domenica 17 maggio 2009

DIRITTI DIVERSI. LA LEGGE NEGATA AI GAY



Alle 14,30, nella Sala Rossa, viene presentato il libro di Annamaria Bernardini De Pace, notissima avvocatessa matrimonialista. In sua compagnia dialogano Alessandro Cecchi Paone e Franco Buffoni, autore di Zamel.

La Bernardini De Pace spiega perchè ha scritto questo libro. E parte da quello che lei considera "l'obbrobrio quotidiano", riferito alla scarsa considerazione o alla discriminazione nei confronti degli omosessuali. Forte delle conoscenze tecniche, ricorda come la Costituzione del 1948, "il più bel libro che fu mai scritto", afferma che tutti i cittadini sono uguali e hanno gli stessi diritti, mentre non è scritto che la famiglia debba basarsi sull'unione di un uomo o di una donna. "Forse nel diritto canonico, nella consuetudine, ma là non è scritto così", incalza l'avvocatessa.
Una cosa che non riesce a sopportare è l'ipocrisia: quell'ipocrisia per la quale la classe politica in toto promette e non mantiene promesse riguardo la regolamentazione della condizione giuridica degli omosessuali. E quella stessa ipocrisia per cui si ha un atteggiamento garantista nei confronti di clandestini o stupratori e non si tiene conto di almeno 3 milioni - c'è chi dice 5 - di omosessuali relegati in un ghetto immaginario, nel dimenticatoio più totale. Così come non c'è nessuna legge contro l'omofobia (si celebra oggi, tra l'altro, la IV Giornata mondiale contro l'omofobia), perchè la legge anti-discriminatoria vigente, la legge Mancino, prende in considerazione tutte le categorie, tranne gli omosessuali.






LA RIFORMA RADICALE. ISLAM, ETICA E LIBERAZIONE




Nella Sala Rossa, alle 13, seguo Tariq Ramadan, autore de La riforma radicale. Islam, etica e liberazione in compagnia di Paola Caridi (la cui ultima opera è Hamas. Che cos'è e cosa vuole il movimento radicale palestinese).

Ramadan vuole parlare della condizione dei musulmani occidentali e della loro sfida nei confronti della contemporaneità; è un libro dedicato a tutti, non solo ai musulmani, utile ad una conoscenza non superficiale del mondo islamico, che sta alla base del "rispetto reciproco", e ad una valutazione dei "principi della riforma intellettuale" al fine di trovare un approccio creativo al mondo odierno, mediando tra la giurisprudenza musulmana e il modo di essere dei musulmani di oggi. Nel libro Ramadan si propone di esplicare tre tesi.

La prima riguarda il concetto stesso di riforma, che per molti mulsulmani è un concetto di derivazione crisitiana o ebraica, mentre esso è intrinseco alla cultura musulmana. Inoltre, mentre per molti studiosi musulmani, la "riforma" è "un adattamento alla società, al mondo contemporaneo", per Ramadan è "una trasformazione", che serve a migliorare il mondo. Ecco perchè serve una riforma radicale che parta dalla comprensione del concettodi riforma.

La seconda tesi sostiene che per arrivare alla riforma bisogna allargare la conoscenza al di là della giurisprudenza musulmana, in quanto "il campo legale è per definizione adattativo". Mentre è la conoscenza dei principi, degli obiettivi, dell'etica, del mondo e delle persone che può fornire elementi utili e spesso fondamentali per compiere una trasformazione.

La terza ed ultima tesi spinge a spostare "il centro di gravità dell'Islam", coinvolgendo i cittadini e le comunità nella produzione di questa riforma, che non deve essere affidata a pochi, ma anzi deve essere il più possibile condivisa.

Infine, Ramadan invita gli islamici moderni, alla luce di questa riforma, ad essere "cittadini del mondo" e ad ottemperare a tre doveri importantissimi: primo, conoscere la lingua del Paese, in quanto solo così essi saranno liberi; secondo, rispettare le leggi, perchè essi hanno sottoscritto un contratto sociale; terzo, essere leali al Paese.




GLI AFFARI DEL VATICANO



All'incontro, coordinato da Oliviero Beha, partecipano Michele Ainis, Gianluigi Nuzzi e Marco Politi.
Causa ritardo alla biglietteria, giungo nella Sala dei 500 a conferenza già iniziata.

