mercoledì 19 maggio 2010

IL SEGRETO DI MONTALDO AD ARQUATA SCRIVIA


Nella saletta della Biblioteca civica di Arquata Scrivia, si è tenuta la seconda presentazione in terra piemontese de Il segreto di Montaldo di Michele Pilla, che segue quella di domenica al Salone Off del Salone Internazionale del Libro. Una chiacchierata di circa due ore in un ambiente molto familiare e con la piacevole interazione del pubblico che si è mostrato interessato a questo thriller che è in realtà, come ha detto l'autore, "il racconto di una storia d'amore".
Apertura da paura con la proiezione del trailer del libro, che, grazie ad una voce narrante profonda e ad una musica appositamente scelta, ha saputo ricreare l'atmosfera lugubre della storia. Dopo l'introduzione della padrona di casa Patrizia Ferrando, che ancora ringrazio per la disponibilità, e alcune domande per entrare nel libro, sono stati letti alcuni passi tratti dalla prima parte del libro, quella descrittiva del paese, in cui si ricordano i giochi d'infanzia per le vie del paese o le vecchie che, al lavatoio di pietra, lavano i panni. Seconda parte dedicata più propriamente all'aspetto thriller del romanzo, andando a toccare le corde profonde del pubblico, con due letture molto particolari: la prima ha riguardato Morgana, la cui leggenda paradossalmente è l'unica inventata di sana pianta dall'autore, e la seconda la Cappella Cantore, altro luogo simbolo del libro, intimamente legato a Morgana. Due storie - quella di Morgana e della Cappella Cantore - indubbiamente emblematiche, che ne nascondono tante altre presenti nella realtà di Montaguto e che paiono saltuariamente riaffiorare: secondo l'autore, da me interrogato in merito, nel paese esiste un fondo di verità che ha dato fioritura a tante leggende perché, in fondo, "in ogni leggenda esiste almeno un briciolo di verità", senza contare che alcuni luoghi si prestano a meraviglia a storie simili. L'ultima parte della serata è stata dedicata al paese, a Montaldo alias Montaguto, paesino irpino ai confini con la Puglia, diventato tristemente noto negli ultimi tempi ("per fortuna", ha sospirato Michele) per la presenza della frana più estesa d'Europa. L'immobilismo e l'impalpabilità delle istituzioni locali e nazionali hanno bloccato un pezzo d'Italia, dal momento che da due mesi la tratta ferroviaria Roma-Lecce è chiusa al traffico a causa dell'enorme quantità di fango scesa sui binari. E allora, ho chiesto all'autore, se il libro può essere non solo fine ma soprattutto mezzo per un riscatto del paese, per una rinascita che porti tempi migliori. Michele ritiene che possa contribuire a rilanciare il paese: parlando di Montaguto e ricordando le origini, si può rinascere e tanto più in questo momento delicato in cui anche l'emergenza deve essere sfruttata per portare l'attenzione sulle deficienze e sulle inefficienze. A fronte del menefreghismo delle istituzioni, a vigilare sulla situazione frana c'è sempre stato Montaguto.com, portale ideato da tre ragazzi, tra cui Pilla, molto legati alla terra natia e vogliosi di farla conoscere; col tempo, il sito non ha più parlato solo delle amenità offerte dai paesaggi e dell'aria buona che si può respirare, ma è progressivamente diventato il portavoce degli umori del paese oltre che il principale osservatore della frana che ogni giorno andava ingrossandosi, denunciando lo stato di abbandono della catastrofe ambientale e dei montagutesi.
Passando alle domande del pubblico, interessante la domanda venuta da Silvia che marcava la differenza tra il Sud raccontato da Saviano, sempre pieno di sangue, omicidi, ruberie, sempre nero e tetro, e quello raccontato da Pilla, con aspetti più buoni e talora bucolici e con un'attenzione a raccontare il paese nella sua essenza attraverso una storia di fantasia. Raffaele, invece, incuriosito, ha chiesto a Pilla come mai si parla di Montaldo e non di Montaguto, perché usare un altro nome anziché quello originale se si vuole promuovere il paese; "domanda interessante", ha risposto l'autore, "la scelta è dettata dalla volontà di non voler indicare luoghi e persone evitando polemiche", spesso cattive e sterili, che sposterebbero il discorso incentrandolo sulle polemiche e dimenticando il paese.

