giovedì 27 gennaio 2011

UN MONUMENTALE LIGA QUASI ACUSTICO


Proprio nella serata in cui viene a far visita alla mia seconda casa, Pavia, voglio ricordare il concerto cui ho assistito domenica 23 gennaio. Qualcuno di voi forse avrà capito di chi parlo, qualcun'altro l'ha solo intuito, qualcun'altro ancora forse no e starà pensando che chi scrive sia un pazzo. Per tutti questi lettori, allora, non resta che guardare le righe sottostanti per vedere svelato l'arcano.

Milano, 23 gennaio 2010, ore 20,00. L'esterno del Teatro Dal Verme pullula di spettatori in attesa di entrare e prendere posto. C'è chi discute risucchiato in un capannello, ci sono coppie che dialogano scambiandosi qualche bacio, c'è chi fa la spola per il gruppo tra dentro e fuori alla ricerca di informazioni, c'è chi inganna l'attesa fumandosi una sigaretta, c'è chi preferisce riempire lo stomaco prima di gustarsi il concerto presso la paninoteca ambulante in forma di camion, c'è chi acquista qualche gadget, c'è chi contratta con un bagarino per un biglietto introvabile (alla faccia del nuovo sistema di prenotazione venduto come inattaccabile), c'è chi come mio fratello Luca e me prende visione del posto e delle modalità d'ingresso e decide di farsi due passi, visto l'anticipo, alla ricerca di un posto caldo dove ristorarsi.
Risalendo via Dante, i bar stanno mettendo in ordine i dehors e rassettando le sale interne, preparandosi alla chiusura; i negozi stanno sistemando gli interni, spengono le luci e si preparano a tirare giù le saracinesche; poco prima di piazza Cordusio, la nostra attenzione viene catturata da Spizzico e, senza esitazione, decidiamo di buttarci dentro e gustarci una buona pizza. Ci accontentiamo di una Margherita più alta, dato che quella sottile è ancora in forno: col senno di poi, sia Luca che io concordiamo sull'ottima scelta e la gustiamo fino all'ultimo morso, non senza qualche difficoltà. Con la pancia piena, torniamo verso largo Cairoli e intravediamo l'entrata del teatro più affollata di prima, perciò ci facciamo largo ed entriamo a ci dirigiamo verso i nostri posti. La sorpresa più grande quando entriamo in sala non sta tanto nella grandezza del teatro o in qualche suo specifico particolare, bensì la nostra attenzione viene catturata dal palco: si trova a livello dei sedili, lievemente rialzato ma raggiungibile con la facilità con cui si supera un gradino, con i divanetti posti a non più di due metri dalle prime file. Ci dirigiamo verso i nostri posti, fila 2 posti 22 e 23, ci sediamo e proviamo a realizzare la situazione: siamo a due metri da Liga, lo vediamo come se fossimo seduti in un grande salotto, gli siamo in braccio. Il palcoscenico è minimale, con tre divanetti, uno a sinistra su cui siede Mel Previte con le fide chitarre, uno centrale su cui siede il Liga e uno a destra che funge da arredamento, custodendo libri e vecchi dischi; dietro quest'ultimo il piano e le tastiere di Luciano Luisi, alla cui destra siede Kaveh Rastegar al basso acustico e al contrabbasso, alla cui destra domina un superbo Michael Urbano alla batteria.
Alle ore 21 Liga entra in scena, solitario: jeans, stivaletti, t-shirt e camicia aperta, prende posto sul divanetto e con la sua chitarra parte con un giro di quattro accordi troppo familiari e con i quali il teatro esplode subito perché il motivo viene subito alla mente. Leggero, Liga decide di aprire così, con un pezzo leggendario tutto chitarra e voce e con noi tutti che non ci perdiamo una parola. Piccola pausa, nella quale il Liga ci fornisce qualche spiritosa nota biografica visto "che non mi conoscete"...
E poi si continua con tanti pezzi: Atto di fede, un sentitissimo Quando mi vieni a prendere che trasmette la sollecitudine di un genitore verso i propri figli, Ci sei sempre stata, La linea sottile, Ho messo via, Balliamo sul mondo con qualche nota di colore su come presentò con il suo gruppo il pezzo a Sanremo Rock, una poderosa Buonanotte all'Italia, una sontuosa Certe notti cantata da tutti a squarciagola, la storica Urlando contro il cielo, Tra palco e realtà, la dolcissima Piccola stella senza cielo e tanti altri...
Tutte le canzoni cantate con il sottofondo del pubblico, con il Liga capace di scaldarlo con la sua voce roca e l'accompagnamento di chitarra, batteria, basso e piano. Un concerto potente, che mi ha trasmesso tantissime emozioni e, a giudicare dai volti soddisfatti delle persone del pubblico, non solo a me. Tripudio finale quando il Liga ha percorso tutto il palco per salutarci ed è poi saltato giù schizzando in camerino.
Uscendo dal teatro, sia Luca che io faticavamo a mettere a fuoco la situazione: ci siamo divertiti moltissimo, ci siamo emozionati in molti punti, abbiamo cantato e, soprattutto Luca, al punto da perdere la voce. Una domenica sera da incorniciare. Grazie Liga!

