lunedì 28 settembre 2009

TEMPORANEA ASSENZA


Gli impegni di studio mi stanno assorbendo totalmente e per questo motivo non mi è possibile aggiornare regolarmente il blog.
Entro una settimana ritornerò ad occuparmi amorevolmente del mio blog.

A presto!!!

venerdì 25 settembre 2009

MEZZO STOP PER LA JUVE


Primo mezzo passo falso per la Juventus di Ciro Ferrara, che deve fare i conti con un Genoa in forma e voglioso di far bene dopo i risultati incoraggianti delle precedenti giornate.
La partita s'infiamma subito al 6' quando Marchisio, che ha disputato una gara superba, s'invola sulla fascia sinistra, mette al centro una palla bassa su cui Camoranesi fa un velo e Iaquinta, arrivando da dietro come un treno, piazza un diagonale sul palo più lontano. Il Genoa cerca di mettere subito fuori la testa ma Floccari è impalpabile. Intanto la Juve ha l'occasione per chiudere la gara, ma Amauri, ancora a secco, non riesce a mettere in rete due occasioni davanti alla porta.
Al 31', un Genoa molto operoso raggiunge il pareggio: Sculli da sinistra crossa un pallone preciso che Mesto insacca di testa in rete, sfuggendo alla marcatura di grosso. Finale di primo tempo incandescente, con varie occasioni che si rincorrono e qualche rimpianto per la Juve che poteva chiudere la prima frazione in vantaggio.

giovedì 24 settembre 2009

RIECCO SANTORO & CO.

Siamo al 24 settembre e, come da programma, ritorna il programma di Michele Santoro Anno zero, protagonista delle cronache delle ultime settimane. La querelle sulla messa in onda della trasmissione si è inserita nella più grande polemica sulla presunta assenza di libertà di stampa, paventando un regime dittatoriale che seriamente fatico a vedere.
Però, al di là dei fatti specifici raccontati da giornali e televisioni, vale la pena fare alcune considerazioni su Santoro. E lo farò con l'aiuto di un magnifico ritratto del conduttore eseguito dal grande Giancarlo Perna sul Giornale di ieri.


domenica 20 settembre 2009

I VALORI DA NON DIMENTICARE




Vi segnalo il video della conversazione tra l'onorevole Gianfranco Paglia, deputato Pdl, ex tenente dei parà e medaglia d'oro vivente, e Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, andato in onda giovedì 17 settembre 2009.
L'onorevole Paglia è stato invitato in studio per parlare di Afghanistan e Floris è apparso in qualche momento in difficoltà dinanzi a quanto riferito. Tutto lo studio, in verità, è rimasto, in alcuni momenti, avvolto da un silenzio che denunciava incredulità e vicinanza a quanto riferito dall'ex parà.

Alcuni concetti espressi da Paglia ci aiutano ad inquadrare meglio la mentalità di un soldato, la cui immagine viene talora distorta. Il deputato ammette che "metti in cantiere di perdere la vita (...) semplicemente giurando fedeltà alla patria". Inoltre "non s'indossa la divisa" e si va in guerra per il posto di lavoro, "non si è così stupidi": si parte perchè ci si crede veramente. Poi Floris chiede: "Come ci si forma alla convinzione di dedicare la propria vita alla patria?"; e Paglia risponde: "Perchè ci si crede (...) Certi valori non li si può insegnare: o ce li hai o non ce li hai": si insegna a fare il soldato, niente di più, i valori sono una cosa personale, che devono essere posseduti.

Che belle parole quelle pronunciate dall'ex parà Paglia! Fanno riaffiorare alla memoria alcuni valori antichi e ultimamente impolverati, dimenticati in soffitta: l'onore, il rispetto per la bandiera, il senso di patria, lo spirito di servizio. Valori che - penso lo notiamo tutti - vengono spesso decantati e affermati vuotamente dai politici e che invece i nostri soldati hanno fatto propri e in nome dei quali agiscono.

L'ultimo saluto alle salme dei sei militari uccisi nell'attentato di pochi giorni fa.

sabato 19 settembre 2009

ALTRI TRE PUNTI IN TASCA


Con un 2 a 0 maturato nel primo tempo, la Juventus porta a casa altri tre punti, consolidando il primato a punteggio pieno a 12 punti. Partita certamente non facile, con un Livorno particolarmente aggressivo in attacco e con un'infermeria juventina particolarmente affollata: mancano Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Del Piero, Tiago, Sissoko e Salihamidzic.

