martedì 10 maggio 2011

TANTO CLAMORE PER NULLA

Ricevo e pubblico con piacere un articolato e quanto mai interessante commento dell'amica Gaia Bonasio al post Osama Bin Laden è stato ucciso.

Caro Aldo, il tuo resoconto della vicenda mi sollecita una lunga serie di considerazioni, che cerco qui di ridurre a pochi e sintetici punti.
"Finalmente è stato ucciso", dici: tralasciando valutazioni morali e umanitarie sulla brutalità di un'affermazione simile, c'è da soffermarsi tanto sul finalmente quanto sull'uccisione.



"Finalmente" indica due cose. La prima: che lo si considera un grande successo all'interno di una precisa strategia di politica internazionale, ovvero che le forze statunitensi avrebbero attivamente trascorso gli ultimi dieci anni alla ricerca di un uomo, primo obiettivo di tutta l'impresa. Se fosse vero, da un lato giudicherei delirante un dispendio di energie nazionali così alto per la morte di un uomo, dall'altro, come primo step dopo dieci anni lo valuterei sommamente inefficace. E' comunque se non altro dubbio che abbiano davvero strenuamente cercato di farlo fuori per tutti questi anni senza riuscirci, a meno che la strategia di tutte quelle bombe sia stata "cerchiamo Osama, nella quantità dei buchi che creiamo dovrà pur morire anche lui". I fatti dimostrano che quando vuoi prendere una persona non ti muovi così, anche perchè ne vuoi accertare la morte, da esibire come vessillo. Di tutta questa storia a noi comuni mortali non è dato di sapere molto, se non che Osama è stato un uomo di guerra, che gli USA hanno allevato in seno fino alla guerra del golfo, e che poi le alleanze sono cambiate nella zona. Di certo, era un uomo dai legami potenti, anche dopo essere diventato "nemico" degli Stati Uniti (fra l'altro non si capisce ancora bene il ruolo del Pakistan, alleato USA, nella gestione dell'accaduto). Non sapremo mai bene il ruolo da lui effettivamente giocato nell'attentato delle torri, che rimane circondato di mistero. E non sappiamo quanta parte abbia veramente svolto, al di là del divenirne simbolo, nell'esacerbarsi e moltiplicarsi del fenomeno terrorista islamico in giro per il mondo (diciamo che forse anche la prepotenza americana -le invasioni, le distruzioni, le uccisioni, le incursioni in Stati non in guerra?- ha dato un aiutino...) Così come non sappiamo bene come sia andata la storia della cattura, al di là di quello che, pure confusamente, raccontano le fonti ufficiali. In tutta questa storia torbida, dunque, prima di esclamare "finalmente", ci andrei cauta, anche solo perchè i fatti non sono provati chiaramente.
In secondo luogo, finalmente indica l'idea di una liberazione, come se l'evento facesse effettiva differenza per la sicurezza dei cittadini (di quali, poi? Statunitensi, forse? Non certo di quelli afghani, pakistani sotto bombe in territorio non belligerante, irakeni ecc, senza considerare, ma forse è una sottigliezza eccessiva, che la quantità di cittadini americani morti lavorando in una guerra dal nemico quanto meno impreciso sono stati più dei civili defunti nell'unico attentato delle torri gemelle). L'evento non fa alcuna differenza nella misura in cui il soggetto era finito come leader, e anzi, probabilmente questo è stato l'esatto motivo per cui si è deciso che era tempo di eliminarlo. La morte, dunque, non porta alcun effetto benefico. Invece, quanti effetti pregiudizievoli può portare una notizia del genere, imprecisa, dubbia e sbandierata al mondo con un accanimento barbarico delle peggiori specie? Quanta rabbia può ingenerare, a quante reazioni scomposte potrebbe dare "giustificazione"? E mi dico: ma la diplomazia, nonchè l'intelligence statunitense, non sarà completamente cretina, nel decidere di buttare altra benzina sul fuoco della tensione internazionale. E allora a cosa mira? La domanda è lecita, mi pare. Quindi mi interrogo, oltrechè sulla sua legittimità, se il "finalemente" sia "utile".
"E' stato ucciso". Analizziamo qui cosa pare sia successo: delle forze armate statunitensi, insieme all'intelligence, hanno fatto un'incursione in territorio straniero, hanno ucciso cinque persone, e "hanno arrestato" donne e bambini. Prima di tutto, mi sembra che la popolazione mondiale si stia dimenticando di un particolare: è il racconto di un abuso incredibile dal punto di vista del diritto internazionale! Stiamo parlando di forze armate, che in tempo di pace (col Pakistan), esercitano l'uso della forza su un territorio sovrano! Esautorano la Sovranità di uno Stato, e per fare cosa? Per fare uno "scientifico" blitz che comporta 5 morti non necessarie. Mi chiedo poi cosa significa che abbiamo arrestato donne e bambini (i bambini non sono arrestabili, i soggetti in questione non sono quelli tipici che richiedono le precauzioni per la sicurezza che normalmente giustificano l'arresto, e infine: chi li ha arrestati?? spero almeno forze pachistane). Siamo di fronte ad un comportamento contrario ad ogni prassi dell'ONU (fino alla guerra in Afghanistan), ad ogni norma di diritto internazionale. E ancora una volta (pensiamo all'indifferenza nei confronti dell'ONU nella pianificazione delle azioni di guerra, pensiamo soprattutto alla pratica dell' EXTRAORDINARY RENDITION, che abbiamo vissuto anche sulla nostra pelle di italiani) sono gli Stati Uniti a violare le norme, a fregarsene della concertazione nella risoluzione delle controversie internazionali, a non darsi cura delle conseguenze che questo può provocare per la pace e l'equilibrio mondiali.
In questo caso, inoltre, non abbiamo neppure visto un processo fantoccio, come quello che è stato concesso agli iracheni di fare a Saddam. Qui si è abdicato completamente al diritto: quest'uomo, che è sicuramente uno scellerato che è entrato in un gioco di guerra, lo stesso in cui le amministrazioni USA hanno giocato da sempre, non ha avuto riconosciuto alcuno status, di prigioniero, di criminale di guerra, di imputato, perchè fossero valutate effettivamente le sue colpe internazionali e per quelle pagasse (un bel tribunale internazionale lo si poteva pur fare, no?). Lo hanno fatto sparire nella stessa opacità in cui l'avevano fatto vivere. Gli USA hanno sputato sul diritto internazionale, hanno abdicato alla propria cultura giuridica (quella che gli rimane, almeno in ambito internazionale), e si sono lasciati andare a sfoghi animaleschi di giubilo per una supposta morte completamente inutile se non dannosa. Il quadro è bruegeliano. Di un delirio agghiacciante.
E dunque, caro Aldo, concludere il discorso con un "La lotta al terrorismo continua, con la convinzione che i tanti caduti non lo hanno fatto vanamente", mi sembra in questo caso la ciliegina sulla torta di uno dei tanti paradossi della storia. I militari americani sono caduti per scelta; ma detto questo, qualunque sia stata la motivazione che li ha spinti a partire, dall'esigenza più materiale allo slancio più ideale, credo che misurare l'utilità della loro morte sulla macchinosa nonchè fumosa, nonchè priva di seri benefici, morte di un singolo uomo, sia rendere loro un insulto, svilire il loro decesso. Insomma, tanto clamore per nulla.