mercoledì 26 gennaio 2011

LA TOMBA VIOLATA

Un vile gesto, di una bassezza indicibile, quello verificatosi a Dagnente, in provincia di Novara: le spoglie del presentatore Mike Bongiorno sono state rubate nella giornata di lunedì, senza che nessuno abbia visto nulla e senza alcuna richiesta di riscatto pervenuta finora alla famiglia. La scoperta è stata fatta da un pensionato recatosi nel cimitero per onorare la tomba della moglie, il quale si è trovato dinanzi il loculo forzato e vuoto. Tanto sgomento e tanta incredulità ha destato il fatto nel paesino sulle rive del lago Maggiore, a pochi chilometri dalla villa di famiglia.
Non si può spiegare in maniera logica e razionale cosa spinge a rubare la salma di una persona: certamente, rubare i resti di Bongiorno permette di salire agli altari della cronaca e di avere popolarità, oltre che denaro in caso di un ricco riscatto. Tuttavia, il gesto è esecrabile: allontanare le spoglie di un caro è una violenza tanto grave quanto gratuita nei confronti dei suoi cari, una privazione del contatto tra la famiglia e il defunto, un distacco ancora peggiore della morte. La sacralità delle spoglie, la loro ordinata e precisa custodia, la venerazione tributata loro sono valori così forti e così sentiti dalla famiglia di ogni defunto al punto che qualsiasi gesto capace di intaccare la salma viene vissuto come un'aggressione, come un oltraggio reso ancor più grave proprio dal fatto che è perpetrato nei confronti di un morto.
Purtroppo, i casi di salme trafugate sono numerosi nella storia: le spoglie di Charlie Chaplin sono state rubate nel 1978 nel cimitero di Corsier sur Vevey, Svizzera, e ritrovate pochi giorni dopo; quelle dell'ex presidente argentino Peron nel 1987 nel cimitero di Chacarita a Buenos Aires. In Italia, nel 1977, è stata trafugata, a Bari, la salma di Salvatore Matarrese, padre del deputato della Dc Antonio; nel 1987 a Ravenna quella di Serafino Ferruzzi, fondatore dell'azienda omonima e suocero di Raul Gardini; nel 1992, a Mesagne (Brindisi), viene trafugata dalla cappella di famiglia la salma di un imprenditore agricolo, Guido Vece; sempre nel 1992, dal cimitero di Cesenatico, viene trafugata la salma di Raffaele Bagni, figlio dell'ex calciatore Salvatore, morto un mese prima all'età di 3 anni in un incidente stradale sull'auto guidata dalla madre. Gran clamore desta, il 17 marzo 2001, la scomparsa della salma di Enrico Cuccia, presidente onorario di Mediobanca, dal cimitero di Meina, sul lago Maggiore (a pochissima distanza dal cimitero di Dagnente dove era seppellito Bongiorno), salma ritrovata il 31 marzo in un fienile di un paese della Val di Susa: ad incastrare la banda di dilettanti, composta da Giampaolo Pesce detto "Pes" e Franco Bruno Rapelli detto "Crodino", che aveva messo in atto il trafugamento sono le telefonate fatte a Mediobanca in cerca di riscatto; proprio riguardo a tale vicenda, è stato dedicato il film L'ultimo crodino (nella foto, una scena del film), con Ricky Tognazzi, Serena Autieri ed Enzo Iacchetti.

