martedì 25 marzo 2008

CANALETTO E BELLOTTO. L'arte della veduta


www.palazzobricherasio.it


Due dei migliori interpreti del vedutismo, "veneziani di nascita ma europei per vita vissuta", sono messi a confronto nel corso di questa mostra, a mio parere molto ben riuscita.
Solo per rinfrescare la memoria, vale la pena ricordare che Zuanne (Giovanni) Antonio Canal detto Canalet
to e Bernardo Francesco Paulo Ernesto Bellotto erano parenti, in quanto la madre di Bellotto, Fiorenza Canal, era sorella di Canaletto. Entrambi cresciuti alla bottega di Bernardo Canal (il padre di Antonio) e, per quanto riguarda Bellotto, dello stesso Canaletto e iscritti alla fraglia (la corporazione dei pittori), fin dai primi passi hanno dedicato la loro attenzione a "fotografare" il paesaggio.

Canaletto si distingue per la perfetta conoscenza della prospettiva e della tecnica pittorica: le linee dritte, i piccoli tocchi di colore senza pesantezza e spessore e privi di impasti chiaroscu
rali, avviandosi così sulla strada del rigore scientifico, che è la sua peculiare caratteristica, il suo tratto distintivo.
Per raggiungere la perfezione, si avvale della camera ottica, grazie alla quale prepara schizzi, presi da vari punti di osservazione e poi riuniti in un unico foglio. A tale proposito è bene sottolineare come ricorra abbastanza spesso l'uso dell'arco, così come in Bellotto, un espediente compositivo utile a dare profondità alla scena, a creare i piani di luce, tanto amati da Canaletto.

Bellotto, data la frequentazione della bottega dello zio, ne è inizialmente influenzato: quel rigore del disegno non gli appartiene e infatti, nel corso della sua carriera, viene sostituito da uno stile più personale. La peculiarità del Bellotto maturo sta proprio in un uso del colore con un'intonazione più fredda e in una concezione più drammatica delle luci, giusto a marcare l'autonomia del suo discorso poetico. I suoi cieli sono più trasparenti, le sue ombre più nere, profonde e disegnate, i contrasti chiaroscurali più marcati ("tagli di luce e profondità d'ombra portati al massimo della scenograficità, fino a esiti di una tragicità epocale e misteriosa" Giandomenico Romanelli, Bellotto), la resa dei particolari più nitida e incisiva (questo per certi versi influenza Canaletto), una maggior attenzione alla vita cittadina, quasi assente nelle opere dello zio, esemplificata dalle scene cittadine del periodo di Dresda e dalle scene rurali del periodo di Varsavia.



da:reprodart.com
Canaletto, Warwick Castle, la facciata orientale dal cortile


"I due grandi artisti (...) coniugano nelle loro vedute arte e cronaca, storia e poesia".

"L'uso sapiente della camera ottica (ideata nel '500 e perfezionata nel '700, che consente di proietta
re un'immagine, attraverso una lente, su una superficie di vetro da cui viene poi riprodotta) permette a zio e nipote di rubare e fermare sulle loro tele, come moderni fotografi, delle istantanee della realtà"

"(...) scatti d'autore destinati a facoltosi personaggi del posto, ma soprattutto ai numerosi visitatori stranieri impegnati nel Grand Tour".


mercoledì 19 marzo 2008

IL BELL'ESEMPIO DI CASALMAGGIORE


Come ci documenta l'articolo tratto dal Corriere della Sera - Lombardia, a Casalmaggiore (CR), per risparmiare sulla plastica, il Comune si farà carico della spesa dei distributori automatici di detersivi, per un costo di 6 mila euro. Secondo le previsioni, il risparmio dovrebbe aggirarsi intorno a meno 80 mila bottiglie di plastica (pari a circa 5 tonnellate di materiale), il che vuol dire, a livello di smaltimento, una diminuzione di circa 14 tonnellate di anidride carbonica. "Gli impianti self-service, che verranno totalmente finanziati per il primo mese dal Comune e poi costeranno 300 euro al mese ai commercianti, verranno piazzati all'interno dei principali supermercati, garantendo al consumatore sia la qualità del prodotto, sia un risparmio di oltre il 20%".
Tra le altre cose da segnalare, "Casalmaggiore si trova tra i primi 10 Comuni italiani per il tasso di raccolta differenziata e al terzo posto nella classifica dei centri lombardi con più di 10 000 abitanti": si è passati dal 31% di rifiuti interessati dal differenziamento nel 2000 al 71% nel 2006, con la previsione di arrivare all'80% a fine 2008.

