sabato 24 gennaio 2009

TEMPORANEO AGGANCIO ALL'INTER

Partita intensissima e di sofferenza, per la Juve, che fino alla fine ha dovuto stringere i denti per portare a casa tre punti preziosissimi, che vogliono dire aggancio, sebbene solo temporaneo, solo per 24 ore, all'Inter capolista, che domani sera, senza Ibrahimovic in campo (e sono dolori!!!) se la vedrà con la Samp.
Una nota particolare meritano Marchionni e Marchisio: sono stati gli ispiratori e i trascinatori della squadra; il primo sempre presente sulla fascia, sempre pronto ad affondare il colpo, mettendo al centro palle insidiose, il secondo mostra sempre più le sue qualità, nonostante la giovane età (Borgonovo dice sia "il nuovo Tardelli"), che gli permettono di fare aperture e lanci lunghi smarcanti con sicurezza e precisione disarmanti, senza contare il perfetto inserimento su suggerimento del Capitano, che vale il gol della vittoria.
La Juve mostra sempre più il suo carattere di squadra, la sua capacità di trovare nel gruppo la linfa vitale per vincere i momenti più duri e affrontare la sofferenza, proprio come stasera: c'era la necessità dei tre punti, vista l'occasione sciupata domenica scorsa, e li abbiamo raccolti!
Da tifoso onesto, amante del gioco leale, sottolineo come la partita sia stata inficiata da una direzione arbitrale non certo perfetta: il gol annullato a Gilardino era regolare e il contatto in area tra Jovetic e Mellberg era da sanzionare con il rigore. Oltre a qualche scontro troppo rude non fischiato. Mentre i guardalinee, tranne l'episodio ricordato, hanno effettuato sempre chiamate giuste.

sabato 17 gennaio 2009

ESEGUENDO LA SENTENZA



ESEGUENDO LA SENTENZA

Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro

Giovanni Bianconi

Einaudi Stile Libero


€ 17,00

Per i ragazzi della mia età, il 1978 è un anno lontano, che non figura nel calendario e che si fatica a ricordare o a immaginare. E invece il 1978 è un anno di svolta, un giro di boa segnato da un evento tanto tragico quanto importante nella storia italiana: l’omicidio del presidente della Dc Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse.
Utile per farsi un’idea dei 55 giorni di prigionia dell’onorevole Moro e del clima che si respirava intorno al sequestro è il libro “Eseguendo la sentenza ” di Giovanni Bianconi (di cui ho avuto il piacere di seguire la presentazione a Pavia presso l’Almo Collegio Borromeo alla presenza di Virginio Rognoni, Corrado Belci e Mino Martinazzoli); ho finito di leggerlo da poco e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Perché, come ben sapete, libri sul sequestro Moro ne sono stati scritti tanti, ma questo mi è sembrato attenersi ai fatti e al contempo restituire al lettore l’aria pesante di quei giorni difficili.
Fin dall’inizio si viene catapultati dall’autore nella vita di coloro che hanno vissuto i giorni del sequestro; il libro si apre puntando l’obiettivo su Tiziana, una laureanda che proprio giovedì 16 marzo 1978 doveva discutere con il professor Moro la sua tesi. E che invece scopre, una volta arrivata all’università, che la seduta di laurea non può tenersi perché il presidente Moro è stato rapito dalle Br. Ma il 16 marzo 1978 era un giorno particolare anche perché (per una casualità, come hanno confermato anche i brigatisti) in Parlamento si votava la fiducia al governo Dc-Pci: in effetti il presidente Moro si sarebbe recato prima in Aula per poi seguire la seduta di laurea di Tiziana. Ma il programma venne completamente cambiato dal sequestro. Da questo momento in poi l’atmosfera che si respira per tutto il libro è piuttosto greve, interrotta solo per qualche pagina da segnali di speranza, segnali che lasciavano intravedere una possibile via per la salvezza di Aldo Moro. Fino ad arrivare al 9 maggio, in via Michelangelo Caetani, dove, all’interno di una Renault 4 rossa, viene fatto trovare il cadavere del presidente della Dc, ucciso poco prima dal commando brigatista, all’interno del quale qualche segnale di cedimento dinanzi all’esecuzione si era palesato.
La capacità di Bianconi sta nel tenere il lettore incollato al libro, che pare, senza volerlo sminuire, un romanzo, in quanto ai dialoghi si alternano numerosi documenti risalenti all’epoca, proveniente dai giornali, dalla tv, dai comunicati delle Br e dai verbali delle forze dell’ordine. Una grande documentazione, pertanto, che sostiene il resoconto di 55 giorni, all’interno del quale l’autore non manca di mostrare la psicologia delle varie persone, dalla famiglia Moro fino ai compagni di partito più stretti di Moro, dal presidente del Consiglio ai brigatisti. Tra tutte, la figura più significativa che emerge dal libro è quella di Eleonora Moro, “Noretta” per Aldo Moro, la quale si fa carico di aiutare i figli ad affrontare la tragedia, dovendo anche far fronte alle pressioni della politica che incombe sulla tragedia improvvisamente piombata in casa Moro il 16 marzo: per tutto il libro la figura di Noretta è la più forte, la più tenace, una vera lottatrice.
Con questo libro, quindi, Bianconi va letteralmente “dietro le quinte” del sequestro Moro, portando all’attenzione del lettore da una parte la vicenda umana della famiglia Moro e dall’altra la vicenda politica della Dc che in quel momento attraversava un periodo delicato, sempre supportato da una gran quantità di documentazione, parte della quale proposta per la prima volta.

