domenica 14 settembre 2008

VELTRONI SENZA BUSSOLA

Walter Veltroni sembra veramente in preda ai bollenti spiriti, a giudicare dalle esternazioni delle ultime due settimane.

"La destra sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l'Italia", "genocidio dei valori", "deserto storico e culturale", società "egoista e spietata" in cui "tutto è indistinto e tutto è lecito".
Queste sono solo alcune delle frasi pronunciate oggi nella conferenza di chiusura alla scuola estiva di politica del Pd (viene da pensare che, se questi sono i pensieri dominanti, siamo messi male): parole molto pesanti, eccessive, che non corrispondono alla realtà. E si tratta solo di alcuni estratti. Sebbene il livello generale della conferenza sia questo: Veltroni ha dipinto un Paese immerso nel buio, tetro, governato dalle peggiori persone. Ci vuole tanto coraggio per parlare così, veramente tanto, perché si ignora totalmente qual è la realtà. Veltroni ha poco da arrabbiarsi se il sondaggio della Stampa dava qualche giorno fa il Pd al 30%: continuando con questo copione, il Pd potrà solo scendere nei consensi.

"L'Italia si renderà conto a breve che sette anni di governo della destra l'hanno ridotta nella condizione drammatica in cui si trova oggi". "Stanno alzando le tasse e finiti i fuochi artificiali rimarranno solo le macerie" (frase pronunciata alla festa del Pd).
Per la situazione "drammatica" in cui ci troviamo oggi, é bene che Veltroni chieda a Prodi e compagni: sono bastati due anni per aumentare la pressione fiscale in maniera pesante e far sprofondare il Paese molto in basso. Perciò, prima di parlare degli altri vale la pena fare un'analisi della propria parte politica. E le "macerie" le ha lasciate la sinistra, nel 2006, quando in un periodo di crescita in Europa noi non siamo cresciuti: quelle sono le vere "macerie"...

Veltroni sottolinea l'idea dell'"io separato dal noi", "un virus che può fare solo male a una comunità". Ed è la destra "responsabile di questo clima di una società senza valori, in cui tutti coltivano solo il proprio desiderio individuale e si considera la missione e l'impegno collettivo e solidale come una favola per buoni sentimenti". E così, di fronte agli immigrati o a chi ha un orientamento sessuale diverso, "bisogna solo proteggersi, tirar su muri e costruire fortezze".
Il segretario del Pd forse ignora che la destra ha sempre avuto rispetto per chi aveva orientamento sessuale diverso, purché questo non venisse eletto a icona da seguire o a icona di normalità. E per di più i ministri Brunetta e Rotondi hanno espresso l'intenzione di preparare una loro legge sulla falsariga dei Dico o Pacs che dir si voglia. Riguardo gli immigrati, non si tratta certo di "tirar su muri" a priori: é importante che lo Stato dimostri di essere presente e che perciò coloro che sono clandestini vengano espulsi in quanto fuorilegge. E' un concetto semplice, che però è difficile recepire per il Pd e la sinistra in genere, abituata per vocazione ad accogliere chiunque all'insegna del buonismo. Grazie a questo atteggiamento, siamo uno dei Paesi in cui arriva la maggior parte di immigrati regolari (la questione geografica ha un'importanza relativa).

"Per il pensiero democratico la scuola è il centro di tutto, per la destra è un costo da tagliare. Per Berlusconi la scuola è la sua televisione, è così che vuole che vengano formati gli italiani". Parole offensive e ingiustificate: perché si dimenticano i recenti provvedimenti della Gelmini? Il ritorno della divisa e dei voti a scuola, l'introduzione dell'educazione civica e stradale, il maestro unico: in un periodo in cui non si naviga nell'oro, é necessario tagliare il superfluo in tutti i settori, impegnandosi in una migliore razionalizzazione delle risorse disponibili.
La frase sulla formazione degli Italiani è proprio di cattivo gusto, oltreché fala: non siamo più nel Ventennio o nella Russia stalinista, sotto un dittatore che comanda ciò che gli alunni devono studiare. E' molto più facile che sia la sinistra che formi i ragazzi: tra cinema, giornali, televisione e, soprattutto, la scuola ha tentacoli ovunque e ben sappiamo come sia in grado di plasmare le opinioni.