Un grazie a tutti coloro che sono intervenuti,
al Comune di Arquata Scrivia e a Patrizia per l'ospitalità e
a Michele che ci ha trasmesso tutto il suo amore per il paese.


TRA PASSATO E PRESENTE, TRA GIOIE E DOLORI

Una notizia davvero commovente quella riportata su Repubblica.it: in un periodo come quello che stiamo attraversando ogniqualvolta ascoltiamo notizie dalla Thailandia, una storia simile ci regala un sorriso e qualche briciolo di speranza.
Kim Phuc, oggi 47 anni, è la bambina diventata tristemente famosa in quanto immortalata nuda da Nick Ut - che con questa foto vinse il premio Pulitzer - mentre fugge dal napalm degli Americani durante la guerra del Vietnam. A distanza di 38 anni, ha incontrato durante un programma radiofonico della BBC Christopher Wain, il corrispondente della ITN che le salvò la vita l'8 giugno 1972. Quel giorno "Wain trovò Kim che giaceva su un letto di ospedale con bruciature di primo grado in quasi tutto il corpo."

In una Bangkok assediata (è di oggi la notizia che sono state incendiate la Borsa e la sede di una tv), ha tra l'altro perso la vita il nostro connazionale Fabio Polenghi, fotoreporter di 45 anni, "colpito allo stomaco" e "arrivato cadavere in ospedale" secondo France Press, che citava fonti sanitarie locali.
Fotografie provenienti da Repubblica.it e Corriere.it

lunedì 17 maggio 2010

UNA GIORNATA AL SALONE DEL LIBRO

Giornata entusiasmante quella trascorsa ieri a Torino al Salone Internazionale del Libro, che chiude oggi i battenti. Temperatura estiva, con un sole che scaldava fin dalla partenza, le montagne con la neve in lontananza, la campagna verde che scivolava ai nostri fianchi mentre percorrevamo l'autostrada: cosa si può chiedere di più?
Giornata speciale perché non è stata solo dedicata alla visita del Salone che in realtà avrebbe richiesto qualcosa di più delle quattro ore dedicatele, specie per la curiosità che ho di consultare molti libri per ciascuno stand; forse il tempo risicato ha avuto un risvolto positivo: quello di non farmi uscire con due valige di libri che non avrei saputo quando leggere. Parentesi piacevole: dinanzi allo stand Mondadori del Padiglione, mentre parlavo con i compagni del gruppo, mio fratello Luca e i due Michele di Napoli, scorgo in lontananza una faccia conosciuta, che squadro per qualche secondo cercando di verificare la corrispondenza con una persona conosciuta. Poi pure lei si avvicina e...era proprio Carmen, di Voghera, conosciuta all'inizio dell'università durante un pranzo e poi persa di vista. Che piacere! Abbiamo parlato un po' del più e del meno, con Carmen stanchissima dato che girava dentro il Salone dal mattino e, giustamente, si stava rimettendo in cammino per rincasare.
Dicevo che la giornata di ieri non è stata dedicata solo alla visita, ma anche e soprattutto alla presentazione del romanzo Il segreto di Montaldo al Salone Off del Salone Internazionale del Libro. Discreto successo di pubblico per il romanzo dell'amico Michele, seguito anche dai compaesani Angela e Domenico e dalla signora Annamaria di Torino, apparsa particolarmente interessata alla terribile situazione che attanaglia Montaguto.