“Un libro che poteva essere scritto solo oggi. Interrogando, oggi, i testimoni e i documenti di allora. Compresi alcuni, dimenticati o ignorati, che vengono proposti al pubblico per la prima volta.”





sabato 10 gennaio 2009

10 GENNAIO, SANT'ALDO EREMITA


Oggi, 10 gennaio, si festeggia il mio onomastisco, Sant'Aldo eremita.


Non si sa esattamente in quale epoca S. Aldo sia vissuto, probabilmente nei secoli intorno al Mille. Secondo una tradizione fu eremita e carbonaio a Carbonia presso Pavia, e a Pavia fu sepolto nella cappella di S. Colombano, dalla quale fu traslato nella basilica di S. Michele. Non a caso la memoria di S. Aldo si è conservata a Pavia, che fu un tempo capitale del Regno dei Longobardi. E’ probabile, infatti, che sangue longobardo scorresse nelle vene del Santo eremita, o così almeno fa pensare l’origine del suo nome, che la parola longobarda “ald”, con il significato di vecchio.

Etimologia: Aldo = vecchio, dal longobardo (può essere accorc. di vari nomi = Baldo, Rinaldo, Teobaldo, Ubaldo, ecc.)

Di S. Aldo, assai popolare nel nord, si conosce ben poco.
Ignoriamo perfino il luogo e la data della nascita, e quando si vuol determinare l'epoca in cui visse si parla vagamente del sec. VIII. Un dato sicuro è il luogo di sepoltura, a Pavia, dapprima la cappella di S. Colombano e poi la basilica di S. Michele.
Un'antica tradizione lo presenta come carbonaio ed eremita nel pressi di Pavia, a Carbonaria. L'inclusione di S. Aldo nei Martirològi dell'Ordine benedettino ha fatto supporre che egli sia stato monaco a Bobbio, il celebre monastero fondato nel 614 da S. Colombano, a mezza strada tra il cenobio degli orientali e la comunità monastica creata un secolo prima da S. Benedetto. Il punto d'incontro di queste due forme di ascesi sembra indicato dall'esperienza religiosa del santo eremita che commemoriamo, un orante dalle mani incallite e il volto annerito dalla fuliggine delle carbonaie.
I monaci irlandesi di S. Colombano non conducevano una vita eremitica in senso stretto. Ognuno si costruiva la propria capanna di legno e di pietre tirate su a secco, entro una cinta rudimentale, per isolarvici in solitaria contemplazione nelle ore dedicate alla preghiera. Poi ne usciva con gli attrezzi da lavoro per recarsi alle consuete occupazioni giornaliere e guadagnarsi da vivere tra gli uomini col sudore della fronte. Insomma, l'eremita si allontanava provvisoriamente dagli uomini per dare più spazio alla preghiera e riempire la solitudine esteriore con la gioiosa presenza di Dio. Ma non si estraniava dalla comunità, alla cui spirituale edificazione contribuiva con l'esempio della sua vita devota e anche con carità fattiva.
Possiamo quindi ritenere S. Aldo un felice innesto dello spirito benedettino con quello apportato dai fervidi missionari provenienti dall'isola di S. Patrizio, l'Irlanda, l'"isola barbara" trasformata in "isola dei santi" per la straordinaria fioritura del cristianesimo. S. Colombano ne aveva portato sul continente una primaverile ventata di nuova spiritualità.