"Chi sfrutta i privilegi ma non si mescola fra la gente, a chi ha capito che, per andare sui giornali, bisogna sparare bordate senza preoccuparsi dei danni inferti al partito, a chi ci lavora, a chi ci crede"
E' una frase pronunciata da Veltroni alla festa del Pd a Firenze nei confronti di Parisi, reo di aver affermato che il Pd ha avuto "una falsa partenza" e definito Berlusconi "grande leader": invece di far partire strali nei confronti di Parisi, che ha solo definito i contorni di una realtà sotto gli occhi di tutti, era molto più importante dar peso a quelle parole, usarle per un'analisi nel partito sperando di trovare i motivi della sconfitta e nuove armi per raccogliere consenso nel futuro. E invece no, chi non è d'accordo col segretario e con la maggioranza del partito non ha diritto di esprimere la propria opinione: meno male che si definiscono "democratici"!

Credo, quindi, che, viste le parole che girano nel Pd, Veltroni & co. siano un po' in crisi, per lo meno sembra che abbiano perso la bussola e navighino a fatica, lanciando urli e rantoli.


sabato 6 settembre 2008

GREVI E COLOMBO A CONFRONTO SULLA LEGALITA'

Presso il Cortile delle Statue dell'Università degli Studi di Pavia, nella terza serata del Festival dei Saperi, inserita nel ciclo di interventi "Lessico civile", ieri sera ho avuto il piacere di ascoltare la conversazione tra Vittorio Grevi, ordinario di Procedura Penale presso la medesima università, e Gherardo Colombo, ex magistrato e autore del volume "Sulle regole", presentato nel corso della serata.
Il senso di questo incontro, e più in generale del ciclo di incontri dal nome "Lessico civile", sta nel tenere sempre vivi i principi che presiedono alla convivenza dei cittadini. E parlare di legalità, come hanno fatto Grevi e Colombo, certo ha aiutato ad analizzare e a tenere a mente che senza regole e senza il rispetto delle stesse, non ci è possibile vivere.
La serata si è aperta, in un Cortile delle Statue affollato in qualsiasi angolo, con la presentazione di Gherardo Colombo e un approfondimento sul perché egli ha deciso di uscire dalla magistratura a metà febbraio del 2007, dopo oltre trentatré anni. Per spiegare i motivi di tale decisione, l'ex pm ha usato la metafora dell'idraulico, che, chiamato nell'abitazione di un condominio dal momento che non esce acqua dai rubinetti, comincia ad analizzarne le cause; dopo aver controllato il rubinetto e le tubature domestiche, entrambi integri, pensa che forse vi è un problema a livello del rubinetto centrale del palazzo e lo controlla: scopre che in effetti il problema risiede proprio lì e, dopo averlo risolto, verifica che in casa l'acqua fuoriesce nuovamente dal rubinetto. In questo esempio, il rubinetto della cucina rappresenta l'amministrazione della giustizia, mentre il rubinetto centrale rappresenta "qualcosa che sta prima" della giustizia stessa: è per questo motivo che Colombo si è convinto pian piano che "perché la giustizia cambi, sarebbe stato utile intensificare quel che già cercavo di fare nei momenti lasciati liberi dalla professione: girare per scuole, università, parrocchie, circoli e in qualunque altro posto mi invitassero a dialogare sul tema delle regole. La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall'incomunicabilità" (parole tratte dall'introduzione al suo libro Sulle regole).
Dopo questa spiegazione, che Colombo riteneva doverosa per far comprendere il senso del suo libro, definito scherzosamente, ma non troppo, da Grevi "breviario laico di educazione civica", vengono introdotti i temi della prima parte del libro: la neutralità di termini come "regola", "legge", "legalità", "il cui significato può variare indefinitamente in base al contenuto che esprimono", potendo essere diversi in rapporto al momento storico e al Paese e spesso anche in contraddizione tra loro; l'ambiguità del termine "giustizia", usata per definire sia un principio sia il sistema creato "per risolvere le controversie" tra gli esseri umani e in nome della quale, nel corso della storia, sono stati compiuti rivoluzioni e genocidi; da dove deriva il diritto: inizialmente derivava dalla divinità, poi si è cominciato a parlare di diritto naturale, basandosi sul presupposto che "ogni essere umano avesse dentro di sé, fin dalla nascita, alcuni principi fondamentali comuni a tutti gli altri", poi si è parlato di diritto positivo, ossia il diritto è giusto quando è stato prodotto da istituzioni delegate a farlo ed è osservato; quindi la svolta recente: il passaggio da "sudditi" a "cittadini", grazie alla separazione dei poteri, "presupposto per la creazione (...) di una società in cui diritti e doveri siano distribuiti equamente".
Si passa così a parlare della seconda parte del libro, la più intensa dal punto di vista del ragionamento logico, la quale affronta il tema delle due società: la società orizzontale, nella quale l'uomo è al centro, costituisce un "valore", una "dignità", si basa "sull’idea che l’umanità si promuova attraverso un percorso armonico in cui la collaborazione di ciascuno (…) contribuisce all’emancipazione dei singoli e al progredire della società nel suo insieme"; la società verticale, quella che ha dominato gran parte, se non tutta la storia, vede l’uomo come strumento, si basa sulla gerarchia, “scartando gli inadeguati”, e i suoi valori fondanti sono la separazione e l’annientamento. Tuttavia – sostiene Colombo – “può darsi che una società sia organizzata nel suo complesso in modo verticale, eppure in parte viga il sistema dell’orizzontalità”. L’osservanza delle leggi viene garantita in modo solo parzialmente diverso nei due sistemi: nella società verticale “la sanzione deve (…) consistere in un male” e quindi sono previsti la pena di morte e il carcere; quest’ultimo, anche se in teoria incompatibile con la società orizzontale (come la pena di morte), viene utilizzato nella stessa per punire l’inosservanza di molte norme. L’ex pm sostiene che il fatto che il carcere sia la principale risposta alla violazione delle leggi non deriva solo “dalla tradizionale equivalenza tra sanzione, da un lato, ed esclusione e sofferenza, dall’altro”, ma anche dal contributo della Chiesa (ad esempio, l’Indice dei libri proibiti, che è in fondo una forma di esclusione).
Il discorso intrapreso nella seconda parte - sottolinea Grevi - è propedeutico all'illustrazione di un modello di società orizzontale, quello contenuto nella nostra Carta costituzionale, come Colombo fa nella terza parte del suo libro. Il salto compiuto nei secoli per giungere a questo risultato è notevole: se un tempo giustizia voleva dire "riconoscimento e tutela delle diseguaglianze" (basti pensare ai tempi della schiavitù), oggi giustizia è "riconoscimento e tutela delle pari opportunità". E, infatti, i due principi cardine della Costituzione, da cui discende tutto il resto, sono: il riconoscimento dei diritti e l'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.