Con Il segreto di Montaldo, vi do appuntamento domani sera alle ore 21 presso la Biblioteca civica di Arquata Scrivia: con foto e filmati vi faremo entrare nell'atmosfera cupa di Montaldo e con la lettura di alcuni passi vi conquisteremo, vi spingeremo a conoscere il segreto custodito a Montaldo.



sabato 15 maggio 2010

DALLA E DE GREGORI DA BRIVIDI


Difficile descrivere: il mio racconto sarà incompleto, è reso ostico dal mare di emozioni che mi ha preso dalla prima all'ultima nota, dal primo momento in cui ho preso posto in prima fila fino a quando, dispiaciuto, mi sono alzato perché il concerto era finito. Il tempo è volato, l'anima ha vibrato come poche altre volte mi è capitato: tutto perché due artisti come Dalla e De Gregori mi hanno letteralmente incantato e lasciato senza parole. Al punto che, uscito dagli Arcimboldi, non sapevo esprimere le prime impressioni: quasi come se la musica avesse gelato le parole o le avesse cancellate.



Francesco De Gregori e Lucio Dalla: il nuovo incontro di due cantautori sempre sulla cresta dell'onda, a distanza di trent'anni da Banana Republic. E, ha tenuto a precisare De Gregori, non si trattava di un revival, di una "messa cantata", ma semplicemente di due amici che si ritrovano per cantare, con "sudore e lacrime". Dopo l'inizio strumentale di Over the rainbow, con De Gregori all'armonica e Dalla al clarinetto, comincia uno di quei concerti speciali che mi porterò per sempre nel cuore. Scorrendo il libro del passato, si va da Titanic a La leva calcistica della classe '68 (con Nino che mi fa sempre commuovere un sacco) fino a Henna (preceduta dal racconto della genesi della canzone, nata durante un pomeriggio al sole su un gommone a largo delle acque delle Tremiti sentendo l'eco dei bombardamenti, e dalla recitazione del testo, cui Dalla è molto legato) e Futura, Santa Lucia, Anna e Marco, Caruso, La donna cannone, Balla balla ballerino e tante altre...
Tre ore di concerto di una potenza maestosa, capace di toccare le corde profonde del cuore, di far riaffiorare ricordi più o meno dolci, mettendo in mostra un'abilità artistica che - se ancora ce ne fosse bisogno - è costantemente indiscutibile e modellata dall'esperienza.

Complimenti a Lucio e Francesco!!!


venerdì 14 maggio 2010

IL SEGRETO DI MONTALDO



Il segreto di Montaldo

Michele Pilla

0111 Edizioni

€ 15,00

Provate a pensare ad un paesino di poche anime, sul cucuzzolo di una collina, immerso nel dolce verde delle diradanti alture che lo circondano. Uno di quei paesi in cui l'inverno è una bestia difficile da domare, tra freddo pungente e neve a ogni pié sospinto, e l'estate è una festa che dura due mesi per l'arrivo di coloro che fanno ritorno alla terra natale. Un paese avvolto da un manto di misteriosità, con le sue tante leggende che si rincorrono e tormentano gli abitanti e chiunque ci sia nato. Matteo Parisi, capocronista di Dimensione Città, decide di ritornare a Montaldo per riposare l'anima e il corpo dai ritmi frenetici del lavoro e della città, quella Napoli raggiunta all'età di 18 anni per trovare fortuna nella professione sognata sin da bambino: il giornalista. Anche Paolo Ranalli e Giovanni Martini decidono di trascorrere qualche giorno a Montaldo così da poter passare un po' di tempo insieme all'amico d'infanzia, compagno di mille avventure in quel tempo in cui solo la spensieratezza può permettere di compiere gesta che rimangono nella storia. I tre decidono di recarsi al cimitero per fare un saluto ai propri cari: questa visita, tuttavia, nasconde delle insidie. Passato il periodo di vacanza, Paolo e Giovanni rientrano nei rispettivi paesi, ma in realtà non vi giungeranno mai. Matteo, preoccupato, inizia spasmodicamente le ricerche con i pochi indizi a sua disposizione, che lo conducono alla Cappella Cantore, antica tomba di famiglia di un ingegnere di origini montaldesi scomparso misteriosamente.
Tra un antico libro che custodisce una storia morta e sepolta da quattro secoli, Le leggende di Montaldo, una filastrocca in latino (Potes conari relinquere patriam, sed patria te numquam relinquet, Puoi provare a lasciare il paese, ma è il paese che non ti lascerà mai) e la terribile Morgana con cui Matteo dovrà fare i conti, si snoda la terribile vicenda che vede il protagonista viaggiare tra passato e presente per porre fine all'incantesimo e salvare i due amici. Tutti in paese conoscono la spaventosa storia che si cela dietro al segreto di Montaldo, ma nessuno può parlare. Il prezzo per svelare il segreto è altissimo.