Piero Bargellini, da: http://www.santiebeati.it/dettaglio/36800

lunedì 5 gennaio 2009

UNA SCUOLA NOIOSA


Finalmente, dopo tanto, un gruppo di indagine del Ministero dell'Istruzione della Gran Bretagna testimonia ciò che penso e affermo da tempo anch'io: se gli studenti non brillano a scuola, è colpa dei docenti che sono noiosi e per niente coinvolgenti. Lo riferisce il corrispondente da Londra de La Repubblica Enrico Franceschini.

"Esiste assolutamente una correlazione tra la noia e i risultati accademici", afferma Christine Gilbert, capo degli ispettori scolastici. "La gente separa i metodi di insegnamento dal comportamento degli studenti, ma questo è un errore. La nostra ricerca dimostra che le due cose sono strettamente collegate e che gli studenti si comportano molto meglio, da un punto di vista disciplinare così come dal punto di vista del rendimento accademico, se l'insegnamento è buono, valido, stimolante, se vengono coinvolti dall'insegnante, se il metodo è appropriato alle loro possibilità. In tal caso, gli studenti non hanno lo sguardo perso nel vuoto cinque minuti dopo l'inizio delle lezioni. Altrimenti si forma un ciclo negativo, per cui gli studenti sono annoiati e non si sentono motivati, così cominciano a usare il loro potenziale per altri fini, per cui chiacchierano con i compagni, si distraggono, distraggono a loro volta gli altri e l'intera classe si ritrova nei pasticci".
E' ovvio che non si può essere assoluti, oltrechè ingiusti: il fatto che i propri figli non vadano bene a scuola non è da imputare totalmente agli insegnanti. E' chiaro, però, come emerge da questo rapporto, che la scarsa capacità di attrarre l'attenzione comporta una maggior distrazione dei ragazzi dal loro precipuo obiettivo, lo studio. Accanto a questo - è bene non dimenticarlo, come sottintendevo poco prima - è necessario che gli studenti si applichino a casa, che perciò eseguano i compiti assegnati, senza sentirsi sollevati da questo (per alcuni) gravoso compito solo perchè i docenti sono noiosi. Allo stesso modo le note di demerito, i brutti voti o le bocciature non vanno prese con la filosofia del "non è colpa mia, è colpa del prof che non è capace". Questo, oltre al fatto di non rispettare l'autorità, rappresentata dall'insegnante, inculca nei ragazzi un cattivo pensiero, tale per cui non li si aiuta per nulla a responsabilizzarsi, dal momento che c'è sempre qualcuno che prende in carico i loro doveri.

Mi rivolgo perciò ai docenti, per lo meno a coloro che talvolta pensano questo problema sia secondario: se scoprite che una classe va alla deriva, cominciate a chiedervi se voi state facendo tutto il possibile, non solo in termini di nozioni che affidate loro, ma anche in termini di coinvolgimento; valutate se vi è la giusta empatia, la giusta intesa, quel feeling, talora sottile e così importante, che può dare una svolta al rapporto tra voi, docenti, e loro, alunni, i quali necessitano assolutamente del vostro sapere. Per esperienza personale posso affermare che i docenti che maggiormente si sono impegnati a integrarsi con la classe sono quelli che mi hanno dato di più: non intendo dire solo in termini di insegnamento, ma anche in termini di umanità, di cultura, di apertura mentale e sono quelli che, pertanto, ricordo di più ora, a distanza di anni dal termine della scuola, e che rimpiango quando vedo come altri loro colleghi affrontano la stessa professione.

lunedì 29 dicembre 2008

GITA A MEGEVE


Durante il mio soggiorno natalizio in montagna, a Courmayeur, ho fatto visita alla città francese di Megève, ridente località dell'Alta Savoia, circondata dalle montagne e meta di numerosi turisti, soprattutto d'inverno.
Qui vi propongo un breve video fotografico del centro di Megève.