mercoledì 29 dicembre 2010

GIORGIO AMBROSOLI: UN ESEMPIO





Ho associato, fin da quando ero bambino, il nome "Ambrosoli" a quello delle caramelle, quelle al miele, con la carta gialla. Crescendo, poi, mi sono accorto che quel nome così importante era lo stesso di un'altra persona, molto più importante, per ciò che ha fatto e per come lo ha fatto.
L'avvocato Giorgio Ambrosoli, nato il 17 ottobre 1933 a Milano e assassinato sotto casa sua con quattro colpi di pistola l'11 luglio 1979, conquista la mia ammirazione non appena comincio a cercare sue notizie tramite Internet. Parto dalla pagina di Wikipedia e poi continuo con i libri, il film L'eroe borghese tratto dal libro omonimo di Corrado Stajano, i numerosi speciali che la tv gli dedica, uno su tutti Qualunque cosa succeda - Storia di Giorgio Ambrosoli, trasmesso da La storia siamo noi di Giovanni Minoli. Decido di approfondire e di saperne il più possibile su questa vicenda perché la storia di Giorgio Ambrosoli si intreccia con quella di Michele Sindona, banchiere e finanziere siciliano capace di creare un vasto impero finanziario nell'arco di pochi anni, una storia dentro la quale si nascondono alcuni misteri del nostro Paese tuttora irrisolti.


lunedì 27 dicembre 2010

FABBRICA CHIUSA


"E ora basta!" Non è l'esclamazione di una moglie arrabbiata col suo marito, né quella di un genero con sua suocera, né quella di una sorella con suo fratello. Questa potrebbe essere l'esclamazione che ha fatto Ronaldo nel momento in cui ha deciso di evitare altri figli nati in circostanze non sempre del tutto chiare.
Ronaldo Luís Nazário de Lima, meglio conosciuto come Ronaldo o il Fenomeno, ha affermato al quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo: "Ho chiuso la fabbrica di figli." Dichiarazione rilasciata non certo a caso, ma figlia di alcuni dati di fatto, o meglio dei figli di cui è padre. Ronaldo è infatti genitore di Ronald, 10 anni, avuto da Milene Domingues, calciatrice brasiliana che ha giocato anche con la Nazionale del suo Paese nonché moglie del Fenomeno dal 1999 al 2003; di Alex, 5 anni, nato nel 2004 da un rapporto occasionale con Michelle Umezu, brasiliana di origine giapponese, quando si trovava in Giappone per un'amichevole con il Real Madrid; di Maria Sophia, di 2 anni, e di Maria Alice, di soli nove mesi, avute dall'attuale moglie Bia Anthony.
Ma Ronaldo non è stato il primo a prendere la decisione di "chiudere la fabbrica" ovvero di sottoporsi alla vasectomia. Un altro grande del calcio, Pelé, a seguito di qualche paternità imprevista, decise di sottoporsi all'intervento, salvo poi pentirsene e ricorrere all'inseminazione artificiale per ingravidare la seconda moglie, da cui ebbe due gemelli.
Ma cos'è la vasectomia? Nulla di così traumatico, come rappresentato nella vignetta in basso. E' un intervento chirurgico col quale, nell'uomo, si ha la resezione, dopo legatura, dei dotti deferenti, canali nei quali sono contenuti spermatozoi e una piccola quantità di liquido molto ricco di proteine che ne assicura la sopravvivenza. L'uomo, perciò, continua ad eiaculare ad ogni orgasmo, con una piccola riduzione della quantità di sperma emesso: nessuna modifica nel colore, nell'aspetto e nella viscosità può essere apprezzata, se non con il microscopio con cui si evidenzia, per l'appunto, l'assenza di spermatozoi. Dopo la vasectomia, tutte le sensazioni locali sonno immutate, l'erezione non cambia assolutamente, il processo di eiaculazione non cambia; molti maschi riferiscono addirittura un miglioramento dell'erezione dopo vasectomia. E', senza dubbio, un intervento sicuro e poco traumatico, ma non consente ripensamenti: gli interventi di ricongiungimento dei deferenti sono possibili grazie alla microchirurgia, ma solo nel 30% dei casi si è ottenuto un figlio.
Un bel regalo di Natale, molto originale, quello che si è regalato Ronaldo.