Questo a dimostrazione, per l'ennesima volta, che i rifiuti sono sì un problema, ma ampiamente controllabile, se si vuole.

LA DIFFERENZIATA IN LOMBARDIA

Da: Corriere della Sera – Lombardia del 18/03/2008; Laura Guardini

"LA PATTUMIERA? NE AVREMO 24 DIVERSE. GIA' DIFFERENZIATA QUASI META' DEI RIFIUTI"

All’inizio “erano solo carta e vetro. Oggi sono ben 24”. I rifiuti in Lombardia superano “i 4 milioni di tonnellate all’anno, circa 1,4 chilogrammi a testa per abitante. (…) il 35% di raccolta differenziata che nel 1997 la legge Ronchi aveva fissato come traguardo ora in Lombardia è ampiamente superato: la media regionale, nel 2006, si è assestata al 43,6%, mentre nei Comuni, in media, sono 12,7 le diverse raccolte.”
“Oltre il 70% dei 1.546 Comuni monitorati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha attivato più di 10 raccolte differenziate: oltre carta e cartone (nel 98% dei Comuni lombardi), vetro (93%), i cosiddetti “raee” (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, 93%), plastica (92%), farmaci (92%), ci sono batterie e pile, siringhe, verde, organico, alluminio, materiali ferrosi, accumulatori, oli esausti, pneumatici, ingombranti, stracci.”
Non si è ai livelli della Svizzera, ma “il riciclaggio consente comunque di avere una bottiglia nuova da 350 grammi usando altrettanto vetro recuperato che va fatto fondere a 1.400 gradi.”
“Del resto, nella classifica «verde» dei capoluoghi di provincia che Legambiente e Ambiente Italia stilano ogni anno dal 1994, i lombardi «virtuosi» non mancano: Lecco, Varese e Bergamo occupano i posti dal 7° al 9°; Mantova e Cremona al 13° e 14°; Sondrio e Brescia al 20° e 21°.”





sabato 9 febbraio 2008

STRANI MOVIMENTI

«Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quello che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi».
Come si può facilmente capire, a pronunciare queste parole era stato non più tardi di due mesi fa Gianfranco Fini nel corso dell'assemblea nazionale di An.
«Io sono il presidente di Alleanza nazionale, non una pecora» aveva anche aggiunto, proprio a marcare nettamente la sua posizione.
E ora cos'é successo? An non ha deciso di correre insieme a Forza Italia in un'unica lista? Mah, che strano! In due mesi, Fini è passato da un pubblico smarcamento da Berlusconi (proprio quando lo stesso tentava un accordo sulla legge elettorale con Veltroni) a una lista comune: e la coerenza dov'é andata a finire?
Ma, oltre alla lista comune, la coerenza di Fini ha avuto un altro scivolone riguardo la decisione sulle elezioni anticipate: da referendario della prima ora, il presidente di An è invece passato a chiedere di andare alle elezioni con l'attuale legge elettorale, il Porcellum.

Per quanto riguarda il centrodestra in toto, la situazione si va delineando sempre più e questo è un problema: ci siamo affannati fino a ieri a criticare la coalizione di sinistra-centro (perchè tale era) per la sua profonda eterogeneità e, più in generale, abbiamo chiesto una legge elettorale con uno "sbarramento serio" e invece ciò che sta succedendo sembra una replica del passato. Si sta contrattando il voto di tutti i "nanetti", con l'invito a entrare nel Pdl, al fine di mettere su una coalizione eterogenea e probabilmente vincente, ma che potrebbe avere qualche problema di convivenza nel corso della legislatura. Vedremo l'evolversi dei fatti, ma questa sembra essere la tendenza.
Solo l'Udc si distingue, con la chiara presa di posizione di non voler entrare nel Pdl per fusione, ma piuttosto attraverso una federazione, pur rinnovando la fedeltà al centrodestra perchè quella è la sua collocazione, come afferma il leader Casini.