mercoledì 24 dicembre 2008

AUGURI DI BUONE FESTE


Cari amici,
anche quest'anno è giunto il Natale, una delle feste - credo - più sentite e, a distanza di pochi giorni, giungerà anche il nuovo anno, il 2009. Ogni anno fa strano pronunciare un numero nuovo, sembra impossibile siano già passati dodici mesi: e invece il tempo scorre veloce, per fortuna o purtroppo, a seconda dei punti di vista.
Per quanto mi riguarda, posso dire che il bilancio del 2008 è nel complesso positivo: felicità e successo hanno regnato nel corso dei dodici mesi passati (soprattutto negli ultimi), intervallati da brevi e fisiologici periodi più difficili e complicati, dai quali sono comunque uscito senza problemi. Sono contento del 2008, veramente: in primo luogo per gli studi, che stanno andando a gonfie vele (ormai sono al V anno e ne manca solo uno alla laurea, se tutto procede bene); poi per la mia vita privata, la quale solo per breve tempo ha attraversato un momento intricato; inoltre sono felice per l'evolvere dell'attività con La Barbatella, che quest'anno mi e ci ha dato tante soddisfazioni (sale piene per il Requiem di Mozart, il concerto di fisarmoniche, la presentazione del libro del dottor Veneziani), che speriamo siano replicate l'anno prossimo. A questo proposito, ogni volta che penso alla Barbatella, mi commuovo: sembrava impossibile potessimo realizzare ciò che abbiamo organizzato, data la carenza di esperienza e di mezzi, e invece, grazie a tanta buona volontà e abnegazione, ciascuno con il suo contributo, siamo riusciti a costruire un riferimento per la cultura nell'Oltrepò.
Che bello!!! Grazie Lori per avermi coinvolto nel tuo progetto e grazie a tutti i ragazzi che, nonostante fossi forestiero, mi hanno accettato e con i quali mi sono integrato benissimo: grazie a Fra, Eli, al Boso, (il metronomo dell'associazione) a Gabri, Ilaria, Gigi, Elena, Emilio, Aldo, i due Carlo (simpaticissimi, fate sempre ammazzare dal ridere), Erica e il Maffo (le sue battute caustiche sono sempre ben accette, oltrechè protagoniste di risate lunghissime).

Pertanto, amici del blog, auguro a voi tutti e alle vostre famiglie di trascorrere delle felici festività natalizie, all'insegna della serenità e del buonumore, abbuffandovi di cibo (questo non può mancare!) e un gioioso anno nuovo, pieno di allegria e di successi.

In questo periodo di feste, il blog si prenderà una piccola pausa, a meno di particolari ispirazioni che non riusciranno a tenermi lontano da questa mia creatura.

sabato 20 dicembre 2008

LE SOLITE, INCONCLUDENTI PAROLE

Qui di seguito vi propongo il testo della lettera inviata al Nostro Giornale riguardo la proposta di legge per abbassare a 0,2 g/L il tasso alcolemico (la stessa, essendo giunta tardi in redazione, molto probabilmente non verrà pubblicata).

Gentile Direttore,

dopo gli ultimi fatti di cronaca, si sente riparlare di nuove proposte di legge a proposito di coloro i quali guidano sotto l’effetto di alcol o stupefacenti. E quasi mi viene da sorridere perché constato che, in Italia, il vizio inguaribile di preoccuparsi di qualcosa solo se muore qualcuno (si veda il problema delle condizioni di sicurezza delle scuole) è destinato a perdurare.
E allora, rivolgendomi a Lei e all’onorevole Lovelli, vorrei spendere due parole sulle dichiarazioni del presidente della Commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci: “Vogliamo abbassare la soglia dallo 0,5 attuale allo 0,2 perché deve essere chiaro che chi guida non deve bere”.
Di fronte a tale affermazione, ho fatto alcuni pensieri che Vi esternerò.