Sento Ainis che sta concludendo il suo discorso, in cui richiama l'attenzione su quanto la nostra Costituzione afferma riguardo la netta separazione dei poteri religioso e politico, nonostante la realtà dei fatti non lo dimostri per nulla.



Marco Politi, presentando il suo libro, spiega la sua indagine sulla libertà di coscienza degli Italiani, soffocata da una "Chiesa del no"; quello che emerge dal libro, dopo aver raccolto le testimonianze della gente, è la profonda voglia di poter decidere in assoluta libertà, pur ascoltando le indicazioni della Chiesa sui temi sensibili, le quali sono passibili di pensieri e riflessioni del tutto personali.

Giusto per apprezzare un po' il lavoro di Nuzzi, guardate il video che è stato proiettato!






UNA FANTASTICA GIORNATA ALLA FIERA DEL LIBRO


Come passare una bella giornata per gli amanti del libro? Una risposta facile è: visitare la XXII Fiera Internazionale del Libro a Torino, di cui vi ho parlato nell'ultimo post. E io l'ho fatto, ci sono andato e ne sono rimasto entusiasta. Quasi dodici ore, completamente immerso in un mondo di libri, tra stand e presentazioni, per rivivere tra i veri protagonisti la mia passione per la lettura. Un'esperienza piacevole che ricorderò per un bel po' di tempo.


La giornata in Fiera comincia intorno alle 10,30, quando arrivo alle biglietterie e mi metto in fila: ho almeno cinquanta persone davanti, ma sono fiducioso perchè vedo che la fila scorre abbastanza velocemente.

Nel corso della lunga giornata (quasi dodici ore di Fiera), ho seguito varie presentazioni, di cui vi darò conto nei prossimi post, e soprattutto, nei momenti di pausa delle conferenze, ho girato tra i vari stand, curiosando tra le ultime novità e i titoli che mi colpivano maggiormente.

I due libri che ho acquistato sono stati:




  • Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c'è di Gianfranco Viesti, edito da Editori Laterza, collana Saggi Tascabili.


Avrei potuto comprarne altri mille, ma ho dovuto trattenermi: un sacco di titoli interessanti, tra i quali ho dovuto necessariamente scegliere per tenere a bada la mia matta voglia. Se l'avessi assecondata, forse sarei uscito con due borse piene di libri!
Consiglio a tutti di visitare la Fiera (chiude domani, lunedì 18 maggio) per fare un tuffo in una dimensione parallela, popolata solo di libri, in cui trovare anche spunti di riflessioni durante le conferenze.

mercoledì 13 maggio 2009

XXII FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO


Si apre domani, 14 maggio, e si conclude lunedì 18 maggio a Torino la XXII Fiera Internazionale del Libro, appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di lettura e occasione importante per conoscere le ultime novità letterarie ed assistere a numerosi incontri con molti autori che presentano i propri volumi.

Ospiti importanti, quest'anno, sono Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Adonis, Jeffrey Deaver e altri ancora.

Il tema di questa edizione è "Io, gli altri - occasioni per uscire dal guscio": viene dedicata, così, grandissima attenzione alla persona in un periodo in cui la stessa è spesso dimenticata al fine di capire "quanto oggi l'Io sia malato. Esibizionista, egoista, autoreferenziale, indifferente al destino e alle necessità degli altri, ha perso il senso della comunità ed è incapace di elaborare progetti condivisibili, di riconoscersi in una causa di utilità comune. Un Io che non sa guardarsi dentro, e invece di affrontare una coraggiosa autoanalisi preferisce creare un alter ego virtuale da far circolare in rete, offrendo di sé un'immagine edulcorata che non corrisponde al vero: non il ritratto di quello che si è, ma di quello che si vorrebbe essere". E per raccontare l'Io si chiederà aiuto a tutte le discipline: dalle neuroscienze alla psicanalisi, dalla filosofia alla storia, dal diritto alla narrativa.

Paese ospite è l'Egitto, la cui partecipazione coincide con due grandissimi eventi di cui esso è il Leitmotiv: la mostra archeologica dei Tesori sommersi, aperta da febbraio 2009 alla Reggia della Venaria Reale e la mostra a Palazzo Bricherasio dedicata ad Akhenaton, faraone del Sole.

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale della XXII Fiera Internazionale del Libro, dove troverete il programma completo per scegliere l'evento che più vi interessa, i costi dei biglietti e come arrivare
al Lingotto.