Michele Pilla è giornalista pubblicista e con Il segreto di Montaldo è alla sua prima esperienza da scrittore. Si tratta di un thriller senza alcun dubbio avvincente e mozzafiato, che in molti punti lascia di sasso per l'atmosfera tetra e lugubre descritta. In un mix di passato e presente, di vita vissuta e ricordi d'infanzia, Pilla ci regala una storia dai contorni noir. In esso l'autore, oltre a focalizzare l'attenzione sul mistero che ha reso prigionieri Paolo e Giovanni, ci fornisce una precisa e dettagliata descrizione del paese nel suo complesso e dei principali luoghi, ripercorrendoli con la memoria e colorandoli con aneddoti dell'adolescenza e restituendoci una riflessione sulla tematica sociale: Montaldo, al secolo Montaguto, è preda dello spopolamento che attanaglia tanti altri piccoli comuni che, per vicende di natura varia, sono rimasti al palo, non offrendo possibilità di crescita a coloro che là sono nati e cresciuti e perciò costretti ad emigrare per trovare fortuna, proprio come capitato a Matteo. Ritornare a Montaldo è perciò ritornare a casa, riabbracciare le mura della casa dove sei nato, ritrovare i compagni d'infanzia, respirare l'aria buona e salubre di un'oasi felice: in poche parole, riannodare i fili della memoria.

mercoledì 12 maggio 2010

W GLI EROI!



A parte il teatrino che sembra ogni edizione del Tg4 condotta da Emilio Fede, direi che questa volta il direttore si è spinto un po' troppo oltre. Lasciando da parte, in questa sede, le considerazioni su Draquila, il film di Sabina Guzzanti presente a Cannes che ha spinto il ministro Bondi a disertare la kermesse, le parole di Fede sono fermamente da condannare in quanto offensive. Il buon Roberto Saviano, come è facile immaginare, non si diverte a girare "superprotetto", non si diverte a vivere una vita parallela, sempre al buio e al riparo da potenziali pericoli, non si diverte a programmare ogni sua azione: per nulla. Ecco perché quelle parole, pronunciate con una superbia fastidiosa, fanno innervosire. Ve le ripropongo, giusto per rinfrescarvi la memoria.

In questi giorni anche per quanto riguarda Roberto Saviano, che ormai sempre lui, la camorra… Per carità, ma non è lui che ha scoperto la camorra, non è lui il solo che l’ha denunciata, ci sono registi autorevoli, ci sono magistrati che l’hanno combattuta e sono morti, lui è superprotetto, e giustamente dev’essere sempre protetto però, come dire, non se ne può più di sentire che lui è l’eroe, qualcuno gli ha offerto pure la cittadinanza onoraria, di che cosa non si capisce. Certo ha scritto dei libri contro la camorra, ma lo ha fatto tanta altra gente, senza fare clamore, senza andare sulle prime pagine, senza rompere… scusate, volevo dire senza disturbare la riflessione della gente che ha capito bene. Un paese come il nostro è contro la malavita organizzata.

