lunedì 18 aprile 2011

CAZZULLO E TREMONTI A PROPOSITO DI ITALIA E PICCOLE PATRIE



Una sala piena in ogni ordine di posto e con un pubblico variegato, da studenti e giornalisti fino a docenti universitari e autorità cittadine, tutti riuniti al Collegio Nuovo di Pavia per la presentazione dell'ultimo libro di Aldo Cazzullo, noto editorialista del Corriere della Sera, dal titolo Viva l'Italia! Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione, in compagnia del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. A presentare e moderare l'incontro, dopo i saluti della rettrice del Collegio Nuovo Paola Bernardi, è stato Arturo Colombo, Professore Emerito della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pavia.




Cazzullo entra subito nella conversazione leggendo un passo di Fiori rossi al Martinetto di Valdo Fusi, lo stesso con cui apre il libro, al fine di rendere l'importanza del grido "Viva l'Italia!", pronunciato da molte persone immolatesi per la patria prima di morire. Prendendo spunto dalla lettura, il giornalista spiega come mai Risorgimento e Resistenza vengono tutt'oggi bistrattati. Il Risorgimento "viene considerato una cosa da liberali" e non si fa caso che non si è trattato di un movimento subito, bensì "sono stati gli Italiani a fare il Risorgimento", a creare quel grande movimento culturale che ha visto anche tante donne, non solo come "compagne degli eroi", ma anche protagoniste come leader politici o combattenti in prima linea. Allo stesso tempo, anche la Resistenza, ancor oggi ritenuta di sinistra e per questo bistrattata da chi ha idee politiche differenti, è da considerare, sempre secondo Cazzullo, "patrimonio dell'intera nazione". Analizzando con attenzione e senza pregiudizi la nostra storia, continua l'editorialista, dobbiamo essere orgogliosi innanzitutto della "nostra nazione" e quindi anche della sua storia. A proposito di nazione, Cazzullo enfatizza con grande maestria la frammentazione effettiva che vige nel nostro Paese, nonostante la presenza di province e regioni: "esistono i campanili", cui i cittadini sono molto strettamente legati, "un lombardo di Lecco e un lombardo di Mantova parlano lingue diverse, hanno usanze diverse, mangiano cibi diversi, pensano in modo diverso": "il legame alla piccola patria è cosa positiva", perché in fondo l'Italia è famosa nel mondo per le sue piccole patrie, per i loro usi e costumi e per le loro culture. Tutto ciò non vuol dire che all'italiano non importi nulla della patria, anzi, "gli Italiani sono legati alla loro patria e al loro tricolore", ora molto di più di venti o trent'anni fa. E quindi, conclude Cazzullo, "l'Italia è una cosa seria, è stata un'ideale che è valso la vita, un'ideale per cui le ultime parole sono state 'Viva l'Italia!'"
Il ministro Tremonti esordisce con un giudizio da lettore sul libro - "più facile da leggere che da commentare" -, di cui ha apprezzato tutta la prima parte per l'accurata ricostruzione storica, mentre l'ultimo capitolo è, a suo giudizio, "troppo Grande fratello, troppo parodia". Al di là del giudizio critico, Tremonti ricorda come Cazzullo abbia puntato la sua attenzione maggiormente sulla "nazione" rispetto allo "Stato": "se siamo Stato da centocinquant'anni, siamo nazione da più di duemila anni, avendo da sempre manifestato segni della cultura della nostra civiltà, dalle Tavole eugubine fino ad oggi." Riguardo il concetto di patria, ovvero terra dei padri, Tremonti si spinge in un parallelismo con gli Stati Uniti: laddove il presidente Obama mostra un concetto di patria proiettata al futuro, per noi Italiani il concetto di patria è sintesi tra passato, presente e futuro. Poi il ministro decide di iniziare un viaggio nei centocinquant'anni della storia d'Italia, prendendo come punti di repere i tre cinquantenari. Nel 1911, ricorda, "l'Italia è la quinta potenza industriale mondiale" e una "terra liberale", ma è pervasa dalla retorica dell'Italietta, quella mentalità negativa innata, "uno sciovinismo al contrario" deleterio e controproducente. Nel 1961, nonostante le difficoltà passate durante la guerra, l'Italia è nuovamente una grande potenza in grado di dire la propria nel mondo. Nel 2011 l'Italia possiede la seconda manifattura d'Europa, è la sesta potenza mondiale, ma rimane un "Paese duale": ha un nord Italia che è "la nazione più ricca d'Europa e dunque del mondo per stock di ricchezza e per reddito pro capite", un centro-nord Italia "con un livello di ricchezza paragonabile a quello di Germania, Francia e Inghilterra" e un Meridione con "criticità economiche e politiche" per cui sono necessari interventi, come, per esempio, il federalismo fiscale, in grado di reintrodurre quel "criterio democratico mancato per quarant'anni" in base al quale i cittadini gestiscono con responsabilità i propri denari. Il federalismo fiscale ''non è un salto nel buio'', ma è "proiettato su un decennio" ed è una norma ''fondamentale'' perché introduce ''il meccanismo di controllo dei cittadini sul bilancio dello Stato''.
Al termine della conversazione, è stata lasciata la possibilità al pubblico di porre domande ai relatori. Il primo intervento si è trasformato in un comizio di uno studente universitario che ha accusato il Governo e il ministro di aver "fatto molto per unire l’Italia nell’antigoverno." Una domanda interessante ha riguardato la riduzione delle province. "Le province stanno nella Costituzione, per toglierle bisognerebbe cambiarla, si possono al limite ridurle"; serve, certamente, "una logica seria di riorganizzazione" perché "se anche si eliminano le province poi le strade provinciali ci sono sempre e anche a livello di istruzione serve una struttura intermedia per la gestione economica." A chi chiedeva un giudizio sulla scuola, Tremonti ha ricordato che "se esiste la fuga dei cervelli vuol dire anche che c’è la fabbrica dei cervelli. A mio avviso nella preparazione universitaria l’Italia non ha complessi di inferiorità con nessuno. Anche io da docente non ne ho mai avuti nei confronti dei colleghi di università anglosassoni."


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