A partire dagli anni ‘60, con le lotte di fabbrica che Caprotti vive in prima persona, cresceranno i salari e quindi i consumi e i suoi supermercati avranno più clienti.
A parte questo quadro che fa pensare che Esselunga abbia sempre avuto la fortuna dalla sua, bisogna tenere presente che non sempre è stato così, anzi il più delle volte Caprotti e la sua creatura si sono dovuti difendere dagli assalti degli altri operatori del settore, le Coop in testa.
E proprio per documentare ciò il libro si chiude con l'appendice di Stefano Filippi: la Coop insieme a Conad detiene il 26,4% del mercato, pari a un quarto abbondante del totale; e come ha fatto a raggiungere quest'"egemonia quasi assoluta"? Grazie a una struttura societaria e un assetto legislativo e fiscale tutto particolare. Filippi lo spiega bene: "sono enti senza fini di lucro e dovrebbero devolvere una parte sostanziale degli utili a scopi mutualistici. L'acquisto e la cessione di quote non avvengono sul libero mercato: sono operazioni soggette all'approvazione del Consiglio d'Amministrazione". Un intero capitolo è dedicato al "regime fiscale di favore", elencando la deducibilità dall'imponibile del 70% dell'IRES, la deducibilità integrale degli utili destinati a riserve obbligatorie,ecc. Per non parlare del fatto che controllori e controllati sono quasi le stesse persone...Un intero capitolo è dedicato ad una sorta di biografia dei vari attori della galassia Coop: Zucchelli (Coop Estense), Campaini (Unicoop Firenze), Cordazzo (Coop Liguria), Stefanini (Coop Adriatica).
Insomma, lo spaccato di un mondo che pochi conoscono e che chi conosce cerca di tenere nascosto per evitare che vengano alla luce le tante cose che non vanno!
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