GIOVANI PER CASTEGGIO


Debuttano anche on line i Giovani per Casteggio, gruppo di ragazzi che, a Casteggio (PV), già cinque anni fa, si sono presentati alle elezioni comunali con una propria lista, la cui età media era di circa 22 anni, esprimendo come candidato sindaco Lorenzo Vigo, ventenne studente di Farmacia. Spinti solo ed esclusivamente da una sincera passione e un forte attaccamento per la loro terra natale. Nonostante gli intensi sforzi della campagna elettorale, mancano di poco l'ingresso in consiglio comunale.

Ma non si arrendono e, nei successivi cinque anni, coltivano le loro idee e portano avanti i loro progetti. E oggi appoggiano, come indipendenti, il candidato sindaco Lorenzo Callegari, con l'intento di appoggiare il progetto di cambiamento della compagine amministrativa casteggiana.

Per maggiori informazioni visitate il sito:

www.giovanipercasteggio.it


domenica 10 maggio 2009

MITICO ALE-JET


Nello splendido scenario della Piazza Unità d'Italia di Trieste, Alessandro Petacchi vince la 2^ tappa del 100° Giro d'Italia, con partenza da Jesolo. 156 chilometri relativamente semplici, rotti dallo strappo del Montebello e conclusi con un circuito cittadino ripetuto per tre volte.
Da segnalare la lunga fuga di Leonardo Scarselli: partito al nono chilometro,è stato ripreso poco prima dell'ingresso in città.


GRANDISSIMO ALEJET

mercoledì 6 maggio 2009

ANCHE RUTELLI LO CONFERMA

Mi ha fatto piacere leggere l'intervista concessa dal senatore Francesco Rutelli al Corriere della Sera in edicola oggi. Perchè ho ritrovato gli stessi consigli che avevo lanciato a Franceschini nel post di due giorni fa.

Le grida d’allarme dove ci portano? Im­portante è presentare al Paese la nostra poli­tica, che convinca i ceti produttivi: piccole imprese, artigiani, cooperative, lavoratori. E importante è fare tesoro del successo del Pd a Trento, con una alleanza che guarda al cen­tro .

Quando Andrea Garibaldi ricorda a Rutelli che "il Pd si è asserragliato fra pen­sionati e impiegati, ha perso i ceti produtti­vi e non prova neanche a riconquistarli", trovo invece discutibile la spiegazione dell'ex segretario della Margherita.

C’è stata la crisi della coalizione Prodi e la destra ha guadagnato voti sulle paure. Ora ha costruito consenso sulla leadership forte di Berlusconi. Ma non gli durerà, perché è sull’uscita dalla crisi economica che avverrà il confronto.

Credo sia riduttiva la giustificazione riguardo la sconfitta sulle Politiche: il centrodestra ha fatto proposte concrete, con discreti risultati se correlati all'avvento della crisi. E, proprio su questa, avviene il confronto, certo: basti guardare gli ultimi dati economici per dirlo (si veda l'articolo di Sergio Rizzo di ieri): "nella recessione «più profonda e diffusa del dopoguerra», per usare le parole della Commissione europea, c' è chi è messo peggio di noi".

«Davvero: non con l’antiberlusconismo. Al contrario, con una strategia economica e sociale, visto che Berlusconi di questo non si occupa. E’ possibile che più arretra il mo­dello iperliberista e meno - da parte dei ceti popolari - ci si rivolge ai progressisti? Que­sta è la crisi del Pd. Dobbiamo puntare sugli ambienti più competitivi, sull’efficienza del settore pubblico, sulle piccole e medie im­prese abbandonate. E recuperando credibili­tà sui temi della sicurezza».

Franceschini farebbe bene a seguire le voci di Rutelli e non solo: anche Latorre e Gentiloni, sebbene in maniera meno esplicita, ricordano che il Pd ha e deve trovare altri argomenti per fare un'opposizione seria.

lunedì 4 maggio 2009

LASCIAMO STARE IL TURKMENISTAN

Come avrete tutti sentito alla televisione o letto sui giornali, Franceschini oggi si è lanciato, con un'intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in un paragone quanto mai azzardato: "Italia a rischio Turkmenistan".
Personalmente sono rimasto sbigottito: pensavo che il nuovo segretario Pd volesse tenere in tutti i sensi le distanze dall'Italia dei Valori di Di Pietro e Orlando, senza imitarli nelle loro dichiarazioni tragiche e a effetto, che parlavano di un modello Argentina e del rischio di deriva autoritaria. E anche dallo stesso Veltroni che non aveva esitato a parlare di modello Putin.