giovedì 31 gennaio 2008

SANITA' DELLA VERGOGNA

Tristezza, tanta tristezza unita ad uno sdegno profondo: sono i sentimenti che si possono provare dinanzi ai dati forniti dai Nas dopo le ispezioni in 854 strutture ospedaliere italiane (i dati completi si ritrovano nell'articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera): la metà delle stesse sono state sanzionate per carenze in uno o più servizi. La situazione peggiore si ritrova al Sud: in Calabria 36 ospedali su 39 sono irregolari, in Sicilia 67 su 81, in Sardegna 32 su 45. Mi sembra che i numeri ci consegnino un quadro della situazione non degno di un Paese civile, come siamo soliti ritenere l'Italia. Con ciò, è bene ricordare che anche al Nord si registrano carenze: in Toscana metà degli ospedali non ha passato gli esami, così come in altre strutture sono stati riscontrati problemi per quanto concerne cucine, farmacie interne, pulizia,etc.
E' quindi utile soffermarsi un attimo a ragionare su questa situazione: non è umanamente accettabile che gli ospedali versino in un simile stato e che nel 2008 si continui a rischiare la vita al loro interno solo per la mancata osservanza di minime misure di sicurezza o igiene.
Ma da dove deriva tale terribile quadro? Dalla carenza di risorse da destinare a sanare le carenze, mi sembra evidente. E come mai vi è penuria di risorse? Forse perché in tutti questi anni la sanità è stata mal gestita? (Basti pensare ai buchi di bilancio di alcune regioni del Sud...) La sanità è sempre contesa a livello politico, c'è sempre una corsa a occupare il posto che viene assegnato dal politico di turno più potente...e poi? Se viene piazzato un incapace a gestire le già magre risorse destinate alla sanità, chi paga il conto più salato? Mi sembra ovvia la risposta... (A tal proposito Gian Antonio Stella ci consegna un dato impressionante: a Napoli record dei primari, pari a 220, cioè uno ogni tre ricoverati, mentre a Padova sono 67).
Allora, non sarebbe ora di essere più responsabili e far sì che la sanità venga gestita da persone competenti, attente all'impiego di ogni singolo centesimo e ad evitare sprechi di qualsiasi tipo in modo tale da ottenere un miglioramento della situazione generale? Non dimentichiamoci che il nostro sistema sanitario è uno o forse il più invidiato in Europa, se non nel mondo, perchè, volgarmente parlando, "cura tutti", accoglie chiunque ne abbia bisogno, senza distinzione di nazionalità o reddito personale o altre stupide distinzioni, inutili dinanzi alla malattia. Però se continuiamo su questa rotta, presto saremo al collasso.

Ecco cosa Striscia la Notizia ha documentato qualche mese fa...


venerdì 25 gennaio 2008

E' CADUTO IL GOVERNO!

(da Libero, 25/01/2008)

Inaspettata? Sì – stranamente si direbbe –, sembra veramente impossibile, eppure è successo: dopo un anno e mezzo di governo e uno di agonia (per tutti gli Italiani), il governo è caduto sul serio. Quante volte, negli scorsi diciotto mesi, abbiamo sentito minacce di dimissioni di ministri o voti contrari di senatori che avrebbero potuto far cadere il governo, il quale invece, in qualche modo, si barcamenava e tirava avanti a campare? Non si contano su due mani, si fa quasi fatica anche a ricordarli, fuochi di paglia che si sono spenti subito dopo aver promesso denaro o posti utili a soddisfare gli appetiti di quanti si lamentavano.

Però ieri sera siamo arrivati veramente al capolinea, seppur con incertezza fino alla fine: i calcoli riguardo i voti dei senatori incerti o nettamente contrari hanno monopolizzato le cronache giornalistiche per due giorni, hanno fatto sudare anche i parlamentari dell’opposizione, hanno fatto sperare quanti non potevano più sopportare il governo Prodi (anche chi lo aveva votato) per l’incapacità di governare seriamente. Eppure l’epilogo, il buon epilogo si intende, è finalmente giunto: Prodi, forte della fiducia della Camera, ha deciso di chiederla anche al Senato, ma non l’ha ottenuta.

Gli artifici sono venuti a galla, uno in particolare, il più eclatante: l'assunzione del segretario del senatore Cusumano (Udeur) presso l'Agecontrol: si tratta dell'"agenzia pubblica per i controlli in agricoltura", la quale fa capo al ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali, presieduto da Paolo De Castro (il quale vanta una lunga amicizia con Prodi, dai tempi di Nomisma). Tuttavia il voto favorevole alla fiducia di Cusumano non è bastato e il governo è comunque caduto. Piccoli giochetti, anzi trucchetti, di chi, con l'acqua alla gola, cinto d'assedio, tenta il colpo di reni.

