Il bandito e il campione. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro
Marco Ventura
Il Saggiatore Tascabili
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Immaginate le strade polverose dei primi anni del '900, affollate da poche auto e da molte biciclette e tra queste cercate di scorgere, tra le bici da passeggio - le più comuni -, una "macchina" guidata da un
Omin, un campione, anzi un
Campionissimo. Potrebbe essere la fotografia fedele di una giornata di inizio '900, quando Costante Girardengo da Novi Ligure si allenava sulle strade di casa per raggiungere i risultati che lo hanno consacrato come
uno dei più forti ciclisti di tutti i tempi. Professionista per ventiquattro anni, dal 1912 al 1936, campione d'Italia per nove volte (record ancora imbattuto), vincitore per sei volte della Milano-

Sanremo - la sua corsa preferita -, per due volte del giro d'Italia e per tre volte del giro di Lombardia, vincitore del Grand Prix Wolber (antesignano del Campionato del Mondo) nel 1924 dinanzi a llo storico avversario Pélissier e argento nel 1927 al primo Campionato del Mondo, Costante è stato uno sportivo modello, sia per i successi nella vita sportiva sia per l'integrità morale che lo ha sempre contraddistinto. Incrocia sulla sua strada un compaesano diventato pure lui famoso ma per tutt'altri meriti:
il bandito Sante Pollastro. Anche lui novese, nativo del Borgo delle Lavandaie, il quartiere vicino alla stazione che ricorda il Bronx per il tasso di criminalità e di povertà, anche lui innamorato della bicicletta: prova l'esperienza delle gare, ma non ha la stoffa e allora decide di usare la bicicletta per compiere
ruberie. Inizia con furti in villa e poi affina progressivamente la tecnica fino a quando il 14 luglio 1922 passa al primo fatto di sangue: l'agguato al cassiere
Casalegno poco fuori Novi per rubare l'incasso della Banca Agricola di Tortona. Da qui iniziano le peripezie di Pollastro, che si dà alla macchia per sfuggire alla cattura delle forze dell'ordine, girando il Nord Italia e la Francia alla ricerca di un posto sicuro. Nel 1925, al Vélodrome d'Hiver dove Girardengo corre una Sei giorni, avviene
l'incontro tra il campione e il bandito, incontro che Pollastro serberà per sempre con grande gelosia: è sempre stato un grande fan del Campionissimo e finalmente ha avuto l'occasione di incontrarlo dal vivo e di parlarci, nonostante il rischio di farsi scoprire dalle forze dell'ordine che sono sempre sulle sue tracce.