In primo luogo, come ho già ricordato, in Italia ci si ricorda che esiste un problema nel momento in cui lo stesso causa un evento tragico, altrimenti l’informazione e la politica tendono a non occuparsene.
In secondo luogo, mi chiedo in base a quale criterio si vuole abbassare il limite del tasso alcolemico da 0,5 g/L a 0,2 g/L: la differenza è minima e non credo potrà portare ad una drastica diminuzione degli incidenti automobilistici. Si tratta piuttosto di una mossa di facciata, di un compromesso, come è stato quando si è passati dal limite di 0,8 g/L a 0,5 g/L; mi chiedo allora: perché non scendere a zero, impedendo a chiunque abbia assunto una sola goccia di una qualsiasi bevanda alcolica di mettersi alla guida?
Ritengo, pertanto, che ancora una volta si sia voluto eludere coscientemente il problema, non affrontandolo nella sostanza. E qual è la sostanza? In Italia il problema non è il limite del tasso alcolemico, dal momento che Paesi Bassi, Francia, Germania e Spagna condividono con noi il limite di 0,5 g/L (solo la Gran Bretagna è più permissiva, con il suo 0,8). La vera questione da affrontare - che ci si guarda bene dall’affrontare - è quella riguardante i controlli: come si può facilmente verificare su varie statistiche, l’Italia è il Paese europeo con il più basso numero di controlli delle forze dell’ordine sugli automobilisti, anzi potremmo dire che, rispetto ad altri Stati, da noi i controlli sono inesistenti, tanta è la differenza. Abbiamo regole minuziose e severe: ciò che serve è che siano applicate, altrimenti sono carta straccia . “L’automobilista italiano ha una probabilità ogni 74 anni di essere fermato e costretto a soffiare nell’etilometro": io, patentato da più di quattro anni, non ho mai avuto il piacere di essere fermato e controllato!

Così, a cuore aperto, voglio rivolgermi all’onorevole Lovelli (in qualità di componente della Commissione Trasporti della Camera) e alle più alte autorità provinciali. Voi tutti, credo, avete dei figli, i quali il sabato sera percorrono con le auto le strade della provincia. Perché non utilizzate la vostra profonda preoccupazione di genitori per la loro sicurezza per mettere in campo un aumento dei controlli sulle strade o quantomeno sollecitarlo? Badate bene: aumentare i controlli non significa che per due settimane, dinanzi ai locali più frequentati, si possono trovare anche cinque, sei auto della polizia e a distanza di un mese invece il deserto. I controlli devono essere costanti e capillari, ogni settimana la polizia deve controllare a tappeto il territorio, incutendo quella paura in chi ha abusato dell’alcol - e vuole mettersi alla guida - che può spingerlo a desistere. Questo Vi chiedo, per sentirmi tutelato e per tutelare noi tutti (spesso a essere coinvolti in incidenti e ad avere la peggio sono automobilisti totalmente incolpevoli).

“Siamo i gran maestri della teoria: la pratica è giudicata attività volgare”, afferma Beppe Severgnini (Corriere della Sera, 16/12/2008): cerchiamo di ribaltare questo luogo comune che ben descrive la situazione italiana. Facciamolo per un nobile fine: salvare tante giovani vite!

Cordialità

martedì 16 dicembre 2008

JUVENTUS-MILAN: CHE PARTITA, AMICI!

Una vera delizia! Questa è stata la partita della Juventus, una prova assolutamente superba, con pochissime sbavature. La fatica della Champions si è fatta sentire relativamente, solo a metà del secondo tempo. Per il resto la Juve è riuscita a tenere testa ad un Milan, che in difesa mostra le sue pecche maggiori: marchiano l’errore di Ambrosini su Chiellini, che ha portato la Juve sul 2-1; decisiva l’espulsione di Zambrotta per fallo da dietro su De Ceglie.
E poi si deve parlare di alcune individualità: su tutte spicca Amauri, una vera potenza in attacco, un’infinità di palloni toccati, due perle depositate in rete: meritatissima la standing ovation all’uscita dal campo. A centrocampo Marchisio e De Ceglie: uno meglio dell’altro, il futuro della Juve ha mostrato sostanza e qualità; sempre lucidi, sempre propositivi, sempre pericolosi; De Ceglie confeziona un pallone col contagiri per il primo gol di Amauri, Marchisio lavora e organizza il centrocampo, sfiorando il gol. Quindi in difesa: Giorgio Chiellini, una vera autorità, ormai non si discute più, una diga che assicura sicurezza e organizzazione, attualmente il migliore difensore del campionato italiano a giudizio di Ancelotti. E Molinaro, un altro giovane, perfetto in tutte le chiusure, anche lui sta crescendo e maturando.
Individualità a parte, la Juventus ha confermato la dote della compattezza, riscoperta dopo il periodo nero di metà girone d’andata, la capacità di fare gruppo sia nel momento buono sia nel momento della difficoltà. Sembra essere, per ora, l'unica squadra capace di inseguire l'Inter e insidiarne il primato.