Le parole parlano da sole e, in alcuni passaggi, fanno rabbrividire. E' vero, Saviano non è il solo che ha parlato o si è occupato di camorra: è - questo non si può negare - colui che ha contribuito, in maniera decisiva, ad alzare quel velo di omertà che avvolgeva i meccanismi interni della Sistema, rendendoli noti al grande pubblico. Come ama spesso ripetere, il fatto di aver messo nero su bianco, in un libro, i fatti che qualcuno conosceva e anche quelli più oscuri è stato dirompente: i camorristi sono stati intimoriti da Gomorra e più i lettori aumentavano e maggiore era la paura, la forza della scrittura è travolgente. Ma Saviano non è stato il solo: mi vengono in mente anche i nomi di Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino e autrice de L'oro della camorra, costretta, più volte minacciata di morte e costretta a vivere sotto scorta, e di Raffaele Cantone, pm della Dda di Napoli fino al 2007 e ai cui danni fu scoperto, nel 2003, un progetto di attentato organizzato dai Casalesi, che ha pertanto richiesto la scorta.
Direi che queste persone, senza alcun dubbio, possono essere definite "eroi": si tratta di persone che hanno saputo sporcarsi le mani e che perciò pagano con una vita supercontrollata questo zelo, che però ha dato qualche risultato importante: non dimentichiamoci del processo Spartacus e delle condanne all'ergastolo per i principali boss dei Casalesi.
Saviano, tuttavia, era stato facile profeta: "Quando denunci, vieni visto come uno che si sente migliore e per questo vieni disprezzato".

sabato 8 maggio 2010

IL MALE CHE CONTINUA

Se si volesse riassumere cosa è successo nelle ultime settimane nel mondo politico, credo si avrebbero non poche difficoltà. Se Scajola, stando alle cronache, è costretto a capire chi ha comprato, a sua insaputa, un'abitazione con vista sul Colosseo a Roma, Bertolaso è invece, come l'ex presidente Clinton, alle prese con una Monica e fa egli stesso l'accostamento, alquanto pericoloso. Poi ci sono Verdini, indagato nell'ambito degli appalti in Sardegna, sebbene non abbia ricevuto avvisi di garanzia, e Storace, condannato ad un anno e sei mesi di reclusione nell'inchiesta "Laziogate", relativa al presunto accesso, avvenuto nel marzo del 2005, tramite i computer di Laziomatica, al sistema informatizzato dell'anagrafe di Roma per boicottare alle Regionali, tramite la sottoscrizione di firme false, la lista Alternativa Sociale della Mussolini. Chiudo la rassegna ricordando, a latere, un'uscita tra le peggiori di D'Alema a Ballarò, quando, toccato sul personale riguardo il caso Affittopoli dei primi anni '90, risponde al condirettore del Giornale Sallusti "vada a farsi fottere", con un'acrimonia del tutto inutile e inspiegabile che fa specie, nonostante siamo abituati a dibattiti accesi e con colpi bassi, ma mai infimi.