Uscendo fuori dai temi strettamente trattati nel libro, ma muovendosi sempre nel campo della legalità, il professor Grevi chiede un parere a Colombo riguardo un eventuale cambiamento dell'azione penale, passando dall'essere obbligatoria all'essere discrezionale: così, sostiene Grevi, il magistrato potrebbe decidere sua sponte quali reati perseguire e quali persone indagare per quei reati, venendo meno ai principi di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E Colombo risponde sostenendo che l'obbligatorietà dell'azione penale è fondamentale per mantenere la separazione dei poteri: in caso contrario, il magistrato sarebbe costretto a rispondere dei propri atti e perderebbe perciò la sua indipendenza.
Riguardo un altro tema caldissimo, le intercettazioni telefoniche, Colombo afferma che, secondo lui, l'uso è attualmente eccessivo, mentre si tratta di uno strumento da utilizzare con estrema cautela, solo per quei reati che effettivamente offendono la comunità e, soprattutto, non come "scorciatoia", a scapito, cioè, di altri strumenti d'indagine, magari anche più funzionali. E' poi importante difendere la riservatezza degli intercettati; la pubblicazione dei colloqui dimostra che noi tutti vogliamo che le regole siano rispettate, ma quando siamo chiamati a farlo in prima persona ci tiriamo indietro: "ciascuno per sé é l'ultimo giudice".
Grevi conclude questa conversazione domandando quanto la cultura influenza il diritto: la sua personale opinione è che il diritto deve essere più forte e deve indirizzare la cultura, senza farsi sopraffare. Colombo, come si è evinto dal botta e risposta, crede il contrario: la mentalità o i comportamenti generali sono più forti e in grado pertanto di influenzare le regole e il loro rispetto. Ha fatto l'esempio di Tangentopoli: quindici anni fa c'era indignazione nei confronti di coloro che si macchiavano di reati di corruzione, oggi c'è molto meno sconvolgimento e malumore perché la gente si è quasi abituata, prevale un atteggiamento giustificazionista, il quale é in grado di influenzare la legge.
La conversazione si è chiusa così, seguito da alcune domande del pubblico. Inutile dire (credo si sia capito) che esso sarebbe potuto continuare per altre ore, non so quante: dalla passione dei due conversatori, é emerso chiaramente come il tema sia complicato, pieno di mille sfumature e perciò difficile da condensare in due ore.