Invece Franceschini vuole suonare "un campanello d'allarme":

Dario Franceschini
Possibile che non vediate che ormai si considera al di sopra della legge e di ogni morale, che pensa di avere così tanto potere da permettersi tutto? (...) siamo ben oltre il conflitto di interessi e il controllo del­le tv; siamo all’intreccio di ogni potere, economico, bancario, finanziario. Sulla spinta della crisi, intrecciando la sua for­za di imprenditore con il controllo dello Stato, Berlusconi sta allungando le ma­ni su tutto, sta riducendo ogni potere autonomo. (...) se l’8 giu­gno, dopo le Europee e le Amministrati­ve, l’Italia si risveglierà con un netto di­sequilibrio tra maggioranza e opposizio­ne, vale a dire tra Pdl e Pd, sarà un’altra Italia. Berlusconi cercherà di prendersi tutto: non solo la Rai, non solo le modifi­che costituzionali; diventeremo un Pae­se profondamente diverso da quello di oggi. Altro che Peron: il modello di Berlusconi sono alcune delle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, dal Turk­menistan all’Uzbekistan. Paesi in cui il potere personale del capo è intrecciato con il potere dello Stato e i poteri econo­mici.

Se un marziano leggesse queste dichiarazioni, penso scapperebbe in tempi rapidissimi dal nostro Paese, pensando di essere capitato nella peggiore situazione immaginabile: una dittatura in confronto è nulla. E Franceschini crede talmente tanto al suo racconto fantastico che, quando Cazzullo gli chiede se non stia esagerando, risponde così:

Questa sua domanda mi conferma che lo spirito diffuso è ormai di assuefazione.

E poco più avanti

Non parlate perché non avete capito i ri­schi per il vostro Paese? O perché avete paura?

A questo punto si rimane senza parole o, meglio, si continua a trovare conferme della crisi di consenso del Pd. E' finito il tempo del popolo bue, del popolo analfabeta che si beve tutto: oggi, checchè se ne dica, l'informazione è quanto mai plurale e sappiamo (quasi) tutto di (quasi) tutti. La gente ha dato democraticamente la maggior parte dei consensi al centrodestra, che esprimeva Berlusconi come candidato presidente del Consiglio, il quale incarnava ed incarna (visti i consensi) la speranza di crescita del nostro Paese. Cazzullo stesso cerca di fare capire l'antifona a Franceschini.

Franceschini, lei farebbe bene a ri­volgersi anche al campo che in teoria è suo. I giornali riferiscono anche un sondaggio Ipsos, secondo cui la mag­gioranza degli operai vota per Berlu­sconi, non per il Pd.

E lui risponde che

È un problema serio. Ma non è un alibi ricordare che, dal ’94 a oggi, ogni partita elettorale è truccata, perché si svolge in condizioni totalmente anoma­le.

Aldo Cazzullo
E, invece sì, carissimo segretario: il vostro alibi, dinanzi a qualunque sconfitta, è stato sempre e innanzitutto il conflitto d'interessi del Premier, che certamente avrà pesato ma non è mai stato decisivo. Mentre decisive per le sconfitte del centrosinistra sono state evidentemente le proposte di governo e soprattutto le alleanze; non possiamo dimenticarci che nel quinquennio 1996-2001 si sono formati ben tre governi di centrosinistra, dopo la caduta di Prodi (D'Alema I e D'Alema II, Amato II), e che nel 2006 il governo Prodi II è durato per soli 722 giorni per i motivi che tutti ben conosciamo.
E, si badi bene, Franceschini non è "dilaniato dall'odio" quando parla così; anzi, quando sente parlare Berlusconi, "mi mette di buon umore".

Nel momento in cui il giornalista punta il dito sulla causa centrale della crisi del Pd ("Resta il fatto che Berlusconi è così forte perché il Pd appare inconsisten­te"), il segretario si preoccupa di non dare tutta la colpa al Pd perchè in fondo vorrebbe dire assumersi delle responsabilità sia dirette, legate alla sua attuale posizione, sia indirette, in quanto precedentemente è stato vice di Veltroni.