giovedì 23 dicembre 2010

NATALE IN SUDAFRICA



Arriva Natale e non può mancare il cinepattone: ma cos'è, in realtà, un cinepattone? Wikipedia lo definisce come un film comico-demenziale di produzione italiana che esce nelle sale cinematografiche durante il periodo natalizio.
Non potendo mancare l'appuntamento con la prima al cinema - la mia prima volta nell'anno al cinema, intendo dire -, ho deciso di gustarmi il cinepattone, optando per quello di De Sica, Natale in Sudafrica. Cast di tutto rispetto con, oltre a De Sica, Max Tortora, Barbara Tabita, Serena Autieri, Massimo Ghini, Giorgio Panariello e Belén Rodriguez. Si tratta di un film dalla trama scontata, diviso in due episodi, in cui il motivo di fondo sono equivoci, scambi di coppie, piacere per le belle donne, battute spiritose e talora sagaci, situazioni complicate al limite dell'impossibile, sfortuna a go go. Non ci si aspetta niente di particolare dal film, solo di ridere e divertirsi, senza pensare, con la mente vuota. E, nel complesso, il film raggiunge il suo scopo, soprattutto per quanto riguarda la coppia De Sica-Tortora, due fratelli che cercano di truffarsi l'uno con l'altro assecondando le rispettive mogli; la coppia Ghini-Panariello, un chirurgo e un macellaio, dà maggiormente segno di sé grazie alla contemporanea presenza di Belen Rodriguez, che non perde un attimo per mettere in mostra le sue sinuose e perfette forme, mostrandole in (quasi) tutta la sua completezza quando tenta di salvare la coppia Ghini-Panariello dalle sabbie mobili utilizzando i suoi abiti a mo' di fune.
Un film che si inserisce nella scia dei precedenti, dal quale non ci si deve aspettare nulla di nuovo e in compagnia del quale passare una serata rilassante e allegra, apprezzando un cast di tutto rispetto.

martedì 21 dicembre 2010

CIAO ENZO!



Si è spento oggi a Roma Enzo Bearzot, l'ex ct azzurro campione del mondo nel 1982. La notizia è stata data poco fa da Sky e la triste ricorrenza ricorre con l'anniversario della morte di Vittorio Pozzo, l'altro grande tecnico bicampione del mondo.
Nato ad Aiello del Friuli 83 anni fa, è stato un buon mediano negli anni '50, quando giocò con le maglie di Inter e Torino. Ma è senz'altro come ct della Nazionale che ha raggiunto i maggiori risultati ed è entrato nell'immaginario collettivo: il fotogramma che tutti abbiamo in mente, anche chi - come me - ha rivisto quelle immagini a distanza di tempo e non le ha potute vivere, è quella della Coppa del Mondo in primo piano, con il presidente della Repubblica Sandro Pertini alla sua destra, Dino Zoff di fronte e Franco Causio opposto.
Enzo Bearzot arriva nel 1975 alla guida dell'Italia e vi resta fino al 1983, conquistando il quarto posto ai Mondiali del 1978 e il primato mondiale nel 1982. Inevitabilmente, Bearzot rimarrà sinonimo di Mondiale, anzi di Mundial, Spagna 1982. Il Mondiale delle polemiche e delle derisioni, del silenzio stampa, di Gentile che marca Maradona, dell'eliminazione di Argentina e Brasile, di Paolo Rossi e di Pertini che esulta in tribuna durante la finale al Bernabeu di Madrid vinta per 3-1 con la Germania. Il Mondiale di Enzo Bearzot: un capolavoro di un uomo che riuscì a riportare l’Italia sul tetto del mondo dopo ben 44 anni, lui che di anni non aveva ancora compiuti 55, il Vecio. Con il suo orgoglio, la sua straordinaria umanità e il suo stile, aveva compiuto il miracolo, proprio nel momento in cui il Paese aveva bisogno di qualcosa che sollevasse il morale.