giovedì 4 settembre 2008

OLTRE LE PAROLE

Da qualche giorno, le cronache non si occupano di altro: dei tifosi napoletani, che domenica hanno assaltato il treno per Roma. Credo che tante parole siano state spese, tante opinioni siano state pronunciate. Ancora ieri il capo della Polizia Manganelli sosteneva che dietro gli ultrà c'è stata la mano della camorra, provocando la reazione piccata del Ministro La Russa ("coinvolgere la camorra è un alibi"), in parte poi corretta. Mi sembra sia stata data troppa enfasi al fatto: è vero che tra gli ultrà di domenica ve n'erano 200 pregiudicati (sulla loro fedina penale si parla di estorsione, spaccio di droga, rapine e altro), ma certo non si sono mossi per un ordine superiore; è probabile che gli stessi, tifosi del Napoli, la domenica seguano la squadra del cuore allo stadio e negli altri giorni della settimana sbarchino il lunario, commettendo i reati suindicati. E' tutto molto più semplice di quello che può apparire: ciononostante è bene che vengano processati e puniti per i gravi atti commessi, che non hanno niente a che spartire col calcio o col tifo.
Non ritengo, pertanto, che si riproponga l'emergenza "sicurezza negli stadi": le misure adottate dopo il tragico omicidio di Raciti, come i tornelli, i biglietti nominali e l'aumentata sorveglianza tra forze dell'ordine e stewards, hanno sortito gli effetti sperati. Mentre domenica tutto è successo fuori dallo stadio.
La questione, semmai, è legata alle decisioni del questore e del prefetto vicario di Napoli far partire il convoglio, nonostante fossero già iniziate le violenze degli ultrà, i quali avevano costretto duecento passeggeri a scendere. E' inutile chiudere gli stadi o bloccare le trasferte (eccetto per i tifosi precedentemente responsabili di atti illeciti) perché a pagare sono i tanti amanti del calcio, che, talmente patiti, desiderano seguire la squadra del cuore anche in capo al mondo. E perché bisogna impedirlo? Perché per colpa di uno devono pagare tutti?

La cosa più logica è punire chi supera la legge, cioè infliggendo la pena e facendola scontare interamente: alla lunga si sensibilizza la gente e si ottengono i risultati sperati. Però, per questo, si devono lasciare da parte le parole e far spazio ai fatti.

martedì 2 settembre 2008

DEMAGOGIA A GO GO

Le dichiarazioni del segretario del Pd Veltroni riguardo gli incresciosi eventi dei teppisti del Napoli di domenica scorsa hanno il gusto della demagogia e della strumentalizzazione politica tout court. Per mascherare difficoltà in casa propria, preferisce buttare veleno nella discussione politica (e poi si spera ancora nel dialogo...) Ecco cosa ha detto Veltroni:

"La scarcerazione dei teppisti responsabili dei gravi incidenti prima e dopo la partita Roma-Napoli è un fatto gravissimo. Il segnale che si lancia è pesantemente negativo. Evidentemente dagli atti del governo si evince una morale: duri con quelli che non votano come gli immigrati e deboli con quelli che votano. Così i teppisti, che usano il calcio come pretesto per le loro bravate, per aggredire e seminare paura tra i cittadini, anche quando sono identificati e presi restano dentro per poche ore. Questa certezza di impunità non fa altro che perpetuare e coprire il loro agire".