AFGHANISTAN: PENSARE AL FUTURO

Dopo il momento del dolore, arriva quello delle riflessioni a freddo, meditate guardandosi attentamente intorno. E certamente non c'è di che rallegrarsi.

L'attentato si è consumato a distanza di poco tempo dalle elezioni che hanno riconfermato Karzai come presidente, sebbene sulla loro legittimità gli osservatori internazionali abbiano sollevato molti dubbi.
Il pericolo dell'attentato era stato segnalato ventidue ore prima dalla nostra intelligence, che tuttavia in Afghanistan non conta più di dieci uomini: pochi per controllare un territorio difficile e molto vasto. Stando ai warming dei servizi segreti, poi, si parla di una "talpa" negli apparati d'intelligence del presidente Karzai, forse la stessa usata per l'attentato ai militari italiani e per altre uccisioni nei giorni precedenti.
I nostri militari sono lì ufficialmente per una missione di pace, ma - l'abbiamo visto tutti in questi anni - l'Afghanistan è andato trasformandosi sempre più in un vero e proprio teatro di guerra. Ecco perchè, come traspare dalle notizie degli ultimi giorni, serve una seria riflessione per rivedere le nostre regole d'ingaggio: non ha alcun senso mantenere i nostri contingenti di pace in una zona di guerra senza dare loro la possibilità di combattere ad armi pari. Perchè è fuori da qualsiasi logica permettere che i soldati possano rispondere al fuoco solo se attaccati, mentre se muoiono dei compagni in un attentato non sono autorizzati a rispondere, in nome dell'articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra.

A tutte queste considerazioni se ne aggiunge una, forse la più importante, per spiegare perchè, nonostante i caduti sul campo, il nostro Paese è determinato a continuare l'impegno in Afghanistan.
Certo - questo mi sembra fuor di dubbio - non siamo lì per sostenere il presidente Karzai, scelto nel 2004 dagli USA per iniziare un serio cammino democratico e rivelatosi nel tempo corrotto, debole e poco capace di tenere le redini di un Paese difficile da governare. Non ha esitato un attimo, al fine di assicurarsi un secondo mandato, a stringere alleanze con signori della guerra, trafficanti di droga, prendere le distanze da alcune iniziative Nato e, da ultimo, autorizzare brogli di dimensioni cospicue; sappiamo tutti che i fondamentalisti, con l'aiuto dei potenti Stati vicini che li riforniscono di armi, sono tornati a controllare buona parte del territorio e che l'80% dell'eroina consumata nel mondo viene dall'Afghanistan. Un barlume di democrazia è stato posto, ma la sua crescita appare particolarmente impegnativa se le condizioni di cui sopra non vengono mutate. Perciò è evidente che non siamo lì per i suddetti motivi, ma piuttosto siamo lì per combattere la guerra globale contro il terrorismo, che ha nel Paese afghano una delle centrali più floride; è da lì che nel 2001 Osama Bin Laden ha organizzato l'attentato alle Torri gemelle. E' pur vero che i fondamentalisti hanno altre basi nel mondo, ma l'Afghanistan è un nodo cruciale: se ci ritiriamo prima che un solido governo filoccidentale abbia messo salde radici, il fondamentalismo vincerà e il terrorismo globale ne trarrà nuova linfa.

Ecco perchè è assolutamente urgente ridiscutere l'assetto delle forze occidentali in Afghanistan: esse devono essere impiegate al meglio e con le minori perdite possibili per cercare nel più breve tempo utile di poter abbandonare il Paese, a patto che un serio governo democratico sia al comando. Parlare ora di ritiro è solamente da pazzi, anzi, rischia di incentivare i terroristi a colpire ancor di più i nostri soldati, che appaiono non appoggiati dal Paese nella loro missione.

giovedì 17 settembre 2009

GRAZIE!


Onore ai nostri militari caduti oggi a Kabul:

tenente Antonio Fortunato;
primo caporal maggiore
Matteo Mureddu;
primo caporal maggiore
Davide Ricchiuto;
sergente maggiore
Roberto Valente;
primo caporal maggiore
Gian Domenico Pistonami;
primo caporal maggiore
Massimiliano Randino.