Ringrazio Gaia per la passione con cui ha commentato la notizia e per gli spunti di riflessione che mi ha inviato. Colgo questa occasione per precisare alcuni punti del post, in particolare quelli ricordati nella prima parte dell'intervento, mentre sulla seconda ritengo ci sia poco da eccepire, anche considerando gli accurati riferimenti giuridici.
Il "finalmente" riferito alla morte di Bin Laden è da intendersi come liberatorio e non certamente in senso gioioso: sono dell'opinione, trovandomi in linea con quanto peraltro espresso in questa occasione dalla Santa Sede, che non si possa esultare per la morte di un uomo, chiunque esso sia, qualunque turpe crimine egli abbia commesso. Non ho esultato per la morte di Milosevic, né per l'esecuzione di Saddam Hussein, tanto meno per la fine di Bin Laden: lo ritengo sbagliato, non si può gioire della morte di un individuo. Non posso negare la soddisfazione per il blitz statunitense, soddisfazione non legata a Bin Laden in quanto uomo, bensì a ciò che ha rappresentato e rappresentava ancora, con un pensiero ai morti nell'attentato dell'11 settembre 2001. A tal proposito, i video ritrovati nel covo di Abbottabad mostrano il leader di Al Qaeda (a sinistra) nell'atto di pronunciare nuovi messaggi o nell'atto di guardare video di se stesso, video che, secondo il Pentagono, mostrano "in modo chiaro" che Osama Bin Laden aveva ancora il pieno controllo di Al Qaeda e che il suo nascondiglio di Abbotabad fungeva "come un vero centro di comando". In verità, rispetto a questi video, è di oggi la notizia comparsa sul sito filo-integralistico Shoumoukh al-Islam, secondo la quale i video in questione sarebbero stati falsificati dagli Stati Uniti; per tutta risposta, Shoumoukh al-Islam ne ha diffuso un altro, nel quale sostiene siano evidenti le prove della contraffazione, mettendo a confronto diverse immagini e sottolineando in particolare le differenze di naso e occhi. Tornando su Bin Laden, riguardo il suo reale ruolo nell'organizzazione, si possono avere dubbi - e io qualcuno lo nutro: rimanere isolati per otto anni in un bunker, con pochi o nulli contatti con l'esterno, rende difficile comandare un'organizzazione, all'interno della quale, tra l'altro, pare ci fossero fronde che volevano scalzarlo dal ponte di comando per assumerne il controllo. Per un momento è circolata anche la notizia che il medico egiziano Al-Zawahiri abbia avallato la cattura di Bin Laden, a cui potrebbe succedere.
La notizia della morte dello Sceicco del Terrore è ormai certa, al punto che anche i principali siti jihadisti l'hanno confermata; credo che l'imprecisione nelle notizie che ci vengono fornite sia funzionale al riserbo che si deve quando si tratta di questioni così delicate. Su ciò che può scatenare, è lecito porsi domande e avere timori: è innegabile che i seguaci di Bin Laden, avendo il dente ancor più avvelenato, vorranno vendicarlo.

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