Dal centrodestra, chiaramente, non sono mancate le repliche (Bonaiuti, Mantovano, Capezzone), che vengono spontanee: Veltroni sarà stato preso da un colpo di sole quando ha pronunciato tali parole, non c'è altra spiegazione.
Mi chiedo come si possa, logicamente, affermare che il centrodestra è responsabile della scarcerazione dei teppisti: quali poteri ha usato la politica per permettere la libertà a chi é in galera? Piuttosto bisogna chiedere ai magistrati perché quei delinquenti sono fuori: credo che, se questo è quel che si è verificato, è stato solo per il rispetto delle leggi vigenti.
A questo punto, allora, é bene che si dica che le leggi in materia hanno evidentemente maglie troppo larghe, permettendo a chi commette il reato di farla franca. E quindi il dibattito sulla riforma della giustizia non è totalmente campato in aria, anzi, é molto importante in quanto si intreccia strettamente con quello della sicurezza, che il Governo ha cominciato ad affrontare con i recenti provvedimenti approvati.
Resta, comunque, l'auspicio che coloro che hanno rovinato lo sport domenica paghino, anche salato: non si possono più tollerare comportamenti simili!

L'URAGANO GUSTAV






E' assolutamente impressionante seguire le mosse dell'uragano, che già tante vittime ha mietuto sul
suo cammino. Ha raggiunto questo pomeriggio New Orleans: per fortuna ha rallentato in parte la sua velocità.
Vi mostro alcuni fotogrammi, tratti dalla diretta di Abc26WGNO, emittente di New Orleans.









sabato 30 agosto 2008

UNA SCUOLA NUOVA

Sembra tirare un'aria nuova nella scuola, dopo che il Ministro Gelmini ha cominciato, fin da luglio, a tirare fuori gli artigli per restaurare un sistema, quello della scuola, che negli ultimi decenni ha subito un progressivo declino. Al punto che nella gran parte delle classifiche internazionali, sia gli studenti sia - cosa ancora più dura da digerire - gli insegnanti italiani occupano le posizioni più basse.
Tanto per rinfrescare la memoria, ecco gli ultimi interventi proposti (e alcuni approvati con decreto legge) dal ministro: grembiule per i bambini, voto in pagella (così tutto diventerà più chiaro, invece dell'"ottimo" o del "distinto"), educazione civica e stradale (forse i nostri ragazzi sapranno che la Costituzione repubblicana ha 139 articoli; o che si può sorpassare solo con la linea tratteggiata), maestro unico alle elementari (sarebbe una vera rivoluzione: si uscirebbe più preparati e con un'impostazione allo studio; d'altronde i nostri genitori sanno molte più cose rispetto ai loro figli, che devono dividersi tra sei, sette insegnanti e perdono di vista i concetti importanti), voto di condotta legato alla promozione (è ora che i ragazzi si responsabilizzino e paghino per le loro mancanze nei confronti dell'autorità, impersonificata nel caso specifico dal professore).
Alcune di queste proposte impiegheranno più tempo di altre ad essere trasposte in leggi, ma l'importante è che siano state messe sul tavolo della discussione: da anni ormai la scuola ha perso il valore che le veniva riconosciuto un tempo. La scuola ha sempre avuto il ruolo di educare alla vita, ad insegnare a districarsi tra le mille difficoltà che ci troviamo sul nostro cammino, a poter prendere decisioni, a dare giudizi ponderati: la scuola era "palestra di vita". Oggi, purtroppo, viene considerata meno perché spesso non riesce a trasmettere i valori, l'amore per la conoscenza, la voglia di imparare per poter raggiungere un obiettivo.
Credo, perciò, sia importante appoggiare l'operato del ministro, che, anche in virtù della giovane età, potrà imprimere un cambiamento nel sistema scolastico italiano, contribuendo a farlo rialzare.

domenica 24 agosto 2008

IL CERVELLO INFINITO


IL CERVELLO INFINITO
Alle frontiere della neuroscienza: storie di persone che hanno cambiato il proprio cervello


