles in thıs year of revolutions. The events there are beıng shaped by the people living them on a daily basis. I have only tried to illuminate them for a western audience. This experience has sadly only confirmed my feelings regarding the often superficial coverage of the Middle East and the pervasiveness of new forms of liberal Orientalism. However, I have been deeply touched by the reactions of readers.

Best,

Tom MacMaster,

Istanbul, Turkey
June 12, 2011.

The sole author of all posts on this blog.

"Non mi aspettavo un livello di attenzione del genere. Mentre il personaggio era di fantasia, i fatti raccontati su questo blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul campo." Così scrive Tom MacMaster, "il solo autore di tutti i posts di questo blog", convinto di "non aver danneggiato nessuno." Con il blog, egli ha solo tentato di gettare l'attenzione del pubblico occidentale su quanto accade in Siria. "Questa esperienza ha tristemente confermato il mio modo di sentire riguardo alla copertura spesso superficiale del Medio Oriente e la presenza pervasiva di forme di Orientalismo liberale."

Alla luce di quanto successo in questa vicenda, torna alla mente quando, nel 1993, Peter Steiner sul New Yorker aveva disegnato la famosa vignetta che ritrae un cane davanti al computer. La didascalia recita: "Su Internet, nessuno sa che sei un cane." Una frase diventata simbolo dell'anonimità sulla rete, che oggi dobbiamo correggere così: "On the Internet, everyone knows you’re a dog" ovvero che "Su Internet, tutti sanno che sei un cane." Tutto ciò alla luce dei passi da gigante delle tecnologie: il web diventato più accessibile, la velocità della connessione in continuo aumento che permette di condividere video e foto, i social network entrati prepotentemente nelle nostre vite, le diverse attività che compiamo sul web (ad esempio gli acquisti) e che ci costringono a lasciare tracce di noi.
La vicenda di Amina ha fornito l'occasione attraverso la quale interrogarci su una questione più grande e più generale: il nostro rapporto con i media, la nostra vita frequentemente esposta sul web, amicizie o conoscenze nate e cresciute solo nel web, senza mai chiederci effettivamente chi c'è dall'altra parte, chi si nasconde dietro una foto o un nome di fantasia, arrivando così a snaturare un concetto tanto nobile quanto difficile da reperire quale è quello dell'amicizia. A tal proposito, Viviana Mazza, su La 27esima ora, dà notizia di uno studio del 2007, il quale ammoniva che non è possibile creare rapporti di vera amicizia e fiducia online secondo quanto spiegato dallo psicologo Will Reader: "Per sviluppare una vera amicizia dobbiamo sapere che l’altra persona è degna di fiducia, dobbiamo essere assolutamente certi che sia pronta ad investire nel rapporto con noi, che sia davvero lì quando ne abbiamo bisogno… E’ molto facile ingannare gli altri su Internet." Siamo sicuri sia sempre così?

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