LA NATIVITA' DIGITALE


Dopo più di 2000 anni, anche la Natività si aggiorna e la sua storia non può non essere raccontata attraverso i mezzi più moderni e alla moda.
Se si vogliono avere tutte le notizie, basta una rapida ricerca su Google, che nell'arco di pochi decimi di secondo ci fornisce un'immensa quantità di informazioni. E se non sappiamo o non ci ricordiamo precisamente dove stanno Nazareth o Betlemme, basta una ricerca su Google Maps. Per una storia precisa della Natività, il punto di riferimento è Wikipedia, l'enciclopedia costruita dagli utenti. E poi, come tralasciare di annunciare il grande evento attraverso Facebook, Twitter o Foursquare (una via di mezzo tra un social network e un gioco, basato sulla cybermappatura dei luoghi che ciascuno frequenta) oppure con una e-mail tramite GMail oppure con un sms attraverso l'iPhone? E' possibile, infine, immortalare l'evento e caricare il filmato su YouTube.
In fondo, "I tempi cambiano, i sentimenti restano gli stessi": questo è il messaggio finale del video.

lunedì 20 dicembre 2010

DIFENDERE L'INDIFENDIBILE

14 dicembre 2010: una data che ci ricorderemo per un po'. Non tanto e non solo per l'aspetto politico, con il Governo che ottiene la fiducia sebbene con un margine molto stretto. La ricorderemo anche per gli importanti scontri avvenuti nel centro di Roma, che hanno portato tanta distruzione ordita dai violenti che hanno trasformato una manifestazione di protesta in guerriglia urbana. Le immagini televisive hanno documentato gli scontri da più parti, con il solito refrain: un gruppo di facinorosi, se non proprio di criminali, che tenta di accedere alla zona rossa (quella dei palazzi) con mazze e bombe carta e le forze dell'ordine che tentano di arginare la protesta. Il risultato, nelle vie degli scontri, a fine pomeriggio, è indicibile: devastazione, un'auto civile e un furgoncino della Guardia di Finanza incendiati, vetrine rotte, merce bruciata e non più vendibile, con danni stimati per circa 20 milioni di euro. 23 i fermati, con il tribunale di Roma che li scarcera tutti: "le direttissime hanno portato alla convalida degli arresti e solo per uno dei fermati, il figlio di Vincenzo Miliucci, leader dell'autonomia operaio romana negli anni '70, si è deciso per gli arresti domiciliari. Resistenza aggravata, danneggiamento e, in alcuni casi, lesioni aggravate: questi i capi di imputazione nei confronti dei 23".
Il tema degli scontri di martedì è stato al centro della trasmissione Anno zero, in onda lo scorso giovedì sera, nel corso di una puntata dai toni piuttosto alti per via degli scontri verbali sia tra gli ospiti sia nei confronti del pubblico, con il ministro La Russa gran protagonista. Per alcuni minuti il dibattito in studio è stato incadescente e il motivo del contendere è stato il seguente: alla domanda di Santoro ad uno studente della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza sulla condanna o meno degli scontri, il ragazzo si è inizialmente sottratto nonostante il pressing di Casini, di Porro e di La Russa, con quest'ultimo che lo incalzava con veemenza; successivamente, in maniera non del tutto chiara, ha avallato i comportamenti violenti per le strade di Roma. "Questa è la grande novità", ha affermato Santoro sorpreso e carico di meraviglie. Che bella novità!, verrebbe da dire, c'è da gioire...
A questo punto ho scosso la testa e ho cercato di capire le argomentazioni dello studente che in sintesi sono: la motivazione degli scontri è di tipo politico, la zona rossa non aveva motivo di essere presente, la risposta alle proteste degli studenti negli scorsi mesi è stata solo battute e facilonerie, senza contare le sterili e inconsistenti proposte per un miglioramento della situazione, che vengono cassate ad una ad una da Nicola Porro. Ciò che più mi ha sconvolto e più mi ha irritato è stato il modo con cui lo studente ha parlato degli scontri. Dalle sue parole è venuta una giustificazione agli scontri, cioè agli attacchi violenti e reiterati a colpi di manganelli, mazze, bombe carta, sedie e quant'altro fosse disponibile nei confronti delle forze dell'ordine, che cercavano di evitarli solo a mezzo di scudo e che solo successivamente si sono visti costretti a caricare e ad utilizzare in qualche occasione il manganello. La castroneria sulla zona rossa che non doveva esserci è stato il massimo: le forze dell'ordine stavano difendendo Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, e Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, vale a dire due centri nevralgici della nostra democrazia, "la culla della nostra democrazia" come ha detto Porro. Credo che chi parla in questo modo ha alcuni deficit di valori: non considera l'autorità dello Stato come requisito fondamentale per vivere in democrazia, un prerequisito da difendere a tutti i costi, sempre e comunque.
Per questa settimana sono previste altre manifestazioni studentesche in tutta Italia. Se da una parte il presidente Napolitano invita ad ascoltare il malessere dei giovani in quanto concreto, il senatore Gasparri non aiuta per nulla a rasserenare il clima suggerendo arresti preventivi. Ciò che auspico è una protesta civile, senza disordini. Nessuno vieta di manifestare - è un diritto sancito dalla Costituzione - ma non si possono tollerare coloro che mettono a ferro e fuoco la città strumentalizzando la protesta e tantomeno coloro che li giustificano.