Ora possiamo esultare perchè ci siamo liberati da un peso, ma è bene pensare immediatamente al futuro, viste le pessime condizioni in cui versa il Paese e la pessima situazione internazionale, che non ci permette di perdere tempo in chiacchiere. E' inutile sbilanciarsi sui possibili scenari perché sono tanti e tali da far impazzire: speriamo invece in una netta assunzione di responsabilità delle istituzioni, prima fra tutte la Presidenza della Repubblica, al fine di poter formare un governo in grado di fare le riforme necessarie al Paese, quelle che non si fanno mai perché si teme di perdere voti.


domenica 20 gennaio 2008

QUANDO I RIFIUTI SONO UN BUSINESS/ 2

Dai rifiuti si può anche ricavare energia: lo spiega Marco Negri, agronomo, a Pierangela Fiorani su La Provincia Pavese (16-01-2008)

“(…) Il termoutilizzatore di Corteolona è uno degli impianti per la trasformazione e il riutilizzo dei rifiuti creato dall'ingegnere Giuseppe Natta (Ecodeco) che dagli anni Settanta del secolo scorso lavora e fa ricerca su tutto ciò che noi buttiamo.

Oggi Ecodeco e Fertilvita sono passati a A2A ma i mutamenti societari non cambiano, pare, la vita ai 50 che operano nel centro di Corteolona e agli altrettanti lavoratori che, senza essere dipendenti, ruotano attorno al sito attraverso cooperative o imprese esterne.

Qui entrano o escono ogni anno venticinquemila camion (fanno 7-8 all'ora per 12 ore al giorno). Si scaricano 150mila tonnellate di fanghi che arrivano dai depuratori e di rifiuti che provengono da aziende agroalimentari e 120mila tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti da mezza provincia (220mila abitanti o giù di lì). Rifiuti che diventano energia. Lo spiega Marco Negri: «Nel 2007 abbiamo prodotto centomila megawattora, 60mila dai rifiuti solidi, 40mila da biogas. In pratica energia per far funzionare i contatori di 3800 famiglie, un paese grande tre volte Corteolona».

Dalla montagna di rifiuti stipata dentro un contenitore ben chiuso viene prima di tutto fatta evaporare l'acqua. Rimane il materiale secco a più alto contenuto energetico e calorifico.
«A quel punto - spiega Negri - c'è il processo di raffinazione che elimina metalli e altre scorie che non brucerebbero». Sul fuoco (in realtà un letto fluido di sabbia bollente) passa solo materiale leggero e galleggiante.

Ciò che finirà in discarica non è inutilizzato. Anche da quello che sembra cenere indistinta, ingegneri e tecnici tirano fuori altra energia: è il biogas.

Di tutti quei procedimenti nulla si vede all'esterno se non l'andirivieni di camion sul grande spiazzo che occupa, insieme alla zona discarica di materiali ormai modificati, una quindicina di ettari dei 79 dell'intera proprietà.

(…) Angelo Dossena, 62 anni, residenza a Belgioioso, ma al quinto mandato da sindaco di Corteolona (già Dc, ora lista civica che nel 2006 ha preso quasi il 70% dei consensi), ricorda che Fertilvita arrivò lì nel 1973. Allora - dice - era stata data l'autorizzazione solo per il trattamento dei fanghi e dei sottoprodotti industriali da trasformare in fertilizzanti. «Nel 1994-95 ecco i rifiuti solidi urbani da far diventare biocubi». Dossena cita con dimestichezza leggi regionali e decreti del governo e descrive dettagliatamente i passaggi e le tecniche utilizzate negli anni. Fino al termovalorizzatore. «Parona aveva in quel momento solo l'inceneritore. Si trasformò in seguito». Le paure? «Facemmo molte riunioni non solo a Corteolona, ma con tutti i comuni del Basso Pavese. Bisognava capire, spiegare le problematiche. Assumemmo anche un consulente tecnico di parte comunale. Per avere rassicurazioni che non ci fossero pericoli, danni per le persone e per l'ambiente». E' tranquillo il sindaco. «C'è una centralina sempre attiva su quel camino - dice -. Alla minima avvisaglia di problemi, ben sotto la soglia di allarme, l'impianto si bloccherebbe. E l'alt sarebbe immediato, non come nei vecchi inceneritori dove ci volevano due giorni per bloccare il ciclo». Non è mai successo niente di anomalo, assicura Angelo Dossena che, grazie alla presenza di Fertilvita, riesce a dare un bel contributo a un bilancio di tre milioni per il Comune: 500mila euro all'anno.