Norman Doidge

Ponte alle Grazie-Saggi

€ 20

Devo ammettere che si tratta del libro più entusiasmante e appassionante che ho letto negli ultimi anni, un libro dal quale non sono riuscito a staccare gli occhi un istante (e quando dovevo farlo quasi mi innervosivo) e che custodisco religiosamente come una reliquia.
Norman Doidge è psichiatra, poeta, giornalista e ricercatore in psicologia e psicanalisi, è una persona totalmente innamorata della mente umana, dei meccanismi che la regolano, i quali talvolta si alterano, ma non irrimediabilmente.
Tutto il libro mira a mettere in luce la grande capacità del cervello umano di riuscire a "girare pagina" dopo un evento avverso che lo ha colpito grazie alla neuroplasticità. Infatti "il cervello modifica la propria struttura, a livello di ciascuna funzionalità specifica, perfezionando i propri circuiti in modo da adattarli più efficacemente al compito da svolgere di volta in volta". Tuttavia, la nozione di neuroplasticità, in cui "Neuro sta per , le cellule che compongono il cervello e il sistema nervoso umano. Plastico sta per ", è piuttosto recente e ha faticato a farsi strada per l'ostilità dei "localizzazionisti", ossia quel gruppo di scienziati che ritenevano il cervello una macchina immutabile, in cui ogni area è dedicata ad espletare solo un'attività (area del linguaggio, area visiva, ecc.) Addirittura i neuroscienziati avevano timore a scrivere nei propri lavori il termine "neuroplasticità" in quanto tale concetto venivano definito "fantasioso", ma alla lunga hanno avuto ragione delle loro ardue ricerche e hanno potuto affermare che il cervello è plastico, cioè è in grado di poter utilizzare al meglio e nella maniera più efficiente possibile le risorse a sua disposizione (i neuroni), è in grado perciò di "ristrutturarsi" dopo un ictus o dopo un trauma infantile, come dimostrano i numerosi casi che Doidge racconta nei capitoli del libro.
Non voglio svelare altro perché é bene che, leggendo, ciascuno provi le stesse emozioni che ho sentito io e possa prendere atto di quale tesoro custodiamo nella nostra cassa cranica. Soprattutto come poter preservare fino alla vecchiaia questa immensa fortuna, come spiega l'autore nel penultimo capitolo.

Ecco alcuni giudizi sul libro:

The power of positive thinking finally gains scientific credibility. Mind-bending, miracle-making, reality-busting stuff with implications for all human beings, not to mention human culture, human learning and human history.
The New York Times

Lucid and absolutely fascinating. A captivating series of real-life cases.
The Chicago Tribune

sabato 23 agosto 2008

LA FESTA DEL PD CHE NON C'E'

E' curioso notare come il Pd si appresti ad aprire questa sera la sua prima festa a Firenze, presso la Fortezza da Basso, anche se, a detta di Massimo Cacciari, primo cittadino di Venezia, "il Partito Democratico al Nord non c'è, non esiste, non esiste nemmeno al Sud". Sorge quindi spontaneo, così come fa Geremicca sulla Stampa odierna, parlare della "prima festa del partito che non c'è".
In effetti è da alcune settimane che si assiste sui giornali al lancio di frecciatine da parte dei big all'indirizzo di vari esponenti in vista del Pd: tutti, insomma, con smania di protagonismo, cercano di ritagliarsi un posto nel neonato Pd, ancora alle prese con il tesseramento, col dilemma sulle correnti, con Di Pietro che ormai va per conto suo, inguaiando spesso lo stesso Pd per l'uso di espressioni troppo forti ed offensive: pare, perciò, che il Pd navighi nella burrasca, senza una bussola, con il segretario Veltroni anch'egli poco capace di indicare la rotta; ogni volta che si presenta in televisione oppure viene intervistato dai quotidiani ama pontificare, ama incantare i telespettatori o i lettori con buoni propositi e buone maniere, con la voce calda e coinvolgente del nonno che raduna attorno a sé i suoi nipoti, spiegando loro come affrontare la vita. Purtroppo la campagna elettorale è finita da un pezzo, rovinosamente (ahimé) per il Pd, ma nessuno pare ancora essersene reso conto, nessuno ha elaborato una accurata analisi delle ragioni della sconfitta, analisi dalla quale ripartire per una seria opposizione, non strumentale e sempre e solo antiberlusconiana a priori.
A sottolineare la situazione da "partito da allarme rosso" è anche Enrico Letta, uno degli esponenti più intelligenti e seri del Pd, che non nasconde le difficoltà del partito, "percorso dal virus della minoranzite": un Pd ai ferri corti, insomma, come capita in Sardegna, dove una parte del Pd chiede al Tribunale sardo di annullare l'elezione della segreteria regionale, o come avviene in Piemonte, dove si tenta di emarginare Chiamparino, il quale, al contrario, è una "risorsa". Tuttavia anche Letta cade in trappola quando afferma che "c'è una festa da cui cominciare a fare un partito": ho sempre pensato che la sede più adatta per costruire un partito sia il congresso, dove si presentano varie mozioni e si discutono, mentre il dibattito ad una Festa de l'Unità credo sia più utile per un esercizio di dialettica e niente di più. Ma anche sulla data del partito i malumori non mancano ed ecco perché é forse più utile discuterne alla Festa del Pd, tra pappardelle e ribollite e un bel bicchiere di vino, che aiuta a dimenticare (almeno per qualche ora).