COMPLIMENTI RAGAZZI,
CONTINUATE COSI'!!!






martedì 9 dicembre 2008

CESARE CREMONINI ALL'ALCATRAZ DI MILANO


Martedì 2 dicembre 2008, ore 21,30, Alcatraz, Milano: Cesare Cremonini ha cominciato il suo "Primo Tour sulla Luna", dopo la data zero di Osimo (AN), al Palabaldinelli.

Fin dalle 18,30, lo spazio antistante l'Alcatraz è stato preda di noi spettatori, impazienti di entrare, soprattutto per il freddo e quella brutta sensazione di essere pressato come in una scatola di sardine. Solo alle 20 ci è stato possibile entrare e non vi dico quanti spintoni per guadagnarsi una posizione che ti avrebbe permesso di essere il più vicino possibile vicino a Cesare.
Comunque, dopo tanta fatica, raggiungo il palco: quarta fila, non male - penso - ora magari riesco a mangiare tranquillo e far riposare la mia schiena che chiede ristoro. E invece no, eravamo sempre abbastanza compressi, con qualcuno che cercava, da furbo, di guadagnare posizioni. E allora, mi sono mangiato un panino in piedi, con l'occhio vigile, facendo un po' di ginnastica sul posto perchè i piedi cominciavano ad addormentarsi e intanto riposavo la schiena.
I minuti passano lenti, guardo continuamente l'orologio, impaziente per l'inizio del concerto; intanto mi incanto ad osservare il palco, gli strumenti, le chitarre in particolare, con i tecnici che corrono da una parte e dall'altra a sistemare gli ultimi particolari.

Alle 21 precise, le luci si abbassano e sul palco arriva Amy MacDonald, accompagnata dal bassista e dal batterista (il quale suona seduto su un cubo, che rappresenta il suo strumento). Vent'anni, inglese di Glasgow, con un album "This is the Life" uscito alla fine di luglio, Amy si sta distinguendo per il suo stile musicalmente legato alla migliore tradizione del pop/folk inglese. Ci ha allietato con la sua voce e la sua musica allegra per mezz'ora e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso.



Ore 21,30: ora tocca a lui, il palco lo sta attendendo sulle note di "Cercando Camilla", il pubblico dell'Alcatraz è in delirio quando la sua band prende posizione sul palco, Ballo compreso. Non appena parte l'intro di Louise, eccolo, irrompe sul palco: Cesare Cremonini inizia il concerto milanese, con una corsa verso di noi, per raggiungerci in fretta e raccogliere la nostra emozione. Segue Dicono di me, PadreMadre, Mille Galassie, Zapping, La fiera dei sogni, Le tue parole fanno male, Latin Lover, Figlio di un re, 50 Special, Niente di più, Vorrei, Momento silenzioso, Sardegna, Qualcosa di grande, Vieni a vedere perchè, Marmellata #25, Ancora un po', Dev'essere così, Le sei e ventisei, Il Pagliaccio, Il primo bacio sulla Luna, Gli uomini e le donne sono uguali, Un giorno migliore. Con la parentesi di Ballo cantante, che ha interpretato un pezzo di Johnny Cash.
Quanti brividi! Tutte le canzoni cantate a squarciagola, nonostante il mal di gola: alla fine del concerto, non vi dico che bruciore e soprattutto non vi dico quanta poca voce avevo!
Però, lo ammetto, a parte l'euforia per essere lì al cospetto di Cesare, quasi ogni canzone mi ha dato emozioni diverse:


SARDEGNA: una delle mie preferite, una delle preferite di Cesare, una di quelle canzoni che non puoi dimenticare perchè è indimenticabile;


NIENTE DI PIU': incredibilmente toccante, con Cesare al pianoforte, accompagnato da noi;