giovedì 16 dicembre 2010

IL MOMENTO DI GLORIA

A giudicare da quanto si sente in tv, Domenico Scilipoti è l'uomo del momento. Al pari suo, anche personaggi come Bruno Cesario o Maurizio Grassano o Antonio Razzi, in virtù del recente sommovimento politico in Parlamento, hanno avuto quel momento di gloria che altrimenti non avrebbero avuto. Tutti pronti a giurare che si immolavano per un giudizio mutato dalle condizioni politiche, tutti pronti a giurare che nessuna offerta era stata loro fatta al fine di un cambio di casacca. Tra l'altro Scilipoti ha dato mostra delle sue grandi oratorie a Una giornata da pecora su Radio2, dove ha svuotato il sacco da tante dicerie rivolte nei suoi confronti.



Una notizia certamente degna di nota riguardo il deputato siciliano viene appresa da una relazione finale prefettizia che nel 2005 chiede e ottiene lo scioglimento del Comune di Terme Vigliatore (ME) per infiltrazioni mafiose; quando è stato redatto il documento, Scilipoti è consigliere comunale, precedentemente è stato anche assessore al Bilancio. Ecco il giudizio della la commissione presieduta dal viceprefetto Nino Contarino, dal comandante dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, Domenico Cristaldi, dal dirigente del commissariato di polizia di Barcellona, Fabio Ettaro e dal comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Messina, Domenico Rotella: "Collegamenti intercorsi tra Scilipoti Domenico, classe ’57, il quale ricopriva nel 2002, seppur per breve tempo, anche l’incarico di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò, con personaggi appartenenti ad una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria”.
Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, nel 1993 viene costruita nel comune siciliano una palazzina, in via Stabilimento, di Scilipoti, ma anche di Annunziato Stelitano, Lorenzo Stelitano e Giovanni Minnici, tutti medici e incensurati e imparentati con il clan Zavatteri. Un report dei Carabinieri affermava: "I tre hanno rapporti di parentela con una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria". I carabinieri annotano che la comproprietà evidenzia "i collegamenti tra Domenico Scilipoti con personaggi appertenenti alle cosche reggine". Circostanza che non porterà a nessuna incriminazione, mai un avviso di garanzia per il deputato. Tuttavia, il documento redatto dai Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto e ripreso dalla relazione prefettizia parla chiaro: "Per anni il comune di Terme Vigliatore è stato amministrato da un gruppo di persone che si associano stabilmente al fine di procurare a se stessi, parenti e soci ingiusti vantaggi patrimoniali in danno alla Pubblica amministrazione".
Secondo quanto riporta Wikipedia alla pagina dedicata a Domenico Scilipoti, "nel Luglio del 2010 Scilipoti viene indagato per calunnia e produzione di documenti falsi sempre in merito ai debiti contratti e a novembre 2010 riceve un avviso di garanzia. Condannato (in secondo grado) al pagamento di 200.000 euro, subisce il pignoramento dell'abitazione e di sette immobili di sua proprietà."