venerdì 22 agosto 2008

A SPASSO PER SAN MARINO

Nel corso della mia vacanza ho avuto la fortuna di visitare la Repubblica di San Marino; in realtà l'avevo già visitata quando ero piccolo e perciò non ricordavo nulla. Sono rimasto piacevolmente colpito da questo piccolo Stato, nel quale tutto è più a misura d'uomo, tutto è perfetto, ordinato e preciso, la gente è molto gentile e disponibile, affabile ed educata. E poi la cosa che mi ha interessato di più è la struttura amministrativa, senz'altro diversa rispetto alla nostra; qui di seguito, grazie a Wikipedia, è possibile rendersene conto.

San Marino è una repubblica parlamentare. Per molti anni è stata, di fatto, dipendente dall'Italia, alla quale è tutt'oggi legata da numerosi trattati e accordi bilaterali. Attualmente San Marino afferma con forza la propria sovranità e indipendenza, mantenendo relazioni diplomatiche e consolari con numerosi Paesi europei e del mondo e dotandosi di autonome istituzioni.

San Marino non ha una vera e propria Costituzione scritta. L'ordinamento fa tuttora riferimento alle "Antiche Consuetudini" e agli Statuti della Repubblica risalenti al XVII secolo; ciò che si avvicina di più alla legge fondamentale dello Stato è la Dichiarazione dei diritti del 1974.

Gli organi istituzionali della Repubblica sono:

* i Capitani Reggenti, i due Capi di Stato che esercitano collegialmente funzioni prevalentemente simboliche, tra cui la presidenza di altri organi costituzionali (soggetti che fino al 1200 si chiamavano Consoli, tratti probabilmente quindi dal diritto Romano)
* il Consiglio Grande e Generale, il parlamento monocamerale di 60 membri eletti a suffragio universale diretto ogni cinque anni con sistema proporzionale
* il Congresso di Stato, l'organo esecutivo formato da 10 Segretari di Stato eletti tra i membri dal Consiglio Grande e Generale
* il Consiglio dei XII, organo giudiziario che funge da Corte d'Appello di terzo grado ed è attualmente oggetto di riforma
* il Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme, organo di garanzia costituzionale istituito nel 2002
* le Giunte di Castello, con a capo i Capitani di Castello organi di governo locale dei Castelli di San Marino

La Repubblica di San Marino detiene il primato di paese con il più breve mandato del Capo di Stato: i due Capitani Reggenti infatti rimangono in carica per soli sei mesi. I Capitani entrano in carica il primo aprile e il primo ottobre di ogni anno.

La Repubblica di San Marino si è dotata di significativi strumenti di democrazia diretta, prevedendo gli istituti del referendum abrogativo, propositivo e confermativo, e dell'Arengo.

da Wikipedia.org

Qui sotto vi propongo un video con i monumenti più significativi di San Marino e gli scorci più interessanti del centro storico, nel quale si rivive l'atmosfera del borgo medievale. Incantevole tra tutti gli edifici la Rocca della Guaita, da cui si gode di uno stupendo panorama. Il filmato si chiude con "San Marino che risolleva la Repubblica" di Pompeo Batoni, del secolo XVIII, custodito al Museo di Stato di San Marino: San Marino è infatti il protettore della Serenissima Repubblica di San Marino, nome originario di questo Stato.

