L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale.
Leggendo quanto sopra, molti strabuzzeranno gli occhi: somiglia al primo articolo della nostra Costituzione, a cui è stata apposta qualche variazione. Ebbene sì, si tratta proprio di questo: il deputato Pdl Remigio Ceroni, marchigiano di 56 anni, è l'unico

Il parlamentare precisa che l'iniziativa è del tutto autonoma e che è frutto di personali riflessioni riguardanti l'attuale momento politico; tuttavia, se il presidente Berlusconi dovesse chiedergli di ritirarla, ritirerebbe subito il progetto. Al di là delle reazioni tiepide all'interno della maggioranza di governo e di quelle più veementi delle opposizioni ("attentato alla Costituzione" per Di Pietro, "un diversivo" per Bersani) e del presidente emerito della Corte costituzionale Baldassarri ("una vergogna, una barbarie"), Ceroni ammette che il progetto "piace quasi a tutti, mi scrivono di nascosto, anche da sinistra. (...) Se la mettessimo al voto segreto la mia proposta, passerebbe subito."
Anche per chi mastica poco diritto come me, appare del tutto fuori luogo una proposta come quella di Ceroni. Ripescando alcune nozioni di educazione civica, è facile vedere come nella seconda parte della nostra Carta, il Titolo I è interamente dedicato al Parlamento (articoli 55 e seguenti): non si capisce, pertanto, perché bisogna sottolinearlo ulteriormente, si correrebbe il rischio di una ripetizione che avrebbe come risultato finale, a mio avviso, quello di "indebolire" la parte specificamente dedicata al Parlamento. Una motivazione amara alla voglia di enfatizzare la "centralità del Parlamento" la fornisce Michele Ainis sulle colonne del Corriere di oggi: "Magari può servire a ricordarci che in quel posto lì ci si va per elezione, non per cooptazione, non per nomina d'un signorotto di partito, come c'è scritto nel 'Porcellum'." Lo stesso Ainis pone l'attenzione sulle parole usate da Ceroni, che è un parlamentare Pdl: centralità parlamentare "non fu uno slogan degli anni Settanta, i nostri anni più rossi? Si vede che i politici sono diventati un po' daltonici." E il concetto viene ulteriormente condannato da Augusto Barbera: la centralità del Parlamento è un "concetto consociativo giustamente archiviato e nato ai tempi del compromesso storico ma irragionevole in epoca di maggioritario" e meraviglia che

L'impressione è che la proposta Ceroni sia figlia dell'attuale clima politico, quel clima in base al quale ci si fabbrica regole a proprio uso e consumo, ignorando qualsiasi regola generale. Secondo Ceroni, la proposta è nata per evitare "un'eversione dell'ordine democratico": al di là dell'abuso di questa espressione, considerata ormai di moda, pare che l'eversione sia piuttosto pensare di modificare la Carta costituzionale, supremo documento di legge della nostra Repubblica, in base ai propri desiderata.
P.S. La voglia di apportare modifiche alla Costituzione ha preso anche il capogruppo di Iniziativa Responsabile Luciano Sardelli, il quale ha presentato alla Camera una proposta di

Nessun commento:
Posta un commento