VORREI: la prima canzone di Cesare, scritta per una donna che lo ha fatto soffrire per tre anni, uno di quei pezzi che porti sempre nel cuore e canti nei periodi più grigi, che tocca le tue corde più profonde quando Cesare la lascia cantare al pubblico, emozionandosi lui stesso;



GLI UOMINI E LE DONNE SONO UGUALI: proprio non mi piace, sebbene l'interpretazione col solo pianoforte è più orecchiabile;

LATIN LOVER: cantata sempre da latin lover, assolutamente stupenda;

MILLE GALASSIE: emozionante l'intro, con Cesare alla chitarra, senza parlare della canzone che è una delle più ricercate;



VIENI A VEDERE PERCHE': ovviamente Cesare è davanti al suo piano, per trasmetterti l'intensità delle emozioni che fuoriescono da quel magico strumento;


PADRE MADRE: una delle mie preferite, per il tema affrontato, perchè ogni tanto ti trovi in quelle situazioni e i tuoi genitori sono la cosa più importante che hai; non mi stancherò mai di fare i complimenti a Cesare per averla scritta;

LE TUE PAROLE FANNO MALE: urlata quasi a squarciagola, speciale;


DEV'ESSERE COSI': come definirla? Superba, con Cesare che arpeggiava dinanzi a me le note di questa poesia;

LA FIERA DEI SOGNI: splendida, per raccontare un pezzo di Romagna, un pezzo di vita; e poi il finale? In francese: "ce soir, ce soir";

MARMELLATA #25: memorabile, il racconto di un amore finito, con gli strascichi che ne conseguono; e poi Baggio e Senna? Due miti... Con il pubblico che ha accompagnato Cesare fino alla fine: "quella che mi nascondevi tu..."
;

LOUISE: non m'ha entusiasmato molto, forse anche perchè non ho avuto molto tempo per ascoltare il cd;


DICONO DI ME: interpretata proprio da scatenato, è proprio una bella canzone


IL PAGLIACCIO: suonata e cantata al pianoforte, una perla;


FIGLIO DI UN RE: un'altra canzone riuscita dell'ultima album, stupenda interpretazione, una carica pazzesca


LE SEI E VENTISEI: addio, qui sono crollato, l'emozione a mille, l'ho cantata tutta, è magica, stupenda, continuo ad ascoltarla perchè mi rapisce, mi sconvolge;


UN GIORNO MIGLIORE: è l'augurio che ci ha rivolto Cesare, la degna chiusura di un concerto perfetto.


Inutile dire che Cesare e la sua band sono stati subissati dagli applausi, con Cesare che era letteralmente senza voce, non riusciva più a parlare: si è speso tutto per noi, era distrutto. E così Ballo lo ha aiutato a chiudere...


sabato 29 novembre 2008

GRAN SUCCESSO DI VENEZIANI A CASTEGGIO

Grande successo domenica scorsa per la presentazione del libro "Rovesciare il '68" di Marcello Veneziani, la sala della Certosa Cantù tutta piena per poter ascoltare l'autore spiegare il suo punto di vista sul 68. A dialogare con lui è stato il dottor Fabrizio Guerrini, giornalista della Provincia pavese, che ha avuto il merito di toccare tutti i temi più importanti trattati nel libro: si partiva da una citazione per poi allargare il discorso ad ambiti affini.