Che diventano? «Che consentono - spiega il sindaco - di non applicare l'addizionale Irpef, di tenere l'Ici al 5 per mille, di dimezzare le bollette della Tarsu, di tenere basse con contributi adeguati le rette per i cento bambini che frequentano l'asilo parrocchiale e di dare buoni mensa gratis a chi ne ha bisogno tra i cento ragazzi delle scuole elementari». E poi? «Di costruire una piscina coperta, che ora abbiamo ceduto a privati per la gestione; di azzerare i debiti del Comune e di costruire quest'anno una casa di riposo di 40-60 posti che daremo poi in gestione».

E la salute? «Una commissione permanente con esperti scelti dal Comune - dice Dossena - valuta continuamente i dati che arrivano dai monitoraggi. Non solo qui ma anche nei paesi intorno. Le patologie riscontrate nei vari controlli a cui tantissimi si sono sottoposti? Nella media delle statistiche». (…)”

da La Provincia Pavese – Pierangela Fiorani

QUANDO I RIFIUTI SONO UN BUSINESS/ 1

Questo articolo, tratto da La Provincia Pavese del 16-01-2008, documenta come i rifiuti, ben gestiti, possono essere un business.

"(…) Parona è in primo piano. Con i due forni in funzione nel paesino della Lomellina che possono bruciare fino a 380mila tonnellate di rifiuti, garantire un incasso di 36 milioni di euro all'anno a Lomellina Energia (metà degli incassi arrivano dalla vendita dell'energia elettrica prodotta bruciando rifiuti) e fruttare due milioni tondi al Comune di Parona e circa mezzo milione di Ici. Un bel gruzzolo che ha consentito al piccolo comune che non arriva a duemila abitanti di ridurre l'Ici ai suoi residenti, raddoppiare la casa di riposo, costruire una piscina grandiosa e ridurre, naturalmente, la tassa sui rifiuti.

L'impianto di Lomellina Energia, da solo, potrebbe soddisfare di gran lunga le esigenze del territorio. Lo fa già per la zona occidentale della provincia e accoglie molto dal sud Milano, Magenta e Corsico in particolare, e poi dal Bresciano e dal Piemonte inviando poi le ceneri a Piacenza, a Brescia e anche in Germania.

Un altro impianto per bruciare rifiuti è a Corteolona, gestito da Fertilvita (al 94% di proprietà di A2A, società nata dalla fusione di Aem Milano e Asm Brescia): tratta 75mila tonnellate e accoglie materiali da Pavia e dalla zona est della provincia.

Fertilvita ha, sempre a Corteolona (dove l'intero complesso occupa 79 ettari dell'antica cascina Manzola a ridosso di Genzone), un impianto per la preparazione di 160mila tonnellate l'anno di materiale da avviare poi al forno e un impianto con le stesse caratteristiche possiede a Giussago (qui si trattano 80mila tonnellate all'anno).
(…) A Zinasco ecco un impianto di compostaggio di materiale organico e verde da 25mila tonnellate l'anno (società Alan).
Altri due impianti di compostaggio del verde si trovano a Ferrera Erbognone (20mila tonnellate l'anno), gestiti dalla società Azienda Agricola Allevi. Ancora a Corteolona sempre Fertilvita lavora 15mila tonnellate l'anno dello stesso tipo di rifiuto di Zinasco e Ferrera.
Ed è sempre Corteolona, che in questo modo risulta essere l'altro grande polo di trattamento rispetto a Parona, che ospita una discarica per rifiuti cosiddetti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani (390mila metri cubi).
Il complesso di Corteolona con quello di Giussago frutta ai Comuni in convenzione (c'è anche Genzone) circa 700mila euro all'anno.
Altri impianti per i trattamento del verde sono già autorizzati ma non ancora aperti a Voghera e Ferrera, mentre Giussago aspetta il sì a una discarica per rifiuti pretrattati.

Nuovi impianti di smaltimento? Il territorio, soprattutto in Lomellina, è molto appetito ma per un Comune pronto a dire sì c'è quello accanto che pone resistenze. Alt a nuove discariche o impianti arrivano da Legambiente che segnala semmai la necessità di potenziare il compostaggio e lascia aperta la porta per la valutazione di eventuali lavorazioni con alto tasso di innovazione.
(…) Vige invece il libero mercato sui rifiuti speciali. Sono moltissimi i siti, molti piccoli e piccolissimi, che li accolgono da ogni dove. Non c'è invece - assicurano in amministrazione provinciale - nessun sito autorizzato ad accogliere amianto. Proliferano gli impianti per biocombustibili o che utilizzano biomasse che non arrivano solo dalla provincia. Molti sono anche i nuovi impianti pronti ad essere avviati. (…)

(…) E la salute dei cittadini? Ecco che in ogni impianto viene sottolineato con cura quanti sono e come avvengono i controlli dell'Arpa. E a Parona in particolare, è stato lo stesso sindaco Giovanna Ganzi a volere che un monitoraggio della popolazione fosse affidato all'istituto di Igiene dell'università di Pavia. Risultato: poco o nulla da segnalare rispetto ad altri luoghi della provincia. (…)"

da La Provincia Pavese – Pierangela Fiorani

Qui sotto, in un servizio del Tg5, vi è una presentazione dell'impianto di Parona, in provincia di Pavia.