Il problema non è solo il Pd. Io non chiedo agli elettori di farsi carico dell’op­posizione, ma del Paese in cui vivranno i loro figli. È evidente che, se il Pd terrà, il progetto ne uscirà rafforzato. Ma è il futuro dell’Italia la vera posta in gioco. Se il giorno dopo le elezioni il disequili­brio sarà troppo netto, troppo lontano dalla differenza tra il 37,4 del Pdl e il 33,2 del Pd delle Politiche, se Berlusconi sarà messo in condizioni di portare al­l’estremo la sua volontà di conquista del Paese, allora rischieremmo di risve­gliarci davvero in una repubblica ex so­vietica dell’Asia centrale. E se succedes­se gran parte della colpa sarà di chi, da qui ad allora, sarà rimasto inerte o zitto. Per scelta o per paura.

Franceschini doveva essere il leader giusto per aiutare il Pd ad uscire dalle secche? Un leader che si professa democratico e che teme che Berlusconi possa essere "messo nelle condizioni", democraticamente, di vincere? Mah, forse siamo sulla strada sbagliata...
Il popolo del Pd vorrebbe sentire parlare di soluzioni per il presente e programmi per il futuro: l'antiberlusconismo, si è visto, non aiuta quasi più.

Le sottolineature in grassetto nelle citazioni sono a cura dell'autore del post.

sabato 2 maggio 2009

OPERAZIONE VALCHIRIA

Operazione Valchiria

Ian Kershaw

Tascabili Bompiani Saggi

€ 10,00

Attraverso novanta pagine e una ricca appendice, Ian Kershaw ripercorre il piano ideato nel 1944 per assassinare Adolf Hitler, denominato Operazione Valchiria (Operation Walküre), nome che originariamente indicava un insieme di provvedimenti messi a punto durante il Terzo Reich da attuarsi in caso di grave emergenza di Stato.
I tentativi di abbattere Hitler erano cominciati almeno nel 1938: infatti, dopo la rioccupazione della Renania, l'annessione dell'Austria e l'occupazione dei Sudeti, si erano cominciati a cogliere i primi segnali delle ambizioni di potere di Hitler e i primi gruppi di opposizione, provenienti dalla Wehrmacht, dall'Abwehr e dai circoli diplomatici, avevano cominciato a muoversi. Almeno dieci sono stati i tentativi di attentato alla vita del Fuehrer, falliti o per imperizia o perchè i movimenti di Hitler mutavano all'ultimo momento.

Il 20 luglio 1944 è convocata l'ennesima riunione alla Tana del Lupo (Wolfsschanze) presso Rastenburg, in Prussia, quartier generale di Hitler sul fronte orientale a partire dal 24 giugno 1941, due giorni dopo l'aggressione all'Unione Sovietica.
Il colonnello Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg, incaricato dell'attentato, con il suo aiutante, il tenente Werner von Haeften, atterrano a Rastenburg alle 10,15; dopo una prima riunione, chiedono di potersi rinfrescare e, nella toilette, regolano le spolette a tempo dei due ordigni, contenuti in una valigetta. Tuttavia, richiamati con premura da alcuni ufficiali, non riescono a regolare la seconda spoletta: se entrambe le bombe fossero state attivate, quasi sicuramente, dopo lo scoppio, non sarebbe sopravvissuto nessuno.
La riunione col Fuehrer, anticipata alle 12,30 per via della visita di Mussolini nel pomeriggio, si svolge nella baracca di legno entro il recinto della Tana del Lupo. Stauffenberg, adducendo disturbi d'udito e la necessità di consultare alcune carte durante la riunione, riesce a farsi trovare un "posto alla destra di Hitler, verso l'estremità del tavolo", mentre la valigetta viene appoggiata "contro l'esterno della solida gamba destra del tavolo". Quindi Stauffenberg, mediante una scusa, si allontana dalla stanza, cosa che passa inosservata e non desta sospetti. Intorno alle 12,45 l'ordigno esplode.
"Con la massima sollecitudine", Stauffenberg e il suo aiutante partono a bordo di un'auto per raggiungere l'aeroporto e intorno alle 13,15 sono in volo per Berlino, fermamente convinti che nessuno, dopo l'esplosione, sarebbe sopravvissuto, neanche Hitler. "Se la bomba fosse esplosa in un bunker di cemento, e non nella baracca di legno dove si tenevano abitualmente le riunioni del primo pomeriggio, avrebbero avuto ragione".
Al momento dell'esplosione sono ventiquattro le persone nella stanza: l'edificio viene devastato e si incendia, alcune persone vengono scaraventate a terra o contro le pareti, altre hanno i vestiti in fiamme, i meno fortunati giacciono a terra in gravi condizioni. Solo il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, capo dell'alto comando della Wehrmacht, e il Fuehrer Adolf Hitler evitano il trauma cranico. Hitler se la cava "con qualche ferita superficiale"; dopo aver constatato di esser vivo e potersi muovere, si fa strada, con l'uniforme strappata in più punti, tra le macerie verso la porta, "spegnendosi i capelli bruciacchiati sulla nuca". Il braccio destro è gonfio e dolorante, su quello sinistro ci sono ematomi ed abrasioni, "bruciature e vesciche su mani e gambe" e "alcuni tagli sulla fronte". La lesione peggiore è "lo sfondamento dei timpani".