Ulteriori informazioni:





sabato 2 agosto 2008

A PROPOSITO DI LEGALITA'




SULLE REGOLE

Gherardo Colombo

Serie Bianca Feltrinelli

€ 14,00



“Sebbene ci sia chi pensa il contrario, delle regole non si può fare a meno perché non si può stare insieme senza applicarne, magari inconsapevolmente. La regola è l’altra faccia della convivenza”. Si apre così il secondo capitolo, con un’affermazione tanto netta quanto vera, atta a sottolineare come alla base della nostra società ci sono regole (o leggi) che disciplinano la nostra vita, senza le quali sarebbe impossibile vivere, senza le quali piomberemmo in uno stato di anarchia in cui vivere sarebbe difficile e improbabile. Tale capitolo segue, con un significato ben preciso, il primo, quello che Colombo intitola “Un paese immaginario”, che è poi il paese di tutti i giorni, in cui infrangiamo regolarmente qualsiasi legge pur di arrivare a raggiungere l’interesse personale: il salumiere che regala prodotti al vigile urbano affinché lo stesso non controlli la bilancia che pesa in modo errato, la casalinga che non richiede la fattura all’idraulico perché lo stesso le pratichi uno sconto e via discorrendo; in tutti i casi citati e negli altri che trovate nel capitolo viene sempre anteposto il mero interesse personale, scavalcando qualsiasi regola, a scapito dell’interesse generale.
La prima parte del libro si occupa di definire “le ambiguità della giustizia”: leggi diverse a seconda del tempo e dello spazio; cosa vuol dire giustizia; da dove viene il diritto. La conclusione dell’autore è la seguente: la giustizia, oggi, diventa conseguenza del diritto, cioé “giusto è quel che la legge dichiara tale, indipendentemente dalla coerenza con principi (o con ragioni) che stiano al di fuori della legge medesima”. La seconda parte del libro parla delle differenze tra la società orizzontale e la società verticale; la prima vede ogni persona come un valore e si basa “sull’idea che l’umanità si promuova attraverso un percorso armonico in cui la collaborazione di ciascuno (…) contribuisce all’emancipazione dei singoli e al progredire della società nel suo insieme”. La società verticale, al contrario, vede l’uomo come strumento, si basa sulla gerarchia, “scartando gli inadeguati”, e i suoi valori fondanti sono la separazione e l’annientamento. Tuttavia – sostiene Colombo – “può darsi che una società sia organizzata nel suo complesso in modo verticale, eppure in parte viga il sistema dell’orizzontalità”. L’osservanza delle leggi viene garantita in modo solo parzialmente diverso nei due sistemi: nella società verticale “la sanzione deve (…) consistere in un male” e quindi sono previsti la pena di morte e il carcere; quest’ultimo, anche se in teoria incompatibile con la società orizzontale (come la pena di morte), viene utilizzato nella stessa per punire l’inosservanza di molte norme. L’ex pm sostiene che il fatto che il carcere sia la principale risposta alla violazione delle leggi non deriva solo “dalla tradizionale equivalenza tra sanzione, da un lato, ed esclusione e sofferenza, dall’altro”, ma anche dal contributo della Chiesa (ad esempio, l’Indice dei libri proibiti, che è in fondo una forma di esclusione). La terza ed ultima parte del libro si intitola “Verso la società orizzontale”: in essa l’autore affronta il tema della giustificazione del diritto alla fine del secondo millennio, i limiti delle regole internazionali e, come modello di società orizzontale, la Costituzione italiana, nonché gli interessi di chi si oppone alla società orizzontale (chi occupa posizioni di privilegio in primis non ha la minima intenzione di perderle, anzi ha tutto l’interesse a conservarle). Nel complesso “Sulle regole” è un libro agile e molto utile per indagare e capire perché oggi la percezione della legge (e perciò la legalità) è più appannata rispetto a trenta-quarant’anni fa, tanto più nel quarantennale del ’68, che sicuramente ha contribuito ad allentare l’osservanza delle leggi e la tensione alla legalità (percepita spesso come “paura della legge”): oggi pare proprio non si tema più di incorrere in una sanzione, sembra che le leggi non incutano più il giusto timore che ci spinge a non disattenderle. Concludo ricordando di aver avuto il piacere di ascoltare dal vivo in S. Maria Gualtieri a Pavia il dottor Colombo (in compagnia del costituzionalista Ainis in un dibattito sulla legalità) e di aver avuto modo di apprezzare la sua capacità oratoria nel comunicare l’amore per l’osservanza della legge, cui ha dedicato la sua vita.
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