Un personaggio dalla vita non certo noiosa, piena di diversivi. Un cultore dell'agopuntura al punto che "non posso rimanere in un partito che non fa niente per l'agopuntura": assolutamente no, è una mancanza troppo grave. Un uomo singolare che, come mostra Repubblica.it in un video, ha pagato un gruppo di immigrati per inscenare una protesta a suo favore in piazza San Silvestro a Roma. "Questo per noi è un lavoro" e lo striscione recita: "Martedì 14 dicembre 2010 Onorevole Scilipoti-libertà" e poi sotto, a pennarello: "Libertà dallo strapotere delle banche. Associazione antiracket e antiusura. Lotta contro tutte le mafie. Brescia".

martedì 14 dicembre 2010

IO E TE: UN NUOVO, GRANDE AMMANITI

Io e te

Niccolò Ammaniti


Einaudi Stile libero Big


€ 10


Una settimana bianca alle porte, sci sotto le braccia e zaino in spalla, le raccomandazioni di una madre: dietro l'angolo, è tutto pronto per partire. E poi una cantina, stracolma di oggetti vecchi e mobili abbandonati, appartenuti ai precedenti proprietari, nella quale trascorrere una settimana in totale solitudine, con una buona scorta di viveri, la Playstation e un po' di romanzi horror. Quest'ultima è l'idea di Lorenzo, fino a quando in questo quadro tranquillo non irrompe Olivia, la sorellastra, che cerca un posto per dormire, cerca denaro, cerca un aiuto da un mostro più grande di lei che piano piano la inghiotte.
Lorenzo, quattordici anni, ragazzo introverso, a tratti nevrotico, poco incline alla compagnia - cosa di cui la madre si preoccupa molto - , una settimana bianca in compagnia degli amici del tutto inventata: l'unico desiderio è vivere per una settimana solo in compagnia da se stesso, lontano da genitori, amici, conflitti, per gustarsi la propria felicità. Olivia, ventitre anni, una bellezza sfiorita lentamente negli anni, un corpo scheletrico mangiato dal mostro, una vitalità intermittente che si fa sempre più fioca e silenziosa. Un'alchimia particolare, creata dall'ambiente e dalla situazione, fa riscoprire alla ragazza il rapporto col fratellastro al punto che arriva a fare la grande promessa, non si drogherà più. Dieci anni dopo, un nuovo triste incontro tra Lorenzo e Olivia: l'ultimo incontro, quello definitivo, un lenzuolo bianco che copre quel volto etereo che non è mutato, il corpo magro come nella cantina, "sembra che stia dormendo". A trentatre un'overdose ha messo fine al grande sogno della vita.
Un grande Ammaniti, con questo racconto di formazione, riesce ad immortalare uno spaccato di vita adolescenziale in maniera nitida, con passaggi altamente commuoventi e dialoghi vibranti e carichi di sentimenti. Una storia tragica, che si palesa a poco a poco, che crolla addosso a Lorenzo, che, inizialmente chiuso in sé, scorge pian piano in Olivia una presenza amica e a lei si apre, aiutandola. Una piccola storia di vita, tra i travagli dell'adolescenza e i guai della vita.
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