La prima ipotesi sulla collocazione della bomba riguarda gli operai dell'Organizzazione Todt, "la grande impresa di costruzioni che doveva il proprio nome all'ex responsabile dell'edilizia, delle imprese ingegneristiche e degli armamenti di Hitler durante i lavori di ristrutturazione del quartier generale contro la minaccia di incursioni aeree". Ma ben presto i sospetti si indirizzano sull'assente Stauffenberg. La rabbia di Hitler nei confronti dei capi dell'esercito, di cui da sempre diffidava, cresce di minuto in minuto.
Subito vengono prese le contromisure del caso, con l'aiuto del ministro per la Propaganda Joseph Goebbels al fine di ricercare il "gruppuscolo di ufficiali divorati dall'ambizione" che volevano sbarazzarsi di Hitler e far "presto piazza pulita".

Dopo questo attentato quasi riuscito, nella mente del Fuehrer maturano due profonde convinzioni, che, se vogliamo, sottolineano il suo carattere ambizioso e autoritario e la sua voglia di onnipotenza.
La prima è stata resa pubblica con un discorso alla radio: "un gruppuscolo di ufficiali ambiziosi e senza scrupoli, non meno che stupidi e criminali, ha imbastito una congiura per eliminarmi ed estirpare insieme a me, in pratica, l'intero apparato dirigente delle forze armate tedesche". Ma, questa volta, la "sparuta banda di criminali" sarebbe stata "sgominata senza pietà" (un Tribunale del Popolo celebrererà dei processi farsa che decreteranno l'esecuzione dei congiurati, presso il carcere di Ploetzensee). La propria salvezza, aggiunge, è "un segno della Provvidenza: il segno che devo portare avanti la mia missione, e così farò".
La seconda convinzione, maturata mano a mano che i contorni della cospirazione si perfezionano, è condensata in questa affermazione. "Finalmente ho in mano quei porci che per anni hanno sabotato il mio lavoro", "ora ne ho la prova: l'intero stato maggiore è marcio". La vecchia diffidenza per i vertici militari trova la sua effettiva conferma. Così come trova risposte alle sconfitte: "finalmente so perchè sono falliti negli ultimi anni tutti i miei grandi piani sulla Russia", "sono stato tradito! Senza questi traditori avremmo vinto già da tempo. Ecco la mia giustificazione innanzi alla storia". Parole, queste ultime, che mostrano quanta attenzione Hitler mostri nel ritagliarsi un posto nella serie di eroi germanici.

Per quanto riguarda invece i cospiratori, essi sono consapevoli di agire senza il sostegno popolare. In caso di successo devono affidarsi alla speranza che la guerra si concluda rapidamente, sia per guadagnare alla propria causa la maggior parte della popolazione sia per evitare la formazione della leggenda di una seconda "pugnalata alla schiena", come quella cresciuta dopo il primo conflitto mondiale. E' evidente, invece, che, in caso di fallimento, avrebbero tutta la popolazione tedesca contro e che il loro gesto sarebbe considerato un "vile tradimento, meritevole solo della più altisonante infamia".

E' così, quindi, che Ian Kershaw, con gli strumenti dello storico (cospicui sono i documenti storici, alcuni dei quali presenti in Appendice) e la forma del romanzo, ci racconta l'Operazione Valchiria: "la cronaca di un complotto che avrebbe potuto cambiare il corso della storia e salvare milioni di vite". Il tutto con uno stile che, salvo alcuni passi caratterizzati da periodi prolissi, risulta nel complesso avvincente e pieno di colpi di scena.
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