POLEMICA: SEMPRE E COMUNQUE

Sebbene non abbia seguito molto le cronache politiche degli ultimi giorni, vedo che il livello della polemica è piuttosto alto, con particolare riferimento alla cerimonia di consegna delle case ai terremotati con annessa trasmissione collegata, Porta a porta, il cui share è stato quasi doppiato dalla fiction di Canale 5.
In effetti, appare alquanto anomalo il sovvertimento del palinsesto della Rai per dare spazio ad un avvenimento certo importante, ma di cui si poteva parlare tranquillamente in un servizio del tg, magari leggermente più lungo, o comunque in una trasmissione di approfondimento politico in seconda serata. Perchè - questo è quello che ho percepito negli ultimi mesi - l'enfasi sull'Abruzzo è stata eccessiva: se è un bene non essersi dimenticati dei terremotati, come invece era successo in Umbria, il parlarne ogni giorno sa più di autocelebrazione e spinge a dimenticare più che a ricordare.
Al di là della mera polemica di parte utile a scopo elettorale, val la pena sottolineare che Berlusconi ha assolto l'impegno preso, ossia quello della ricostruzione; la consegna di "novantaquattro villette di legno prefabbricate, realizzate dalla Protezione civile e dalla Provincia autonoma di Trento con il contributo economico delle donazioni che ha ricevuto la Croce Rossa italiana" ne è l'esempio lampante. Non è tutto merito del Governo, certo, c'è stato l'aiuto di altre istituzioni dello Stato - non dimentichiamoci, però, che la Croce Rossa è "commissariata da anni dal governo, vigilata dallo Stato e nelle emergenze alle dipendenze della Protezione Civile".

Credo che il "sistema Italia", come lo definisce Bertolaso, abbia funzionato in maniera efficiente e di questo dobbiamo essere "orgogliosi". Perchè invece non perdiamo il vizio di buttare sempre tutto sul tavolo della polemica?

domenica 13 settembre 2009

VIGEVANO: UN INCANTO!

Sono tornato a Vigevano lunedì 7 settembre, a distanza di circa un anno dall'ultima volta. L'occasione è stata dettata dal concerto di Claudio Baglioni nel cortile del Castello Sforzesco: tuttavia, causa un guasto improvviso all'impianto luci poco prima dell'inizio del concerto, lo stesso è stato annullato e posticipato a mercoledì.
Comunque - stavo dicevo - che sono già stato a Vigevano: la prima volta, tuttavia, era sera e pertanto non ho potuto apprezzarla in tutta la sua bellezza. Al contrario, lunedì, sono arrivato sul posto a metà pomeriggio, proprio per concedermi una visita del centro e ne sono rimasto molto affascinato. Tutto ruota intorno alla splendida Piazza Ducale, con il Duomo o Cattedrale di Sant'Ambrogio sul fondo e i palazzi che la circondano tutti decorati con affreschi.

sabato 12 settembre 2009

NUOVA MARCIA TRIONFALE A ROMA


Stadio Olimpico di Roma completamente esaurito, con le tifoserie che si fanno sentire molto calde fin dall'inizio. Juventus e Lazio entrano in campo e osservano un minuto di silenzio per la morte di un ex-giocatore laziale; la Juve porta il lutto al braccio per la morte di Mike Bongiorno.

Entrambe le squadre interpretano subito la partita in maniera aggressiva, con ritmi piuttosto alti. All'11' c'è il primo lampo della partita: Amauri, al limite dell'area, fa sponda per Trezeguet che spara una bordata, respinta da Muslera in calcio d'angolo. Una verà novita per un giocatore noto per il suo fiuto del gol in area. Due minuti dopo, Camoranesi prova un cross che diventa un tiro e impegna il portiere laziale. Nell'azione seguente Trezeguet, su suggerimento di testa di Amauri, si inserisce, ma il portiere gli chiude la strada.
Pericolo Lazio al 21' quando Kolarov accelera sulla fascia sinistra, salta Legrottaglie e Càceres e scaglia una sassata sulla quale Buffon ci mette la mano e devia in corner. Un minuto dopo, su ripartenza della Juve, Amauri punta la difesa e impegna Siviglia a deviare di testa in angolo. Al 29' è la volta di Baronio che conclude dalla tre quarti, con Buffon che salva la porta. Lo stesso Baronio, un minuto dopo, batte una punizione dalla sinistra, dopo un fallo subito da Legrottaglie, ammonito nell'occasione: il tiro è diretto in porta e Buffon allunga il piede per evitare il gol, intervenendo in seguito con le mani.


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