UN PO' DI NUMERI SUI RIFIUTI

  • 8 miliardi di euro spesi in 14 anni (provenienti sia dallo Stato sia dall'Unione europea), secondo quanto stimato dalla Commissione d’inchiesta sui rifiuti;
  • in Lombardia ci sono:
            • 13 termovalorizzatori
            • 50 siti di compostaggio
            • 8 discariche controllate
            • 10 siti di separazione meccanica dei rifiuti;
  • in Lombardia meno del 10% dei rifiuti va in discarica, oltre il 50% viene recuperato, il resto finisce in siti di compostaggio o termovalorizzatori (dopo essere stato selezionato);
  • la raccolta differenziata in Campania non ha mai superato il 10% del totale dei rifiuti raccolti quando la soglia fissata dalla Finanziaria 2006 per i Comuni italiani è del 40%;
  • la Campania ha un addetto alla raccolta differenziata ogni 2200 abitanti (in Italia è uno ogni 12000 abitanti), mentre per tutti gli altri rifiuti e il conseguente percorso è presente un addetto ogni 400 abitanti (in Italia uno ogni 400 abitanti).

TANTI PERCHE'

Ormai da due settimane, tutte le televisioni e tutti i giornali sono pieni di servizi per documentare la squallida situazione dei rifiuti a Napoli, che ha raggiunto livelli più che infimi. Ma ciò che più avvilisce è notare che anche le principali televisioni internazionali e i siti internet dei più importanti giornali stranieri hanno mostrato lo scempio cui siamo giunti dopo una scellerata gestione dell'emergenza rifiuti che dura da quattordici anni.
Che dire, perciò? E' stato già tutto scritto e detto, esperti e politici si sono pronunciati al riguardo, anzi i politici hanno anche preso l'impegno di risolvere il problema in ventiquattr'ore e, invece, come tutte le promesse ambiziose siamo ancora qui a discutere della soluzione del problema.
Tuttavia ciò che personalmente mi ha dato fastidio è stato notare l'atteggiamento giustificazionista che emergeva dai reportages giornalistici, quasi che la colpa fosse di altri e non di chi ha governato o di chi non ha voluto ribellarsi a tanti di malagestione della cosa pubblica. E' difficile trovare indignazione nella gente, pronta solo a protestare acchè la discarica non stia "nel suo cortile" (la famosa sindrome NIMBY), a dire che ci sono altri siti in cui è più appropriato spostare la "monnezza" e via discorrendo. E poi si è sempre pronti a tirare in ballo la camorra come causa di tutti i mali: non voglio negare che la camorra sia un problema (perchè lo è), ma la politica che doveva combatterla dov'era? Sappiamo tutti che dalle attività legate allo smaltimento dei rifiuti questa organizzazione criminale trae grandi vantaggi in termini economici: sarebbe bastato vigilare attentamente sugli appalti con i quali si delegavano le varie società per smaltire i rifiuti.
Infine, come ha ricordato Vittorio Feltri a Matrix, in tanti anni a Napoli le manette (che a Milano durante Tangentopoli hanno mietuto tante vittime) non hanno tintinnato per nulla: ricordate il procuratore di Napoli Agostino Cordova? Si tratta di un magistrato che prima di arrivare a Napoli si era distinto in Calabria per la lotta alla 'ndrangheta e, giunto nel capoluogo campano, si era dato da fare aprendo due inchieste sulla corruzione nell'amministrazione Bassolino: cattiva mossa, che gli è valsa il trasferimento, mettendo così a tacere tutto il marcio che stava scoprendo.
Ecco cosa servirebbe a Napoli: se scattassero un po' di manette e si togliessero di mezzo tutti i responsabili dello scempio che ci sta esponendo al pubblico ludibrio in tutto il mondo, forse potremmo vedere qualche risultato o perlomeno si potrebbe compiere qualche passo verso la normalità.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...