Preciso che tutti sono innocenti prima che la magistratura si sia pronunciata, anche se gli squarci aperti lasciano intravedere qualcosa di non proprio lecito; ciononostante non sono comunque accettabili i processi mediatici, basati solo su intercettazioni o "sentito dire".
Il problema che, tuttavia, qui è evidente è rapprresentato dal malcostume e dalla corruzione (definita da Sergio Rizzo sul Corriere, riprendendo la Corte dei conti "tumore maligno annidato in un organismo senza anticorpi"): non esistono destra e sinistra, o meglio, esistono destra e sinistra che hanno comportamenti non leciti senza nessuna differenza. Allora, il problema è evidentemente generalizzato e deve essere rintracciato alla radice: l'autorità competente in materia, il Servizio anticorruzione e trasparenza che ha preso il posto della precedente Autorità anticorruzione, e le forze dell'ordine a ciò deputate probabilmente devono intensificare le attività di controllo. O forse non deve crearsi la minima commistione tra controllore e controllato, così da evitare influenze che possono pregiudicare un'efficace attività di repressione di tali pratiche. Sempre Rizzo sul Corriere, ricordava che "il primo marzo il consiglio dei ministri, sull’onda degli scandali del G8, ha approvato un disegno di legge per combattere la piaga. Poi gli scandali sono spariti dalle prime pagine e anche quella promessa sembrava finita nel dimenticatoio. Due mesi dopo sta finalmente per iniziare l’iter parlamentare: un’occasione imperdibile per mandare un segnale chiaro agli italiani. Invece si è rivelato subito un nuovo pretesto per litigare all’interno del Pdl." Mancanza d'intenti? Interessi eterogenei che si intersecano? Chissà, chi può dirlo...
Resta il fatto che questi fatti mostrano una certa analogia con Tangentopoli - e guai a chi grida festante ad un'eventuale nuova Tangentopoli: è forse questo ciò di cui abbiamo bisogno? -, benché, a mio avviso, ad un livello deteriore: se prima la corruzione era strumento utile ad arricchire il partito, ora è strumento atto a raggiungere un arricchimento personale. Nessuna differenza corre tra due diversi livelli di una pessima pratica di comportamento se non che prima si divideva tra alcuni, ora tra uno o, al più, pochi. Questa "mutazione genetica" deve farci riflettere tutti, deve farci meditare sulla crollo dell'etica della classe politica e deve farci pensare all'impatto devastante che simili comportamenti potrebbero avere sull'attuale congiuntura, tenendo conto della crisi economica.
Le occasioni mancate per invertire rotta sono tante e tante ne verranno ancora perse; il guaio è che non si vedono nuovi modelli da imitare.

domenica 18 aprile 2010

ACCIAIO

Acciaio

Silvia Avallone

Rizzoli romanzo

€ 18

Anna e Francesca: un'amicizia inseparabile, amiche del cuore, nate e cresciute insieme, conoscono ogni centimetro e ogni pensiero l'una dell'altra. Una periferia operaia, via Stalingrado a Piombino, casermoni cupi e tristi. Se l'adolescenza è cosa dura, qui lo è molto di più: lo stridente contrasto tra il grigiore del quartiere operaio in cui abitano i lavoratori della Lucchini e l'isola d'Elba, l'antica Ilva, dove i benestanti milanesi vanno a trascorrere ricche vacanze, è il Leitmotiv della vita dei protagonisti. Anna e Francesca devono fare i conti innanzitutto con i rispettivi padri, un buono a nulla che improvvisamente abbandona la casa e la famiglia e fa perdere le tracce di sé e un operaio che, finito il turno in acciaieria, regna in casa, schiavizzando moglie e figlia, un uomo insoddisfatto e violento che non risparmia le maniere forti nei confronti delle due donne di casa. E poi devono misurarsi quotidianamente con il contesto in cui vivono, grigio, soffocante, incapace di arricchirti: le giornate si dividono tra la spiaggia, il cortile denso di ricordi d'infanzia, il pattinodromo o il bar. Poi, un giorno arriva l'amore, le certezze che si credevano solide cedono e l'amicizia finisce.