Innanzitutto Marcello Veneziani tiene a precisare che il suo è un libro "omeopatico": ha voluto scrivere cioè "un libro che curasse il '68 scendendo sul terreno del '68", evitando la formula del saggio, con lunghe frasi contenenti tesi poco
chiare, e preferendo la forma del flash, di frasi brevi ed efficaci, che potessero arrivare subito al dunque. Nel corso dell'incontro, l'autore sottolinea e spiega le tesi forti della sua opera, che trapelano nettamente dai flash che la compongono. Egli ritiene che il 68 sia stato uno "spartiacque culturale e civile, italiano e forse non solo italiano", così come hanno sostenuto papa Ratzinger e Monsieur Sarkozy, i quali hanno espresso la volontà di mettersi alle spalle questo periodo. Perchè intorno al 68 si è creata una "retorica di celebrazione", sebbene esso sia stato "un anno povero di eventi", "un anno piccolo" che non ha "innescato una rivoluzione politica o economica" in quanto nessun Paese ha mutato il suo assetto di governo, né è stato rovesciato il sistema capitalistico criticato dai sessantottini. E allora perché ne parliamo?, si chiede lo stesso Veneziani; ne parliamo perché è stata una "grande rivoluzione civile, una grande rivoluzione di costume": infatti, "quando parliamo del '68 (...) intendiamo sintetizzare un cambiamento d'epoca, un clima che muta radicalmente". Ne parliamo anche perchè, in fondo, il 68, nei Paesi occidentali, "fu una rivolta parricida: il simbolo da abbattere era il padre", intendendo definire con la parola "padre" il padre reale, il Padreterno, la tradizione, il docente ovvero tutto ciò che incarnava la responsabilità e l'autorità; "una rivolta contro il padre, che aveva da una parte uno spirito anarco-libertario e dall'altra una tensione massimalista, estremista". Lo spirito anarco-libertario caratterizzò il 68 fin dall'inizio, con le contestazioni americane contro la guerra in Vietnam, per un'università libera, contro il puritanesimo, mentre la tensione massimalista influì, invece, sulla violenza che sfociò negli anni di piombo. Ciò che sottolinea inoltre Veneziani è il fatto che "i sessantottini hanno rotto i ponti non solo col passato ma anche con l'avvenire"; si tratta, infatti, della prima generazione a crescita zero: la generazione, nata dal boom demografico, che "produce lo sboom demografico, cioè la denatalità dei nostri anni". Questo perchè "i sessantottini sono egocentrici, vivono nella dimensione dell'adolescenza permanente (...), non vogliono sentirsi responsabili del futuro" e quindi "mettere al mondo figli è un ingombro, una perdita del loro io, del loro egocentrismo, del loro egoismo". L'attenzione si sposta poi sul '68 dell'Est, totalmente diverso dal nostro: come si legge in un passo del libro, mentre loro "affrontavano i carri", "noi affrontavamo la carriera" piazzando in posti sempre più prestigiosi persone che avevano sfasciato la famiglia, l'università, ecc. e che, proprio per aver fatto il 68, ereditavano il diritto a vedersi assegnato un posto nella società. Per esempio, nella scuola: il giudizio di Veneziani al proposito è severo, in quanto "la scuola, con i docenti, non ha governato il cambiamento", "dopo il 68 è stata privata dei suoi criteri elementari: il senso di responsabilità, l'intreccio tra diritti e doveri, la meritocrazia, la valorizzazione delle qualità", togliendo così ai meno abbienti la possibilità di guadagnarsi un posto nella piramide sociale. Veneziani afferma con forza: "quando tu togli la meritocrazia, togli l'unico criterio alternativo alla ricchezza, quello fondato sulle capacità personali", permettendo così solo a "chi ha un contesto favorevole" di avanzare e raggiungere degli obiettivi. L'ultimo punto trattato dall'autore è il "conformismo della trasgressione che diventa un obbligo rituale" tanto che oggi è "più trasgressivo dirsi sensibile alla tradizione". A tal proposito Veneziani ricorda come il linguaggio è cambiato dopo il '68. I sessantottini criticano il linguaggio borghese, ipocrita, il "manierismo delle buone maniere": si arriva così da una parte alla trivialità, al linguaggio volgare e sboccato, alla parolaccia e alla bestemmia, dall'altra il linguaggio adeguato al politically correct, "che impone di non dire mai le cose come sono" per cui il cieco è il non vedente, il bocciato è il non promosso, ecc.

Insomma, il giudizio di Veneziani sul '68 è assolutamente caustico, teso però a cercare di superare al più presto la moda di parlarne, anche a quarant'anni di distanza, perchè in fondo non vi sono motivi per ricordare il 68 come un anno diverso dagli altri.

Ecco due video con i frammenti più significativi della presentazione del dottor Veneziani.
Ricordiamo che, per meglio ascoltare il video, è necessario fermare la riproduzione della musica di sottofondo; per farlo, basta scorrere la pagina fino in fondo, dove è collocata la banda di riproduzione, su cui cliccare il pulsante di pausa. In alternativa, cliccate sui seguenti link: 1° FRAMMENTO ; 2° FRAMMENTO.


1° FRAMMENTO



2° FRAMMENTO



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