Questo è solo un assaggio di Acciaio, il primo romanzo di Silvia Avallone, biellese di nascita e bolognese d'adozione. Classe 1984, già nota per altre opere, con Acciaio è finalista del premio Strega. Raccontando in una maniera molto coinvolgente il calvario dell'adolescenza a via Stalingrado, l'Avallone ci racconta in realtà le difficoltà, le crisi, i travagli e le gioie degli adolescenti; pennella i contorni e descrive con dovizia di particolari uno spaccato di vita quotidiana, in particolar modo quella della classe operaia alle prese con una vita dura e con i figli nel periodo più intenso della loro vita; dà luce, senza calcare la mano, al rapporto tra datore di lavoro, dipendenti e sindacati, spesso in tensione; fa emergere, quasi come un grido, la pesantezza e la noia del lavoro ripetitivo e stressante quale quello dell'acciaieria; gira, incrociando i fili delle varie storie, il film di un'adolescenza faticosa, tormentata, mai vissuta a pieno, arresa dinanzi alla realtà dei fatti, dove anche i legami più forti soccombono, si spezzano e forse si riannoderanno. Sempre con un occhio all'orizzonte: a quell'isola d'Elba, bella e irraggiungibile, che appare come un Paradiso, l'unica via d'uscita da un'esistenza senza senso.

sabato 17 aprile 2010

L'ULTIMO SALUTO A RAIMONDO


Una chiesa affollata, com'era prevedibile, da gente comune, autorità istituzionali e colleghi: una grande folla si è stretta intorno a Sandra, che per tutta la celebrazione è stata vicina a Raimondo, l'ultimo abbraccio ideale con il compagno di una vita, confortata dagli abbracci dei nipoti e del presidente Berlusconi. Una donna consumata in profondità dal dolore, dalla mancanza di una colonna importante con cui ha condiviso cinquant'anni di successi e difficoltà. Scena toccante, atmosfera pesante, di profonda tristezza, di grandissima malinconia, ricordando un gentiluomo che se ne va, che ci abbandona, privandoci del sorriso che ci ha regalato fino a poco tempo fa. Anche il monsignore che ha officiato messa, ha rimarcato tra le mille virtù di Raimondo la capacità di far "ridere e sorridere", l'ironia e soprattutto l'autoironia. Se uno pensa a Raimondo non può prescindere dal ripensare al sorriso che sapeva destare con semplicità, senza volgarità.

Ci mancherai tantissimo!

venerdì 16 aprile 2010

CIAO RAIMONDO!


Ciao Raimondo!

Con te se ne va un altro pezzo pregiato della nostra televisione, di quella genuina, innovativa e divertente che oggi è rara da trovare; quell'eleganza che ti ha sempre contraddistinto; l'essere il gentiluomo della tv italiana; quel sarcasmo e quello humour tipicamente inglese che ti hanno fatto amare; quell'esempio di grande uomo e grande marito durato per decenni, accanto ad una compagna con cui hai condiviso la vita privata e il lavoro, vivendo sempre in maniera trasparente e leggera l'una e l'altro; se ne vanno quelle impagabili gag di cui tu e Sandra siete stati gli inventori e che tante coppie della tv hanno ripreso in varie salse: la gag della camera da letto di Casa Vianello, tu da una parte a leggere la Gazzetta, Sandra dall'altra a lamentarsi di una vita piatta e noiosa ("Che barba che noia, che noia che barba") e a scalciare spostando le coperte; con la tua dipartita piange un po' anche lo sport, di cui tu eri innamorato, e il calcio in particolare: con Pressing, dal 1991 al 1999, hai un grandissimo successo e per cinque volte conquisti il riconoscimento della Gazzetta dello Sport di “conduttore sportivo dell’anno”; senza dimenticare il calcio giocato: a te si era interessato anche il Palermo (“Nel 1946 era in B e mi offrì 30.000 lire al mese, più di quello che guadagnavo a teatro”) e dicevi di essere "una specie di Johann Cruyff" e ancora a 76 anni hai giocato un Derby del Cuore segnando su rigore: mitico Raimondo.
Ciao Raimondo, ci mancherai tantissimo, ci mancherà non poter più ridere delle tue battute, non poter più ammirare un grande presentatore; e mancherai tantissimo a Sandra, tua compagna di vita e moglie instancabile. Una volta hai detto: “l’umorismo è scoprire il ridicolo anche nella morte”; tu, a ben guardare, direi che ci sei proprio riuscito.



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